Malasanità: moriamo più degli americani.


In america nel 2000 sono morte 2.403.351 persone. Di queste, quasi 98.000 per errori medici ospedalieri. I morti per i cosiddetti preventable errors, gli errori di cui si poteva fare a meno, sono più del doppio rispetto a quelli dovuti agli incidenti stradali (43.458), al tumore al polmone (42.297) o all’AIDS (16.516). Lo dice l’Institute Of Medicine (IOM) in una storica pubblicazione che tenta di rompere il tabù corporativo: “To Err Is Human: Building a Safer Health System” – Errare è umano: costruzione di un sistema sanitario più sicuro.

Esiste un’altra versione. Quella governativa, quella rassicurante. A stilarla è il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), agenzia dell’United States Department of Health and Human Services. Cosa fa il CDC? Prende quegli oltre 90.000 morti e dice che solo 3.291 sono da attribuirsi ai cosiddetti Adverse Effects, ovvero gli errori medici ospedalieri così come classificati dall’International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems. Gli altri li spalma tra gli Unintentional Injuries (infortuni accidentali) e li classifica tra le cadute, gli avvelenamenti, i colpi accidentali di arma da fuoco e così via.

Accade dunque una cosa curiosa. Da una parte abbiamo l’IOM che dice “98.000 casi di morte imputabili a malasanità”. Morti cioè evitabilissime. Dall’altra arriva il CDC e a colpi di machete riduce i casi ad appena 2.391! Fino a 30 volte di meno!
Come mai? E’ ragionevole pensare ad un conflitto di interessi? Sul piatto c’è molto di più che una semplice statistica: dove c’è un morto che avrebbe potuto essere ancora vivo, se l’apparato ospedaliero avesse funzionato a dovere, ci sono infatti precise responsabilità legali. Ci sono poltrone e cariche politiche che potrebbero saltare. E soprattuto ci sono pazienti che, se correttamente informati, potrebbero evitare di farsi curare. Meno pazienti: meno ricavi!

E in Italia? Se negli Usa la situazione informativa al riguardo appare quanto meno deficitaria, nel nostro paese – manco a dirlo – è praticamente assente. Negli States il sistema sanitario è privato: se non hai la carta di credito ti lasciano morire. Noi invece curiamo tutti, almeno a parole. Ciononostante, se partiamo dall’assunto che due blasonati paesi occidentali debbano condividere lo stesso know-how medico-scientifico, uno scenario clinico non difforme e una paragonabile qualità in termini di prestazioni, allora con una semplice proporzione potremmo ricavare una stima della nostra situazione. Siamo un quinto degli americani, dunque dovremmo aspettarci un massimo di 20.000 morti all’anno. Ma Porta a Porta del 31 ottobre 2006 titola: “Errori medici: 90 morti al giorno?”. Parliamo quindi di 32.850 morti all’anno. Un dato quasi doppio rispetto alle pur già non lusinghiere aspettative. Durante il talk-show, il Ministro della Salute e il suo predecessore Girolamo Sirchia, che passavano di lì per caso, sembravano quasi sollevati dal non avere dati a supporto, piuttosto che dal non averne a smentita. L’AMAMI, l’Associazione Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente (un nome e una mission che però la dicono lunga sull’imparzialità dei loro giudizi), prontamente minaccia querele a chi ha diffuso tali statistiche, e in una lettera aperta a Livia Turco auspica che venga istituito un osservatorio del contenzioso e dell’errore medico. Lo scopo di tale osservatorio sembra essere chiaro a Panorama, che il 9 novembre 2007 titola: “Un osservatorio per combattere il business delle denunce ai medici“. Alla faccia dell’osservatorio imparziale! Più che altro fa pensare all’ennesimo organo di difesa corporativa.

