Balle nucleari


Oggi parliamo di nucleare. Lo facciamo partendo da uno studio del CNR datato 20 marzo 2008, eseguito da Francesco Meneguzzo, ricercatore del CNR, al quale hanno collaborato un team di esperti, gli stessi che decidono le politiche energetiche ed ambientali nazionali.  Lo studio traccia una mappa del territorio in base a fattori quali la densità di popolazione, il rischio franoso e alluvionale e quello sismico. In base a questa mappa sono state identificate le location adatte ad ospitare una centrale nucleare.
A parte la Sardegna, che risulta essere il territorio ideale, tra le localizzazioni utili c’è San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Ma siccome San Benedetto sorge in un’area densamente popolata, dove la cementificazione è selvaggia, l’unica possibilità è quella di costruire una centrale nella riserva naturale regionale della Sentina. Parliamo di un’area a sud di San Benedetto del Tronto, che inizia a soli tre metri dalla fine delle case, larga trenta ettari che ospita molte specie vegetali che stanno sparendo dal litorale adriatico. Nella Sentina si può trovare perfino una varietà di liquirizia autoctona che qualcuno suggerisce di esportare.
In tutto il mondo ci si rivolge alle energie rinnovabili come unica fonte alternativa per la produzione di energia elettrica. Pensate alle dichiarazioni programmatiche di Mr. Obama, o alle fattorie solari spagnole, che entro un paio d’anni – 2010 – raggiungeranno i 20 GigaWatt di installazione coprendo oltre il 15% del fabbisogno energetico. Il costo di generazione elettronucleare è comparabile con quello degli impianti alimentati a gas naturale, ad alcuni tipi di biomasse e alle fattorie eoliche. Ma soprattutto, è superiore a quello vantato dalle centrali idroelettriche. Un chilowatt prodotto dall’uranio costa di più rispetto a un chilowatt generato da una cascata.  C’è di più: se un terrorista fa scoppiare una diga, i danni sono contenuti entro la vallata sottostante. Se un’aereo tira giù una centrale nucleare, dite addio a tutto, ovunque voi siate. Questo implica l’esigenza di proteggere adeguatamente gli impianti nucleari da qualsiasi tipo di attacco, via mare, via terra o via aria. I maggiori costi derivanti da questa necessità rendono già oggi la tecnologia nucleare di terza generazione antieconomica rispetto alla sua capacità di generare corrente elettrica se paragonata alle tecnologie concorrenti.
Non è finita. Le 438 centrali nucleari attualmente a regime consumano 65.000 tonnellate di uranio all’anno. La produzione mondiale è di 40.000 tonnellate. Da dove arrivano le 25.000 tonnellate mancanti? In parte dallo stoccaggio avvenuto in precedenza, in parte dallo smantellamento delle testate nucleari dell’ex unione sovietica. Ma quanto pensate che possa durare? Tra quindici o vent’anni, quando le nostre ipotetiche quattro centrali dovessero entrare in funzione, il prezzo dell’uranio potrebbe essere lievitato a tal punto da rendere la produzione elettro-nucleare troppo costosa e di conseguenza inutilizzabile. Il tutto senza risolvere il problema della dipendenza dai combustibili fossili: la Francia, la nostra vicina di casa simbolo del nucleare, consuma più petrolio dell’Italia, e consuma anche ingenti quantità di gas naturale. Nè avremmo eliminato la spada di Damocle che oggi ci lega mani e piedi ai fornitori da cui dipendiamo energeticamente, come la Russia. L’uranio non è una risorsa di cui l’Italia dispone: la deve importare. Da chi? Dal Canada, dall’Australia e… dalla Russia. Altro giro, altro regalo.
Fin’ora abbiamo scherzato. Ora parliamo di cose serie. Attualmente nessuno nel mondo, e dico nessuno, sa ancora dove collocare le scorie radioattive. Stiamo ancora sbattendo come mosche impazzite dentro un bicchiere perchè non sappiamo a chi rifilare 20.000 tonnellate di caramelle radioattive frutto delle nostre centrali dismesse. Lo stato dello Utah, cui abbiamo chiesto di fare indigestione al posto nostro, ci ha appena chiuso la porta in faccia. Obama stesso non sa che farsene dello scorie accumulate da 35 stati americani. In una pozza d’acqua che dista neppure un campo da calcio dal lago Michigan, ci sono oltre mille tonnellate di bidoni della morte che aspettano un biglietto qualsiasi per una vacanza di qualche migliaio di anni. Ma c’è crisi, si sa. Partire costa.  Del resto, non è facile trovare un posto garantito per diecimila anni, soddisfatti o rimborsati. Voi vi ricordate cosa facevate diecimila anni fa?
Tutto questo è chiaro a tutti. La famosa boutade propagandistica dell’accordo italo francese sul nucleare è un semplice memorandum of understanding, qualcosa di simile a una stretta di mani dove le parti esprimono interessi comuni e un’intenzione di collaborare senza alcun vincolo contrattuale. Tanto più che in Italia sembra davvero impossibile superare il fenomeno del cosiddetto Not in My Backyardnon nel mio giardino. In Sardegna il Presidente Ugo Cappellacci, che non è esattamente un avversario politico dell’esperto di campagne elettorali fraudolente, ha dichiarato che sarà necessario passare sul suo cadavere prima di costruire una centrale nucleare sulla sua isola. Essendo già un fantasma politico di suo, non mi sento più tranquillo.  Inoltre si fanno i conti senza l’oste. L’oste è il referendum dove gli italiani hanno sancito la volontà di non ospitare centrali nucleari nel loro paese. Fare un accordo in tal senso senza prima superare il referendum con una legge, o indirne un secondo, è come progettare un omicidio senza prima rendere legale assassinare qualcuno.  Con queste premesse, sembra più probabile che l’accordo sia funzionale all’ENI e ai suoi contratti all’estero, che implicano conoscenze nucleare di cui non dispone.
Sono andato al comune di San Benedetto del Tronto a parlare con l’Assessore Paolo Canducci alle politiche ambientali. Nel video, dopo il mio intervento, uno stralcio dellì’intervista. Il resto domani.

