Draghi e Polli

 Mario Draghi dice che dobbiamo andare in pensione dopo.
La medicina ci fa vivere più a lungo, mentre la tecnologia fa in modo che il nostro corpo si usuri di meno. I bambini nati oggi vivranno almeno fino a cento anni. Stando così le cose, potremmo finalmente avere la possibilità di smettere di lavorare quando ancora siamo in ottima forma e abbiamo ancora trenta o quarant’anni di perfetta salute. Potremmo finalmente goderci la vita. Invece Draghi dice che, siccome la vita si allunga, allora bisogna lavorare di più.
A questo punto è evidente che il fine di ciò che comunemente viene chiamato progresso non è il benessere. Diecimila anni fa la vita durava cinque volte di meno, ma si vedevano un numero di tramonti infinitamente superiore: perfino uno al giorno, volendo. L’acqua dei fiumi si poteva bere e il cielo era una tela azzurra senza scie bianche. Si potevano raccogliere i funghi senza tesserino, si poteva girare il mondo senza respingimenti alle frontiere – Maroni non era ancora nato – e c’era sempre qualcosa di utile da fare e da poter offrire in cambio di cibo, cure e protezione. Non serviva niente di più e niente di meno.
Cos’abbiamo ottenuto diecimila anni dopo? I nostri figli vivranno cento anni ma lavoreranno fino a novantanove. La fatica stessa sarà scissa dalle finalità di produzione cui è applicata, cosicché un uomo sarà il corrispondente di un cavallo vapore nel cilindro di un motore a scoppio. I fiumi attraverseranno le nostre città come vene varicose dalle pareti incrostate di colesterolo, come tubi di scarico mefitici e velenosi, come intestini che veicolano liquami e composti chimici. Il cielo somiglierà sempre di più al filtro di un’aspirapolvere dopo l’utilizzo di una domestica eccessivamente zelante. L’atmosfera diverrà calda, maleodorante e irrespirabile come l’aria intrappolata sotto alle coperte quando la pancia vi riversa il suo fiato nauseabondo. Le case diverranno sempre più piccole, le camere più claustrofobiche, gli schermi che proiettano una vita immaginaria sempre più larghi, la fantasia sempre più fervida per soddisfare il richiamo ancestrale verso un mondo primordiale fatto di atavici istinti di cui si sono persi ricordo e significato.
Non stiamo aumentando la durata della vita, ma quella della morte.
Come le galline in una batteria di polli, che devono solo essere spremute fino all’ultimo uovo. Come i bovini in un allevamento di carni da macello, che devono solo crescere fino a quando il cervello non verrà loro aspirato. Come le pecore, che devono solo essere tosate fino all’ultima ciocca di vello.
Così noi… che per Draghi dobbiamo solo lavorare, fino all’ultima rata del mutuo.
 

85 commenti

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  • Io mi sento proprio come dici tu Claudio, un pesce di allevamento in una vasca.

    E’ per questo motivo che a 38 anni mi rifiuto di procreare un altro pesciolino.

    Siamo circondati da una massa di inetti. 

    • Siii! Italiani moltiplicatevi perchè serve gente da spremere ! Servono le formiche che devono reggere l’economia dei pochi, l’avidità dei folli.

      Dovreste spiegarmi con quale lavoro sicuro dignitoso e ben retribuito mio figlio dovrebbe pagare la mia pensione.

      Mentre ci motiviamo con romantici ideali rinunciando alla ragione, mani ciniche frugano affamate nella nostra vita beffando i nostri valori più genuini e nobili.

  • Poi, quando hai finito di sfogarti, spieghi a tutti con quali soldi vorresti che ti fosse pagata la pensione, con certezza, per quarant’anni e oltre.

    L’allungamento della vita è stato uno dei motivi che hanno generato i problemi di sostenibilità del vecchio sistema pensionistico a ripartizione. Se dal secchio esce più acqua di quanta ce ne entra, in poco tempo si svuota. E dopo?

  • Semplice: ridistribuendo la ricchezza prodotta in modo piu’ equo…

    Noi stiamo lavorando sempre di piu’ per aumentare le ricchezze dei soliti pochi…ecco perche’…

  • @Alessandro,

    anche lavorando di più non si riesce a sanare i conti dell’inps che è in fallimento, tant’è che ci si rivolge ai sistemi pensionistici privati.

    Se in Italia chi produce e paga le tasse sono dai 2 ai 4 milioni, gli altri sono tutti evasori, è impossibile poter pagare le pensioni a tutti.

    I cari Draghi e company delle lobby bancarie o tutti i megamanager o tutti i politici più in vista, cioè la famosa casta (sempre gli stessi), loro lavorano molto poco, pensioni da dio, inutili visto quanto hanno accumulato in vita, potrebbero anche farne a meno della pensione.

    Tutti gli altri sono quelli che si fanno un mazzo quadrato per arrivare a fine mese, pagare tutti mutui per avere una casa dopo 20-30 anni, o il fitto, o le bollette, o la macchina, etc. Inoltre lavoreranno fino a tarda età, loro come i loro figli.

    è un sistema che non funziona e non può funzionare per sempre.

    l’iper produttività del sistema capitalistico spinto cosi com’è attualmente (tutto privatizzato e privatizzabile), produce solo indebitamento sempre più alto, produce inquinamento, produce distruzione della natura, distruzione dei rapporti umani, distruzione delle famiglie e dell’educazione dei figli.

    Il famoso PIL che Bob Kennedy contestò nel suo ultimo famoso discorso solleva proprio questo polverone. (ucciso pochi gioni dopo)

    Il famoso discorso di John Kennedy sulle società segrete (quelle che creano al famosa casta mondiale) descrive proprio questa casta (ucciso pochi giorni dopo)

    Queste sono le malattie dell’umanità.

    Qualsiasi forma politica andrebbe bene se questi due cancri fossero sradicati, non c’è nulla di peggio di un sistema democratico finto gestito in tutto da una oligarchia

  • Vorrei porre l’attenzione sulla vita media che le statistiche ufficiali riportano, sia che queste riguardino specifiche popolazioni o nazioni attuali,  sia che vengano riferite a periodi storici più o meno antichi. Mi è parso sempre che in queste statistiche propagandate vi sia sempre un vizio di sistema o di metodo (o fors’anche di interesse) non so come altro spiegare; in altri termini, queste per lo più vengono effettuate in base a dei dati, ma probabilmente (forse volutamente) male interpretati. Per esempio, nel periodo repubblicano di Roma antica le statistiche (ovviamente realizzate in base a fonti storiche), riportano una vita media di… che so… diciamo 30-40 anni. Ma perché in genere si moriva a questa età così bassa?… Per le guerre, per le malattie e gli stenti, per la mortalità infantile, per le scarse misure igieniche e per tante altre cose che sfuggono alle statistiche come per esempio la condizione della schiavitù e dell’infanzia soggetta alla patria potestà che aveva diritto di vita e di morte sui suoi assoggettati. Se invece le statistiche venissero fatte, in questo caso ipotizzate, in base alle condizioni naturali ottimali, l’età media di un’ipotetica società allo stato naturale sarebbe molto più alta di quella di adesso.