Eppure quel dato, quei novanta morti al giorno, qualcuno l’avrà pure calcolato. A lanciare la notizia fu il Corriere Della Sera, in un articolo del 24 ottobre 2006. Assinform stimava che i pazienti diversamente curati fossero addirittura 137. L’otto per cento dei decessi! Del resto Marco Venturini, primario oncologo all’ospedale di Negrara (Verona) ricordava che «su 4 milioni di atti terapeutici, il San Raffaele di Milano ha dichiarato 80 errori. Un numero troppo basso. Non bisogna avere paura nel segnalare questi episodi, perchè dagli errori si impara a beneficio dei medici e dei malati».
Il dato fu discusso approfonditamente, sempre il 24 ottobre 2006, in un convegno organizzato dall’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM), e tenutosi alla Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, in collaborazione con la Dompè Biotec. Sfortunatamente ebbe una risonanza superiore alle aspettative, pare in seguito a dissapori in seno agli stessi vertici della AIOM.
Claudio Solarino, di Rihoir, chiese immediatamente gli atti del convegno. Bajetta, presidente di AIOM, fu molto evasivo, sostenendo di non esserne in possesso e di non sapere neppure dove cercarli. Decisamente fuori dal comune per chi quel convegno l’aveva patrocinato pochi giorni prima. Stessa attenzione fu riservata a Rihoir da Raiclick, cui Solarino chiese la registrazione della fatidica puntata di Porta a Porta. Analoga risposta dall’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri (AAROI), che ha recentemente ritrattato anche la sua stima sul numero di decessi (14.000 casi all’anno), erroneamente diffusa dall’Associazione Nazionale dei Medici Cardiologi Ospedalieri, ma ha affermato che sta conducendo uno studio che presenterà a settembre. L’AMAMI, sempre quelli dei medici accusati ingiustamente di praticare male, ha subito rilasciato un velenosissimo comunicato stampa in cui sostanzialmente diffida gli anestesisti dal tirare fuori una qualunque stima dei dati cui saranno nel frattempo pervenuti, perchè non sarebbero attendibili a priori, essendo di difficile estrazione, e auspicando invece il famoso osservatorio. Quell’osservatorio che secondo Panorama serve a combattere il business delle denunce ai medici. Secondo Rihoir invece è non solo possibile incrociare i dati dei tribunali e delle assicurazioni al fine di ottenere dati attendibili fin da subito, ma non ha fondamento anche l’affermazione dell’AMAMI secondo cui l’errore medico non è contemplato tra le cause di morte ICD International Classification of Diseases. Dice infatti Solarino: «a quanto ci risulta, oltre che in altre parti (X40-X49), esse sono invece specificamente codificate, all’interno del capitolo XX – External causes of morbidity and mortality (codici da Y40 a Y84: Complications of medical and surgical care) perfino con riguardo al caso di disavventura non menzionata durante la procedura (codici Y83 e Y84: Surgical and other medical procedures as the cause of abnormal reaction of the patient, or of later complication, without mention of misadventure at the time of the procedure); siccome l’evitabilità dell’errore va accertata, il codice ICD non ci sembra un ostacolo, ma anzi un’ottima base da cui partire per la codifica dei casi da analizzare successivamente».

Tutti contro tutti, insomma. All’italiana: pizza e spaghetti. Abbiamo un’associazione per qualsiasi cosa, ma nessuna sa niente, salvo fare lo scaricabarile sull’altra. L’unica cosa certa è che c’è della gente che muore, e che continua a morire senza sapere perchè. Qualcun altro invece il perchè lo sa, anche se non so quanto possa rallegrarsene. In Italia ogni anno muoiono 7000 persone per infenzioni ospedaliere. L’ Istituto Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani ha condotto una ricerca finanziata dalla multinazionale farmaceutica GlaxoSmithKline. L’indagine, condotta su 300 reparti di medicina, chirurgia e terapia intensiva di 40 ospedali italiani, per un totale di circa 13.000 pazienti, ha evidenziato che In Italia le infezioni contratte in ospedale possono essere stimate ogni anno in un numero oscillante tra 450 e 700 mila, con una mortalità di circa l’1% e un costo che si aggira intorno ai 100 milioni di euro. Quanti di questi morti si potrebbero evitare? Qualcuno sì, basti pensare che uno studio condotto dal prestigioso New England Journal of Medicine (NEJM) ha rilevato come sia bastato lavarsi le mani (ebbene sì!) e l’aver indossato maschere e guanti per ridurre in alcuni reparti di rianimazione del Michigan il tasso di infezione del 66%!

A questo punto, mentre le associazioni di categoria litigano fra di loro, noi uomini di buona volontà e apparentemente ancora dotati di buon senso possiamo fare quattro conti.
In Italia muoiono una media di 5750 persone per infezioni ospedaliere. Di queste, uno studio in un paese dalle caratteristiche simili al nostro ha dimostrato che circa il 66% sono evitabili con semplici precauzioni. Dunque il numero medio dei morti per la sola frazione di errore medico ospedaliero connessa alle infezioni, nel nostro paese, può ragionevolmente essere considerato in 3765 casi l’anno, ovvero 10,4 al giorno! Quanti casi analoghi (codice E872Failure of sterile precautions during procedure) sono riportati negli Stati Uniti dal CDC? Quattro. Quattro casi all’anno. Ma se guardiamo meglio emerge di più, molto di più!
Quanti sono, in tutto, i casi che il CDC attribuisce genericamente ad errori medici in un anno, negli states? 3291! Dunque, solo per infezioni evitabili, in un anno morirebbero quasi 500 italiani in più rispetto al complessivo dei casi di tutti gli errori medici degli americani. E, se Euclide non scherzava sostenendo che la parte è minore del tutto, il numero medio dei decessi per errore medico evitabile in ospedale deve supporsi significativamente maggiore di 10,4 morti al giorno. Più precisamente, per l’incidenza ufficialmente riscontrata negli Stati Uniti, deve supporsi maggiore del precedente in misura almeno pari al 10%.

