Non perdiamo la faccia


Martedì 9 novembre mi hanno rubato in casa. Anzi, si sono rubati la casa, perché la sensazione di chi subisce il furto delle sue credenziali digitali è simile. All’improvviso non hai più un posto dove tornare, è come se ti sottraessero i documenti di identità e ti facessero un’operazione di chirurgia plastica al volto. Apri gli occhi e nessuno ti riconosce più. C’è un altro che telefona ai tuoi amici, parla con la tua fidanzata, prende la tua macchina e va al lavoro al posto tuo, mentre tu corri disperatamente a bussare ai vicini, telefoni a tua madre, chiami il tuo migliore amico ma nessuno ti crede, o nella migliore delle ipotesi vieni squadrato con una certa diffidenza.
Può succedere a chiunque, nessuno escluso. Se siete dei fanatici della sicurezza e passate molto del vostro tempo a installare sofisticati sistemi antifurto, vi proteggerete dagli spiritelli burloni, ma i demoni che vorranno impossessarsi della vostra anima metteranno a dura prova il vostro libro degli esorcismi. Alla fine, come amava dire mio padre, non importa quanti sistemi di sicurezza impieghi per difendere la tua casa: se un ladro professionista è determinato ad entrare, ti aspetta sul pianerottolo con la pistola e si fa accompagnare dentro.
Così mi hanno aspettato fuori, all’ingresso del mio canale YouTube, e sono entrati insieme a me. Come abbiano fatto al momento lo sanno solamente a Mountain View. Marco Pancini, uno dei responsabili di Google Italia, mi ha detto che stanno compilando un manualetto che, prendendo spunto dal mio caso, sia di aiuto in circostanze analoghe. Ringrazio lui e Alessandro Gilioli, senza i quali non avrei risolto tanto facilmente. E ringrazio Paola, di YouTube, che mi ha telefonato venerdì sera per tranquillizzarmi e restituirmi le chiavi di casa.
Perché mi hanno creduto? Perché mi conoscono. Ho un blog dal quale ho infestato i motori di ricerca italiani con la mia faccia – e me ne scuso. Ho una pagina pubblica Facebook dove alcune migliaia di persone si sono attivate immediatamente – e le ringrazio. Ci sono principi della blogosfera che si spendono per mee ne sono lusingato. Ma se non fosse capitato a me? Se fosse successo a qualcuno che usa Youtube solo per guardare i video, che va su Facebook solo per condividere le foto della sua famiglia e che, magari, tiene un blog solo per condividere i suoi piccoli preziosi pensieri con poche persone a cui vuole bene?
Mi scrivono in tanti che ormai da tempo hanno perso il controllo dei loro profili. Persone che, nonostante numerose segnalazioni, non sono mai più riuscite a rientrare in possesso del loro canale YouTube, del loro profilo Facebook, dei loro account di posta elettronica. Accettereste, dopo avere depositato i vostri risparmi in banca, di trovare il vostro conto chiuso dalla sera alla mattina, senza uno straccio di impiegato a cui rivolgervi? Immagino di no. E allora perché accettate quasi senza battere ciglio che le vostre chiavi di casa digitali vi vengano tolte, spesso in seguito a decisioni arbitrarie prese da uno staff senza nome che decide – confortato da un contratto che definire vessatorio è fargli un complimento – che avete scritto qualcosa di sbagliato, pensato cose inopportune, chiesto un’amicizia di troppo, pubblicato una foto che avrebbe potuto urtare una comunità di lapponi sperduti in cima a un iceberg e adoratori del Dio Tricheco, sul quale avete espresso considerazioni poco lusinghiere? Se accettiamo tutta la retorica e il marketing del Web 2.0, allora siamo tenuti a considerare le relazioni sociali costruite nel tempo come un patrimonio fondamentale di ogni cittadino digitale del nuovo millennio. I patrimoni si costruiscono a fatica e si affidano con cautela
E’ necessario quindi chiedere che vengano implementati meccanismi standard, possibilmente open, di esportazione e back-up di amicizie, iscrizioni, pubblicazioni, commenti, messaggi e quant’altro. Il furto delle nostre credenziali o semplicemente la giornata no di un operatore indiano, investito di superpoteri, non possono demolire al costo di un click il nostro lavoro di anni. Se non c’è la volontà di fare neppure questa misera concessione alle sterminate folle che arricchiscono i vari mr. Zuckerberg della Terra, allora ci si potrà rivolgere a nuovi operatori più lungimiranti, che saranno ben felici di assicurare le poche garanzie richieste.
Oppure aspettiamo Diaspora, che racchiude nel suo stesso nome un’invitante allusione alla migrazione di massa. Sarà un caso?
 