    Le statistiche attuali vengono interpretate malamente, per quanto riguarda i paesi occidentali, in base soprattutto ai presunti progressi realizzati nel campo della medicina che ha fatto aumentare così il benessere e la salute. Ma non si pensa mai di includere nelle statistiche le varianti quali la mancanza di guerre, l’assenza di conflitti e competizioni, la maggiore libertà della donna e la minore mortalità infantile, lo stato sociale, l’abolizione della schiavitù, ecc…

    Una volta in televisione il giornalista Romano Battaglia, parlando (non so come) delle aspettative di vita, pose una domanda a al suo ospite residente in Giordania, chiedendogli espressamente l’età media della sua nazione. Rispose 90 anni. Non venne fatto un approfondimento riguardo a questa risposta inaspettata. Come mai una nazione così arretrata come la Giordania aveva un’aspettativa di vita più alta dei paesi occidentali?…

    Esiste un popolo, mi sembra nel Pakistan o da quelle parti, che aveva un’età media di circa 120 anni (dico aveva poiché il contatto con la civiltà ne ha abbasato certamente l’aspettativa di vita). Cosa ti dicono questi esperti dell’informazione scientifica? “la vita umana può raggiungere la soglia dei 120 anni”. La scoperta dell’acqua fresca. Gli hunza, così si chiama questo popolo, viveva lontano dal progresso civile, in una regione posta a una discreta altitudine e quindi lontano dall’inquinamento atmosferico e territoriale; gli hunza erano (dico erano) prevalentemente vegetariani, e durante la stagione primaverile soggetti per di più a un digiuno abbastanza lungo, non propriamente come misura igienica, ma a casua della scarsità di cibo a cui essi andavano incontro prima di poter effettuare un nuovo raccolto. Questo popolo incredibilmente sano e longevo viveva, con meno di 2000 chilocalorie (praticando lavori fisici non indifferenti), fino a tarda età in perfetta forma fisica.

    Tutto ciò fa pensare (prendendo le debite distanze dall’industria informativa di Piero Angela & co.) a un circolo vizioso e viziato della scienza ufficiale in generale, non solo a quella delle statistiche, non essendoci nemmeno una sana controparte come avviene (o avveniva) per la politica. La scienza è scienza è basta, non si discute. Non parliamo poi del caso Giuliani (ahinoi!).

    È ovvio che in un sistema industriale di sfruttamento come il nostro (ma è sempre stato così!) la propaganda attinente all’aumento delle aspettative di vita fa bene soltanto al sistema, alla classe medica, alle vaccinazioni, all’industria farmaceutica, in definitiva all’economia e non serve a far aumentare la durata della vita ma a sfruttarla e poco importa se dura poca o assai. 

  • Pessimo post.

    Se ti va fai un bell’articolo su come siamo nella m. per quel che riguarda il sistema previdenziale, ma quest’articolo che senso ha?! Populismo allo stato puro!!

    Godersi la vita = non lavorare? Lavorare il giusto e permettere a tutti di realizzarsi nel proprio lavoro come aspetto fondamentale della vita? No eh?!

    lavorare fino a 99 anni?? Ma che dici?

    il progresso ha dei limita la tua libertà, ma ha come scopo un bene superiore della collettività. (mi sembrava scontato..)

    Vuoi la vita del secolo scorso? Emigra, vai in un villaggetto in Brasile nell’entroterra: aria pura, tanti tramonti, bevi dai fiumi ecc.. vai vai.. duri fino alla prima influenza, ma fa niente.

    w il tramonto. w la natura.

     

    • “Lavorare il giusto e permettere a tutti di realizzarsi nel proprio lavoro come aspetto fondamentale della vita.”

      Si, ma spiegaci come altrimenti è utopia allo stato puro… o retorica distillata.

    • basta leggere il libro ‘la decrescita felice’ di maurizio pallante. Molto istruttivo. Il sistema consumistico sta ormai rivelando tutti i suoi limiti, è anche ovvio che le risorse naturali non sono infinite e quindi saremo costretti per forza a cambiare mentalità. La qualità della vita non dipende per forza dalla quantità di denaro.

      Lo diceva anche la pubblicità:

      ‘certe emozioni sono impagabili, per tutto il rsto c’è…’

  • L’esperimento continua? 🙂

     

    Comunque si sono pienamente daccordo.

    “si stava meglio quando si stava peggio”

    Oggi siamo delle duracell(TM) duriamo di più!

    A chi vuol intedere intenda…

  • Assolutamente contrario al concetto di fondo del post: “Se vivo più a lungo, quel di più che ho guadagnato lo voglio spendere a godermi la vita.”

    Il fatto di lavorare per arricchire i “signori” come Draghi suscita naturalmente una antipatia verso quello che è il “lavoro” comunemente inteso. Non dobbiamo dimenticarci che, in realtà, bisogna lavorare per il bene comune, per contribuire allo sviluppo e al benessere dell’uomo. Il concetto stesso di vita non è separabile da quello del lavoro. Una vita spesa senza lavorare, senza produrre, è una vita di solo consumo di risorse, di sfruttamento del lavoro degli altri. Non sto dicendo che bisogna lavorare fino alla morte ma che bisogna lavorare finché si è produttivi. Se devo stare seduto in un ufficio probabilmente posso restare a lavorare fino alla fine dei miei giorni, se nasco con un handicap grave non posso lavorare mai ( ci sarebbe da discutere a lungo su questo mio ultimo concetto ma è un altro argomento). 

    Ripeto, il fatto che sia uno come Draghi a dire di lavorare di più, può portare a reazioni ostili come la pubblicazione di questo post ma io ho imparato a scindere i concetti da chi li esprime. Trovo quindi giusto dire in linea di massima che, se la mia vita (produttiva) si allunga, allora ho l’opportunità, il privilegio, di lavorare di più per il bene di tutti.  

  • Per quanto concordi con la filosofia dietro il tuo post, Claudio, sono però completamente daccordo con quanto detto da “Teleabuso” al post #3.

    L’aspettativa di vita è una statistica completamente sbagliata. Ci hanno convinti che la gente una volta viveva di meno. Quando basta guardare i libri di storia per scoprire di Re e Generali (gente che per quanto ben nutrita faceva una vita esposta a ferite, stress, etc), che vissero oltre gli 80 anni. Per non parlare di poeti e altri personaggi famosi. Di contro, le malattie meno curabili, condizioni igieniche meno ottimali, la nutrizione più scarsa, la mortalità infantile, etc, decimavano le popolazioni, abbassando la MEDIA di aspettativa di vita.

    In sunto: oggi non viviamo più di ieri, se non “in media”, ma realisticamente la nostra fisicità è la stessa di 2000 anni fa. 

    Tanto per fare un esempio illustre: “Tiberio Giulio Cesare Augusto (in latinoTiberius Iulius Caesar Augustus;Roma16 novembre 42 a.C. – Miseno16 marzo 37) fu il secondo imperatore romano, appartenente alla dinastia giulio-claudia, e governò dal 14 al 37.”

    Fatevi i conti da soli…

    Inoltre Claudio è sbagliato pensare che saremo più in forma dei nostri nonni a 90 anni: loro respiravano aria più pulita, stavano meno a contatto con le radiazioni, e facevano soprattutto più moto fisico. I giovani d’oggi hanno poche speranze di potersi pagare (ed avere il tempo) per una palestra, e fanno lavori logoranti ma con poco moto fisico mediamente (es. catene di montaggio, terziario in genere, etc). 

    Le probabilità maggiori sono che dopo i 60 anni saremo tutti acciaccati, pieni di tumori e altre fantastiche patologie “moderne”, e per di più senza pensione e costretti a lavorare.

    Quindi cerchiamo di non dare forza a queste stupidaggini dei politici e degli statistici, e diciamo come stanno veramente le cose: la vita è sempre uguale, ma i politici vogliono che lavoriamo finchè non saremo logori.

    • Infatti come ho detto prima, sono perfettamente daccordo con il succo (i concetti) del tuo post.

      Ammetto di aver sbagliato a non aver dato peso al “10.000 anni fa”: in effetti nell’epoca paleolitica l’aspettativa di vita era molto breve (Valgono però anche per quel periodo tutte le riflessioni che ho fatto sull’allungamento della vita “statistico”, e non “fisiologico”.)

      Il motivo per cui ho fatto un paragone con l’epoca classica, è perchè la nostra società discende da quella e da quelle che l’hanno seguita, e la mia IMPRESSIONE è che parallelamente ad una grande evoluzione tecnologica, si è avuta un’involuzione culturale e sociale. CI sono stati momenti di “gloria” e di rinascita culturale, ma poi si è cascati di nuovo in un medioevo di stagnazione del pensiero. Intendiamoci: non dico assolutamente che non ci siano grandi pensatori oggi nell’epoca dell’informazione, ma la nostra apertura mentale, come citavi anche tu, la nostra elasticità, capacità di metterci nei panni degli altri e soprattutto di GUARDARE AL FUTURO, è notevolmente diminuita.