Ha ragione l’AMAMI ad arrabbiarsi: non sappiamo esattamente quanti morti abbiamo causati da errori medici evitabili.
Sappiamo solamente che da noi si muore di più rispetto all’america, che detiene un numero di abitanti 5 volte superiore al nostro. Cioè, in definitiva, abbiamo un numero di morti evitabili più che cinque volte superiore a quello, tanto criticato, degli Stati Uniti.

Fonte:

 

Claudio Solarino

43 commenti

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  • la cosa che mi lascia perplesso è che per tirare fuori qualche dato per farsi due conti bisogna fare delle missioni stile gioco di ruolo e avventurarsi in dungeon misteriosi ed oscuri abitati dai temibilissimi "coboldi scaricabarile" che ti mandano da un dungeon all’altro senza venire mai a capo di nulla…

    in pratica si stima che si muore di più in italia ma la conferma scientifica non esiste.

    forse proprio il fatto che non esista ne è la prova lampante?

    • Buongiorno a tutti, sono il presidente di un’Associazione che tutela, gratuitamente, i pazienti vittime della malasanità. L’associazione si chiama O.DI.S.SE.A. “onlus per il diritto alla salute al servizio dell’ammalato” e lo staff della stessa è composto da medici, psicologi, volontari ed avvocati che tuetelano le vittime della malsanità in maniera totalmente gratuita. CHIAMATEMI e vi aiuteremo a risolvere i vostri problemi . Alessandro Milo 333/8691671
      RIBELLIAMOCI ALLA MALASANITà E ALLA MALAPOLITICA . NON RINUNCIAMO A FAR VALERE I NOSTRI DIRITTI

  • Hai centrato il problema.

    In italia non solo la situazione sui dati è estremamente deficitaria, ma anche quelli che ci sono "non te li danno". Trasparenza zero. Corporativismo 100.

    Non è così in altri paesi europei, manco a dirlo.

  • E poi dici a trarcomavaglio2 che non dorme la notte!

    Come fai ad essere così informato su tutti gli argomenti? Sei una cellula operosa, ma se dovessi catalogarti direi che sei una cellula neuronale!

    In Italia ci sono talmente tante cose che non vanno che questa, leggendola, diventa "una delle tante". Addirittura leggendo l’articolo ho avuto lo sgradevole pensiero (me ne sono accorto quasi vergognandomi di me stesso) che "questo è un problema minore".

    Cavolo se stiamo messi male, se mi viene in mente un pensiero del genere.

    GO 

    BYOBLU

  • Come al solito se solo ci fosse più informazione una parte del problema non dico che sarebbe risolta, ma si potrebbe fare qualcosa per risolverla. Non è un problema per gli italiani che tanto il lunedì sera guardano lucignolo e sono contenti. Combattiamo per una informazione più libera. L’informazione mondiale sta diventando una casta e l’Italia ne è parte integrante!

    Buona giornata a tutti

  •  

    Scusa Alfiere, ma come fai a pensare che questo problema e’ il minore?e se domani tu dovessi entare in ospedale?ci andresti felice e fiducioso?ti metteresti nelle mani del sistema senza alcuna ansia?dopo aver letto tutto questo?

    • L’autolesionismo degli italiani è proprio patologico.

       

      PER TUTTI QUELLI CHE SI LAMENTANO DELLA SANITA’ IN ITALIA
      Il Sistema Sanitario Italiano nel confronto internazionale

      http://www.simel.it/download/100749-documento.pdf

      SANITÀ ITALIANA 2° AL MONDO PER CAPACITÀ E QUALITÀ DI ASSISTENZA. LO HA RILEVATO L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ nell’indagine che ha messo a confronto sistemi sanitari in tutto il mondo, ponendo l’Italia al secondo posto assoluto per capacità di risposta assistenziale.

       

      Michael Moore: «La sanità italiana è invidiabile» 

       

      Il Times elogia la sanità italiana

       

      “Un esempio per la Gran Bretagna”

       

      “Gli italiani considerano i loro servizi pubblici inferiori a qualunque altro”

       

  • ma figuriamoci !!

    non c’e’ informazione decente e minima per le cose piu’ semplici in italia, FIGURIAMOCI per cose che potenzialmente potrebbero far lievitare i costi , gia’ inauditi, delle spese sanitarie in questo paese allo sfascio totale…

    ma va bene cosi, la guerra ci aspetta al varco, siamo in troppi e troppo esigenti di risorse, mi sono riguardato il film "quinto potere" ieri, mai film fu piu’ ‘realistico’….

    ref.

    http://it.youtube.com/watch?v=zrSUtSZqkfU

    http://it.youtube.com/watch?v=cMxpetcxDrA

     

     

  • Marina, era un concetto un pò contorto e l’ho spiegato male.