26 commenti

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  • Sono veramente contento che vogliono fare la centrale nucleare nelle marche per tutti quelli che mi rispondino dicendo "almeno non pago più bollette salate", pensando che la costruiscano altrove, invece ce ne fanno una sotto i nostri c..i voglio proprio sentirli ora…….

  • Finalmente una buona notizia. L’indagine sembra confermare da una parte la cialtroneria del Grande Capo e dell’informazione "ufficiale", dall’altro ci conforta sapere che di centrali in Italia non se ne faranno piu’.
    Resistere, resistere, resistere.

    Claudio Rossi

  • mi auguro che sia propio così, e la finiscano di romperci i c….i con le centrali nucleari, se propio ci tiene il cavalier mascarato se lo faccia a casa sua, magari nel suo giardino,

  • Non sono mai stato a favore del nucleare per ovvi problemi: smaltimento delle scorie e incidenti nelle centrali. Non sono certo felice di questa butade italo-francese…Anche perchè, i soldi che si potevano investire nello sviluppo di energie alternative andranno nella costruzione di centrali nucleari che in 30 anni saranno obsolete. Io ho conosciuto una persona che lavorava in Scozia in una centrale nucleare: mi ha detto che gli incidenti c’erano, ma non era intenzione del Governo di Sua Maestà farlo sapere per non provocare del panico. Essendo questa persona morta a 52 anni per tumore, sono molto più propenso a credere alle sue parole che a quelle dei nostri governanti.

  • Le multinazionali hanno paura della microproduzione diffusa, che ad oggi solo alcune rinnovabili possono permettere non perchè rinnovabili ma come effetto "collaterale" (seppur piacevole!), comprensibilmente direi perchè si aprirebbero scenari del tutto nuovi. Basta monopoli, ogni cittadino diventa produttore e davvero chi ne può giovare è solo il bene comune. Le multinazionali hanno solo da perderci.