      Per certi versi poi, gli schiavi dell’epoca Romana o Greca erano trattati quasi meglio dei cittadini di “serie B” di oggi. La differenza è che oggi abbiamo la TV, i videogiochi, e altre amenità, mentre all’epoca uno schiavo poteva guadagnarsi il suo pezzo di terra, la libertà per i suoi figli, una casa, la cittadinanza…oggi sembrano cose più difficili per i cittadini “normali”. Stranissimo (almeno, a me “fa strano”).

      Un’ultima nota ad un altro commentatore: le pensioni moderne saranno anche state inventate nell’800, ma vorrei farti notare che la “rendita” (che è poi la stessa cosa) esisteva dal tempo dei SUMERI. Non parliamo poi degli Egizi, dei Soldati Romani, dei Greci. Ovvio all’epoca veniva dato un appezzamento di terra, che da solo serviva a mantenersi a chi aveva lavorato duramente per tutta la vita. E non vi immaginate vecchietti di 90 anni che zappavano l’orto. Un appezzamento di terra veniva coltivato dai figli e dalle loro famiglie. Era un po’ il senso della vita che, concordo con Claudio, ci siamo persi per strada…

  • Tra l’altro, agli altri poster che hanno scritto come “il lavoro nobiliti l’uomo”, posso dire che c’è una bella differenza fra il lavorare per “crescere”, ed il lavorare per poter sopravvivere e pagare le bollette.

    Vorrò vedervi, a 60 anni (non dico tanto eh, 60 anni), quanta voglia avrete di continuare a fare quello che fate. Non tutti sono fortunati (come me) a fare un lavoro che gli piace. Ma anche io so che quando avrò l’artrite, mi faranno male gli occhi e la vista si abbasserà, non proverò lo stesso piacere che provo oggi a lavorare al computer. Lo farò comunque, ma questo non vuol dire che sia così per tutti.

    L’operaio in fonderia probabilmente a 60 anni ne ha le palle piene degli schizzi di acciaio fuso. Smettiamola di guardare al mondo sempre dal basso della nostra situazione personale, e cerchiamo di immedesimarci anche negli altri.

    Oltretutto una cosa di cui NON TENETE ASSOLUTAMENTE CONTO, è che far lavorare più a lungo dei vecchietti, che per natura producono MENO dei giovani, toglie spazio ai giovani che restano improduttivi più a lungo, generando una società DECADENTE in cui chi è meno produttivo produce, a discapito di chi spreca gli anni “migliori” parcheggiato in università e/o in lavori ridicoli e fondamentalmente improduttivi.

    Questo tipo di società NON É SOSTENIBILE. Non per sempre almeno. Sarebbe molto più sensata una società in cui gli anziani diventassero MAESTRI del loro mestiere. Pagati dallo Stato per continuare ad essere produttivi nella cosa che possono fare meglio: insegnare ai giovani la saggezza. Invece voi preferite, di fatto, avere una società di vecchietti che continuano a lavorare fino a consumarsi, e di giovani che non riescono a farsi una famiglia perchè non hanno aspettative di lavoro serio. Una società a crescita ZERO.

    Ah già, è vero, siamo già così.

    Consiglio a tutti di accendere il cervello prima di credere e professare le fesserie che sentite dire in giro da economisti, scienziati e altri grandi “saggi”, prima di fare, da buoni Italiani, quelli che se la prendono con “il vicino che non lavora” e i “parassiti della società”.

    La saggezza è dentro ognuno di noi, basta aprire gli occhi e saperla cogliere.

  • In linea di massima sono d’accordo, ma in linea di massima. Sai che non è vero per tutti questo discorso? dipende dal lavoro che fai

    persone a me vicine temono il giorno della pensione, e non ci vogliono andare, perchè intanto prenderanno meno di quanto guadagnano ora, il che significa un livello di qualità inferiore di vita e quando ne hai bisogno anche per tenerti in salute; secondo perchè “a casa” si sentirebbero finiti e mortificati

    andare a lavorare li fa sentire ancora utili, pare del tessuto sociale, la giornata passa: a casa inizi a morire… dipende da che lavoro fai, dipende da dove vivi, dipende dal contesto che hai intorno

    quanti anziani passano le giornate tra supermercato studio d’attesa del medico, file alle poste, sperando di perdere più tempo possibile per chiaccherare, altrimenti aspettano solo che diventi sera ogni giorno, e avendo meno necessità di dormire, le giornate diventa ancora più lunghe… sopratuttto se non han nipoti, che almeno riempiono le giornate ed anche il cuore

    inoltre, ci proiettiamo da 30enni o 40enni su come siamo ora a 65/70 anni, ma a 65/70 anni il contesto intorno cambia e non avremo le energie attuali per godere del tempo libero come adesso

  • mario draghi? ma chi? quello della banca mondiale, della BCE, della goldman sachs, del bilderberg? ma pensate davvero che a un pescecane di tal fatta stiano a cuore gli interessi della gente comune? questi camerieri dei banchieri hanno come unico scopo nella vita di stabilizzare lo status quo dell’egemonia dei banchieri e dei potentati economici, dell’ORDINE MONDIALE insomma, e PUNTO.

    p.s.: nell’antichità era l’aspettativa di vita ad essere decisamente più breve, non la durata media della vita che, in barba alle “magnifiche sorti e progressive” della civiltà industriale e tecnologica, era solo di pochissimi anni inferiore a quella attuale.

  • Bravo Claudio,

    hai scelto “il fatto” giusto e l’hai commentato nel modo “giusto”, nel senso che hai costretto a riflettere e ad esporsi nel giudizio sull’economia (e la politica che oggi ne è serva più che sovrana).

    Ho letto molti commenti di molti polli che fanno proprie le interpretazioni del potere dominante, degli avicoltori, che guarda caso ricoprono il ruolo di “garanti” della moneta, da loro intesa come strumento di privilegio e dominazione schiavistica.

    Non sono cieco, non invoco l’ozio perenne ed improduttivo, anzi! Prego di poter lavorare finchè avrò vita, di poter contribuire al mantenimento mio e collettivo nel migliore dei modi, e proprio qui sta il punto: qual’è il migliore dei modi? Non certo quello attualmente imposto da questo “libero” mercato. Sicuramente libero per gli schiavisti della moneta, non certo per i più, gli schiavi come noi polli d’allevamento.

    Che nel pieno di una crisi economica epocale come questa non si discuta di come riformare la gestione della moneta (impropriamente detta politica monetaria) è veramente da polli, tante piume e poco cervello!

  • Perfettamente d’accordo. L’umanità è andata avanti millenni senza pensioni, senza disoccupazione… Una volta c’erano schiavitù e povertà. Il progresso che in teoria ci ha resi liberi, in pratica cosa ci ha portato? Usciamo alle 7 del mattino e rientriamo alle 7 di sera, passiamo le giornate davanti al computer o in catena di montaggio… per tutta la vita. La vita è altro.

    Non ti preoccupare troppo per quelli che commentando difendono lo status quo. Mi viene in mente “il discorso tipico dello schiavo”; tu stai dicendo: “Dobbiamo liberarci di queste catene!” e loro ribattono: “Si, ma con che cosa le rimpiazzeremo?”.

    Ciao

    • Secondo me’ c’e un gruppo di persone che forse di proposito votano negativamente tutti i commenti di tutti coloro che vanno a stuzzicare sulla ferita che duole. L’ho notato su vari commenti miei, di altri e anche tuoi Claudio. Chissà chi saranno. Forse gente che vuole che questo blog resti a far parte del pollaio invece di decollare verso una realta’ che quando la si comprende e’ facile capire il come mai di tutti i fatti che accadono.

      Si dovrebbe fare una modifica al sito, per votare positivamente o negativamente ad un commento si dovrebbe indicarne le ragioni. Il tutto diventerebbe molto piu’ istruttivo e si riuscirebbe anche a capire di piu’ il pensiero di tutti noi.

