Dubai: gli schiavi dei faraoni

Comincio a sviluppare forme allergiche alla mentalita’ locale.

Qui a Dubai c’e’ un esercito di schiavi che non viene menzionato sui depliant, relegato ai margini della citta’ e che lavora tutto il giorno sotto il sole con paghe per noi davvero minimali. Sono loro che costruiscono Dubai, che cresce a ritmi vertiginosi, e sono pakistani, indiani.. nepalesi.. Prenderenno che so, cento, duecento euro al massimo al mese. Mi ricordano molto gli schiavi che ai tempi dei faraoni costruivano le piramidi (anche se ultimamente la storiografia sta rivalutando le loro condizioni di vita, sembra che avessero forme evolute di protezione sociale). Lavorano in turni da dodici ore, giorno e notte incessantemente, sotto il sole a 47 gradi (a volte anche peggio). Un autobus senza aria condizionata, bianco, di brutto aspetto, li va a prendere la mattina e li riporta a casa la sera, tutti insieme.

Li odiano. Vorrebbero non averli tra i piedi, vorrebbero non averli nei centri commerciali o per le strade.
Come tutti i razzisti, qui negano.. si giustificano dicendo che questi indiani non capiscono niente, sono lenti, non sanno fare le cose, e poi puzzano.. Dio come puzzano! La frase di rito e’ “io non sono razzista, ma…”

Appunto..

Non so quanto posso ancora resistere. E non mi voglio augurare di durare così a lungo da finire per abituarmici.

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