  • questo articolo è cosparso di errori grossolani, e vuole solo influenzare la gente con il terrorismo ideologico, tattica tipica degli anti-nuclearisti.
    Questo articolo è DISINFORMAZIONE PURA.

    l’energia nucleare è la meno costosa, a parità del carbone. l’energia da gas costa il doppio. l’energia eolica costa piu di 3 volte tanto e l’italia non è un paese adatto (è il meno ventoso d’europa). l’energia idroelettrica è sì poco costosa, ma in italia è già quasi interamente utilizzata(circa il 90% dei siti disponibili è già stato sfruttato). il referendum non ha mai vietato la costruzione di centrali, e la gente prima di parlare per niente si documenti.

    http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_24/scheda_referendum_nucleare_6865d61c-02b2-11de-adb7-00144f02aabc.shtml

    non parlo a caso, sono un ingegnere energetico e conosco approfonditamente la materia. se non con il nucleare, dovremo andare avanti con i combustibili fossili, con tutte le conseguenze climatiche collegate.

  • se in Sardegna verrà impedito che si costruiscano delle centrali nucleari non sarà di certo grazie a quel fantoccio che ci ritroviamo da un mese a questa parte, ma grazie a tutti quei sardi che non si son fatti abbindolare. Come ci siamo riusciti anni fà per le scorie ce la faremo anche per delle probabili centrali nucleari. SIAMO GIA STREMATI DALLE SERVITU’ MULITARI E DAI LORO EFFETTI, cliccate su youtube "sindrome di quirra" e capirete, è uno dei tanti esempi. Ora ci mancano solo le servitù nucleari….

  • Claudio,

    L’IDV ha postato sul tubo il tuo filmato griffato con il loro simbolo. hai ceduto i diritti? (ammesso esistano) ^_^
    sarebbe bello che, oltre a martinelli, aiutassi anche tu l’informazione per questo partito che sembra l’unico che faccia le cose alla luce del sole.
    ovviamente questo è un mio pensiero.
    ti ringrazio anticipatamente per eventuali risposte.
    ad ogni modo il servizio è impeccabile come sempre
    grazie

    • Letto. Come ho scritto nei suoi commenti, mancano alcune altre domande molto interessanti che non sono state poste (o che non si è posto di proposito, non so) e l’articolo percui pecca anc’esso di grossolaneria. La cosa grave è che lui parrebbe un esperto, non un giornalista freelance come l’amico Claudio, il quale raccoglie semplicemente interviste di terzi soggetti (che poi rispecchiano l’opinione di un Nobel del calibro di Carlo Rubbia, non ce lo dimentichiamo).

  • Ho letto con interesse i commenti ed anche l’articolo di Giorgio Restori (commenti compresi).

    Non intendo assolutamente polemizzare con le mie riflessioni e se nel prosieguo do questa impressione chiedo anticipatamente scusa.
    Non è il mio campo, ma da profano, mi sembra che il calcolo tra cosa è più pericoloso al momento, ovvero nucleare o emissione di co2, sia come scegliere se cadere tra la padella e la brace.

    Penso che dovremmo dirigerci altrove.

    Il nostro sistema non è estensibile e questo è ormai assodato, tanto che gli stessi sostenitori ormai non parlano più di sviluppo sostenibile perché sanno che non esiste, o almeno non è quello di cui si parlava fino a pochi anni fa.
    Nonostante tutto si continua sulla stessa rotta per mantenere questo stile di vita ben sapendo che per essere tale qualcuno deve necessariamente pagare caro.

    Io non sono in grado di dire se è meglio il nucleare o il fotovoltaico (tecnologia ancora immatura dicono gli stessi esperti), ma mi chiedo: come mai Rubbia (e non solo lui) si dirige verso il solare?
    Parlando di costi nel nucleare, nel computo è incluso lo “scervella mento” da parte di scienziati e tecnici al fine di riuscire a trovare un sito per stoccare le scorie? Queste energie ed intelligenze non potrebbero venir utilizzate diversamente?
    Gira anche voce, inoltre, che le centrali nucleari non le assicura nessuno: come mai se sono sicure?
    Qualcuno è in grado di assumersi le responsabilità che nulla di tutto ciò accada?
    È possibile affermare che l’uomo non sbaglierà mai ed è in grado di fornire sicurezze e certezze incrollabili?