    Intendevo dire che stiamo talmente tanto nella cacca qui in Italia, che leggendo questo articolo mi sono scandalizzato molto di meno di quanto sarebbe stato prevedibile.

    E questa cosa mi ha sconvolto, perchè io stesso, non appena mi sono reso conto della mia involontaria "reazione mentale", ho realizzato che ormai sono talmente abituato a sentire cattive notizie che quasi non mi fanno neppure più effetto.

    E poi, come definire un problema minore o maggiore? Se ci fosse meno disinformazione in Italia molto probabilmente questo scandalo verrebbe alla luce in tutta la sua devastante forza d’impatto, e per non perdere elettorato i potenti sarebbero obbligati ad occuparsene; dunque qual è il problema "maggiore", la disinformazione o lo scandalo? L’uovo o la gallina?

    Se domani io dovessi entrare in ospedale mi raccomanderei l’anima al Padreterno…

  • Basti pensare che in una delle sale operatorie dell’ospedale di Pisa, stimatissimo centro sanitario (nel senso proprio di cesso) alberga una simpatica Xerox vecchio modello, col toner a carbonella.

    Le fotocopiatrici emettono una quantità di polveri nell’aria che non è nemmeno ragionevole pensare salubre, manco fossimo all’aperto… figurarsi in una sala operatoria.

    La madre di un mio amico ha recentemente subito un espianto di cellule tumorali proprio in quell’ospedale e c’è dovuta restare 3 mesi in osservazione perchè la ferita continuava ad infettarsi, e nessuno capiva come mai.

    Poi persa ogni speranza che la ferita guarisse del tutto l’hanno mandata a casa e nel giro di una settimana la ferita E’ GUARITA.

    Cioè, ma vi rendete conto?

  • Scusami Alfiere,non volevo essere critica con te….e’ vero anche il resto che hai scritto purtroppo.Siamo talmente messi male che non ci raccapezziamo piu’…..un saluto

     

  • Scusami Alfiere,non volevo essere critica con te….e’ vero anche il resto che hai scritto purtroppo.Siamo talmente messi male che non ci raccapezziamo piu’…..un saluto

     

  • Scusami Alfiere,non volevo essere critica con te….e’ vero anche il resto che hai scritto purtroppo.Siamo talmente messi male che non ci raccapezziamo piu’…..un saluto

     

  • … una tragica verità!

    …le cose stanno così, come si legge nell’articolo. Va anche spezzata una lancia in favore della sanità statunitense, ovvero, per esperienza diretta, e per storie di conoscenti posso dire che se arrivi grave al pronto soccorso… intanto ti salvano la vita… perché da quelle parti i medici continuano a tener fede al giuramento di Ippocrate, poi ti mandano il conto fedeli alla più antica tradizione medica. Ci sono stati dei casi dove non potendo pagare, il debito rimane sospeso o vengono utilizzati dei fondi che alcuni ospedali possiedono. Se ti metti in lista d’attesa ad es. al UCLA, possono anche allungarti una gamba o ricostruirti gratis, ed è uno dei migliori posti dove puoi essere curato…. E poi andrebbe detto che il sistema statunitense andrebbe valutato nel suo contesto, ovvero, negli Stati Uniti non sei obbligato a farti l’assicurazione sulla autovettura, e con gli stessi soldi puoi farti una assicurazione sulla persona che ti andrebbe a coprire in caso di incidente ma anche di malattia… Quindi le cose viste da vicino sono sempre più complesse di quanto appaiono.

    Altra questione che manca nell’analisi, ma perché manca nei dati, non è un errore di Byoblu, e di non tener conto nell’analisi quantitativa, lo spazio, il territorio e quindi la qualità della vita. Il rapporto tra numero di abitanti e territorio tra US e Italia è spaventosamente diverso.
    Il medico agisce secondo scienza e coscienza, quali sono le condizioni di una coscienza che vive in una città sovraffollata?
    La tracotanza dei medici, che trascurano le più elementari norme igieniche, si veda il famoso Policlinico romano Umberto I, abusando dell’uso degli antibiotici: “tanto ci sono gli antibiotici”. E così gli antibiotici in molti casi cominciano a non fare più effetto. In Francia in seguito ad un intervento ad un crociato non ti danno neanche l’antibiotico, perché l’intervento viene effettuato in luogo sterile, anche l’aria è sterile. La guarigione è immediata.

    La condizione Italiana della medicina, senza voler fare di tutta l’erba un sol fascio (perché vi sono anche degli eccellenti medici), imperversa in condizioni deprecabili a casa della S-partitocrazia, ovvero la suddivisione delle cattedre universitarie già dal tempo del pentapartito, quelli che hanno rimpiazzato i baroni (ironia della sorte), mentre in alcune facoltà l’obbrobrio non mostrava palesemente le sue vittime, nella medicina è stato letale.
    Etc. etc.

