Ignazio Marino c'è

 

Se volete ristrutturare casa, chiedete a un architetto. Se il motore batte in testa, chiedete a un meccanico. Se invece volete regolamentare la rete, chiedete a showgirl, presentatori avvocati salva premier, a chiunque insomma tranne che ai provider, ai sistemisti, ai teorici, agli informatici, agli esperti di comunicazione web 2.0, ai blogger e ai netizen in genere.
Le leggi che fate non hanno senso? Non fa niente: per 30 milioni di italiani  non ci sarà alcun problema. Non capiranno che state compiendo uno scempio – né più né meno che costruire un supermercato al posto del Colosseo – perché per loro i computer sono entità esoteriche, oggetti d’arredamento, nemici giurati da cui stare alla lontana: non li sanno neppure accendere, manca loro qualsiasi cognizione di base. Per costoro, Emilio Fede è un esperto di rete e i suoi servizi dai toni apocalittici, che enfatizzano qualsiasi idiozia circoli in rete, sono tutto quello che conoscono della più grande rivoluzione culturale della storia dell’umanità.
Dopo la poliziotta Carlucci, il proibizionista D’Alia, i bulldozer Pecorella e Costa, l’incostituzionalista Alfano, i burocrati Levi & Prodi, l’istigatore all’evasione fiscale Barbareschi e dopo tutti gli altri che hanno pasticciato nella rete con l’unico scopo di frenarne l’espansione, finalmente qualcuno ha pensato di fare quello che chiunque farebbe nell’accostarsi a una materia che non conosce: chiedere.
Qualche settimana fa, Ignazio Marino ha radunato la gente del web, a Roma, li ha messi intorno a un tavolo, li ha lasciati parlare e ha preso appunti. Da quell’incontro, al quale ho partecipato anche io, è stato redatto un documento: Noi e la Rete, che andrà ad arricchire la mozione Marino e sarà proposta come linea guida all’interno del PD.

Tra oggi e domani un nuovo segretario finirà comunque per essere eletto. Meglio Marino.

NOI E LA RETE

IL DOCUMENTO DELLA MOZIONE MARINO PER FAVORIRE LA DIFFUSIONE DI INTERNET E DEI NUOVI MEDIA 

Questo documento è il risultato di una serie di riflessioni condivise nell’ultimo mese con diversi esperti di culture digitali. Sulla base di 4 punti fermi il documento suggerisce 4 proposte concrete che integrano la proposta della mozione Marino sui temi della rete, sulla libertà di informazione online e sull’estensione dei diritti digitali.
Internet come opportunità
Internet è in mezzo a noi e i bit che circolano in rete trasportano emozioni, valori e passioni. La stessa parola Rete non indica uno spazio digitale intangibile, è piuttosto un sistema di interconnessioni tra persone reali che permette di accedere a una conoscenza lontana dai propri luoghi di origine, superando ostacoli tecnici e economici. I nativi digitali conoscono le potenzialità di questa rivoluzione e sperimentano ogni giorno quanto l’interattività della navigazione arricchisca in termini di nuove relazioni ed esperienze.
Oltre la retorica del digital divide
In Italia la diffusione di Internet è quasi ferma e cresce meno che nel resto di Europa. Gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT (2008) parlano del 42% di abitazioni raggiunte da connessione Internet e di 50% di famiglie in possesso del pc. Il digital divide non è un problema che si risolve con
iniezioni di retorica o con altre operazioni di facciata: le “3 i” di Berlusconi, le lavagne multimediali a scuola proposte della ministro Gelmini, gli investimenti esclusivi sul digitale terrestre. Al contrario è indispensabile ragionare in termini di inclusione contrastando il digital divide su due principali terreni: quello dell’accesso fisico alla rete e quello della diffusione degli strumenti culturali necessari a vivere l’innovazione.
Difendere la libertà di informazione
La libertà di informazione in rete va difesa. Soprattutto in seguito alle recenti proposte di legge che vogliono mettere un bavaglio alla circolazione di contenuti o creare nuovi conflitti di interesse. Limitare la libera discussione su Internet rappresenta, quindi, un errore strategico gravissimo per un paese civile che vuole innovare.
Distinguere tra consumo amatoriale e consumo a fini commerciali
Bisogna distinguere chiaramente tra chi in rete opera per profitto e chi invece pubblica contenuti a fini amatoriali. Non possiamo perseguire allo stesso modo chi distribuisce a fini commerciali file protetti da diritto d’autore e chi scambia gli stessi contenuti a fini amatoriali: la cassetta copiata tra amici negli anni ’80 è nel 2009 il file che si scambiano due appassionati di musica o di serie tv americane. Chi conosce la rete sa che oggi gli user generated content sono una delle ultime frontiere nella produzione culturale di contenuti di pubblico dominio. In questo senso occorre promuovere la creatività attraverso una ridefinizione dei confini del fair use ed incentivi all’utilizzo di forme di licenza alternativa quali licenze creative commons e licenze collettive estese.
Quindi:

  1. Banda larga universale e media literacy
    Il PD deve far propria la battaglia per la diffusione su tutto il territorio nazionale della banda larga, bene universale e prerequisito essenziale per l’accesso a contenuti e servizi, prestando particolare attenzione a quei luoghi dove la bassa densità di popolazione scoraggia gli operatori economici privati ad investire. Devono inoltre essere definite regole eque e precise per chi gestisce la rete. Occorre, allo stesso tempo, diffondere la cultura digitale puntando sulla media literacy attraverso azioni sul territorio dirette a studenti e docenti, a partire dalle scuole pubbliche che devono trasformarsi in palestre digitali per tutti i cittadini che ancora non possiedono gli strumenti per esprimersi in rete.
  2. Garanzie per la libertà di informazione in rete
    Su Internet le norme esistono e sono applicate: chi diffama o insulta sul web è, infatti, identificabile e perseguibile. Semmai mancano in Italia i punti di riferimento legali delle grandi corporation che operano in rete (non esiste, ad esempio, una sede nazionale di Facebook, nonostante siamo iscritti al social network oltre 10 milioni di italiani). Non servono, quindi, nuove leggi sulla rete, serve al contrario una “Carta dei diritti” (Internet Bill of Rights) che fissi ‘garanzie minime’ a livello internazionale: in questo senso la proposta di Rodotà del 2007 è un ottimo punto di partenza che il PD deve impegnarsi a rilanciare. Occorre difendere la neutralità della rete respingendo nettamente la creazione di corsie preferenziali per flussi di dati privilegiati. Il fatto che ogni bit – indipendentemente dal contenuto che contiene e da chi lo invii – abbia lo stesso valore e lo stessa priorità è la garanzia che consente alle idee di diffondersi liberamente online.
  3. Immergersi nella disintermediazione
    Bisogna pensare a nuove modalità di remunerazione per un mercato dei contenuti dove le regole di produzione e distribuzione sono rivoluzionate. Occorre ridimensionare rendite di posizione ormai superate (si spendono, ad esempio, ogni anno 11 milioni di euro per la
    stampa dei bollini SIAE) e decriminalizzare il consumo amatoriale, comportamento sociale diffuso che è soprattutto scambio di valori e non semplice illegalità. Possibili soluzioni sono offerte dalla rete stessa che, lungi dall’essere teatro di scorribande di pirati, è un ambiente
    maturo in grado di venire incontro alle necessità degli autori. Nel campo musicale, ad esempio, la disintermediazione consente ai produttori di comunicare direttamente con i consumatori, accrescendo le possibilità di essere conosciuti e ascoltati. È infatti irragionevole
    lottare per una cultura libera senza provvedere al riconoscimento dovuto a chi tale cultura produce.
  4. Costruire una PA trasparente e accessibile
    Bisogna puntare a realizzare una pubblica amministrazione efficiente e trasparente che grazie alle tecnologie digitali realizzi la piena accessibilità degli atti pubblici. Un’amministrazione che sceglie di investire sul software open source, con un evidente risparmio di risorse e una maggiore valorizzazione del know how pubblico. Occorre, infine, incentivare la realizzazione di servizi pubblici di micropagamenti (aperti ed interoperabili, basati su sistemi telematici o RFID) per compiere piccole transazioni che semplifichino la vita dei cittadini.

APPUNTAMENTI


  FERRARA
Appuntamento domani, domenica 25 ottobre a Ferrara, per il convegno
TESTE LIBERE
Proposte per uscire dall’attuale pantano economico, ambientale, mediatico e democratico
.
Tra i relatori, Claudio Messora: “per una rete libera”. Diretta streaming dal blog, domani dalle 9.30 del mattino.
 Indicazioni:


Hotel Astra – Via Cavour 55 – Ferrara. ore 9.30
Sul Web:


TESTE LIBERE

 


 

6 commenti

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  • Dei tre è l’unico che mi ispiri concretamente.Sarà perchè è una faccia nuova…sarà perchè è vissuto in America…sarà perchè (pur non sapendo chi è Lady Gaga…andatevi a vedere la tripla intervista delle Iene) sembra essere l’unico calato nel reale.Anche se nella puntata di Anno Zero sul “posto fesso” di giovedì scorso mi ha un pò sconvolto la sua faccia stralunata alla domanda di Santoro: voi del PD cosa volete fare?Concertare col governo o dare voce ai lavoratori in cassintegrazione e mobilità che non hanno un’effettiva rappresentanza politica nel paese?

    Diciamo mi sarei aspettata una posizione netta e non un lento biascicare

  • Buona iniziativa di Marino, ma la sostanza di fondo mi è dubbia…
    Sembra sia entrato in campo per volere di Dalema…
    allo scopo che nessuno arrivi al 50% +1…
    Mi sembra che stia facendo una campagna elettorale non per il posto da segretario ma da Presidente del Consiglio !

    ciao

    Paolo C.

  • Dei 3 candidati alla Segreteria del Partito Democratico, Marino mi è sembrato quello più serio e credibile. Il documento che è stato redatto va diffuso, perchè non lo posti anche in versione PDF?

  • Claudio Messora: ma quanto sei un grande???!!!

    E non lo dico solo perché hai fatto questo bellissimo articolo su marino, scrivendo finalmente di una persona seria, ma soprattutto perché ti stai mostrando realmente un blog libero ed indipendente. Libero anzitutto da te stesso. Beppe Grillo non può dire di certo lo stesso. Qualcuno si è chiesto come mai non abbia mai parlato di marino, che pure presenta un programma “a 5 stelle” come direbbe lui???

    Grande Claudio, forza Marino! 🙂

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