      Ciao G

  • Mi sono sempre chiesto perchè non viene mai affrontato il problema delle pensioni dei deputati e affini. Sapete che questi con un mandato di “soli” 5 anni hanno una pensione a vita? Lo Stato è senza soldi e per risparmiare qualcosa si cerca di rendere la vita ancora più difficile a quelli che stanno alla base della piramide… Un altro problema dell’allungamento della vita lavorativa di una persona e che creerà problemi a chi un lavoro lo cerca….

  • Non raccontiamo balle, per cortesia. Si vive più a lungo è una castroneria, una balla peggio degli inceneritori ad emissioni 0 di Veronesi. Sono loro che censiscono anche le “guarigioni” per cancro. Infatti nel 1920 una persona su 20 contraeva il cancro. OGGI UNA SU DUE. Vorrei accompagnare il signor Draghi a scendere nel pianeta terra e visitare i reparti di oncologia pediatrica e ordinaria. Censire i malati cronici e valutare la QUALITà della loro stessa vita. Farsi un giro negli asili e censire I BIMBI SOTTO I 6 ANNI con malattie croniche (allergie, handicap, malattie autoimmuni e genetiche, etc.).Quelli che ora arrivano all’età pensionabile sono i nostri vecchi, che sono riusciti, nel corso della loro vita, a vivere in un ambiente piu’ sobrio respirando aria pulita, bevendo acqua di fonte di qualita’ migliore delle nostre acque minerali in bottiglia, costruendosi di fatto una costituzione decisamente migliore della nostra. Scusate ma vi guardate in giro o venite dal pianeta di Draghi per confermare certe assurde affermazioni che non trovano conferma nella vita reale?!?! Ci vada lui in pensione a 75-80 anni che non sa nemmeno che significa alzarsi alle 5 di mattina e lavorare 8/10 ore in un magazzino ghiacciato con il muletto a spostare carichi oppure in catena di montaggio a combinare aspirapolveri o confezionare polli. Sempre alle solite, fuori dalla realtà come l’eternit innocuo (ricordate 20 anni fa?), il pvc per le acque minerali sostituito anni dopo con il pet,quintali di farmaci ritirati dopo anni xkè provocavano malattie terribili.. Censiamo da ora. Andiamo a vedere i nostri bimbi che inziano fin dalla piu’ tenera età ad essere delle discariche di farmaci e prodotti chimici. Non esiste un seno materno in grado di fornire in Italia un latte materno privo di diossina. Censiamo loro!!!Maledetti ASSASSINI!!! 

  • Post indecente.

    Il nostro sistema pensionistico è sottoterra. Spendiamo cifre enormi per le pensioni, senza avere un ricambio genearzionale tale da poterlo garantire. Non spendiamo nulla per politiche come la casa.

    E tu mi vieni a parlare di alienazione?

    Oggi, molti precari hanno come fine contributivo quello di pagare le pensioni ai loro nonni.

    Anziani che vivono sempre di più, il cui costo pensionisto sale di anno in anno. Con disequilibri territoriali che descrivono un curioso paradosso dove il sud è in pratica costretto a “pagare” le pensioni al nord. (al sud si vive di meno, al nord di più, gli anni non vissuti al sud  si riversano economicamente al nord dove si vive di più, a causa di una previsione media di vita su base nazionale e non macroregionale, scrivi di questo magari…)

    Abbiamo una natalità decrescente, la vita media che si allunga. Ovvero un futuro con pochi giovani che lavorano e tanti pensionati che, come tu scrivi, hanno il diritto di godersi la vita, pagata dai pochi giovani di cui sopra.

    Guarda le statistiche dell’età pensionabile in Europa e riscrivi sto post.

    Ripeto: indecente.

  • Focaccia ha scritto :
    Siii! Italiani moltiplicatevi perchè serve gente da spremere ! Servono le formiche che devono reggere l’economia dei pochi, l’avidità dei folli.Dovreste spiegarmi con quale lavoro sicuro dignitoso e ben retribuito mio figlio dovrebbe pagare la mia pensione.Mentre ci motiviamo con romantici ideali rinunciando alla ragione, mani ciniche frugano affamate nella nostra vita beffando i nostri valori più genuini e nobili.

    se è per questo già adesso mi chiedo come con il mio lavoro potrò pagare la pensione ai miei di genitori, ma questa è un’altra storia

    dobbiamo anche sperare in qualche cosa di meglio nei prossimi 20 o 30 anni, altrimenti questo blog o mille altri convertiamoli in quotidiani lamenti e smettiamola coi dibattiti

    a mia figlia potranno togliere tutto, ma non gli ideali con i quali cresce, i sogni e il pensiero, così come nessuno li ha tolti a me, altrimenti suicidiamoci in massa, che la vita non ha senso

    o forse state puntando in modo più soft all’estinzione del popolo italiano? o stanno puntando a questo e voi ne state assecondando il progetto?

  • …ma che discorso da disfattista!!! qui si stanno facendo i conti senza l’oste, se uno vuole lavorare fino 60anni, poi chi gliela paga la pensione per i restanti 40?? una piccola curiosità: il sistema pensionistico fu introdotto in Germania verso la fine del 1800, pensione di vecchiaia per chi raggiungeva 70 anni. l’età media?? era di 45 ANNI!!! ora, va bene che cosi è esagerato, ma anche ricevere la pensione per quasi metà della propria vita mi sembra una pretesa fuori dal mondo!!!

    • Betty, non è un discorso da disfattisti. E’ necessario prendere coscienza del fatto che perseguire in questa logica “numerica” sull’approccio al problema della vita, del lavoro, della vecchiaia è fallimentare proprio per quello che stai dicendo tu, e per l’impossibilità di sostenere un modello che sta portando all’implosione e al declino della società moderna.

      Bisogna ragionare di redistribuzione, sostenibilità, decrescita, localizzazione e così via. Queste sono le vie di uscita. Continuare a dire: lavorate di più, costruiamo più polli da batteria significa solo avere ancora più pensioni da pagare in futuro, avere ancora più rifiuti da smaltire, ancora più oggetti da consumare e discariche da riempire.

      Si deve cambiare. Oggi. Si deve avviare un dibattito culturale sulla necessità di trasformare il modello imperante in qualcosa di eco e umano-compatibile.

  • Care nazioni occidentalizzate, l’avete scelto voi il sistema capitalistico….. questo sistema presuppone che vi sia poca gente che se la spassa e moltissimi Fantozzi che lavorano. Fino a quando tutti questi fantozzi abbiano l’ideale egoistico di diventare come quei pochi non cambierà mai nulla!

    • Quello che hai descritto tu è la degenerazione attuale del capitalismo non il capitalismo. Visto che ritengo che ogni modello sociale sia idealmente funzionante, dal comunismo al capitalismo, sono le degenerazioni a dover essere attaccate non il modello in se.

  • C’è un problema in tutti noi, come esseri umani, derivato dal fatto che siamo il prodotto dell’evoluzione della specie, proprio come per i polli e i pesciolini.

    Ad esempio sappiamo relazionare con un certo numero di nostri simili, una numero a due o tre cifre, non di più, non solo perchè non ne abbiamo il tempo, ma perchè per milioni di anni andava bene così. Ma oggi c’è il mercato globale, che non risparmia nessuno, neppure se si nasconde in fondo a una caverna.

    Lasciamo stare i cattivoni che lo impongono per la loro cattiveria, sarebbe così comunque in una qualsiasi civiltà intelligente, tecnologica.

    La stessa intelligenza che ci ha salvato le chiappe tante volte adesso rischia di distruggerci, con l’abuso stupido dei suoi stessi frutti. Ecco che la soluzione appare evidente: solo l’intelligenza può salvarci, come eccezione ai vincoli darwiniani.

    In questo caso parliamo di pensioni, di stili di vita, di libertà e di valori, con emozioni viscerali che tradiscono l’incapacità di risolvere il problema.

