Ebola: il grafico che fa paura al mondo. Ma a Repubblica no.

Ebola Ammalati trend 2014

In questo grafico, che rappresenta la tendenza dei casi di Ebola, secondo i titolisti di Repubblica il dato che salta all’occhio è che “Ebola sta rallentando”. 

C’era il solito “qualcuno a caso” (questo blog) che  già il 10 aprile 2014 scriveva cose sull’Ebola e veniva come al solito dileggiato e schernito. Non so come sia in Italia ma oggi, se mettete su un qualunque canale, dalla CNN alla BBC, non si parla d’altro che del pericolo Ebola e della necessità di adottare misure più stringenti, mentre nuovi casi si verificano ormai quotidianamente anche nelle aree cosiddette prosperose e civilizzate. Le Nazioni Unite dicono esplicitamente che “nessun Paese è al sicuro”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che il numero di infezioni potrebbe salire a 20mila e che i dottori in Liberia non riescono più a contenere l’epidemia. E dice anche che si tratta ormai di un’emergenza umanitaria e che è totalmente inaccettabile che una seria discussione internazionale sul tema sia stata avviata solo mesi dopo i primi allarmi.

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Maastricht, il Trattato che nessuno lesse

Giulio Andreotti, che il 7 febbraio 1992 firmò il Trattato di MaastrichtGiulio Andreotti, che il 7 febbraio 1992 firmò il Trattato di Maastricht

di Ida Magli

E’ dal 1992 che ho preso a mio motto e mia guida una riflessione di Giuseppe Verdi: “Dio ci salvi d’aver confidenza nei nostri Re e nelle nazioni straniere.” 

Perché dal 1992? Perché è nel 1992 che Bettino Craxi, nell’ultimo giorno di vita del suo governo, senza dirne neanche una parola agli Italiani, ha firmato il Trattato di Maastricht. Ha consegnato il territorio, la civiltà, la storia, l’identità, l’indipendenza, la sovranità, la lingua, l’economia, la moneta, la bandiera della Nazione Italia agli stranieri.


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Il referendum sull’euro si può fare. Ma…

Romano Prodi Euro

Il referendum sull’euro non si può fare. Cioè si può fare. Si può fare ma non si può fare. Questo l’avete capito, no? L’avevo spiegato un bel po’ di tempo fa, su Byoblu. La Costituzione vieta di sottoporre a referendum i trattati internazionali, e l’euro è esattamente fatto così. Ma chi vi dice che “quindi non si può fare” vi prende per i fondelli. Oh, come gli piace prendervi per i cosiddetti. Si può fare esattamente come si fece un referendum consultivo per dare mandato costituente al Parlamento Europeo. Ma i referendum consultivi non sono previsti dalla Costituzione, vero? Fa niente, se c’è la volontà politica, si fanno lo stesso. Stampatevi bene queste parole nella mente: volontà politica. Se la politica vuole, fa quello che le pare. Perché la politica è sovrana. Quindi si fece una legge di rango costituzionale. Cioè una legge che può, almeno temporaneamente, modificare la Costituzione. E infatti quel referendum, nel 1989, si fece. Si fece, e subito dopo quella stessa legge uscì dallo scenario costituzionale. Quindi, cosa vieta oggi di fare la stessa cosa? Una bella leggina di rango costituzionale per fare un bel referendum sull’euro. Teoricamente nulla, fatto salvo un piccolo particolare: per fare una legge di rango costituzionale sono necessari due passaggi per ramo del Parlamento, tra ognuno dei quali sono necessari almeno tre mesi di tempo, e soprattutto c’è bisogno di una bella maggioranza assoluta, cioè la maggioranza degli aventi diritto al voto. E anche così non basterebbe, perché poi qualcuno potrebbe sempre chiedere un referendum confermativo. A meno che non si abbiano i due terzi del Parlamento. Ora la domanda è: abbiamo i due terzi del Parlamento? Fate voi, io dico di no. Ma si può sempre sperare che cada il Governo e che le prossime elezioni conferiscano una maggioranza bulgara al Movimento 5 Stelle. Che, per quanto bulgara, non arriverà mai ai due terzi del Parlamento. Magari, con qualche accordo con una parte del centro-destra e con la Lega, si potrebbe anche fare, che tanto accordi su leggi singole sono sempre stati possibili senza per forza gridare all’inciucio. E che il Governo cada non è una ipotesi così remota, dato lo scenario economico devastante e la necessità di Renzi di chiamarsi fuori dalle imposizioni della Troika, pena l’incenerimento del suo consenso elettorale. Certo, non è qualcosa su cui si possa contare. Ma allora a cosa serve sto referendum sull’euro che si può fare ma che non si può fare? Serve a far parlare di euro. Ricordo quando a parlare di “euro sì – euro no” erano quattro gatti di complottisti sfigati. E’ già un successo. Cosa potrebbe accadere adesso? Certo, quello che paventa Lidia Undiemi è uno scenario plausibile: fuga dei capitali e così via. Ma chi detiene i suddetti capitali non è che abiti su un pero: lo sa, se un referendum si può fare e quindi è meglio mettersi in fuga, oppure se non si può fare e quindi va bene continuare a godersi deindustrializzazioni selvagge, svendite di patrimonio pubblico, sfruttamento della manodopera manco fossimo in Cina, licenziamenti più facili e tutti i giochini sado-maso che a costoro piacciono tanto. E poi c’è da considerare che un Paese più competitivo, come sarebbe l’Italia senza la moneta unica a trazione tedesca, risulterebbe più appetibile per le esportazioni. Quindi direi che l’esercizio è a somma zero. I media, va da sé, faranno di tutto per paventare scenari da peste nera, anche se la sensibilità generale è molto cambiata da due anni a questa parte. Ma almeno avremo la possibilità di giocarcela. Meglio che stare in campo senza palla, ad aspettare che Juncker o Draghi, dagli spalti, la ributtino dentro. Il progetto di Prodi, di Kohl e di Miterrand ha prodotto morte e distruzione. Da qualche parte bisogna ben ricominciare. Cominciamo da questa e vediamo se qualcuno si sveglia.

Comunque fa piacere essere sempre avanti di qualche anno. (Bagnai, Borghi, Becchi)

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