    Lovelock dice che non c’è tempo per utilizzare l’energia rinnovabile, ma se andiamo verso quella nucleare non ci incateneremmo ad essa per anni rischiando di trovarci con problemi assai più gravi di quelli attuali?
    Rubbia, ad Anno Zero, disse che per il nucleare la remunerazione si ha dopo circa 20 anni di funzionamento.
    I costi dello smantellamento e dello “stoccaggio” delle scorie chi li paga? E se capitasse un guaio (senza nemmeno scomodare Chernobyl)? Gli effetti non ci sarebbero comunque? Certamente più o meno importanti ma ci sarebbero e non credo che nei dintorni si potrà dormire tranquillamente e poi per quanto tempo si farebbero sentire gli effetti?
    Anni fa, un amico citando un articolo di una rivista specializzata, diceva che dopo Hiroshima nel mondo sono aumentate le morti per leucemia, le malformazioni, gli aborti …
    Gli scienziati convennero dicendo che l’aria diffonde tutto a larghissimo raggio.
    La rottura di un pannello fotovoltaico, invece, non mi sembra che richieda l’evacuazione della popolazione.
    Alcuni, relativamente ai morti ad a coloro che pagano le conseguenze con la loro vita, si producono in alzate di spalle e frasi simili: “…sono gli inevitabili costi del progresso …”  “…e che ci vuoi fare? Vuoi tornare all’età della pietra?” "…sono errori che possono capitare…” “…ma quello è un caso diverso, un caso a parte…”, elencando alla fine una serie di problemi peggiori (chissà perché per ogni cosa c’è sempre qualcosa di peggio).
    Queste persone continuerebbero a ragionare così se a pagare direttamente fossero loro o le persone a loro più care (immagino i figli)?
    Si parla sempre di economicità, ma gli effetti sulla vita? Come valutarli? È possibile quantificarli?
    È il caso di continuare “monetizzando” tutto?
    Io da ragioniere non saprei come fare.
    Cosa ci faccio di una fonte che non emette co2 e gas esausti se poi al minimo errore la pagheremo per secoli?

    Un mio amico, anch’egli ingegnere energetico, disse che noi non abbiamo un problema energetico, ma ambientale.
    Ma quanta energia ci occorre?
    Abbiamo pensato che forse dovremmo ridurre gli sprechi ed eliminare il superfluo?

    Francesco Gesualdi con il libro dal titolo “sobrietà” e Maurizio Pallante con “Decrescita felice” parlano esattamente di questo.
    Anche Gianni Tamino dice cose molto interessanti.
    Maurizio Pallante parla anche di chiudere tutti i buchi, eliminare tutti le dispersioni, perché di energia in realtà ne sprechiamo tantissima e per far ciò occorre tecnologia, quindi, non ritorno all’età della pietra.
    Altra cosa molto importante detta da Pallante è quella di abbandonare le grandi centrali a favore di micro impianti diffusi su tutto il territorio utilizzando le fonti che meglio si addicono al luogo (solare, eolico, geotermico, maremotrice …), così da evitare le dispersioni.

    La mia opinione, quindi, è:
    – rivedere decisamente il nostro stile di vita, riducendo o eliminando ciò 
      che è superfluo e modificando le modalità produttive del resto, come ad
      esempio, abbandonare le colture intensive (altamente energivore) per
      quanto riguarda l’agricoltura e l’allevamento (magari riducendo
      quest’ultimo) e il gigantismo industriale (a mio parere poco efficiente e
      per nulla utile socialmente).
    – Cercare di essere quanto più autonomi possibile energeticamente, sia
      limitando la dispersione del riscaldamento, sia autoproducendosi
      l’energia e tappando i buchi, come dice Pallante.
    – Acquisire autonomia anche autoproducendosi alcune cose (tutte è
      impossibile ovviamente) e per il resto cercare di restringere il campo da
      cui approvvigionarsene (nel campo dell’agricoltura è abbastanza facile):
      esistono già realtà come i GAS e piccoli Distretti di Economia Solidale.

