Peter Gomez – La mafia a Milano


Milano non è terra di conquista delle mafie. Milano è stata ampiamente conquistata.
Tutto è iniziato molti anni fa con la legge sul soggiorno obbligato, che ha portato in Lombardia nel nord Italia centinaia e centinaia di uomini d’onore. Nel corso degli anni però abbiamo assistito a una sostituzione nelle gerarchie criminali. Milano non è più terra di cosa nostra ma è terra di ndrangheta, la mafia che dal punto di vista militare in questo momento è più forte in Italia e forse nel mondo. Non è un segreto per nessuno che comuni dell’hinterland di Milano come Buccinasco vengono oggi chiamati dagli stessi investigatori la “Platì del nord“, e questo è particolarmente vero ed emerge quando si esaminano due settori economici: ai vertici della scale e in fondo alla scala. Ci sono tutta una serie di settori dell’economia che sono saldamente in mano alle mafie calabresi. Non c’è movimento terra a Milano e in Lombardia che non sia in qualche modo appaltato agli uomini della ndrangheta. Andando più in alto, partendo dagli uomini della ndrangheta, è possibile accorgersi come davvero la mafia sia arrivata nel cuore della city, nel cuore milanese. Recentemente un’inchiesta ha dimostrato che una società dell’hinterland, la “Creiamo“, che faceva capo di fatto a una serie di uomini legati alle cosche ndranghetiste calabresi, fosse arrivata ad aprire uffici in via Montenapoleaone.
 
La cosa che ha colpito noi del Fatto Quotidiano, esaminando le carte di questa inchiesta che riguardavano la Creiamo e riguardavano in particolare i rapporti di due esponenti, di due colletti bianchi che facevano anche politica, ma che venivano considerati dai magistrati l’interfaccia delle cosche, dei Barbaro, è quanto si muovessero in ambito politico. Noi abbiamo raccontato la storia di Iorio, la storia di Madaffari. Iorio è il figlio di un coordinatore della Pdl a livello locale in Lombardia. Ci siamo resi conto che Iorio, al momento accusato di corruzione ma con l’aggravante dell’articolo 7, ovvero l’aggravante mafiosa, aveva rapporti di altissimo livello con una serie di consiglieri regionali lombardi e deputati nazionali. In occasione delle elezioni, le elezioni di due anni fa, le microspie degli investigatori hanno ricostruito con precisione come gli uomini delle cosche calabresi si dessero da fare per infiltrare la politica. Attualmente, in Regione Lombardia, siedono una serie di consiglieri regionali che si sono avvalsi del loro appoggio. Non sempre è dimostrabile che i consiglieri regionali in questione fossero perfettamente al corrente delle persone con cui avevano a che fare. In altri casi accadono degli episodi che sono assolutamente sconcertanti e che dimostrano come anche in Lombardia la nostra classe politica sia incapace di selezionare le proprie classi dirigenti sulla base del rischio mafia. Ricordo che per esempio in Regione Lombardia siede il Consigliere Regionale Colucci, che quattro anni fa fu ripreso dalle forze di polizia mentre entrava ed usciva da un ristorante in cui avveniva una cena a cui partecipavano una serie di esponenti delle cosche calabresi, tra cui uno dei figli di Morabito. Quando questa cosa è stata scritta, Colucci ha tentato prima di smentire. Poi non ha smentito più niente, e l’ufficio dei probiviri dell’allora Forza Italia non è intervenuto. Colucci oggi ha fatto carriera.
C’è una sottovalutazione assoluta verso il fenomeno, da questo punto di vista, in Lombardia. Mancano anche le inchieste. Sui giornali, lo ha scritto Libero, ci sarebbe da mesi in preparazione una grande inchiesta sulle cosche in Lombardia che dovrebbe portare a centinaia di arresti. Io non so se questa cosa sia vera. Fatto sta che, sostanzialmente, oltre che una mancanza dal punto di vista dell’intervento politico c’è stata una mancanza, in questi anni, anche dal punto di vista della repressione penale. Di fatto, di grandi operazioni anti-mafia, in Lombardia non ne avvengono dai primi anni ’90. Altre inchieste hanno poi fotografato dei rapporti che nemmeno sorprendono più. Abbiamo visto come gli uomini della cosca Piromalli si rivolgessero a Marcello Dell’Utri, per telefono, incontrandolo in via Senato, per cercare di perorare la causa di un loro congiunto che era detenuto. Anche in questo caso, nonostante i fatti, magari difficili da quantificare dal punto di vista dei codici ma sicuramente rilevanti dal punto di vista dell’etica politica, fossero evidenti, non c’è stato nessun intervento da parte della politica. Sostanzialmente non dalla maggioranza, che ovviamente protegge Dell’Utri, ma nemmeno dall’opposizione, che non ha fatto di tutto questo materia di campagna.
Eppure le cose stanno cambiando. Nell’ultimo anno nell’hinterland milanese ci sono stati sette omicidi legati alla criminalità organizzata. Anche da noi quindi si comincia a sparare e non ci si limita solamente a gestire gli appalti o a gestire i flussi di capitali. Per quanto riguarda invece cosa nostra la situazione è più complicata e anche più affascinante. La mafia siciliana, sicuramente meno forte dal punto di vista militare rispetto a quella calabrese, è forse più abile nel fare affari. A Milano noi sul Fatto Quotidiano abbiamo raccontato la storia di centinaia di cooperative legate ai familiari o alle familiari di Vittorio Mangano, che in questi anni si sono occupati di pulizia, di logistica e dei rapporti con le pubbliche amministrazioni e non solo con le grandi aziende come Fininvest, Publitalia e quant’altro. Le pulizie, per esempio, a Fininvest e a Publitalia “le facevano” i soci o le familiari dell’ex fattore di Arcore, Mangano. La cosa singolare è che, andando ad esaminare chi è entrato all’interno di queste società, assistiamo a quella che sembra essere una sorta di alleanza tra calabresi e siciliani.
Insomma, a Milano la piazza è grande e all’ombra della Madonnina la mafia ha fatto un passo avanti e si è evoluta. Io credo che nelle prossime settimane scopriremo che è entrata nelle istituzioni, anche in Lombardia, fino ai vertici più alti.
 Peter Gomez