    Grazie Byoblu, per l’ottimo articolo, dovresti farci un servizio dei tuoi.

  • Anche questo è un argomento che scotta, anzi brucia. Vorrei essere breve ma prenderla alla larga.

    Quando vissi un anno in sudamerica mi resi conto di una differenza culturale enorme: la sacralità della vita umana. Là se muori è normale, intendo per cause non proprio naturali. Non ci fa caso quasi nessuno, nel senso che tutti se lo aspettano quotidianamente, anche per se stessi, con grande rassegnazione e fatalismo, come per tutto il resto. Questo non ha nulla a che vedere con la sofferenza, che è la stessa in tutto il mondo.

    Noi qui siamo abituati all’assistenza sanitaria intesa come obbligo di stato, una grande conquista sociale che ci fa onore, e diciamolo una volta tanto, nonostante i ticket. Ma è proprio quel "di Stato" che contiene il baco di fondo, che si traduce immediatamente con assurdi rapporti medici/altro personale, come per l’Alitalia, con un livello di corruzione ben censurato ma straripante (vedi caso Marche, punta d’iceberg di sanitopoli), con un’industria farmaceutica in pieno conflitto d’interessi col suo stesso corebusinnes, con professoroni, dentisti, baroni e santoni che coesistono felicemente con la mutua, come mediaset con RAI, ecc. ecc.

    Le Regioni, come istituzione autonoma, fanno della sanità il loro vero motivo d’esistenza, per scelta politica nazionale. Così il paziente lombardo è più uguale di quello meridionale. Non parliamo di quello valdostano, dove l’organizzazione (tripla A di Moody’s) fa miracoli compensativi, e ti ritrovi perfettamente curato senza cacciare un cent. E poi "naturalmente" c’è la malasanità, come l’ignoranza scolastica e l’evasione fiscale. E i pochi non-mafiosi rimasti nella madrepatria continuano a scandalizzarsi!

    Al di là di tutto ciò però c’è anche la realtà professionale messa a durissima prova, dove un onesto e normale medico o paramedico può ritrovarsi dalla mattina alla sera nei panni del mostro, con richieste milionarie di risarcimento, come il classico vaso di coccio tra i vasi di ferro.

    Come per la scuola di stato è un miracolo che nonostante tutto le cose vadano avanti alla meno peggio nelle strutture sanitarie, con protocolli sempre più complessi e costosi. Onore al merito della coscienza individuale. Resta pur sempre la vecchia saggezza popolare, più efficace di qualunque ticket: se no ghe fusse dotori e farmacia, quanti morti de manco ghe saria.

    Alberto

  • I tuoi articoli sono di gran lunga superiori a quelli di giornalisti quotati che normalmente scrivono sui giornali nazionali, compresi quelli pagati con i soldi pubblici.

    Ottimo articolo, complimenti e grazie.

  • L´unica cosa negativa dei tuoi post é che non si puó aggiungere nulla di nuovo……. dicono giá tutto,  e quello che manca é ben conosciuto, tipo MAFIA – POLITICA DELLA SANITÁ al sud e anche al nord, nel 99% delle ASL non ci sarebbe bisogno neanche di indagare, basterebbe arrestare i dirigenti e sostituirli con gente nuova ogni 3 anni di modo che non abbiano la possibilitá di farsi amicizie negli ambienti malavitosi o che non possano essere avvicinati dai malavitosi.

     

    A unica coisa negativa do seus post é que nôs não podemos integrar nenhuma nova noticia pis é tudo bem conhecido, como mafiapolitica e quadrilhas fraudolentas nos ambientes da sanidade, para descubris quem são os autores não precisaria nem investigar pois são os chefes em todos os casos da sanidade e os politicos relacionados a isso , uma solução seria fazer rodizio de tais chefes a cada 3 anos assim que não possam ter contato e infiltrações dos mafiosos do ambiente externo.

  • Non capisco perchè si sia confrontato il nostro paese con gli USA, che ci sta davanti praticamente in tutti i settori. Perchè allora la sanità dovrebbe fare eccezione?

    Ah, capisco, perchè credete a tutte quelle kazzate che la sinistra ha messo in giro sul sistema sanitario americano.

  • tkz, è ovvio che lì muoiono meno perchè c’è House che cura il morbillo con un’operazione al cervello.U_U

    Comunque byo t’è arrivata la mia mail?

