La pecora 2.0

Siamo un popolo di creduloni. Crediamo, senza sapere esattamente in cosa. Diciamo di essere cristiani, ma non abbiamo mai letto La Bibbia. Diciamo di essere italiani, ma non abbiamo mai letto la Costituzione. E poichè non possiamo dimenticare ciò che non abbiamo mai imparato, ci sentiamo in pace con noi stessi. La pace dei sensi, il sonno della ragione, il trionfo del gregge.
Perché un gregge possa prosperare servono quattro cose: un ovile, verdi pascoli, qualche cane pastore e un pecoraro. Gli ovili non mancano: fetidi catasti di immondizia brulicanti di un operoso andirivieni, nei quali veniamo ammucchiati per la notte, stretti stretti per non sentire freddo. Le chiamiamo città, case, aree metropolitane, e sono ricoperte di antenne, e sono percorse da milioni di microscopici cunicoli, tortuosi tracciati dove riversiamo la nostra fretta di arrivare, seguendo un itinerario apparentemente casuale, stampato nella circuiteria di silicio che governa i bisogni, le aspirazioni e il libero aribitrio di ognuno di noi, in un immenso crocevia di scambi che si attivano come cilindretti metallici nei buchi delle schede perforate.
Pascoliamo nella società dei consumi come le orde di cavallette calano sulle piantagioni. Divoriamo pappe confezionate in ciotole monodose, disposte sugli scaffali dei supermercati. Assumiamo il mondo in comode somministrazioni multisensoriali che emulano i colori di un tramonto, il furore della tormenta, il dolore della tragedia, la passione dell’estro amoroso. Per scoprire, non è più necessario viaggiare. Bastano un telecomando e National Geographic channel. Per soddisfare i bisogni essenziali non è più necessario cercarsi un partner e neppure avere fantasia: bastano una carta di credito e uno schermo LCD. La vita è pericolosa, piena di imprevisti: meglio emularla, distesi su una poltrona acquistata a rate correndo il solo rischio di ingrassare. Eventualmente, poi, si può sempre simulare una passeggiata all’aria aperta, una nuotata, un’arrampicata su un albero mediante appositi tapis roulant dotati di programmi efficaci e moderni, studiati per ricreare le difficoltà di qualsiasi ambiente, da superarsi comodamente allineati in righe ordinate, come batterie di polli, respirando un’atmosfera mefitica, satura di odori corporei che i filtri dei climatizzatori miscelano con le spore delle muffe e le esalazioni dello sterco dei topi, solo parzialmente mitigate dalle essenze profumate che richiamano la sensazione del muschio selvaggio o della lavanda, un particolare tipo di pianta che cresce negli armadi.
I cani pastore sono tanti, cammuffati da amici, mimetizzati nel gregge. Si fingono al servizio del cittadino, sono dalla tua parte, controllano che tu non abbia a farti male, in fondo è per il tuo bene, che tu non ti allontani troppo, potresti perderti, che tu mangi il contenuto della ciotola e soprattutto che tu ti beva tutto, di modo che il branco resti mansueto e docile, e non opponga resistenza alla tosatura stagionale. I cani pastore abbaiano, latrano, ringhiano, talvolta persino giocano e si rincorrono in mezzo a noi. Ma la sera, dopo che anche l’ultima pecorella è rientrata all’ovile, i cani pastore corrono tutti a scodinzolare sotto alla  tavola del pecoraro, che lancia loro avanzi di prelibate libagioni, ossa di faraona non ancora del tutto spolpate, dolci morsicati e lasciati nel piatto, perfino un goccio di vino, elargito con altezzosa alterigia come un sommelier fingerebbe di descrivere l’eccellente e sublime retrogusto di un vino tra i più raffinati e pregevoli. Nulla di tutto questo è noto nell’ovile, che di giorno conosce solo l’artificioso, spossante e frenetico brulicare della vita nei pascoli, di notte è rinchiuso dentro spesse mura ricoperte da cristalli liquidi che rimandano un’immagine assopita e quieta del mondo circostante, cosicché appare allo sprovveduto ovino che i cani pastori, sue guide amichevoli e fidate, riposino appena fuori dai cancelli, nell’estenuante avvicendarsi dei turni di guardia istituiti a protezione di pericoli inesistenti, giacché sono proprio loro, ossia gli stessi nemici, ad avere il controllo dell’istituto carcerario, furbescamente contrabbandato come un generoso e gratuito servizio di sicurezza a tutela dell’incolumità del gregge.
Se sapessero, le pecore, che la forza dei leoni è tutta nella pavidità e nell’incoscienza dei bovini, e che nessun predatore avrà mai la meglio su un branco di bufali coeso, consapevole e compatto… Se sapessero, le timide e ingenue pecorelle, che fuori dall’ovile non c’è niente, proprio niente, se non uno sparuto gruppetto di quadrupedi che fanno affidamento sull’inerzia, sull’incoscienza e sulla disinformazione del gregge per continuare a mantenere inalterato nel tempo il loro regime di privilegi…
Se sapesse, il pecoraro, che un pecora diversa dalle altre, una pecora nuova, la pecora 2.0, ha scavato un tunnel al di sotto delle mura dell’ovile, e già da alcune notti compie lunghe ricognizioni nella quiete nottura delle campagne circostanti, e lungi dall’imbattersi in pericoli mortali sta scoprendo viceversa il tranello, il trucco, la menzogna di cui il pecoraro e i cani pastori fanno sistematicamente uso per attrarre a sé il consenso dell’ovile… Se sapesse che nuove pecore 2.0, avvisate dalla prima, stanno scavano altrettanti cunicoli di collegamento, e che presto l’ovile sarà una struttura aperta, trasparente, che le pecore si renderanno conto dell’inganno e si presentaranno a chiederne conto, saltando senza alcun pudore sulle tavole imbandite, calpestando senza timore o deferenza alcuna i tappeti persiani intarsiati di filamenti d’oro, legando alla catena i cani pastore nell’attesa di decidere del loro destino e rivendicando i migliori anni della propria vita, quelli che gli sono stati sottratti, sfilati con destrezza e opportunismo, approfittando della loro buona fede, mistificando ogni accadimento, ogni spiegazione, ogni consiglio, ogni singola emozione per piegarli alla retorica della falsificazione storica e scientifica….
Se tutte queste cose si sapessero, questa sarebbe una vera società dell’informazione, quella che stiamo cercando di costruire.