16 commenti

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  • Innanzitutto, al piacere di poter rileggere la tua PAGINA….credo che hai combattuto e vinto in ambienti simil=KAFKA..e questo ti fa’ molto onore..

    Vorrei peraltro aggiungere, tra le ZOZZE TECNICHE impiegate dalla CENSURA, un metodo del tutto FOLLE ma efficace

    Detto apparato CENSORIO, oltre che avere una presenza in RETE in vari camouflage, tra cui un simil BAGAGLINO POLITICO e l’uso di APPLICATIVI che permettono ad un PIGIA TASTI di impersonare decine di NICKS e creare VOLUME (di disturbo, sopratutto) altro non fa’ che prendere di mira un NICK…

    Usando sistemi di MONITORAGGIO riservati alle AUTORITA’, indi legali, il detto APPARATO inserisce un BUG, o VIRUS od un’altra diavoleria tra il terminale che invia DATI..ed il terminale che li RICEVE..la MALIZIA sta non nel BLOCCARE completamente l’IP del trasmittente..ma solamente alcune funzioni, tipo il POSTARE in THREAD..o rispondere ad un THREAD..

    Ho verificato (e sono vittima) di questo ABUSO al mio NICK in vari spazi virtuali (Blogs e Forums)…ed al momento, chi ha ORDINATO al TEPPISTA INFORMATICO di fare questo lavoro, e’ ancora a PIEDE LIBERO..in qualche oscuro meandro dell’immensa blogosfera…il che significa che potrebbe trattarsi di un FOLLE MERCENARIO in Cina, come pure a Cinisello Balsamo..e di MERCENARIO con training in CYBER WAR si tratta…LazioGate..Scandalo PIRELLI/TELECOM hanno sviluppato CONOSCENZE utilizzabili anche per AFFARI..molto ZOZZI, tipo furto dei dati personali, per scopi anche dei peggiori…

  • Non credo che Diaspora da solo possa essere la soluzione… Pensiamo a chi ad esempio utilizza dei servizi online per siti, blog, o più semplicemente le email. Non credo si possano "internalizzare" tutti questi servizi! Senza contare che non tutti hanno mezzi, strumenti, soldi, voglia e capacità per farlo…

    Vale la considerazione che hai scritto nel post: fosse successo ad un "pinco pallino" qualunque, sconosciuto e "senza potere", probabilmente nessuno lo avrebbe tenuto in considerazione…

  • Bellissimo post. Sopratutto il finale.

    Un tempo se cercavi con Google, il ranking era in base all’attinenza delle parole chiave e alla popolarità e non in base a quanto un sito pagava per essere artificiosamente al top. Un tempo su you tube -quando il YOU del nome aveva un senso- non si vedeva un singolo banner pubblicitario e i profili e i contenuti scomodi non venivano cancellati senza spiegazioni.

    Queste storie si moltiplicano e il tuo è un caso tristemente simbolico. I cinesi sanno bene quanto Google si prostri ai governi dei paesi in cui ha interessi economici. Stranamente assistiamo al dilagare di questi fenomeni proprio in concomitanza con l’espanzione del big G in Italia e dopo l’incontro a porte chiuse con i rappresentanti del nostro governo. Tutto un caso? Mah.