  • La sinistra ha messo in giro cosa esattamente? Gli americani ci pensano tanto bene da soli a farci notare che la loro sanità è appannaggio solo dei ricchi, nei film, nelle dichiarazioni dei personaggi scomodi ma anche di quelli comodi… vorresti farmi credere che se le cose stanno così è giusto per non smentire le voci della "sinistra", che per altro in america esiste ancora meno che qui? (se mai è possibile)

  • Per Alberto:

     

    Veramente non si tratta della versione di sinistra o di destra dell’america… La sanità privata per sua stessa natura è un impresa e come in ogni impresa lo scopo è aumentare il profitto. Il modo migliore è abbassare i costi, questo nel campo della sanità ha lo spiacevole effetto che a gratis non curi nessuno, quindi se non ti puoi permettere le cure stai senza.

    Secondariamente pensa a tutti quegli apparati costosissimi che stanno nelle sale operatorie per le situazioni di emergenza (monitor supplementari, defibirillatori e molti altri) e che magari vengono usati molto raramente….. raramente…. e se servono e non ci sono? non si mette bene per il malcapitato.

     

    Ridurre i costi significa anche diminuire il personale e far fare straordinari e turni lunghi ai dipendenti…. se di lavoro fai il collaudatore di materassi non è un grosso problema…. ma sei un infermiere o un medico i tuoi errori hanno delle conseguenze.

     

    Mi fermo ma potrei andare avanti per molto. Sottolineo un punto su tutti…. lo scopo della sanità è curare non guadagnare,  altrimenti ci sono delle conseguenze

  • Volevo solo dire che a mio avviso la questione è più complessa, va inquadrata anche culturalmente, e qui destra e sinistra giocano ancora il loro ruolo, ovviamente di retroguardia. L’attacco continuo ai benefici ed alle conquiste sociali del passato da la misura della fragilità culturale cercata ed ottenuta dalle politiche economiche recenti, neocoloniali, ma nei confronti della popolazione.

    Mentre da noi resiste ancora qualche brandello strutturale di stato sociale, la parte privata speculativa è ancora più aggressiva che nei paesi anglosassoni, dove per lo meno la cultura del servizio, fosse anche solo a scopo di marketing, è molto più matura. La nostra in confronto la si può definire una cultura di rapina, con la complicità di uno stato mafioso, che può facilmente lasciar spazio alle cliniche dell’orrore, ad esempio, dove un baronetto-mafiosetto può far danni più del 98% del resto del personale.

    Nel settore farmaceutico la situazione è ancora più evidente, basti pensare all’invasività dei promotori negli ambulatori della mutua. Ma il punto grave è che più la popolazione soffre di patologie è più l’industria prospera, quindi vai con i palliativi, e nel peggiore dei casi boicotta rimedi economici ed efficaci.

    Il vero scandalo, che non scandalizza quasi più nessuno, è che le risorse vanno per lo più a dove il mercato tira, patologie benigne della terza età, mentre con molto meno si possono salvare milioni di vite nel terzo mondo, dove c’è la vera emergenza sanitaria.

    Concludendo sul tema volevo solo dire che i fatti non mi meravigliano più di tanto, anzi mi meraviglia che non siano ancor più gravi.

    Prendersela coi cattivi medici e paramedici va anche bene, ma è la superficie del problema.

    Alberto

  • Volevo solo dire che a mio avviso la questione è più complessa, va inquadrata anche culturalmente, e qui destra e sinistra giocano ancora il loro ruolo, ovviamente di retroguardia. L’attacco continuo ai benefici ed alle conquiste sociali del passato da la misura della fragilità culturale cercata ed ottenuta dalle politiche economiche recenti, neocoloniali, ma nei confronti della popolazione.

    Mentre da noi resiste ancora qualche brandello strutturale di stato sociale, la parte privata speculativa è ancora più aggressiva che nei paesi anglosassoni, dove per lo meno la cultura del servizio, fosse anche solo a scopo di marketing, è molto più matura. La nostra in confronto la si può definire una cultura di rapina, con la complicità di uno stato mafioso, che può facilmente lasciar spazio alle cliniche dell’orrore, ad esempio, dove un baronetto-mafiosetto può far danni più del 98% del resto del personale.

    Nel settore farmaceutico la situazione è ancora più evidente, basti pensare all’invasività dei promotori negli ambulatori della mutua. Ma il punto grave è che più la popolazione soffre di patologie è più l’industria prospera, quindi vai con i palliativi, e nel peggiore dei casi boicotta rimedi economici ed efficaci.

    Il vero scandalo, che non scandalizza quasi più nessuno, è che le risorse vanno per lo più a dove il mercato tira, patologie benigne della terza età, mentre con molto meno si possono salvare milioni di vite nel terzo mondo, dove c’è la vera emergenza sanitaria.

    Concludendo sul tema volevo solo dire che i fatti non mi meravigliano più di tanto, anzi mi meraviglia che non siano ancor più gravi.

    Prendersela coi cattivi medici e paramedici va anche bene, ma è la superficie del problema.