    L’elenco potrebbe essere più lungo, ma non credo sia il caso di dilungarmi oltre.
    Le energie rinnovabili non sono ancora in grado di soddisfare le nostre richieste?
    Non fa nulla, tanto tra la padella e la brace non saprei cosa scegliere; intanto indirizzerei decisamente le risorse verso le fonti rinnovabili, ben sapendo che anche quella più pulita ha un impatto e che non ne possiamo abusare.

    Un saluto a tutti.

    Giovanni Marucci

  • Non ho capito dove sta il problema energetico , a me sta bene comprare energia elettrica dall’estero .

    Cosa risparmierei in bolletta con 4 centrali nucleari tra 20 anni?
    50 € all’anno?
    Direi che non è questo il problema , considerato che l’ENEL è quotata in borsa e dovendo rendere conto agli azionisti a fine anno gli sconti in bolletta non li vedrete mai .

    Vi state pagando una prebolletta col CIP6? Sicuro , e  anche se le centrali non si faranno l’ENEL comunque lo inserirà nei dividendi .

    Perchè non costruiamo le centrali nucleari e le statalizziamo? Non le costruiranno mai .

    ENEL non vuole concorrenza , ENEL in settimana ha rilevato il pacchetto di maggioranza di ENDESA ( società elettrica spagnola )  per togliersi dai piedi la concorrenza .

    Perchè non facciamo entrare un gestore esterno o alternativo ad ENEL nel mercato? Che ne sò per esempio SUEZ ?

    E’ con la concorrenza che si abbassano i prezzi nel libero mercato , SUEZ abbasserebbe i prezzi .

    ENEL a Novembre ha dichiarato un utile di 4,5 miliardi di € per il 2008 . con la concorrenza ne dichiara 3 e ci sconta le bollette .

    Per quel che riguarda l’amico scienziato , nel suo giardino per le scorie c’è posto .
    Per tutto quello che riguarda l’Ecologia posso dire che in Italia abbiamo delle brutte abitudini , con gli amministratori che abbiamo se trattano le scorie come hanno trattato la monnezza siamo messi molto male .

    Per tutto quel che riguarda il resto non mi pronuncio . Scusate la sintesi e la sintassi ma vivo perennemente incazzato . Saluti a tutti Tiziano da Vicenza

    • Mi scordo sempre di asserire che io sono passato al mercato libero dell’energia, che c’è. Io ho Sorgenia, che mi fa un 9% di sconto e garantisce che una larga percentuale dell’energia che produce (perchè è produttore diretto) viene dalle rinnovabili. Assimilate non lo dice, percui non credo si tratti di inceneritori ma di solare ed eolico.

    • Scusa l’empasse Nedo ma mi sembrava che il mercato Sorgenia fosse aperto solo alle Aziende , se mi dici che anche i privati possono accedervi è una buona notizia .

      Volevo solo fare una battuta sulla questione dell’aereo che cade su una centrale…………….molti non sanno cos’è un’aereo Bin Laden lo sapeva bene fatevi un idea voi che la mia me la son fatta .

  • Caro Byoblu rispondo al tuo post. Faccio solo una premessa, è impossibile, scrivendo, far capire il tono con cui vengono fatte le critiche, leggi il tutto pensando ad una persona civile.
    "In tutto il mondo ci si rivolge alle energie rinnovabili come unica fonte alternativa per la produzione di energia elettrica." Questo è falso, nel mondo ci si rivolge anche all’energia nucleare:
    http://www.enel.it/attivita/novita_eventi/energy_views/doc/nucleare_ago2_2007.pdf

    "Se un’aereo tira giu’ una centrale nucleare, dite addio a tutto, ovunque voi siate."
    Questa è una tua opinione, se hai delle fonti che dicono il contrario ti prego di citarle. I moderni reattori sono progettati per resistere ad attacchi terroristici. Quello che hai appena detto serve solo a far presa sulla paura della gente per una certa cosa, inoltre fa tristemente passare in secondo piano disastri come il Vajont.