    Infatti il problema è irrisolvibile a livello locale, nella dimensione limitata delle nostre capacità relazionali. Ma basta usare l’intelligenza nel posto giusto, a livello globale, ed ecco che tutte le logiche dei cattivoni diventano palesi, come diventa palese che stiamo affogando in un bicchier d’acqua, altro che pesciolini, siamo semplicemente cretini, a non averci “pensato” prima. I cattivoni esistono, ma li abbiamo creati noi, e con un pensiero possiamo distruggerli, da domattina.

  • byoblu ha scritto :
    QUi l’unica cosa che mi sembra indecente è la tua mediocre apertura mentale. Questa mancanza di visione laterale rispetto ai problemi da risolvere è il vero problema da combattere.Leggiti altri commenti, anche miei, al post, poi magari ne riparliamo, ma spostando di livello le argomentazioni.

    Caro Messora,

    sinceramente non sono il tipo che le manda a dire, e se il tuo post mi sembra “indecente”, scrivo che è “indecente”. Se ti offende, problema tuo. Invero non sono abituato a postare commenti, leggo molti post, ma scrivo poco. Quando scrivo, di solito, è perchè un blogger di cui mi fido, “caga di molto fuori dalla tazza”. Come hai fatto tu adesso. Niente di irreparabile. Ma è un fatto. Mi spiace che tu abbia scritto queste cose, perchè ti leggo (spesso) e mi è anche capitato di condividere alcuni tuoi post.

    Ciò che hai scritto è però condito con una superficialità disarmante. Il problema delle previdenza sociale è un problema gravissimo, una mannaia sopra la mia (nostra) testa (egoisticamente parlando). Problema che ho avuto la fortuna di studiare, e fidati, non si può riassumere con un post che parli di alienazione schiavo-capitalistica (chi ti scrive è in fissa con temi come l’alienzione da lavoro non pagato o da societa dello spettacolo… da Marx a Debord per intenderci).

    Si tratta di un tema difficile, che richiede una ricerca approfondita di stampo statistico. Studia l’evoluzione e gli indici di mortalità e nascita. Le aspettative di vita. Le riforme pensionistiche. Studia come lo stato spende i soldi, ovvero quanto del montante viene speso in pensioni e quanto in altri servizi socialmente utili (casa per esempio) e poi confronta con altri paesi. Studia come vengono elagrite le pensioni dallo stato, in base a quali criteri, aspettative di vita, come vengono calcolate (ci sarebbe tanto da scrivere qui…).

    Prima di parlare di visione (o pensiero) laterale, ci sono i numeri, i numeracci.

    Poi parliamo di quello che vuoi.

    Il mio è un cosiglio.

    William Ricci

     

    • Caro William,

       non trovo indecente il mio post perché la tesi che evidenzia è questa: “Viviamo in una società dove tutti si vantano del fatto che i nostri figli vivranno fino a cento anni, ma nel contempo continuiamo a dover lavorare di più per risolvere problemi intrinseci alla natura della nostra società. La società (=Draghi) dice che siamo costretti a lavorare più a lungo, ma la stessa società (=economisti, politici bla bla bla) non dice che dobbiamo gioco forza smetterla di incunearci in questo vicolo cieco della crescita esponenziale e incontrollata. Nessuno parla di decrescita, nessuno parla di riduzione dei consumi, nessuno parla di reddito di cittadinanza alla Auriti (da approfondire quantomeno), nessuno parla di mille cose che sono gioco forza connesse con il discorso del futuro.
      Non è un discorso “contro-draghi”, ma un discorso per stimolare le coscienze a riflettere sul senso della parola “progresso”, sul senso di questo allungamento della vita, sulla necessità di riappropriarci della “nostra vita”. Non sono “contro il lavoro”. E’ indubbio che un tempo (non cento anni fa) il lavoro era fare qualcosa di utile alla sopravvivenza, come raccogliere erbe medicinali, costruire armi di difesa e armi da caccia, costruire palafitte o utiensili a vario titolo, ed era un lavoro “naturale”, che non ti dissociava dalla tua natura di creature dell’universo. Oggi, essendo il lavoro così alieno rispetto alle esigenze di immersione nella madre terra che qualsiasi organismo fisico ha, resta il paradosso che uno deve poter cominciare a vivere (= da qui il discorso dei tramonti) solo da vecchio, nell’unico momento che gli resta per poter finalmente uscire di casa, dagli scatolotti di metallo che chiamiamo auto, dai supermercati, dalle fabbriche, dalle officine, dagli uffici col neon perenne anche di giorno perché la luce del sole non entra… Da qui la contraddizione di un’età della vita che si allunga, e della protrazione di una condizione di schiavità rispetto alla naturale inclinazione dell’essere umano ad essere parte, ed a sperimentarne la naturale condizione, di un creato che è inscindibile da lui, ma che ormai vive solo nella fantasia e dietro agli schermi di un maxi tv al plasma, mascherato dietro al logo di National-Geographic o come si chiama.

      Il post non vuole essere un trattato di previdenza, ma una riflessione sul senso della cultura che stiamo producendo, e in questo senso non mi sembra affatto indecente. E’ indecente, tutt’altro, non parlarne e limitarsi a far passare il concetto che sia necessario aumentare l’età lavorativa senza alcuna trattazione organica sul problema, serissimo, che ci troviamo ad affrontare.

      Siamo troppi, caro amico mio. Non ne usciremo lavorando di più. Ne usciremo cambiando testa.
      Con rispetto per la tua esperienza e la tua conoscenza.

    • Giusto per la precisione.

      Draghi ha detto ciò che ha detto all’interno di un contesto accademico lontano da interpretazioni, condivisibilissime, sui contesti alienanti che caratterizzano il mondo del lavoro e regolano il nostro “tempo libero”. Non si parlava della nostra condizione di consumatori incosapevoli, o lavoratori privi di coscienza. 

      Inoltre, proporre un innalzamento dell’età pensionabile non vuol dire non doverne parlare…. Ovvio che tra una segretaria e un metalmeccanico ci sono delle differenze.

    • Infatti e’ proprio con la cosapevolezza della nostra esistenza di esseri umani e sull’analisi della vita che conduciamo e che i nostri simili conducono e su come possiamo migliorarla per tutti che ci salveremo. Non sicuramente lavorando fino a 100 anni e di conseguenza consumando. Stiamo riducendo il pianeta in un’immondiziaio e sprecando tutte le sue risorse. Hai nominato il professor Auriti ed il reddito di cittadinanza. Questa e’ la soluzione. Le banche e d i banchieri come Draghi ci servono solo a schiavizzarci tutti e a distruggere la terra, non solo con l’immondizia, ma anche con le guerre che finanziano. Non servono all’economia vera. Oltre ad Auriti guardate cosa scrive Thomas Greco questo e’ il link ad un articolo di Global Rsearch sul suo ultimo libro, La fine dei soldi ed il futuro della civilizzazione. 

      http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=15651

      Questi sono argomenti validi e non il lavoro fino a 100 anni

  • byoblu ha scritto :
    Francy, no. Ragioniamo anche in senso “astratto”, ovvero parliamo di visioni, perché è esattamente continuando a ragionare sul contingente che si producono risultati disastrosi e sempre peggiori come quelli che descrivi tu.Ragioniamo sulle soluzioni, giusto, e applichiamole alla società prima che imploda su se stesso.

    si ma le visioni sono proiezioni di noi stessi… se ci proiettiamo sull’isola dei famosi tra cocchi e mare blu non se ne esce… io sono abituata a lavorare sul contingente coi piedi ben saldi, che le utopie degli anni 70, meravigliose, in questo paese si son tramute nei peggiori incubi

    oggi ci mancava l’ampliamento di malpensa (ed è già vuoto lo scalo con due terminal ora!!!) che ce ne facciamo del terzo? han chiuso anche tutti i negozi, c’è il deserto… e un bel ponte sullo stretto mentre la provincia di messina se ne frana, tra un terremoto e l’altro x altro, qua i sicliani non chiedono a giualiani, eprchè sono abituati a scosse ben più forti delle strumentali, da sempre (vedere iside x credere, un mese a caso) mentre si ribadisce che i gay in quanto tali si autorizza a essere menati… e noi ragioniamo per astratto…

