V2Day a Torino. L’ovvio e l’evidenza

Anche se alcune testate di disinformazione si sono fatte arbitrariamente uno sconto di oltre due terzi, ieri a Torino in piazza San Carlo c’erano oltre 149.000 italiani.

Per contro, nella piazza che si voleva far passare come rivale non si trovava che uno sparuto gruppetto di mille, forse millecinquecento persone. Gli altri sono venuti tutti a festeggiare insieme a noi.
E a firmare. Firmare un referendum. Firmare da uomini liberi, da cittadini esercenti il loro diritto di essere parte attiva nei processi di trasformazione della loro polis. Un atto intrinsecamente politico.

La verità oggi, come sessant’anni fa, passa dalle piazze. Non più dalla stampa, tempio di mercenari, papponi industriali e meretrici scribacchine.
La verità passa, flebilmente ma instancabilmente, dalle labbra di chi ancora si ostina a non ignorarla, a volerla comunicare.
Talvolta perfino l’ovvio diventa confuso, nascosto tra coltri di menzogne. Ma l’ovvio e l’evidenza sono fortunatamente legati da parentela stretta. L’uno non fa mai a meno dell’altra. L’ovvio è sempre evidente. A tutti. Basta guardarlo senza pregiudizi: salterà agli occhi immediatamente. Un momento prima di cercare di essere interpretato, strumentalizzato.

E’ ovvio, per esempio, che nessuno paga qualcun’altro per andare contro ai suoi interessi.
Quindi è evidente che l’informazione, fintanto che è finanziata dai partiti ed è posseduta dalle lobbies, non può essere libera. Questo è un male.

E’ ovvio che Europa7 deve trasmettere, come risulta dagli atti di tutte le sentenze e dall’essersi aggiudicata le frequenze di Rete4, quindi è evidente che se dopo tanti anni ancora non le è concesso, nonostante le salatissime multe che l’Unione Europea comminerà all’Italia, questo non può che essere un male.

E’ ovvio che la stampa non è autonoma, come risulta dalla continua manipolazione concordata e strumentale dei fatti. Un milione di persone scese in piazza al primo Vday, l’otto settembre scorso, valevano per il TG1 di gran lunga meno (pochi secondi) di un servizio sul mondo dei subacquei (qualche minuto) nell’edizione della sera. Quindi è evidente che l’Ordine dei Giornalisti non è una corporazione in grado di tutelare la correttezza e il pluralismo dell’informazione. Questo è ancora una volta un male.

Tre mali evidenti. Inconfutabili. Dimostrabili logicamente, con procedimento scientifico.
Tre referendum per cercare di risolverli.
Centocinquantamila persone soltanto a Torino, armate di penna e carta d’identità.

Pericolosi sovversivi, esponenti di una nuova corrente di pensiero denominata antipolitica, accomunati da un linguaggio volgare e capeggiati da un qualunquista maleducato.
Questa è la versione che i servitori dello status quo propinano per confondere l’ovvio.

Ecco il testo del discorso di Beppe Grillo alla piazza del V2DAY di Torino.

Quando si esce da un tunnel, la luce forte per poco rende quasi ciechi.
Stringiamo le palpebre e camminiamo più veloci, lasciamoci questo buio alle spalle.

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