La profezia di Aristotele


2500 anni fa, un blogger greco di nome Aristotele profetizzava che la democrazia, la forma di governo nella quale il potere è nelle mani del popolo, poteva facilmente essere succube della demagogia, il comportamento politico che attraverso l’arma della retorica e delle false promesse vicine ai desideri del popolo mira a guadagnarsene il favore.  Con i demagoghi al potere, la democrazia degenera rapidamente in tirannide, poiché esercita un potere dispotico sui migliori mentre le decisioni dell’assemblea assomigliano all’editto del tiranno. Il tiranno, del resto, molto spesso otteneva il potere con l’appoggio delle classi popolari, scontente della situazione politica, poi ricopriva personalmente e affidava a suoi fidi le maggiori istituzioni. La retorica, l’arte oratoria usata dal demagogo, non è altro che una pratica persuasiva che agisce sugli affetti e sulla parte irrazionale dell’anima e, secondo un altro blogger di nome Platone, può avere successo solo sugli ignoranti.

Credo che nelle poche righe precedenti ci sia tutta la situazione italiana, dai talk-show pieni di Cetto Laqualunque alla conquista del potere di Berlusconi nel 1994, all’ascesa dei suoi finti oppositori, ai lampedusani acquietati perché il tiranno ha comprato casa sulla loro isola, alle chiavi di casa consegnate agli aquilani davanti alle telecamere e ritirate il giorno dopo, ai rifiuti di Napoli spostati dal centro alla periferia, passando per Ghedini, per Longo, per Pecorella e per tutte le soubrette in Parlamento, fino alla riforma Gelmini con la quale ci si assicura una nuova leva di cittadini ignoranti, succubi della retorica per molti anni ancora a venire.
Gli spettacoli come quelli di ieri, fuori e dentro il Parlamento, sono una rappresentazione teatrale in parte largamente disattesa dai cittadini: poche centinaia di barbari fuori e poche centinaia di barbari dentro a simulare una farsa in luogo di quasi 58 milioni di italiani che se ne disinteressano completamente, in tutt’altre faccende affaccendati.
I grandi popoli nascono, i grandi popoli prosperano fiorenti, i grandi popoli declinano invariabilmente, incapaci di fare fronte alla loro stessa egemonia. Alla fine, come qualsiasi altro organismo biologico, i grandi popoli muoiono.
Abbiamo una sola speranza: i politici di professione devono andarsene, al loro posto devono subentrare cittadini competenti e qualificati. Devono formare un governo tecnico, una unità di crisi che fronteggi l’emergenza nell’interesse collettivo. Uno dei primi provvedimenti dovrà essere un investimento a favore della banda larga garantita per tutti, inserita tra i diritti costituzionali. Può sembrare secondario, ma per spezzare la task-force demagogica dei media e consentire ai nuovi rappresentanti del popolo di essere raccontati in maniera serena ed equilibrata è necessario mandare a casa anche i giornali e le televisioni. La gente dovrà informarsi da sola, in rete.

 Vi segnalo un follow-up sull’inchiesta di Enzo Di Frenna relativa a Juan Ruiz Naupari e alla Ayahuasca. Enzo è uno degli esempi di come si possa fare giornalismo di inchiesta in rete, senza scrivere per forza sui giornali od avere programmi televisivi. Di seguito il suo ultimo video.

12 commenti

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  • Claudio meglio di così non potevi spiegare la situazione. D’accordo al 100%.Il problema è che di ignoranti ce ne sono veramente tanti in Italia. Continua Così!!!

  • Non sono d’accordo, ma d’accordissimo !

    Il problema, però, è anche l’overdose di informazione che spesso porta al corto circuito. Per noi in rete, anche se non tutti, accedere a fonti alternative è normale, ma lo zoccolo duro televisivo non lo smuovi manco a cannonate. E ti dicono: eh, ma Annozero, Ballarò… le trasmissioni alternative ci sono… io comunque sto notando una frattura verticale tra i “teledipendenti” e gli, chiamiamoli, “alternativi”. Non si parla più del contenuto di una notizia, ma solo se è vera o falsa. A volte, mi pare di essere quel matto che, sporgendosi dal cancello del manicomio dice al passante “Mi dica, siete in molti li dentro ?”

  • A proposito di felicità.

    Viviamo in città sporche, inquinate, senza un minimo di verde, dove la maleducazione regna sovrana.

    Mandiamo i nostri figli in scuole fatiscenti, spesso pericolose. Dove manca di tutto : insegnanti motivati, materiale didattico, a volte anche la carta igienica.

    Abbiamo una classe politica ignorante, arrogante, corrotta, intoccabile e inamovibile.

    Passiamo ore in automobile per andare al lavoro, al mare, in gita in automobili altamente inquinanti, senza renderci conto che siamo i nostri aguzzini.

    Abbiamo un’economia in stato comatoso, con tanti giovani senza lavoro, e per quelli che il lavoro ce l’hanno, nessuno gli garantisce di mantenerlo.

    I diritti costituzionalmente sanciti, diventano concessioni del politico di turno spesso pagate con il voto o con tangenti.

    Abbiamo distrutto una nazione piena di bellezze artistiche in nome di un “progresso” che non si capisce bene cos’è.

    Siamo un popolo che continua ad accettare tutte le leggi vergogna  che vengono approvate, senza avere il minimo coraggio di obbiettare.

    Abbiamo una informazione degna di una dittatura sudamericana o asiatica che ci tiene all’oscuro sulle nefandezze che quotidianamente vengono compiute.

    Abbiamo una classe dirigente che ha fatto diventare questo Paese lo zimbello del mondo, un Paese non affidabile, non credibile.

    Mi chiedo, e vi chiedo, come si può essere felici ?

  • Sono d’accordo, più volte mi sono sgolata sull’argomento. Tutti a casa, ma a destra come a sinistra…I media e anche certa Giustizia malata. Basta Tv spazzatura, giornali schierati a destra come a sinistra, scuola allo sbando, processi sommari o televisivi, cazzate e stronzate a più non posso. E ignoranti che si nutrono di puttanate e parlano senza sapere, conoscere e avere un minimo di alfabetizzazione decente.

    Svegliamoci una buona volta, finché siamo ancora liberi di esprimirci in qualche modo.

  • Bene, siamo riusciti ad avverare non il sogno, ma il peggior incubo di Platone. Nel suo tempo imputava lo sfacelo di Atene allo stesso gruppo che oggi governa l’Italia. I Sofisti. 

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