INTERNET DIRITTO COSTITUZIONALE ANCHE IN ITALIA


Giovedì prossimo è il 17 marzo. Io sarò a piazza Dante a Napoli e porterò la mia proposta tra le 150 che saranno presentate per migliorare l’Italia, insieme a tante altre persone. La anticipo qui.

  1. L’informazione quarto potere dello Stato, libero e indipendente
  2. Internet a banda larga diritto costituzionale per tutti i cittadini italiani.

Di seguito la trascrizione delle motivazioni e il mio invito a partecipare, rivolto a tutti i cittadini che hanno in mente le vere, rivoluzionarie riforme che davvero potrebbero cambiare questo paese, una volta che sia stato liberato dalla classe dirigenziale obsoleta, parassitaria e ormai autoreferenziale che lo governa secondo una malintesa interpretazione ad-personam del diritto di usucapione. Siccome costoro sono tra le palle chi da 20, chi da 30, chi da 40 anni e oltre, allora sentono che tutto ormai gli appartiene.
Ci sono altri 59 milioni e 900 mila italiani che potrebbero non essere d’accordo. Io sono uno di quelli. Voi?
 

INTERNET DIRITTO COSTITUZIONALE

Due proposte per il futuro.


 Signori buongiorno, in Giappone purtroppo lo tsunami, e badate bene non il terremoto, pare che stia già causando una cifra di morti vicina alle 10mila persone. Ma quante sono le persone che tutti i giorni muoiono, decedono di fronte ad una scatola vuota che trasmette loro immagini sediziose, capziose, faziose, controllate, pilotate da una struttura delta che decide quello che dovete sapere, come dovete pensare, che cosa dovete fare, quali sono le vostre scelte e perfino quali devono essere le vostre idee politiche? Siamo 60 milioni di italiani, 60 milioni di persone a rischio di encefalogramma piatto, che nelle loro case tutti i giorni osservano una piccola scatolina con la quale non possono interagire in alcun modo se non, adesso, con la “grande innovazione” del digitale terrestre, per schiacciare un tasto colorato e dire “mi piace“, “voglio che vinca questo concorrente“, “voglio votare per questa nomination“. E’ questa l’interazione che vogliono riservarci. E’ questa l’interazione che sono riusciti a riservarci per 30, 40, 50 anni, da quando esiste la televisione e ancor di più, dopo il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, esistono le televisioni berlusconiane.
Ma c’è una strada diversa. Per fortuna, dopo tanti anni… Quanti sono i milioni di anni che sono passati dalla nascita del primo ominide? 3 milioni? 5 milioni? Bene, l’umanità mai prima d’oggi è riuscita ad avere uno strumento che le consentisse di mettere in correlazione le idee, i pensieri, i progetti. Questo strumento esiste e si chiama rete, si chiama internet. E non a caso, guardate, tutte le più grosse rivoluzioni degli ultimi tempi si sono giocate sul terreno della rete. Addirittura anche in Iran. In Egitto, Mubarak non ha fatto altro che cercare di spegnere la rete, con la complicità di alcuni operatori, tra cui ricordiamo Vodafone, e non c’è riuscito. Non c’è riuscito perché la gente s’era già attrezzata, via facebook, via twitter.. I video su Youtube portano le immagini che non devono essere trasmesse, e i telegiornali devono adeguarsi: devono trasmetterle, perché altrimenti il loro gioco sporco verrebbe subito alla luce. Anche in Libia, perfino lì è finita così. Adesso in Giappone, con il terremoto, i telefoni sono andati fuori uso: lo sapete qual’è l’unica cosa che è rimasta? Sembra incredibile: la rete internet.
La tecnologia, se è usata bene, ci può salvare. Ed è proprio questo il motivo per cui nel nostro paese la tecnologia è esattamente l’unica cosa che vogliono cercare di smantellare in tutti i modi. Abbiamo un Ministro per lo Sviluppo Economico: come si chiama, …Paolo Romani. Paolo Romani è un signore delle grosse televisioni esattamente come il suo amico, Silvio Berlusconi. Il signor Paolo Romani aveva delle televisioni private, nei primi anni dell’exploit delle televisioni private qui in Lombardia. Era quindi un imprenditore televisivo e grazie a lui abbiamo avuto dei grandi programmi di intrattenimento culturale come “Vizi Privati” e come “Colpo Grosso“. Quelli un pochettino meno imberbi tra di noi se li ricorderanno: abbiamo sdoganato le tette e i trans. Bene, questi signori oggi siedono al governo. E non stupisce quindi che recepiscano le direttive della Comunità Europea, che cercano di armonizzare i nuovi canali di comunicazione, truffaldinamente eliminando, segando le parti che esplicitamente dalla Comunità Europea – e mi riferisco al Decreto Romani – intendevano escludere i siti web privati da questo genere di regolamentazione. Bene, loro