Bolgia Strasburgo: si alzi l’imputato Juncker!

Bolgia Strasburgo: si alzi l'imputato Juncker
La discussione integrale sul deposito della mozione di sfiducia al Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, presentata da Marco Zanni del Movimento 5 Stelle,in seguito allo scandalo denominato “Lux Leaks“.

L’attacco di Guy Verhofstadt a Nigel Farage sull’elusione fiscale e ai finanziamenti che Marine Le Pen ha avuto da una banca russa; le posizioni da vecchia politica di Gaby Zimmer, presidente del gruppo GUE (“su Juncker la pensiamo allo stesso modo ma la vostra mozione non la firmiamo perché l’hanno firmata Farage e la Le Pen“) e quelle paradossali di Rebecca Harms dei Verdi (“proprio perché Juncker rappresenta quello che gli si addebita, allora è lui l’uomo più adatto a quella poltrona“, che è un po’ come dire che la cosa più logica per un ambulatorio veterinario per porcellini è affidarlo in gestione a Ezechiele Lupo). Gli attacchi di Gianni Pittella (S&D) “voi non difendete la dignità e il prestigio del Parlamento Europeo: se Juncker se ne andasse la società europea collasserebbe, la disoccupazione esploderebbe, il nostro continente sprofonderebbe nella deflazione (mancavano le cavallette)” e di Manfred Weber (PPE): “voi non siete il nuovo che avanza, voi siete la vecchia Europa“. Le posizioni sommesse ma determinate dell’Ecr, i conservatori inglesi: “nessuna armonizzazione fiscale portata avanti da una Commissione sotto la sua guida, Juncker“.

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Non contiamo niente: la prova scientifica

Non contiamo niente - Adesso è dimostrato - Il video e tutti i grafici

La Sunlight Foundation è un’organizzazione indipendente, senza scopo di lucro, che si occupa di produrre dati concreti e fruibili in maniera strutturata sulla politica, allo scopo di responsabilizzare le azioni di governo e renderle trasparenti. Vive di donazioni, non accetta contributi anonimi superiori a 250 dollari e ha ricevuto diversi milioni di dollari dalla sua nascita, avvenuta nell’aprile 2006.

IL 17 aprile di quest’anno ha pubblicato i risultati di uno studio di Martin Gilens e Benjamin Page, due studiosi della Princeton e della Northwestern University, condotto su 1779 questioni altamente rilevanti che hanno attraversato la politica americana tra il 1981 e il 2002. Lo scopo era quello di quantificare l’influenza dell’opinione pubblica sull’approvazione delle leggi, comparandola a quella delle èlite e dei gruppi organizzati. La domanda era cioè: che probabilità ha una legge di venire approvata in seguito alla pressione dei cittadini? E che probabilità ha di venire approvata se, invece, la stessa pressione viene applicata da poche persone molto influenti?

I risultati forse non sorprenderanno nessuno, ma il fatto che siano stati ottenuti applicando rigorose misurazioni scientifiche li rende di incomparabile valore, tanto più che dimostrano in maniera inequivocabile quello che abbiamo sempre sospettato: non contiamo niente!

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Giornalista CBS confessa: “Ci chiedono di creare la realtà”

Le notizie sono drogate. Il frame adesso è ufficiale. Star della CBS esce allo scoperto: « Ci chiedono di creare una realtà che coincida con quello che fa comodo credere a loro ». L’analisi lucida di Marcello Foa. Guarda il suo video dove ti spiega come il sistema ti condiziona con il frame.

marcello foa frame
di Marcello Foa

C’era una volta la stampa americana. E in parte esiste ancora, ma soprattutto nei film di Hollywood che continuano ad esaltare il coraggio delle grandi testate o di singoli giornalisti con toni romantici e a volte epici. Che fanno cassetta, ma non rispecchiano la realtà. Dai tempi del Watergate i media americani hanno visto erodere buona parte della propria credibilità, sotto i colpi di una serie di inefficienze e talvolta di scandali. Dai giornalisti pluripremiati che inventavano storie di sana pianta, all’incapacità cronica e talvolta compiacente di contrastare le tecniche degli spin doctor per orientare i media, l’elenco è lungo e tutt’altro che lusinghiero.

Ora la Attkisson, grande della star Cbs, lancia un j’accuse pesante nel suo ultimo libro “Stonewall“. In parte non sorprendente: che la maggior parte dei giornalisti americani siano liberal ovvero di sinistra e che riservino a Obama un atteggiamento privilegiato, fazioso quasi fino al servilismo, era già stato denunciato da alcuni studiosi. Dove invece la Attkisson squarcia davvero un velo è sulla parte invisibile della gestione dei grandi media americani, sulle connessioni invisibili con l’establishment.

Secondo la Attkisson, le decisioni su cosa pubblicare e cosa no, vengono prese da una ristretta cerchia di dirigenti di New York, legati all’establishment che ragiona e decide secondo criteri imperscrutabili e prevaricatori. « Ci chiedono di creare una realtà che coincida con quello che fa comodo credere a loro », denuncia la star della Cbs. E chi non si adegua, chi si ostina a fare il proprio lavoro di inchiesta liberamente, intepretando il ruolo di cane da guardia, viene emarginato, intimidito, escluso.

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