    Intanto io boicotto. Ho cancellato il mio account NAZItube che era attivo dal 2007. Ne ho aperto uno su Vimeo che è molto più serio e ad-free. Ho impostato un altro motore di ricerca, Bing -lo so che è microsoft- ma lo trovo più preciso e ONESTO. Sul mio sito di lavoro uso un flash player e i video li carico dove ne ho il pieno controllo.

    Google dovrebbe studiarsi i casi di Yahoo, di IE, di Myspace, di Napster. C’è sempre l’alternativa pronta a mandare in pensione ciò che è superato e che funziona male.

    La rete è democratica e se le società di servizi si piegano agli interessi, non lo fanno i suoi utenti. Non si può controllare il mondo intero. Delusione TOTALE.

    Un idea per un droodle? Le manette al posto delle due O. Mi sa che non me lo pubblicherebbero però. 😉

    Buona fortuna.

  • Ciao Claudio,

     

    Scusa se ti do del tu, in realtà non ci conosciamo, non sono iscritto al tuo blog, ma sono solo un lettore.

    Vorrei portare a conoscenza molte persone di un piccolo errore comportamentale web, che potrebbe salvare molti account in futuro.

    Viaggio abbastanza, forse molti lo fanno ed a volte mi è capitato di usare il web dagli internet point di mezzo mondo.

    In alcuni casi appena messomi seduto e cliccato su firefox o windows mi è comparsa la pagina o di facebook o di youtube o addirittura di posta elettronica APERTI!!

    AVREI potuto fare quello che volevo, e ormai visto il tuo caso sappiamo di cosa stiamo parlando, ma non l’ho fatto e mai lo farò. Ma ti assicuro che parlando con persone ho sentito con le mie orecchie di, chi, fregandosene della privacy degl’altri ha cancellato o manomesso magari per gioco.  

    Con questo non sto dicendo che tu od altri abbiano fatto questo o quello

    Dico solo____  > navigatori ricordatevi sempre il logout o esci < ____ prima di lascire l’internet point.

    Saluti a tutti e buona navigazione.

  • Ciao Claudio

     

    Volevo portare la mia testimonianza su alcuni errori comportamentali di alcuni websurfer

    Viaggio abbastanza e mi capita di entrare in qualche internet point per necessità.

    Alcune volte, non saprei dare un numero preciso, forse 5 o 7 mi è capitato di trovare account di facebook, youtube ed addirittura email APERTI…

    La mia coscienza mi ha sempre portato a chiuderli senza rovistare o modificare alcun chè… ed il problema era finito nel momento stesso in cui cliccavo log out.

    Una volta mi è capitato di buttare un’orecchio su un discorso fatto da conoscenti riguardo a questo fenomeno di dimenticanza e sono rimasto un po’ dispiaciuto nel sentir dire da alcuni che se trovavano qualcosa di aperto cancellavano tutto per divertimento.

    Ora con questo non voglio far paragoni con il tuo caso, volevo solo avvisare i websurfer di

    Ricordatevi il LOG OUT o la scritta ESCI prima di lasciare qualsiasi tipo di postazione remota…. anche in casa!  Qualcuno potrebbe impossessarsi del vostro account, modificarlo, sfruttarlo o cancellarlo.

    Websurfer avvisato del tutto salvato!

  •  

     

    Claudio hai letto quì?