tolgono la parte che non li avvantaggia, perché sono gli stessi signori che cercano di creare un monopolio televisivo da 40 anni, gli stessi signori che hanno impedito a un signore che si chiama Francesco Di Stefano, dalla fine degli anni ’90, che ha vinto le frequenze regolarmente, ha vinto le concessioni per trasmettere, per creare il terzo polo televisivo e non gli è stato concesso! Questa è una cosa di cui non parla nessuno, ormai non ne parla neanche lui, poverino: è estenuato. Ha cominciato a trasmettere solo adesso, col digitale terrestre. La Comunità Europea ha cercato di intervenire e gli è stato fatto capire – io ho parlato con Graham Watson, presidente del gruppo ALDE – di farsi da parte perché tanto non era cosa. I signori delle televisioni governano questo paese. Bene: il Decreto Romani cercava di rendere tutti i blogger, tutte le web-tv dei piccoli editori televisivi, cioè li parificava. Non c’era più alcuna differenza con le televisioni: la necessità di avere un palinsesto, la necessità di dotarsi di una struttura burocratica senza fine, di presentare certificati antimafia, quando siamo governati da gente che non è costretta a presentare certificati antimafia. Siamo stati in piazza, abbiamo protestato davanti all’ambasciata americana, a piedi nudi. Alla fine il Decreto Romani è passato, ma non è passato nella sua forma più dura, e la regolamentazione con la quale l’ha tradotto l’AGCOM lascia ancora qualche speranza. Per esempio sono state tagliate tutte le forme di investimento monetario che i blogger avrebbero dovuto assumere sulle proprie spalle, come la cifra incredibile di 3 mila euro all’anno. Adesso si deve pagare, mi pare, poca cosa: 500 euro, e soltanto se si superano i 100 mila euro di fatturato, ma per qualche cosa che non esiste in nessun’altra parte del mondo, perché la regolamentazione delle dirette streaming non esiste altrove. Altrove, se io voglio avere una web-tv, trasmettere, mettere una webcam e dire le mie idee al mondo, un po’ come succede a Hyde Park, a Londra, dove chiunque sale su una cassettina di pomodori, una cassettina di arance e racconta agli altri la sua visione delle cose. Si creano a volte dei capannelli di persone. Non ci vuole un’autorizzazione per questo. Vogliono toglierci la libertà di parlare. Ce l’hanno già tolta in passato, con le televisioni, perché voi chiedetevi come mai da venti, trent’anni vedete in televisione sempre le stesse facce, sempre le stesse persone, sempre gli stessi opinionisti, come se gli altri non potessero avere opinioni, come se le opinioni degli altri non contassero nulla, come se non fossimo 60 milioni di persone, ma fossimo soltanto quei 4, 5, 10, 15, 20 personaggi che impazzano sulle scene televisive, che conducono sempre gli stessi talk-show, che fanno sempre da ospiti. Gli stessi criminologi, le stesse soubrette, gli stessi politici, anche loro che poi non sono eletti ma nominati. Sono sempre le stesse persone, che ci costringono a guardare davanti a una scatolina che sembra l’Olimpo, e loro sembrano gli dei, con i cittadini dall’altra parte che devono tributare sacrifici umani. E siccome la televisione genera atrofia, la strategia è esattamente studiata per portare le persone verso uno stato di inconscienza, di torpore. E ci sono riusciti… Ci sono riusciti!
Beh, la soluzione c’è. La soluzione si chiama rete. La soluzione si chiama citizen – journalism. Tutti possono fare informazione, e guardate… La questione dell’informazione faziosa, capziosa, a meno che non si tratti di una rete ammiraglia nazionale che deve fare servizio pubblico, e quindi assolvere, secondo il Trattato di Amsterdam, alle esigenze di informazione e di democrazia di un popolo, bene: per tutto il resto l’informazione non ha bisogno di equità, di imparzialità, di obiettività assoluta che dopo Rutheford abbiamo capito che non esiste, non è possibile. Per queste cose ci sono le agenzie Ansa, le agenzie stampa. L’informazione ha bisogno di pubblico dibattito, ha bisogno di scontro, ha bisogno di idee forti, di battaglie anche acerrime, di estrapolare, estrinsecare tutti i fatti che i cittadini possono valutare per formarsi un’opinione propria, e meglio di uno scontro dialettico, civile ma duro, determinato, con tutti gli argomenti in campo non esiste. E’ una cosa che ci è stata sottratta dal politically correct, da quella specie di diplomazia, di servilismo di un certo tipo di giornalismo. Ci sono i giornali di partito, i fogliacci… ma poi ci sono anche i giornalisti che fingono di essere equi, imparziali, e che sono servi, che non vanno mai al nocciolo del