  • aggiugno anche una provocazione, che tanto provocazione non è, visti i dati e viste le risposte anche, di alcuni commenti

    io non riesco a sentirli i 30enni 40enni che mi dicono non faccio figli perchè il mondo fa schifo e si soffre troppo

    mi pare solo un discorso egoistico, fortemente immaturo e di chi non si vuole o non è capace, pur adulto esteriormente, di prendersi impegni e responsabilità a lungo periodo, per sempre, due paroline che terrorizzano il maschio medio “giovane” italiano, che ormai i giovani in Italia non sono i 20enni come nel resto del mondo, ma i 30/40enni!

    ecco cari “giovani”, è ora di crescere e diventare adulti!

    questo perchè Claudio parla dei nostri figli, ma Claudio, quanti dei commentatori hanno figli di cui stanno ragionando, o hanno intenzione di farne? perchè i figli italiani sono una specie in via d’estinzione e questo è già un problema tra scuole che chiudono, che si accorpano, e insegnanti in quantità industriale, e sarà sempre più un problema, quando già ora almeno un quarto di ogni classe ha il colore della pelle diverso dal bianco

    aggiungo inoltre che “i nostri figli” cresceranno in un mondo con le frontiere aperte e voli orari anche verso altri continenti: se pensate che l’italia sia un acquario, “i nostri figli” potranno uscirne quando vorranno e scegliere di vivere altrove… pensare di non far figli perchè la situazione italiana è catastrofica è quantomeno avere una visione parecchio limitata di questo pianeta, c’è vita oltreconfine!

    ora possiamo tornare a parlare delle nostre pensioni e di quelle dei “nostri figli”!

    • anch’io, a livello personale, credo che la scelta di non fare figli sia figlia di un’irragionevole perversione mantale auto-cannibile e innaturale.

      La selezione naturale esiste, ma la fa la natura, non la facciamo da soli.
      Cionondimeno, ragionando non su scala individuale ma su scala universale, certo non possiamo sostenere un aumento esponenziale della popolazione, e presto o tardi ci penserà la carestia a sistemare le cose.

      Non tutto è così semplice come sembra….

  • byoblu ha scritto :
    anch’io, a livello personale, credo che la scelta di non fare figli sia figlia di un’irragionevole perversione mantale auto-cannibile e innaturale.La selezione naturale esiste, ma la fa la natura, non la facciamo da soli.Cionondimeno, ragionando non su scala individuale ma su scala universale, certo non possiamo sostenere un aumento esponenziale della popolazione, e presto o tardi ci penserà la carestia a sistemare le cose.Non tutto è così semplice come sembra….

    quindi dice che questi trentenni non fan figli per bilanciare l’africa… mi sa che non ne usciamo!

    io temo di più che il sogno dell’eterna giovinezza, propinato dal potere con la cura maniacale dell’immagine ovunque ti giri, ha contribuito anche a tutto questo e forse adesso, si dovrebbe riflettere su dove vogliamo andare e come ci vogliamo arrivare, siamo inchiodati alla meravigliosa sessantottina forever young che da giovinezza del pensiero e degli ideali è diventata giovinezza d’immagine da peterpan

    scusa se ho esulato ma questo post tira fuori molte riflessioni e non riesco a ragionare di futuro senza vederne i protagonisti, del futuro

    • I trentenni non fanno figli perchè con il mercato del lavoro attuale non riescono a comperarsi (a volte neanche affittarsi) una casa, non riescono ad avere un lavoro stabile, e hanno bisogno di DUE stipendi almeno per CAMPARE: se la donna resta incinta, con il magnifico “lavoro flessibile” degli ultimi anni, si vede lasciata a casa senza spiegazioni.

      Lo so che a un operaio o un impiegato che lavora per una grande azienda sembrerà strano, eppure il tessuto sociale oggi è composto da gente che lavora per PICCOLE e MEDIE aziende, che hanno questi comportamenti. Fanno cooperative NON per i motivi nobili per cui nascono le cooperative, ma per SFRUTTARE i lavoratori e disfarsene quando non serve.

      In queste condizioni, per MOLTE coppie 30enni è più difficile pensare ad un figlio.

      Poi sicuramente ci saranno anche gli egoisti che preferiscono stare senza figli, ne conosco tanti. Ma non di meno ce ne sono altrettanti che VORREBBERO ma NON POSSONO.

      Quindi non generalizziamo. 

  • Attenzione a fare questi discorsi, che è facile cadere nell’inevitabile gorgo delle “corporation”, delle “logge”, del bisogno di visualizzare i problemi da un’ottica elevata, ovvero quello delle “risorse e dei consumi”. Più di duemila anni di storia politica, filosofica ed economica, non ci hanno dato decisive risposte. Siamo rimasti al periodo degli Spartani, che buttavano le persone inutili dal monte Taigeto, dove s’immolavano questi, “in nome del favore degli dei”. La storia non cambia poi molto. Ogni fine-inizio decade, i sapienti, per lo più discendenti dei conduttori di “televaticano”, “radiomaria”, “testimoni di jehova”, “tedispensatori di VannaMarchiVerità”, si sbracciano e ci convincono della veridicità delle loro tesi, forse anche taluni in buona “Fede”[…] L’uso delle MEMESI e delle NEMESI, non è poi molto cambiato da allora e  sempre sarà. Ecco giustificati genocidi, guerre, ronde, militarizzazione della politica, giustificazione dei vari banditogiuliano, esasperazione nell’utilizzo di cementificazione del pianeta, giustificazione nell’incomprensibile sperpero d’ingenti quantità di uomini, mezzi e soldi, che si potrebbero diversificare, casomai, e quì dico un’eresia, se si utilizzassero per una migliore ridistribuzione della ricchezza, eliminando virulenti, costosi problemi, comeTalebani e Tossici. Forse, credo io, nella mia ignorante visione del complessivo quadro della storia, come pure è stato egregiamente narrato da Burroughs, da Tarantino,  come pure da Spyke Lee e dal maestro Kubrick e molti, molti altri, LA VITA E’ UNA QUESTIONE DI QUALITA’ E NON DI QUANTITA’. Forse dovrebbero far studiare “il libro tibetano dei morti” al liceo, invece dei promessi sposi.

  • byoblu ha scritto :
    ” … La società (=Draghi) dice che siamo costretti a lavorare più a lungo, ma la stessa società (=economisti, politici bla bla bla) non dice che dobbiamo gioco forza smetterla di incunearci in questo vicolo cieco della crescita esponenziale e incontrollata. Nessuno parla di decrescita, nessuno parla di riduzione dei consumi, nessuno parla di reddito di cittadinanza alla Auriti (da approfondire quantomeno), nessuno parla di mille cose che sono gioco forza connesse con il discorso del futuro.Non è un discorso “contro-draghi”, ma un discorso per stimolare le coscienze a riflettere sul senso della parola “progresso”, sul senso di questo allungamento della vita, sulla necessità di riappropriarci della “nostra vita”…

    Giusta riflessione ma mi trovo costretto a far notare una verità scomoda: siamo troppi. Non mi riferisco di certo all’Italia ma al mondo intero. Possiamo ridistribuire le risorse, pensare a nuove politiche ma un dato è certo: se tutti gli esseri umani (7 miliardi circa)  si mettessero a mangiare la giusta quantità di cibo che consuma mediamente una normale persona “occidentale” le risorse verrebbero presto a mancare. Non parliamo poi se tutti quanti pretendessero anche lo stesso tenore di vita. Quale è la soluzione a questo problema? Per quando mi sforzi di trovarne una, finisco sempre nel cadere in pensieri che non voglio proporre in questa sede.