    Su corriere della sera

    Il social network SOSPENDE E POI CI RIPENSA

    La scrittrice spagnola e Facebook :
    morte e resurrezione di un profilo

    Bloccate per 3 giorni le pagine della Etxebarria
    Lo scandalo? «Una silhouette fallica stile Warhol»

    Il social network SOSPENDE E POI CI RIPENSA

    La scrittrice spagnola e Facebook :
    morte e resurrezione di un profilo

    Bloccate per 3 giorni le pagine della Etxebarria
    Lo scandalo? «Una silhouette fallica stile Warhol»

    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
    MADRID
    – Lucia Etxebarria annuncia la sua «resurrezione»su Facebook. E ammette di doverla a tre circostanze: la sua insistenza, il suo cattivo carattere e, naturalmente, la sua popolarità. La scrittrice spagnola è risorta, dopo i tre canonici giorni, grazie – in effetti – al clamore mediatico che aveva suscitato la sua espulsione, anzi doppia espulsione, dalla rete sociale per aver «mentito sulla sua identità». L’autrice di Cosmofobia, Io non soffro per amore, Amore, prozac e altre curiosità, gestiva due profili, uno personale ma sotto falso nome, e un altro per conto del personaggio del suo ultimo romanzo, il reprensibile boss di un gruppo musicale, Pumuky Guy Debord. Risultato: entrambi erano stati cancellati, dietro semplice notifica via email. Ma non era stato questo l’unico motivo per il doppio cartellino rosso.

  • sono d’accordo sulle conclusioni, ma non sui presupposti.

    questo episodio è stato per te un’occasione di riflessione sul valore delle tecnologie open, ma non ha molto senso affermare che, se le tecnologie open fossero più diffuse, ci sarebbe più sicurezza e meno spazio per le soppraffazioni.

    la cultura libera è fonte di libertà e di uguaglianza, ma è pur sempre un prodotto della falliblità umana, che deve convivere con i limiti della quotidianità. il punto della questione, quindi, non è la qualità, ma il controllo. gli strumenti liberi garantiscono democrazia e indipendenza, perché sottraggono la chiave al controllo di pochi privilegiati.

    la cultura libera è un po’ come l’istruzione. se tutti sanno scrivere nessuno è costretto a rivolgersi ad uno scriba per gestire le proprie comunicazioni.

    e allora non basta aspettare Diaspora, o un nuovo protocollo. gli strumenti lberi bisogna cercare di usarli, cominciando ad installarli sul proprio computer, cominciando a migrare i propri strumenti, impegnandosi in prima persona a conoscerli e, se possibile, a svilupparli.

    perchè la cultura libera è indipendente e non ha bisogno di essere incasellata in una norma o in un’istituzione, ma si anima da sè attraverso la nostra partecipazione.

    • Stai prendendo in considerazione solo un aspetto della cosa: la sicurezza. La digressione però verte principalmente sulla neccessità di avere un approccio biunivoco e meno tecnocentrico con il fornitore di servizi, e soprattutto sulla necessità di trasparenza per la questione della chiusura arbitraria degli account (che nulla ha a che fare con la sicurezza, ma piuttosto con la libertà di espressione e la difesa democratica).

    • ho parlato di sicurezza perché, secondo me, l’assunto del tuo post è il seguente:

      se si usassero protocolli aperti gli utenti non perderebbero i propri dati.

      secondo me, invece, questo non è vero: se si usassero protocolli aperti, saremmo più liberi e saremmo padroni dei nostri dati. che è un valore molto maggiore.

    • l’assunto del mio post è esattamente quello che vuoi sottolineare tu. Non mi pare di avere posto l’accento sul recupero in sè e per sè dei dati, ma sul patrimonio delle relazioni/indicizzazioni costruite, che è un valore più complesso, per il quale chiedo la possibilità di poter effettuare una “fotografia” dello stato, dalla quale poi ricostruire in caso di arbitraria chiusura dell’account o di furto dell’identità digitale e cancellazione di tutto il patrimonio acquisito di relazioni.

      L’open entra in ballo quando si deve garantire che non vi è alcun filtro arbitrario dei contenuti che vengono diffusi e divulgati, ovvero serve a garantire l’assenza di una censura, perlomeno appunto “arbitraria”, “non trasparente” e quindi antidemocratica. Non risolve di per sì il problema dei “dati”, ma il problema della libertà di espressione.

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