problema, che non parlano mai davvero di un senatore della Repubblica pagato con i soldi di tutti gli italiani che si trova in Parlamento e dichiaratamente asserisce di essere lì per evitare di andare in galera, e mi riferisco a Marcello Dell’Utri. Non parlano mai di senatori e deputati che vanno in Parlamento per curare gli interessi personali del premier, sono pagati con i soldi di tutti e si trasferiscono a Milano per seguire una sequenza interminabile, una sfilza di processi per i quali qualsiasi avvocato che si rispetti si accampa davanti al tribunale soltanto per preparare le udienze. Questi sono senatori, sono deputati, mi riferisco a Longo, mi riferisco a Ghedini: sono pagati con i soldi di tutti ma non c’è un giornalista che si interroga sul perché un senatore, Longo, e un deputato, Niccolò Ghedini si trovino, anziché a svolgere le loro attività istituzionali per le quali sono pagati in Parlamento, si trovino accampati davanti ai tribunali di Milano per seguire i processi del loro datore di lavoro, pagati con i soldi di tutti, e demandino le loro attività istituzionali a qualcun altro che auspicatamente, forse, si spera, ci penserà. Nessun giornalista se lo chiede. Perché? Perché quello non è il futuro dell’informazione. Noi non abbiamo bisogno in questo paese di persone che nel dibattere non tirano fuori i veri problemi, perché hanno sempre una sorta di remora, magari hanno paura di non fare carriera, di non poter diventare direttore. Noi abbiamo bisogno di persone che ti guardano dritto negli occhi e ti dicono come stanno le cose. Se loro non sono capaci di farlo, in rete possiamo farlo.
E in rete si potrà farlo sino a quando i cittadini saranno liberi di attaccare le loro webcam, di dibattere, di discutere, non ci saranno censure, non ci saranno 400 funzionari della Polizia Postale che navigano sui profili di Facebook alla ricerca di possibili tentativi anche solo di ledere la reputazione delle persone in vista, i cosiddetti Vips. Noi abbiamo bisogno di libero accesso alla rete in libero Stato, come sta facendo tutto il mondo, perché tutto il mondo sta andando in questa direzione. Nell’Europa civilizzata la banda larga sta diventando un diritto dei cittadini. In Finlandia è stata dichiarata un diritto di cittadini: tutte le case dovranno avere la corrente elettrica, l’acqua, il gas e il collegamento a internet. In Germania si viaggia, o sono già arrivati al collegamento per tutti a 100 megabits. Persino in Francia, dove c’è Sarkozy che ce l’ha tanto col P2P, stanno andando verso il collegamento come diritto di cittadinanza. E noi in Italia?
Noi in Italia siamo l’unico paese che è riuscito a regredire come numero di famiglie connesse alla rete, passando da 43 a 42 un paio di anni fa, mentre gli altri facevano balzi in avanti da giganti. Noi in Italia siamo l’unico paese dove vogliamo continuamente legiferare contro la rete perché abbiamo dei signori che governano le televisioni. Ve la ricordate la Carlucci? Ve lo ricordate D’Alia? E’ un continuo fronteggiare iniziative anche come queste. E’ un continuo cercare di mettere i bastoni tra le ruote, perché hanno capito che se lasciano spazio alla rete perdono il controllo, e siccome siamo l’unico paese con un conflitto di interessi gigantesco, questo controllo lo vogliono mantenere. E noi che siamo tanti, perché siamo 60 milioni di persone, non glielo possiamo consentire.
E allora io sarò a Napoli, giovedì 17 marzo, insieme a dei perfetti sconosciuti, c’è gente come come Sabina Guzzanti, un tale Roberto Saviano, Dario Vergassola.. Insomma: la vera attrazione sarò io, parliamoci chiaro. Ognuno di noi porterà una proposta. Saranno in totale 150 proposte per cambiare l’Italia. Portate anche voi la vostra, oppure collegatevi sul sito 17marzo.com e inviatela. La mia proposta sarà,:siccome l’informazione in molti paesi, quelli più civili, è considerata il quarto potere, un potere indipendente dove i giornalisti non sono più servi, lacché, dove la televisione di stato non sia più lottizzata, in mano ai partiti, perché quando una televisione è in mano a qualcuno, questo qualcuno decide che cosa deve essere detto e che cosa no, e infatti lo vediamo tutti i giorni… Se l’informazione è il quarto potere, allora che lo sia davvero. Quindi voglio che l’informazione diventi il quarto potere dello Stato democratico italiano, insieme al potere esecutivo, il potere legislativo, il potere giudiziario: il potere informativo. E poi voglio fare di più e meglio rispetto agli altri paesi. Voglio che internet sia inserito come diritto costituzionale nella Costituzione.
Vi aspetto.