33 commenti

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  • Claudio concordo con quello che tu dici. Credo che pero’ anche quelli che tu definisci cani da pastore in molti casi sono anch’esse pecore perche’ non hanno capito in pieno quelllo che succede. Accade con poliziotti, politici si intende quelli minori, militari ecc.

    Poi purtroppo anche molte pecore non vogliono sapere perche’ se no dovrebbero generare un pensiero a riguardo che anche se facile dovrebbe poi generare un’ attegiamento e un azione a riguardo. Come disse Goethe: Pensare e’ facie, agire e’ difficile, ma la cosa piu’ ardua e’ aguire di conseguenza al proprio pensiero. Questo, purtroppo per la maggior parte dei soggetti, e’ chiedere troppo

  • ..nella speranza che qualche pecora passi da questo ovile e legga il la poesia scritta col sudore, col sangue e con le lacrime dalla pecora CLDMSSR (ti faccio anche il codice da vero carcerato), e cominci la sua personale PRESA DI COSCIENZA.

    La metafora è bellissima, anche io mi costringo ad usarle se capita l’occasione di spiegare ad una pecora 1.0 come stanno le cose, e di solito rende la verità meno acida e dura da accettare ma allo stesso tempo ti passa il messaggio che vuoi mandare.

    Stiamo tutti evolvendo.