    Se a questo aggiungiamo il desiderio di smettere di produrre per godersi la vita la soluzione diventa ancora più lontana. In un altro post hai risposto: pensiamo in astratto. Chi ragiona sui freddi numeri troverà soluzioni efficienti ma drastiche, chi ragiona in astratto non concepirà mai nulla di realizzabile. Credo che la giusta via stia nel mezzo.

  • byoblu ha scritto :
    Caro William, non trovo indecente il mio post perché la tesi che evidenzia è questa: “Viviamo in una società dove tutti si vantano del fatto che i nostri figli vivranno fino a cento anni, ma nel contempo continuiamo a dover lavorare di più per risolvere problemi intrinseci alla natura della nostra società. La società (=Draghi) dice che siamo costretti a lavorare più a lungo, ma la stessa società (=economisti, politici bla bla bla) non dice che dobbiamo gioco forza smetterla di incunearci in questo vicolo cieco della crescita esponenziale e incontrollata. Nessuno parla di decrescita, nessuno parla di riduzione dei consumi, nessuno parla di reddito di cittadinanza alla Auriti (da approfondire quantomeno), nessuno parla di mille cose che sono gioco forza connesse con il discorso del futuro.Non è un discorso “contro-draghi”, ma un discorso per stimolare le coscienze a riflettere sul senso della parola “progresso”, sul senso di questo allungamento della vita, sulla necessità di riappropriarci della “nostra vita”. Non sono “contro il lavoro”. E’ indubbio che un tempo (non cento anni fa) il lavoro era fare qualcosa di utile alla sopravvivenza, come raccogliere erbe medicinali, costruire armi di difesa e armi da caccia, costruire palafitte o utiensili a vario titolo, ed era un lavoro “naturale”, che non ti dissociava dalla tua natura di creature dell’universo. Oggi, essendo il lavoro così alieno rispetto alle esigenze di immersione nella madre terra che qualsiasi organismo fisico ha, resta il paradosso che uno deve poter cominciare a vivere (= da qui il discorso dei tramonti) solo da vecchio, nell’unico momento che gli resta per poter finalmente uscire di casa, dagli scatolotti di metallo che chiamiamo auto, dai supermercati, dalle fabbriche, dalle officine, dagli uffici col neon perenne anche di giorno perché la luce del sole non entra… Da qui la contraddizione di un’età della vita che si allunga, e della protrazione di una condizione di schiavità rispetto alla naturale inclinazione dell’essere umano ad essere parte, ed a sperimentarne la naturale condizione, di un creato che è inscindibile da lui, ma che ormai vive solo nella fantasia e dietro agli schermi di un maxi tv al plasma, mascherato dietro al logo di National-Geographic o come si chiama.Il post non vuole essere un trattato di previdenza, ma una riflessione sul senso della cultura che stiamo producendo, e in questo senso non mi sembra affatto indecente. E’ indecente, tutt’altro, non parlarne e limitarsi a far passare il concetto che sia necessario aumentare l’età lavorativa senza alcuna trattazione organica sul problema, serissimo, che ci troviamo ad affrontare.Siamo troppi, caro amico mio. Non ne usciremo lavorando di più. Ne usciremo cambiando testa.Con rispetto per la tua esperienza e la tua conoscenza.

    Claudio, tutto questo esiste ancora. Certo dobbiamo difenderlo, dobbiamo mediarlo con una nuova ecologia. Ma mia figlia sa che il latte non nasce nel tetrapk del supermercato (a proposito: finalmente in lombardia da meno di un mese si ricicla, buttatelo con la carta!) ma che lo fan le mucche perchè puoi ancora scegliere come vivere, nonostante tutto. sa che ci sono diversi sacchetti per i diversi “rifiuti”. Puoi fare esperienza anche abitando nella metropoli. Basta spostarsi di poco, ogni tanto. Sul web ci si informa, poi la vita è altrove, poi magari  sul web si torna per trovare confronto e scoprire cose nuove.

    La nostalgia per “la campagna” la sentiva già Virgilio e attraversa tutta la storia della letteratura fino agli intellettuali odierni… esiste ancora, difendiamola e promuoviamola, protesta e proposta, se no son solo sterili lamenti. Le piazze dei nostri paesi devono essere il salotto di casa nostra, i parchi i nostri giardini, apertura mentale serve a questo paese per cambiare.

  • Erebus74 ha scritto :
    I trentenni non fanno figli perchè con il mercato del lavoro attuale non riescono a comperarsi (a volte neanche affittarsi) una casa, non riescono ad avere un lavoro stabile, e hanno bisogno di DUE stipendi almeno per CAMPARE: se la donna resta incinta, con il magnifico “lavoro flessibile” degli ultimi anni, si vede lasciata a casa senza spiegazioni.Lo so che a un operaio o un impiegato che lavora per una grande azienda sembrerà strano, eppure il tessuto sociale oggi è composto da gente che lavora per PICCOLE e MEDIE aziende, che hanno questi comportamenti. Fanno cooperative NON per i motivi nobili per cui nascono le cooperative, ma per SFRUTTARE i lavoratori e disfarsene quando non serve.In queste condizioni, per MOLTE coppie 30enni è più difficile pensare ad un figlio.Poi sicuramente ci saranno anche gli egoisti che preferiscono stare senza figli, ne conosco tanti. Ma non di meno ce ne sono altrettanti che VORREBBERO ma NON POSSONO.Quindi non generalizziamo. 

    rispondevo a chi ha scritto non faccio figli per mettere altri sofferenti al mondo

    sono nell’esatta condizione che hai descritto, e con una laurea! eppure precaria, con un mutuo ventennale e tutto il resto e ti rispondo: si può fare! ed è la scelta migliore che abbia mai fatto in vita mia, chiedi a chiunque abbia un figlio se tornerebbe indietro, nonostante i problemi, per non farlo.

  • Salve, ho visto alcuni tuoi filmati prima ma questa è la prima volta che commento, lo faccio perchè quello che hai scritto è lo stesso che io ho pensato tante volte e perchè volevo agganciarmi al tuo post per porre una questione riguardo alle statistiche: quali “vite” vengono contate in questo campione? Perchè se è vero che il progresso ci ha allungato la vita grazie alle migliorie nella medicina e nello stile di vita è altrettanto vero che ce l’ha accorciata per via del rovescio della medaglia di questo progresso: molte persone muoiono in incidenti stradali, a causa dell’abuso di determinate sostanze spesso tagliate con della robaccia e che oggi sono facilmente reperibili, a causa di malattie parzialmente indotte dagli effetti nocivi di ciò che troviamo nel cibo, nell’acqua, nell’aria e nelle stesse medicine, e queste sono solo le prime che mi vengono in mente. Mi chiedo, queste morti sono contate nella statistica? Secondo me no, perchè molte di queste morti non sono quantificabili, eppure è indubbio che siano causate in modo più o meno diretto dal progresso, e che per produrre una statistica affidabile sull’aspettativa di vita che questa società può offrirmi debba tenerne conto. Poi oh, può anche darsi che vengano contate, in questo caso non posso che esserne felice, eppure a guardarsi intorno, seppure sia vero che ci sono molti anziani, mi sembra che pochi arrivino a cent’anni, e quella stando a loro dovrebbe essere la media!

  • Dai commenti letti (circa una decina) non capisco il perchè non si riesca a vedere al futuro. Lo si vede solo dal punto di vista economico, eppure la recente crisi dovrebbe svegliarci sui pericoli del sistema pensionistico che vorrebbero.

    Pensiamo ad una situazione abbastanza comune nel nostro paese (o perlomeno, io ne vedo tanti di casi del genere):

    – genitori anziani; frequentemente uno dei due con demenza senile, alzheimer o malattie invalidanti o con i propri genitori in queste situazioni.

    – figli sposati con bambini

    questa mi pare essere abbastanza comune come cosa.. partiamo da qui, perchè se il figlio perde lavoro, oggi le pensioni dei genitori (e i loro risparmi) sostengono il figlio (e lo abbiamo visto… le pensioni alla fine integrano lo stipendio del figlio); domani i genitori potrebbero non avere una pensione adeguata, non essere ancora in pensione o non avere risparmi a sufficienza per tappare il buco. Se poi a questa situazione ci mettiamo la malattia di uno dei genitori (quando non tutti e due) abbiamo una situazione drammatica.