8 commenti

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  • La mafia a milano c’è, basta guardare bene! c’è pure nei piccoli paesi del nord italia, special modo calabrese. L’errore che si fa più spesso è di pensare che la mafia sia un problema solo del sud Italia. Almeno cominciamo a renderci conto che una cosa così grossa è ovvio che si sia espansa un po’ ovunque.. -.- purtroppo..!

  • Gomez è un’altra bella testa nel panorama itaiiano dell’informazione: chiaro, competente, analitico.

    Una delle migliori firme che ci sono a giro.

    (… Santoro? Secondo me, ha fatto il suo tornaconto come al solito confermandosi un individualista accorto; pollice in basso)

  • Sottovalutazione del fenomeno in Lombardia?

    Non serve anche a questo la legge bavaglio?

    Mi pare che l’anno scorso la Moratti ad Annozero,davanti all’evidenza dei filmati che denunciavano la presenza delle mafie a Milano,arrabbiata,quasi in lacrime,accusa la trasmissione di voler buttare fango sulla laboriosa e onesta Milano.

    Qualcuno dica alla Moratti che ovunque c’è la presenza mafiosa,ci sono laboriosi e onesti cittadini che subiscono questa presenza che rende la vita invivibile.Sono chi ha paura di ritorsioni,gli ignoranti per scelta,i collusi o i complici che negano il fenomeno. Si può comprendere chi ha paura,le altre categorie no.

  • Nicola Gratteri, uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta, racconta come e perchè l’organizzazione criminale calabrese non è più una manifestazione agricolo pastorale di malavita.

    Gli interessi odierni della ‘ndrangheta si fondono, oltre che con la politica, con la finanza internazionale, con la massoneria (la Calabria è la seconda regione in Italia per numero di logge massoniche), con la chiesa… E’ un salto di qualità avvenuto nel più assoluto silenzio e con la complicità più o meno consapevole di tutti.

    http://www.youtube.com/watch?v=b6kl-ZVIS5I

    http://www.youtube.com/watch?v=JSPA38uocnk

    http://www.youtube.com/watch?v=j-EyoSp1tUQ

  • Milano da oltre 20 anni e’ la vera capitale della mafia ne fa un quadro il libro :”Milano ordina uccidete Borsellino”dove dice che i boss hanno trovato complici ideali all’interno dei suoi insospettabili salotti per riciclare e moltiplicare le centinaia di miliardi guadagnati con il traffico internazionale degli stupefacenti,banchieri,imprenditori,finanzieri.Anche se e’ diverso da cio’ che vorremmo purtroppo e’ cosi. Anche la chiesa naturalmente che non manca mai all appello.

  • Nell’hinterland milanese abbiamo anche un ridente comune che prende il nome da una localita’ che e’ anche il nome di un ‘ndrina : Bruzzano 

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