  • aaahhh, Claudio, è tutto tremendamente vero, purtroppo. come giustamente dice Terzani:”siamo un popolo di schiavi che lavorano come forsennati per poter comprare prodotti che altri schiavi lavorano come forsennati per produrre”. il guaio è che ormai tutto ciò si estende allo scibile umano del fabbisogno, anche a cultura e informazione.

    quante volte ormai il padre di Christian De Sica si sarà rivoltato nella tomba? cinepanettoni confezionati in pochissimo tempo che (orrore) prendono finanziamenti milionari che a teatro e cinema emergente vengono negati.

    aiuto

  • Resta da vedere quante di queste pecore abbiano la volontà di uscire con le proprie zampette dal profondo e ovattato coma pilotato di tran-tran, feste comandate e ferie al mare, il tutto condito da pruriginosi gossip, emergenza gelo, emergenza afa, poeta a porta e Silvio ti ama. Fosse anche una sola ne varrebbe comunque la pena.    

  • E’ ancora il mito di Proteo o l’epopea di Ulisse e di tutti coloro che non si accontentano della pappetta preconfezionata e cercano di agire e di pensare con la propria testa. Oggi, con Internet, le informazioni girano e gireranno sempre di piu’. Sara’ sufficiente a vincere l’accidia dei mediocri?

  • Conosco molte pecore 1.0, amici, colleghi, parenti, anche stretti, pecore stupende, colte, oneste, pecore che mi hanno insegnato molto, pecore a cui sono tremendamente affezionato, pecore da cui non riesco a staccarmi.

    Ecco perchè tutte le notti, prima di imboccare il mio tunnel, scavato con fatica nel corso degli ultimi anni, le saluto, anche se loro dormono già. Ed ecco perchè, prima che il sole torni ad illuminare la pellicola del teatrino del felice pascolo, io abbandono la campagna e torno all’ovile, dalle mie amate pecore 1.0.

    Andrò avanti così, forse per anni, fino a quando convincerò tutte le pecore di cui ho bisogno a rimanere con me fuori dall’ovile, a sudare per cercare cibo e acqua, a scoprire nuovi gusti diversi dal’erba masticata per anni.

    E quando seduti al tramonto sulla nostra collinetta guarderemo il nostro ex gregge rientrare all’ovile, giorno dopo giorno sempre meno numeroso, potremo finalmente iniziare la nostra battaglia.

     

     

  • Ma siamo sicuri che le pecore vogliano davvero uscire dal recinto una volta scoperta la verità? Io mi accorgo ogni giorno più del precedente che il male sociale odierno non è solo la disinformazione o l’ignoranza, ma è anche la pigrizia che fa accettare il male. Non serve internet per scoprire le porcherie che succedono nel nostro non-paese: la mafia e la criminalità sono sempre state nel governo (ricordate certi Andreotti e Craxi?), lo scempio che stanno perpetrando berlusconi e d’alema si può capire anche solo guardando il TG4, che l’economia e la finanza – con multinazionali e banche in prima fila – siano diventate le criminalità organizzate più pericolose al mondo è stato palesato definitivamente con la crisi economica e la supermegamortale pandemia suina. Insomma ci sono tutti gli elementi per una bella rivolta delle pecore…eppure tutto tace.

    A mio avviso alla maggioranza delle persone non frega quasi nulla della verità, aspettano solamente che qualcun altro muova il sedere per loro e che risolva i problemi. Il compito di costruire un mega-tunnel sotto al recinto per poter far uscire le pecore 1.0 sedute su comode carrozze spetterà alla volontà della minoranza di pecore 2.0.

    • Questo può essere vero, d’altronde siamo sempre in Italia.

      Il pensiero principe è “già lavoro tutto il giorno e mi spacco la schiena, chi me lo fa fare di scavare pure il tunnel quando posso finalmente riposare!?” ..ovviamente senza farsi troppe domande sul perchè si dovrebbe scavare un tunnel.

      Stiamo “combattendo” un modo di pensare ormai intrinseco nelle menti di tanti.

      C’E’ CHI ANCORA CREDE CHE BERLUSCONI SIA UN GRAN BRAVO IMPRENDITORE E QUINDI CAPACE DI FAR USCIRE L’ITALIA DALLA CRISI!!

      Ma qui c’è sempre stata la crisi!