    Alberto

  • Volevo solo dire che a mio avviso la questione è più complessa, va inquadrata anche culturalmente, e qui destra e sinistra giocano ancora il loro ruolo, ovviamente di retroguardia. L’attacco continuo ai benefici ed alle conquiste sociali del passato da la misura della fragilità culturale cercata ed ottenuta dalle politiche economiche recenti, neocoloniali, ma nei confronti della popolazione.

    Mentre da noi resiste ancora qualche brandello strutturale di stato sociale, la parte privata speculativa è ancora più aggressiva che nei paesi anglosassoni, dove per lo meno la cultura del servizio, fosse anche solo a scopo di marketing, è molto più matura. La nostra in confronto la si può definire una cultura di rapina, con la complicità di uno stato mafioso, che può facilmente lasciar spazio alle cliniche dell’orrore, ad esempio, dove un baronetto-mafiosetto può far danni più del 98% del resto del personale.

    Nel settore farmaceutico la situazione è ancora più evidente, basti pensare all’invasività dei promotori negli ambulatori della mutua. Ma il punto grave è che più la popolazione soffre di patologie è più l’industria prospera, quindi vai con i palliativi, e nel peggiore dei casi boicotta rimedi economici ed efficaci.

    Il vero scandalo, che non scandalizza quasi più nessuno, è che le risorse vanno per lo più a dove il mercato tira, patologie benigne della terza età, mentre con molto meno si possono salvare milioni di vite nel terzo mondo, dove c’è la vera emergenza sanitaria.

    Concludendo sul tema volevo solo dire che i fatti non mi meravigliano più di tanto, anzi mi meraviglia che non siano ancor più gravi.

    Prendersela coi cattivi medici e paramedici va anche bene, ma è la superficie del problema.

    Alberto

  • Prendersela coi cattivi medici e paramedici va anche bene, ma è la superficie del problema.

    Infatti ce la stiamo prendendo con il sistema che non consente di avere trasparenza sui dati, come dovrebbe essere in un paese civile e come è nei paesi nordici.

  • Chiedo scusa per la involontaria ripetizione del mio intervento precedente (ho litigato con la registrazione).

    Sono perfettamente d’accordo con Claudio, e apprezzo come sempre il suo documentato e originale intervento. La mia intenzione, espressa un po’ confusamente, era quella di contribuire ad un inquadramento più generale della questione sanità, assai complessa e della quale ho esperienza solo come paziente, per cercare di comprendere il perchè siamo arrivati a questi punti.

    La stessa scienza medica è in discussione, nei suoi metodi, nelle sue scelte di fondo, mentre procede a grandi passi, sempre più costosi e dai risultati sempre meno accessibili alle masse, per ovvie ragione economiche ed organizzative.

    L’azione politica che ci compete direttamente, come cittadini, è soprattutto sulla prevenzione delle patologie indotte dalle sconsiderate politiche economiche in atto, forzate ad aumentare il PIL a tutti i costi, sempre più spesso costi ambientali e sociali via via più insostenibili.

    Con queste ultime ovvietà mi taccio

    Alberto

  • In Italia non esistono dati, un’associazione dice delle cose, l’altra smentisce, un altra ancora da altri dati… E allora fine si scopre che tutti davano dati a vanvera presi, probabilmente, da un’interferenza come il "Telegiornale" di Rete4.

    E figuriamoci se qualche media si prende la briga di fare informazione, ci mancherebbe altro, si parla di sanità solo quando fa comodo ai politici per le loro campagne elettorali o quando si presentano casi al limite della realtà come è avvenuto di recente a Milano, o dov’era ora manco ricordo, ma comunque "flashate" se ne parla per 2 settimane, poi si torna a parlare dei bulloni dei treni.

    Comunque mi associo a Alfiere, oltre a non stupirmi più queste cose, da un certo punto di vista sono pure il "male minore", c’è un sacco di gente che muore per le strade, sul lavoro e negli ospedali, cosa abbastanza ridicola…. Ma alla fine si torna sempre li, finchè avremo gente al potere che fa esclusivamente i propri interessi, nell’ignoranza collettiva, la situazione non potrà cambiare.