9 commenti

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  • quindi le immagini dai telefonini (foto e video) le ha veicolate lo spirito santo?

     

    sei allergico alla verità tu messora eh

  • Gran bel articolo come sempre Claudio.

    Volevo segnalarti anche questa info che riguarda una proposta di modifica costituzionale in tal senso a quanto da te proposto, formulata da Tulio De Mauro.

    Si tratta di un interessante disegno di legge presentato da 16 senatori firmano il ddl 2485 per portare il diritto alla Rete nella nostra Carta.

  • Ma che c’entrano Sabina Guzzanti e Vergassola?due parassiti della tv di stato, da sempre avvinghiati alle generose mammelle di MAMMA RAI, sempre servili ai partiti che controllano rai 3, che pretendono pure di dare lezioni sull’informazione indipendente?!!

    A questo punto perchè non invitare anche Santoro, Vespa, Minzolini e compagnia?

     

     

    • Kauto!!!! non  ti smentisci mai !

      Anche loro sono cittadini e lo sei anche tu e se hai qualche proposta “SERIA” da fare, vacci anche tu. C’è posto per tutti.

  • Anas E. ha scritto :
    Kauto!!!! non  ti smentisci mai ! Anche loro sono cittadini e lo sei anche tu e se hai qualche proposta “SERIA” da fare, vacci anche tu. C’è posto per tutti.

     

    proposte serie della guzzanti e degli altri ciarlatani?

     

    ma lol e roftl al cubo

  • Anch’io sono convinto che Kauto faccia uso di qualche sostanza, considerata la illogicità dei suoi argomenti.

    Però anche lo “scemo del villaggio” , nonostante le sue idee strampalate, lo si ascoltava, non veniva messo da parte.

    Dobbiamo tutti cercare di tollerarlo, se non si ha voglia di rispondergli, non si risponde. D’altra parte i suoi “deliri” li fa su questo sito.

    In qualunque altro lo avrebbero già messo all’indice.

  • Se l’informazione è in mano a due entità, due interessate visioni, si genereranno tre opinioni: una di destra, una di sinistra e una “chi se ne fotte”.

    Se l’informazione è libera, le opinioni si moltiplicheranno e si diversificheranno … Io credo, che in un simile contesto, le informazioni interessate e faziose saranno smascherate ed i giochetti portati alla luce del sole. Per selezione naturale gli s.t.r.o.n.z.i verranno a galla e dirottati in discarica. E ciò, per quel che mi riguarda, sarà un’evoluzione positiva.

    Quindi ben vengano, in un simile contesto, i Minzolini, i Ferrara, i Sallusti … e tutti gli altri di $idee differenti. Vedremo nella realtà se il sistema funziona.
    L’unica cosa da capire è che l’informazione schiava genera solo schiavi.

    Ma c’è sempre chi non capisce un’emerita ciofeca … madre natura non fa a tutti gli stessi doni.

    … però questo è un altro discorso.

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