      La gente è confusa e stordita, è come quando giochi a mosca cieca, ti bendano gli occhi e ti fanno girare su te stesso per farti perdere l’orientamento. Poi il tuo obiettivo è solo quello di seguire le voci, non importa quante volte cadi o sbatti la testa.  L’obiettivo è un gioco nella vita reale, come gli obiettivi fasulli a cui la gente si rifà non capendo che NON è QUELLO che gli manca. Gli manca la vita vera. Ma hanno perso l’orientamento, e i figli che crescono nascono con la benda già sugli occhi.

      Totale = si, mi sa che ce tocca a noi, di scavare quel tunnel. -.-

  • cosa intendi per pecora 1.0 e 2.0??

     

    Comunque la mia speranza che coincide con la nostra unica salvezza è di aspettare…aspettare che questi vecchi oramai morti che ci governano spariscano del tutto, perchè ci siamo noi , la nuova generazione, siamo persone vive , con una coscienza nuova rispetto alla loro, siamo informati , giovani , vogliosi di vedere le cose come dovrebbero essere realmente  e soprattutto saremo tanti. 

    Ciao Claudio, molto bello il tuo blog.

    Pierluigi

    • Con percora 2.0 intende l’evoluzione della pecora ossia quella sveglia non "addormentata"

      La metafora è presa dal mondo di internet,appunto da 1.0 a 2.0

  • CLAUDIO SEI UN GRANDE!!!

    http://oggi.jimdo.com/

    Qualcuno vorrebbe l’Italia come il Far West, dove chi è più forte (comunque lo sia diventato) costruisce la ferrovia.

    Beh! se l’Italia viene vista come il Far West,difendiamo la diligenza dall’assalto.

    La diligenza trasporta i nostri valori, i nostri diritti che sono poi i valori e i diritti universali.     

    La diligenza è composta da persone di diverse religioni, di diverse idee politiche, di diverso ceto sociale, di diverse professioni ma da persone uguali nella volontà di veder rispettate le regole del gioco e che non ci stanno a sottomettersi agli attacchi che lungo il cammino subiscono. Gli attacchi alla diligenza arrivano da diverse direzioni:destra, sinistra, sopra, sotto.

    Chi resiste agli attacchi è unito da un legame, da un filo sottile ma robusto come una fune.

    RESTIAMO UNITI E RESPINGIAMO GLI ATTACCHI.

  • Grazie Claudio, post emozionante.

    E’ tempo di muoversi. Qui ci sono tantissime pecorelle 2.0 e vorrei dire a tutti un paio di cose particolarmente importanti e cruenti:

    siamo in “guerra”

    siamo in pericolo

    E’ tempo di prenderne atto e cominciare a darsi da fare. Essere pecore 2.0  impegnandosi personalmente, fare continui downloads di aggiornamento e sharing delle informazioni.

    Il quadro è molto complesso e delicato, e dobbiamo esser veloci e attivi per spuntarla… soprattutto, occorre condividere la conoscenza.

    Buon lavoro a tutti, pecorelle… verso il 3.0

     

  • Le pecore rimarranno nello steccato

    Io penso all’ importanza delle pecore nere. Non so se siano ugualmente importanti nella società 1.0 e 2.0. Ma in entrambe rappresentano appunto una “minoranza diversa”: frutti caduchi, marci, semi, bacelli.

    Gli alberi più alti hanno dovuto lottare contro tutte le forze della natura, con le proprie forze, per erigersi più in alto degli altri e conquistare la luce!

    Così come gli alberi le idee. Non pecore che si liberano. Questa è utopia.

    Inutile dire che mia madre di 60 anni non sappia utilizzare internet, che mia nonna abbia firmato in stampatello e mia trisavola con la x.

    Questo per dire che: ogni generazione lascierà indietro la precedente, e le pecore nere, saranno le uniche destinatarie del compito di risvegliare le pecore bianche che si confondono con la massa.

    Le pecore nere si espongono e guardano con sospetto chi parla con il NOI !

  • Se continui a scrivere di filosofia finirai per postare su jusprimaenoctis 😉

     

    P.S. Bellissimo post, insieme a “L’invasione degli ultraspettatori”, mi sono piaciuti moltissimo!

