Il crollo dei titoli


Nel tentativo di snellire le operazioni di videoediting, ogni tanto cercherò di realizzare brevi interventi in livestreaming, magari utilizzando un cellulare. La tecnologia è fantastica. Quando funziona.
l flash di oggi prende spunto da un articolo del Corriere della Sera di qualche giorno fa. Quando leggo i giornali, la mia barba assume inquietanti tonalità camaleontiche. Se vedete in giro uno che sembra pitturato di colori rossi, di tonalità accese e che si illumina come una lampadina, sono io dopo una scorsa dei principali quotidiani nazionali.
Il 18 agosto, a pagina 49 delle cronache di Milano, un titolo a caratteri cubitali catturava la mia attenzione: CROLLANO LE NASCITE. “EFFETTO CRISI”. La maggior parte dei (pochi) lettori rimasti ai giornali scorre velocemente le pagine e si fa suggestionare dai titoli. Ma noi no. Noi siamo quelli che prendono la lente di ingrandimento e analizzano parola per parola quello che c’è scritto.
Così, scopriamo che nei primi sette mesi del 2009, alla clinica Mangiagalli di Milano sono nati 94 bambini in meno rispetto a tutto il 2008. Quando, esattamente, la diminuzione di un valore può spaventare al punto da essere definita “crollo”? Sicuramente per tutti quei valori che vanno dal 50 al 100%. Ma anche una riduzione del 40, del 30, e perché no, del 20, 25% può essere allarmante. Bene, tenetevi forte perché il dato è questo: alla Mangiagalli, l’anno scorso, sono nati 6700 bambini.
Per quanti di voi non vanno d’accordo con la matematica, il dato che sta inquietando il Corriere della Sera si colloca a poco più dell’1% del totale. L’unopercento!
La statistica è una bestia strana. Funziona egregiamente sui grandi numeri. Su quelli piccini non ha praticamente senso. Una fluttazione di percentuali anche molto più elevate non significa assolutamente niente, se non inquadrata in un contesto di lungo termine. Ma se parliamo dell’1%….. se parliamo dell’unopercento e titoliamo “CROLLO”, allora i casi sono due: o chi ha deciso il titolo non ha letto bene l’articolo – ci credete? – oppure è in cattiva fede.
I giornali usano l’opinione pubblica come un bambino di tre anni gioca con il piccolo chimico. Fanno esperimenti, cercano di produrre risultati strani, effetti sorprendenti.
L’unico crollo che vedo non è quello delle nascite, ma quello dei titoli, pericolanti e spericolati. I titoli degli articoli e quelli delle quotazioni in borsa dei grossi gruppi editoriali.

11 commenti

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  • che usi Claudio come cell/sw ?
    sto addocchiando shozu che penso sia un coso simile a cio’ che usi tu no ?
     
    Fammi sapere grazie!
  • “Come nei giorni di Noè mangiavano, bevevano, si sposavano e davano in matrimonio, finché venne il diluvio e travolse tutti […]" (Mt 24,37-44)
     
    Le scie tossiche sono sempre lì, ma l’opinione pubblica va distratta con le statistiche, spesso manipolate. Bene!!! Tra un po’ sarà distrutta.
     
    “Come nei giorni di Noè mangiavano, bevevano, si sposavano e davano in matrimonio, finché venne il diluvio e travolse tutti […]" (Mt 24,37-44)

     
     
     
     
  • Penso stia tutto nella volontà del giornale di creare un qualche ‘caso’ per far chiacchierare i lettori. Capita con molti titoloni, spesso o esagerati o addirittura in contrasto con quanto effettivamente riportato nell’articolo…
    Spetterebbe al giornalista di buonsenso indicare oltre al dato assoluto quello relativo, ma probabilmente si ispira alla politica contemporanea, dove ognuno spara dei numeri, parla di crolli o di successi senza che venga mai smentito da chicchessia…
     
  •  ISTAT: INIZIO 2009, DI NUOVO MENO BIMBI IN CULLA Tornano a diminuire le nascite in Italia. Nei primi due mesi 2009, le iscrizioni all’anagrafe sono state 89.854, meno 4.472 rispetto agli stessi mesi del 2008. E’ la conferma, osserva l’Istat, di un dato già riscontrato a gennaio quando per la prima volta si è avuto un calo delle iscrizioni, contrariamente al 2008. Malgrado ciò, la popolazione residente in Italia alla fine di febbraio 2009 è leggermente in crescita per l’apporto degli stranieri. Nel nostro Paese vi sono 60.088.880 abitanti.
  • Forse, da una che ha studiato sociologia, con tanto di corso di statistica e applicazione per la stesura e la lettura di tabelle e grafici attendibili (con tutti gli annessi e connessi per smascherare tutti i numeri e le percentuali non attendibili) una frase del genere non dovrebbe venire, ma… l’ISTAT è da un po’ che ha smesso di fare statistica disinteressata.
    I suoi valori non sono più analizzati nel dettaglio, l’analisi che accompagna i numeri carichi di mistero e significato è sempre più superficiale, semplificata a uso e consumo di giornalisti che di statistica non capiscono un emerito nulla. Ma si sa, quei giornalisti pagano per poter pubblicare i dati. Qualunque cosa vogliate dal sito dell’istat, dal numero più piccolo a quello più grande, dovete pagare. Dunque, se pagate, volete anche un prodotto (la statistica) che sia "consumabile" e rispondente ai vostri interessi.
    Magia: la statistica si fa semplice, chiara, inopinabile. Suona bene anche nei titoli/slogan. È un miracolo. Peccato che a morire sia sempre la sostanza delle cose.
    Anche il più sprovveduto può permettersi di "leggere" tabelle generate da chissà cosa e come. E vicino ai numeri, si sa, una bella etichetta ci sta sempre bene. Vicino a un segno meno come resistere alla tentazione di mettere una parolina simpatica come "crisi" o "crollo"?
     
    Tutto questo è scientificamente ingiustificato, inaudito, ma che importa? Che forse gli italiani capiscono la statistica? Non sia mai detto. Vanno male in matematica elementare, ma non è un problema, tanto l’importante è che sappiano il dialetto, ignorando il sostrato concettuale che silenziosamente quelle etichette, in italiano standard, evocano loro.
    Inconsapevoli sentimenti di angoscia sorgono negli animi, fraintendimenti su errori si accumulano nelle menti, si confondono e si fondono alle verità assodate, filano un impalpabile velo davanti agli occhi: il filtro è fatto, la realtà (per quanto non oggettiva) è distorta.
     
    Sebbene l’Eurostat (l’istituto di statistica europeo) non sia sempre attendibile (in quanto rileva la maggior parte dei suoi dati paragonando le statistiche degli istituti nazionali – come l’ISTAT -, che non sempre adottano criteri di analisi comparabili tra loro), ultimamente mi sembra che sia molto più affidabile di quello nostrano. Forse perchè il margine di errore e inattendibilità dell’istituto europeo mi è noto, so di dover prendere con le pinze i suoi numeri. Mi suona più onesto.
  • E’ da un pezzo che non compro e leggo più i giornali.
    Ormai preferisco la rete fra cui questo blog.
    Sò più cose e mi sento meno rimbambito.
  •  I giornali ormai, sia per leccaculismo che per soldi, fann ormai delle notizie che non hanno ne capo ne coda!!!!!!!
  • Lo stesso modo di fare notizia circa l’influenza: ogni anno in Italia muoiono per influenza e comlicazioni ad essa legate circa 9000 persone.Sono morte circa 400 nel mondo con questa influeza e si parla di pandemia? Il vaccino obbligatorio?
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