    "il prezzo dell’uranio potrebbe essere lievitato a tal punto da rendere la produzione elettro-nucleare troppo costosa e di conseguenza inutilizzabile."
    Questo è tutto da vedere, alcuni produttori come il Kazakistan stanno aumentando la quantità di uranio prodotto. Inoltre le nuove tecnologie aumentano di anno in anno la quantità di uranio estraibile. Ci sono studi su resine a scambio ionico, in Giappone, che cercano di estrarre l’uranio dall’acqua del mare, cio’ si otterrebbe ad un costo bassissimo.

    "20000 tonnellate"
    Si utilizzano numeri "grossi" per impressionare, è una brutta strategia che fa leva sull’incapacità di molti di analizzare queste cifre. Mi sembra, purtroppo, che in questo caso vuoi far passare una tua idea senza confrontarti e far capire ai tuoi lettori quello che accade veramente. L’energia nucleare ci offrirebbe diversi vantaggi con svantaggi minimi, ma sembra che questo concetto non passi, la paura é piu’ forte.
    Ti incollo quindi un pezzo trovato su un rapporto della SIF (Società Italiana Fisica).
    "Per avere una idea delle dimensioni del problema della sistemazione dei rifiuti, con un esempio vicino a noi, pochi anni fa nella Comunità Europea la produzione annuale di rifiuti industriali ammontava a circa 1000 milioni di metri cubi, di cui circa 10 milioni classificati "tossici" (con un tempo di decadimento infinito). La produzione totale di rifiuti radioattivi ammontava ad 80000 m3 (meno di 1/100 di quel valore), di cui ad alto livello di radioattività (e tempi millenari) circa 150 metri cubi (1/100000 di quel valore).
    Solo questi ultimi richiedono il deposito geologico, mentre gli altri 80000 m3 possono essere sistemati in depositi definitivi superficiali o sub-superficiali (poche decine di metri sotto terra)… "

    Faccio notare che i rifiuti industriali non sono quelli nucleari e che 150 metri cubi equivalgono al volume di un appartamento di circa 100m2.

    C’è un problema di fondo nell’energia nucleare, il problema è la diffusione di un "virus memico". Un meme è una certa informazione che si riproduce tra la gente.
    Purtroppo il meme "nucleare=cattiva cosa" si è molto diffuso e la gente ne viene infettata quasi senza rendersene conto. L’unico modo per combattere questo "virus" è la conoscenza, io ne ho appresa una piccola parte in anni di studi universitari.

    Caro Byoblu ti chiedo di fare una cosa, ascolta anche "l’altra campana", prova a leggere qualcosa che viene anche dai sostenitori del nucleare e prova a valutarne le ragioni perché se continui a girare con quelli di Greenpeace te la suoni e te la canti da solo senza capire veramente tutto il quadro. Prova ad intervistare un sostenitore dell’energia nucleare (possibilmente senza pregiudizi), ci sono molti professori universitari che credo sarebbero felici di far conoscere la loro opinione in proposito.

    Intanto ti consiglio un paio di libri ed alcuni link per cominciare:
    "I rifiuti nucleari: sfida tecnologica o politica?" P. Risoluti
    http://prometeo.sif.it:8080/libri/fermi/13.pdf
    "L’energia nucleare ha un avvenire?" N. Hervè;

    Un’ultima nota, personalmente non sono contrario alle rinnovabili, i progetti spagnoli per le centrali solari sono interessanti e sarebbe bello poter far partire progetti simili anche in Italia (vedi il progetto "Archimede" di Rubbia), mi chiedo pero’ quali siano i costi di questi impianti perché; anche se il sole costa "zero" la manutenzione e l’installazione hanno un peso importante (ma qui necessito di piu’ dati e fonti per poter esprimere un’opinione).