    Altro passo importante nella vita della famiglia: se i bambini son piccoli ed i nonni lavorano (o badano ai loro genitori) è ovvio che ci sarà bisogno di una baby sitter. Se c’è la disponibilità economica bene, sennò?! Ci pensa il lorazepam e la mamma tv!?

    Bisogna pensare alle conseguenze e portarsi avanti negli anni (per quello che si può o si riesce).

    Viviamo per lavorare o lavoriamo per vivere? Il confine si sta assottigliando giorno dopo giorno.

  • questo post è FE-NO-ME-NA-LE!!!!Ecco come la vedo io:il problema fondamentale del progresso,non è il progresso in se,ma l’uso che se ne fa quindi il consumismo più  sfrenato…evolversi tecnologicamente migliorando l’intelligenza collettiva,è una cosa praticamente istintiva per l’uomo…il problema è il modo in cui questo avviene…per esempio,il cellulare è uno strumento incredibilmente utile…io vorrei avere un unico cellulare per tutta la vita costruito bene,che duri nel tempo e,se si rompe,poterlo aggiustare;non cambiarlo 1 volta all’anno per essere alla moda…stesso discorso,per esempio,per i pantaloni…io stesso ho un armadio pieno di pantaloni che nemmeno metto più eppure un pantalone vale l’altro,serve per coprirsi dal freddo ecc

    per tutte queste cose siamo COSTRETTI a lavorare di più…è un incantesimo imposto tramite tecniche persuasive sofisticatissime…

    non ci rendiamo conto che stiamo buttando la vita,molto probabilmente l’unica,nel cesso…sia l’operaio da 1000€ al mese(anche se qui ci sarebbe da fare un discorso a parte per ovvi motivi) sia l’imprenditore da 20000€ al mese…

    sveglia alle 6,7 del mattino,traffico mattutino,lavoro dalle 8:30 fino alle 19:30,traffico serale,televisione,dormire e via di seguito per 5-6 giorni alla settimana per 365 giorni all’anno,per tutta la vita…

    stiamo sprecando la vita in CAZZATE per cosa?Alla fine per niente…per crepare…senza mai aver visto nemmeno un decimo del mondo in cui viviamo o peggio,senza nemmeno conoscere abbastanza le persone che ti circondano per mancanza di tempo…

    l’uomo,anzi che vivere in armonia con la natura,rispettandola,è l’unico animale che la distrugge vivendo in modo,appunto,innaturale…

  • dimenticavo…l’unica salvezza per il pianeta e per il nostro spirito,per renderci sereni psicologicamente e in armonia con la natura,è “imporci” uno stile di vita basato sulla decrescita…ne abbiamo solo da guadagnarci e non in denaro…ma in FELICITà…

  • Draghi, il nuovo Presidente del Consiglio (non ce n’eravamo accorti, si pensava che bastasse Scilvio a fracassarci le palline) c’invita a lavorare di più per pagare meno pensioni; a parte che non c’è un cristo (parlo dell’opposizione, quella cosa strana dove c’è anche la cilicia binetti, per intenderci) che gli ricordi che i parlamentari in pensione ci vanno dopo una legislatura (“La casta” l’ho letto solo io?), quello stesso cristo dovrebbe ricordargli che se dal fondo pensioni si continua a prendere i soldi per pagare la cassa integrazione, si dovrà lavorare anche dopo morti. Io ci sto, dopo morta voglio fare il fantasma alla nightmare e far scoppiare d’infarto tutti i papponi come lui.

  • “Perchè così duro!” disse una volta il carbone da cucina al diamante “non siamo forse parenti prossimi?”

       Perchè così teneri? Questo, fratelli miei, chiedo io a voi: non siete – i miei fratelli?

       Perchè così teneri, così cedevoli e remissivi? Perchè tanto negare, tanto rinnegare nel vostro cuore? E così poco destino nel vostro sguardo?

       E se non volete essere dei destini, se non volete essere inesorabili: come potete – vincere con me?

       COSì PARLò zARATHUSTRA

     

     

  • Claudio oggi volevo fare delle critiche sul suo blog, premetto che parecchi post pubblicati sul suo sito sono stati molto utili per la mia formazione e per molte persone che io conosco.

    Prima una domanda, accetterebbe sponsorizzazione dell’attuale p.d.l. ?

    Dico questo perchè con la sponsorizzazione dell’Italia dei valori, ha più difficoltà a parlare (qualora volesse farlo ) della condanna anche in appello di Antonio Di Pietro di infedele patrocionio.

  • Che dire……pienamente d’accordo con “Byo” !!

    non riusciamo,o meglio, non vogliamo credere che ci stanno trattando come polli da allevamento!! SVEGLIAAAA!!!

  • a proposito di draghi e polli, oggi mi si è palesata una inquietante coincidenza di sequenza di eventi: rientro dei capitali dall’estero, apertura di una nuova cassa del mezzogiorno e ponte sullo stretto come regalo natalizio

  •  E’ chiaro che, aprendo le finestre al mattino, Messora constata lo scempio chimico.   Fingere che tutto sia normale è molto difficile. Non so quanti lettori abbiano colto l’allusione alle chemtrails (scie bianche), magnetizzati da altri contenuti del testo scritto da Messora, non tutti condivisibili, ma efficacemente raggrumati in uno scenario che ricorda la sfigurata, orrida pittura di Francis Bacon.

     

    Lavoro etimologicamente è “fatica”, “travaglio”. Perché Draghi non lavora ed i pollli sì?

     

    Cordialità

     

  • Sono un frequentatore di questo blog da parecchio, ma non avevo mai visto una cosa come in questo post, mi riferisco ai voti dati alle risposte, un sacco. Inoltre prendono dei voti bassissimi tutti quelli che sposano la tesi di Claudio o che comunque hanno qualcosa da ridire su quel bravo uomo di Draghi…

  • E’ incredibile quanti sostenitori ed estimatori annoveri Draghi. Certo anche il riferimento a certi singolari fenomeni uranici ha irritato molti occultatori che si rodono non poco. I loro voti bassi sono indizio di bassezza.

     

    Cordialità

    • Anch’io non ho parole. Sono sconcertato dal vedere a che livello siamo messi. E qui’ c’e’ la gente della rete. Immaginati gli altri…….. E poi criticano emilio fede e berlusconi. Forse questo e’ quello che la maggior parte degli italiani si meritano.

      Che tristezza!

    • Blast, non solo hai perfettamente ragione, ma esegui una diagnosi perfetta di questa società di polli da spennare e da sgozzare che amano essere torturati nelle batterie per essere poi macellati e finire tra le mandibole dei draghi. Oltre ai vari disinformatori, legioni di idioti affetti da sindrome di Stoccolma, ingrossano le schiera del volgo ignorante e crasso. 

       

      Ciao 

  • Riflessione dopo aver letto i commenti ed aver visto i loro voti: 

    Ai polli non piace essere cosi’ chiamati. Al posto di allargare i loro orizzonti di vedute e rendersi conto che la nostra civilizzazione e’ basata sullo sfruttamento e sul consumo di tutte le risorse sia naturali che umane (i polli) : piu vivete e piu’ vi sfruttiamo, cercano di giudtificare il loro stato come se non ci sia altra soluzione e questo sia il prezzo da pagare per la civilizzazione. 

    Per questo motivo e’ difficile che le cose cambino in meglio. Nessuna malattia si puo’ curare se il paziente non riconosce di essere malato. 

    Fin che i polli non si ribelleranno, i drghi li spenneranno vivi. Purtroppo chi l’ha capito sta aspettando che la coscienza collettiva muti e che finalmente si cominci a vivere da esseri umani e che i draghi tornino a far parte delle fiabe.

    Attenzione,  non raccontate pero’ queste fiabe ai vostri figli perche se no avranno incubi tutta la vita

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