La guerra dei cessi

L'Ultima Parola - ospitata Claudio Messora

Se gli abruzzesi necessitavano di infrastrutture già prima del terremoto (Berlusconi a questo scopo promise loro 16 miliardi di euro in cambio della vittoria alle regionali, dei quali ottenuto il voto non scucì mai un centesimo) figuriamoci come ne avrebbero bisogno adesso. Ancora oggi, per andare da Pescara a Roma in treno si prova la stessa ebrezza che provavano i primi coloni americani quando attraversavano il deserto su una diligenza trainata da cavalli.
Lo stesso non si può dire tuttavia per un altro tipo di traffico: quello che ogni giorno conduce fiumi di montepulciano e montagne di arrosticini dalle fauci e lungo l’esofago, transitando per lo stomaco e poi per l’intestino, giù giù fino a riveder le stelle, imboccando spurghi fognari a 16 corsie e sversandosi in maleodoranti liquami nei fiumi-latrina che abbiamo trasformato in fogne. Forse, in considerazione dell’enorme quantità di merda che sarebbe venuta a galla, lì il governo ha preferito non lesinare, dimensionando un sistema di spurghi che avrebbe potuto accogliere fino a 73 litri di escrementi pro capite al giorno. E se gli aquilani non ce li hanno, tutti questi escrementi, poco male: la diaria alle ditte appaltanti si corrisponde lo stesso, innescando un vero e proprio conflitto, con tanto di spie e sabotatori armati di spazzoloni e mollette sul naso, che sarebbe facile ridefinire la guerra dei cessi.
 
Per Byoblu.Com, Valerio Valentini:

La guerra dei cessi

La maxi truffa sui bagni chimici dell’emergenza aquilana

  Questa storia inizia da lontano. È il maggio del 2005, infatti, quando la Protezione Civile assegna alla ditta SEBACH, con il contratto numero 535, l’appalto riguardo al noleggio dei Bagni Chimici in situazioni di emergenza. Sull’accordo, scaduto nel maggio del 2008 e subito rinnovato fino a marzo 2010, si allungano tuttavia ombre scure, dal momento che sembra violare tutte le normative nazionali e comunitarie sugli appalti pubblici, tanto che una ditta concorrente presenta ricorso.
Poi, il 6 aprile, arriva il terremoto. Parte la rincorsa frenetica delle varie ditte per aggiudicarsi la gestione dei servizi igienici nelle tendopoli e si capisce subito che l’affare fa gola a molti concorrenti. Se ne accorge per prima Libera, che nel maggio del 2009 segnala strani sabotaggi alle pompe di espurgo di alcune ditte, oltre ad accordi e accordicchi tra le ditte appaltatrici e i responsabili della Protezione Civile allo scopo di gonfiare le fatture. Era cominciata quella che si potrebbe ribattezzare oggi come la guerra dei cessi, perché se la materia del contendere non è certamente elegante,  i ricavi che se ne possono trarre sono al contrario piuttosto cospicui. E poi si sa: pecunia non olet!
Oltre al guadagno immediato, derivante dalla mera gestione dei servizi chimici nei vari campi, aggiudicarsi l’appalto comporta un altro ricercatissimo privilegio, quello di poter sversare nei fiumi e nei canali quantità industriali di liquami nocivi, falsificando le bolle di trasporto al fine di spacciarli per residui organici. Una guerra, a quanto pare, vinta dalle stesse aziende che da anni collaborano con la Protezione Civile nell’ambito dell’emergenza rifiuti in Campania. Ma tu guarda le coincidenze, alle volte…
Ad analizzare le cifre della truffa, poi, si capiscono meglio le proporzioni della speculazione, e sono cifre da capogiro. Il numero dei bagni chimici inizialmente impiegati nelle tendopoli ammonta a 3600, per una spesa quotidiana di 79 euro cadauno. Parliamo cioè di 8 milioni di euro al mese. In seguito alcuni gabinetti chimici vengono ritirati. Al loro posto, nei campi, fanno la loro comparsa i box bagno-docce in dotazione al Ministero dell’Interno. Stando ai dati della polizia giudiziaria, sarebbero 1600 i bagni chimici di troppo, per un totale di 3 milioni e 800 mila euro al mese. Soldi che mai come in questo caso si può dire siano stati letteralmente  buttati nel cesso, perché sono soldi tolti alla ricostruzione. Parliamo di quasi 23 milioni di euro nei soli primi sei mesi dell’emergenza, denaro con il quale, tanto per fare un esempio, sarebbe stato possibile costruire MAP (moduli abitativi provvisori) per almeno 460 famiglie aquilane. Quattrocentosessanta famiglie di senza tetto che sono state private del diritto di vedersi consegnare un alloggio.
Come se non bastasse, l’ombra della speculazione – ovvero degli sprechi – si allarga anche sulle altre toilette. La Protezione Civile infatti ne avrebbe ordinate 4000, numero poi sceso a 3200, ognuna delle quali costava 19,50 euro al giorno iva esclusa per il quotidiano ciclo di pulizia. La Protezione Civile tuttavia pretende che si effettuino ben quattro espurghi al giorno il che, stando alle fatture, fa lievitare i costi a 46,50 euro giornalieri, sempre iva esclusa, ma pensare che si siano effettuati davvero tutti questi cicli di espurgo è semplicemente un’assurdità. Per rendersene conto basterebbe chiedere a chi nelle tendopoli c’è stato. Oppure basta far due conti. Quattro espurghi al giorno per ogni bagno significa che ciascun gabinetto, ogni sacrosanto giorno, avrebbe dovuto essere liberato di 800 litri di liquami. Essendo 3200 il numero dei bagni totali parliamo, con rispetto parlando, di 2 milioni e 560 mila litri di merda. Ora, considerando che il numero degli sfollati, nel periodo di massima permanenza, era di 35 mila persone, se ne deduce che ogni aquilano avrebbe dovuto liberarsi quotidianamente di non meno di 73 litri di escrementi, sia in forma liquida che solida. D’accordo che un terremoto fa cagare sotto tutti quanti, ma appare forse un filino eccessivo.
La spiegazione più plausibile è quella che duemila anni orsono nientemeno che l’imperatore Vespasiano fornì al figlio Tito, il quale gli chiedeva “Ma papà… sei matto a mettere una tassa pure sui cessi?“. “Pecunia non olet, figliolo!“: i soldi non puzzano.
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7 commenti

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  • Gesù! quando i nostri soldi vanno in merda, insomma…. che vergogna…grazie per il resoconto e continuate a tenere viva l’attenzione su quanto stiano sfruttando la situazione in cui versa la nostra ‘già-morta-cittadina’…. 

  • per dare senso a questa spesa dobbiamo andare avanti una settimana a limonata, prendere un treno, andare all’Aquila, liberarci degli escrementi e poi tornare a casa? 😛

  • Lungi da me difendere l’operato di chi ha gestito l’emergenza, ci sono stati sprechi e ruberie senza vergogna alcuna e questo non è assolutamente in dubbio.

     Però posso testimoniare che l’intervento ai Sebach al campo dove prestavamo servizio era effettivamente fatto 4 volte al giorno, più che per l’espurgo per la pulizia interna, fondamentale specie nei periodi in cui le temperature salivano. Poi ovviamente li vuotavano quando erano pieni o quasi…

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