  • Ciao  a tutti,

    mi collego direttamente al "punto cruciale" – più volte rimarcato da Claudio – della relativa indisponibilità di dati esaustivi (specialmente governativi) su politiche ed andamenti tanto importanti per la nostra stessa incolumità fisica, per segnalare un video recente dal quale emerge ‘en passant’ l’ennesima conferma del difetto di trasparenza in Italia (siamo oggi 41° nel ranking CPI di Transparency International) applicata all’errore medico. La tabella riassuntiva che vedrete è tratta da uno studio di Charles Vincent

    http://news.centrodiascolto.it/video/id=276682/

  • Purtroppo non ho ritrovato l’articolo.Cmq per quanto riguarda la disinformazione esiste anche sulla Sanità. Tramite una associazione Inglese che ogni anno stila la classifica di tutte le sanità europee è risultato che l’Italia è arrivata seconda dietro solo alla Francia! Incredibile vero?
    Però si sono dimenticati di dirci (e parlo della nostra Stampa) che gli unici ospedali presi come campione per l’Italia sono stati quelli del nord,fra cui quello di Bolzano e altri ottimi centri funzionanti etc. etc.
    C’è da meditare…

  • Ho ritrovato chi ha stilato la classifica; Oms (Organizzazione mondiale della sanità).Che mette la nostra penisola al secondo posto nella classifica globale dei sistema sanitari pubblici.

  • X 3my78,

    parli per caso di "The World Health Report 2000" – Annex Table 1 (pag. 153)ultima colonna?

    http://www.who.int/whr/2000/en/whr00_en.pdf

    2 considerazioni:

    – è datato (si riferisce ormai a 11 anni fa, cioè al 1997);

    – circa la metotologia di analisi considera parametri sanitari naturali, come il "DALE" (disability-adjusted life expectancy, una media corretta di aspettativa di vita "in piena salute") nei quali siamo 6, e l’Equality of child survival (un indice di diseguaglianza della media) nei quali il nostro sistema è notariamente parametri finanziari che contribuiscono ad alzare anche l’Overall

     

  • sempre per X 3my78,

    (segue) …l’Equality of child survival (un indice di diseguaglianza del DALE nella popolazione) nei quali il nostro sistema è 14 essendo notoriamente universalistico (per esempio NON ha il problema tipico del sistema assicurativo privatistico americano); lo stesso dicasi per l’inclusione di parametri finanziari – nei quali abbiamo buone posizioni – che contribuiscono ad alzare anche l’"Overall heath system performance" per un sistema a base solidale come il nostro.

    Ma quando si parla di ranking relativi all’errore medico i parametri da prendere in considerazione sono totalmente altri e quasi mai coinvolgono primariamente aspetti naturali (se vivi di più e non ti ammali di tuo, questo ha poco o nulla a che vedere con come performa il medico e il sistema medico quando stai male): per esempio quante cause sono state fatte ad un ospedale, quante vinte e quanti sono stati i risarcimenti in rapporto al valore della produzione e al grado di difficoltà degli interventi eseguiti.

  • Non fate di tutta un erba un fascio ,

    provate a chiedere ad un americano medio cosa pensa della sanità americana e vi risponderà che spera di nn avere mai bisogno di cure per quanto riskierebbe di indebitarsi lui e i suoi figli dei suoi figli ecc…

    In Italia abbiamo fra i migliori dottori e specialisti del mondo e ne possiamo usufruire gratis……o per poki euro rispetto ad un’amerikano…..

    il ventolin costa ad un asmatiko Italiano cirka 3 euro(media nazionale)

    il ventolin costa ad un asmatiko amerikanao cirka 100 dollari(media unione)

    Un asmatiko ne usa mediamente quattro al mese fatevi i konti !!!!!!

     

    Non bisogna privatizzare la SANITA’ soprattutto con i furbetti del quartierino e la banda bassotti in kasa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

                                        La Ciurma del CAS!!!!!!!!!

  • Caro Ciurma del CAS,

    hai perfettamente ragione. Da quel punto di vista l’equità e la solidarietà del modello sanitario italiano non ha nulla da invidiare agli Stati Uniti.

    Grazie per averlo nuovamente ricordato, e tuttavia mi preme precisare proprio che l’articolo si focalizza su un tema molto preciso e direi poco collegabile al tuo diverso campo d’analisi – vale a dire quello dell’errore medico, su cui senz’altro può dirsi che siamo in pieno oscurantismo.

    Ciao,

  •  sei molto simpatico…:)

    ad ogni modo non puoi immaginare la malasanità in Francia!!! sono infermiere e come i miei colleghi siamo messi male. Qui in Francia la MASSONERIA NERA é molto forte. Inoltre con la "loi Edvige " siamo tutti controllati e schedati dall’età di 13 anni….la legge é entrata in vigore il primo luglio 2008. Qui in Francia le cose non sono molto diverse che in Italia….

  • ..sinceramente a parigi a me gli ospedali son sembrati d’oro,perfetti e puliti, così come la sécu…non so quale sistema sia meglio.so solo che in Francia non ho mai aspettato più di un mese e mezzo per fare qualsiasi cosa,mai più di mezz’ora in fila dal dottore;qui in Italia per fare un endoscopia si aspetta cira sei mesi e sto aspettando di essere operato da due anni! !!
    ..non so poi se Parigi sia così diversa dal resto della Francia..forse si, tu dove sei ?

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