  • Claudio complimenti per il post decisamente pregnante e per la lucidità del pensiero. Quando tutto dovesse mancare scrivi di filosofia, può darsi che renda.

  • guardatevi, se non l’avete ancora fatto, i due documentari intitolati

    Zeitgeist the movie

    Zeitgeist addendum

    sono due tunnel interessanti

  • «Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. 
    Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. 
    Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo.
    »

    Alexis de Tocqueville ,  (1805 – 1859), filosofo, politico e storico francese.

  • Volevo segnalare come nella versione spagnola di google se scrivi “irisana ecoducha” escano 58.000 risultati e almeno 30 negozi che la vendono.Voi vi chiederete cos’è e cosa fà per avere tanto successo.”Solamente” risparmia il 65% di acqua ed energia, e “solamente” consente una pulizia ed un lavaggio senza bisogno di usare niente(nè shampoo, nè bagnoschiuma nè sapone).Ora chiediamoci perchè in Italia c’è solo un negozio che la vende .Chiediamoci anche quanto potere hanno da noi le industrie chimiche.Saluti.Ps:ho scritto questo commento qui ,invece che nella sezione ambiente,perchè mi da`problemi nel caricamento .

  • Questo post cosi’ poetico e bucolico mi e’ piaciuto molto nella forma, un po’ meno nei contenuti.

    Caro Claudio, tu parli di persone come di pecore e gregge, e chi ti puo’ dare torto su questo?

    Si dice “il popolo bue”, e mica a casaccio.

    Ma dire che le “pecore” sono tenute in questo stato di torpore mentale  dal sistema e’ una cosa sulla quale non concordo interamente.

    Il sistema e’ marcio e fa schifo, ma l’essere umano prima ancora di essere un conformista di convenienza e’ una creatura di abitudine.

    Il cervello umano per sua natura e’ propenso a prendere andazzi che poi sono difficili da correggere, e tutto cio’ non ha niente a che vedere con la cultura, la politica o la societa’ in cui uno vive.

    Le nostre menti sono biologicamente programmate per la ricerca di “patterns”, cioe’ di modalita’ comuni, e quando le troviamo le incorporiamo nel nostro tessuto culturale e ci fermiamo la’. Non indaghiamo oltre.

    Se ci capita di incontrare un nuovo elemento ci preoccupiamo solo che segua i patterns che abbiamo in mente, perche’ cosi’ lo incaselliamo facilamente e non dobbiamo ulteriormente sforzarci di capirlo.

    Cioe’ pensa se esaminassimo ogni forchetta che vediamo come se fosse la prima che ci appare davanti agli occhi. Dalla forchetta al coltello al cucchiaio, una volta che abbiamo capito cosa sono e come funzionano non li guardiamo piu’. E questo vale un po’ per tutto, perche’ le informazioni che la mente umana e’ in grado di recepire sono talmente tante e talmente mutevoli che non e’ umanamente possibile prestare attenzione a tutto con il medesimo livello di interesse.

    Abbiamo bisogno di incongruenze per mantenere la mente attiva, ma quando poi ce le troviamo davanti ci costa troppa fatica rielaborare gli schemi che gia’ ci siamo creati, e quindi o lasciamo perdere del tutto, o cerchiamo di schiaffare a forza l’inconguenza in uno dei compartimenti che popolano i nostri cervelli. L’ultima cosa che vorremmo fare e’ stravolgere l’organizzazione di tali compartimenti e rivoluzionare l’ordine delle informazioni che abbiamo immagazzinato.

    Ecco perche’ la gente non cambia. Perche’ cambi una tessera e tutto il mosaico si muove e assume un altro aspetto…  Forse se si e’ giovani si puo’ rischiare, perche’ si ha ancora tempo di riorganizzare le proprie percezioni, ma dopo i 40 quello che ti cambia e’ solo l’Alzheimer.

     

  • Quando a 17 anni ti guardi intorno e vedi che nemmeno l’80% dei giovani.. ..o forse di più.. non se ne interessano nemmeno, e sono soddisfatti se guardano “Amici” e uomini e donne… capisci che cambiare un paese intero sarà.. quantomeno arduo. -.-

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