    Saluti

  • Quoto il messaggio di Fabrizio. Ci sono delle considerazioni da fare:
    – energia rinnovabile: gli unici costi sono quelli di investimento (vento, sole ecc sono gratis), il problema è che l’investimento deve essere remunerativo se no nessuno ci mette i soldi. Il fatto che sia remunerativo o meno dipende da quanto sole, quanto vento c’è (nel senso di quante ore di vento ci sono all’anno, vento "utile").
    -l’energia elettrica non si può immagazzinare se non in piccola parte, ciò significa che va prodotta quando serve: non è detto che il mix di sole centrali a fonti rinnovabili sia in grado di fornire l’energia richiesta (anche se sarebbe meglio parlare di potenza…). Con le centrali di tipo convenzionale invece c’è la certezza di avere abbastanza potenza per coprire il carico (cioè la potenza richiesta).
    -Il funzionamento intermittente degli impianti eolici, ad esempio, crea perturbazioni sulla rete elettrica che diventa instabile se la quota di potenza prodotta con essi supera il 20% della potenza totale.
    -il nucleare di 2^ generazione utilizza solo una piccolissima parte (0,07%) dell’uranio naturale; sono in fase di costruzione invece le centrali di 3^ generazione e in fase di studio quelle di 4^  generazione che si prefiggono come obbiettivi quello di non avere più scorie (perchè riducibili) e quello di avere un combustibile inesauribile (andando a sfruttare molto di più dello 0,07%).
    -le scorie radioattive possono subire un processo di trasmutazione per cui il tempo di dimezzamento si riduce dai milioni di anni alle migliaia di anni… comunque tanti. LA proposta è di uno stoccaggio delle scorie in un unico sito europeo, idoneo, i cui costi andrebbero ad essere divisi tra tutti gli stati che depositano le scorie, quindi non così oneroso. La teconologia attuale in teoria permette di costruire siti in grado di resistere per millenni… dopo tutto il colosseo è ancora in piedi… e le conoscenze sono leggermente diverse…
    -i costi del nucleare sono molto minori rispetto all’olio combustibile, al carbone, al gas, a quello delle fonti rinnovabili. Tuttavia NESSUNO tiene conto nei costi del nucleare i costi per lo smaltimento e lo stoccaggio delle scorie: si valuta che i costi potrebbero raddoppiare (si avrebbero comunque costi inferiori risp a combustibili fossili). Il problema sarebbe un altro: i costi del decommissioning ricadranno sulle bollette future…
    -Mercato elettrico: il prezzo dell’energia è determinato dal prezzo dell’impianto marginale, cioè è il prezzo dell’impianto più costoso che entra in funzione. Durante la giornata il carico varia fortemente (http://www.terna.it/), nelle ore di punta entrano in funzione impianti costosi e quindi il prezzo è comunque alto, anche se ci sono le fonti rinnovabili.
    -Tutti immaginano che l’idroelettrico sia quello con le dighe… Beh quello io non lo considererei proprio rinnovabile: quegli impianti servono più per seguire proprio la variazione della domanda di potenza, se possibile di notte (quando la domanda di potenza cala) vengono usati al contrario e riempiti d’acqua utilizzndo l’energia prodotta con le centrali convenzionali. (Questo ha senso, non sto qui a spiegarlo).
    -uiltimo: i pannelli fotovoltaici sono ancora troppo costosi, si sta cercando di spingerli e di gonfiare le loro possibilità. Senza l’incentivo l’energia risparmiata in bolletta non ripaga la loro installazione. Attualmente.

    Questi sono un po’ di aspetti per cui bisogna andarci piano nel dire "copriamo tutta l’italia con pannelli solari, siamo il paese del sole!" come diceva un ministro qualche anno fa… Il nucleare? boh, sinceramente non mi fido dei dati dell’OMS. Credo nascondano i veri rischi per la salute. Si dice che al di fuori dell’area di pertinenza della centrale nucleare il livello di radiazioni sia comparabile a quello della radiazione naturale, non so chi lo controlli…

    Secondo me bisogna puntare prima di tutto sul risparmio energetico (prima di tutto le lampade a basso consumo: anche se il costo iniziale è maggiore, nel ciclo di vita l’energia risparmiata le ripaga!).
    L’italia è il paese del sole? bene installiamo i pannelli per l’acqua calda sul tetto! quelli si che sono remunerativi e il gas risparmiato fa si che l’investimento ritorni in 5 o 6 anni.

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