Esplode la Turchia: NESSUNO TOCCHI INTERNET!


  Almeno 40 mila turchi oggi hanno manifestato oggi in piazza al grido di “Non toccate internet!” per protestare contro l’applicazione di allucinanti filtri internet che dovrebbero entrare in vigore dal 22 agosto 2011.
 
L’Autorità per l’Information Technology e per le Comunicazioni (BTK), la speciale commissione di Information Technology del Primo Ministro, ha infatti varato un quadro normativo dal nome “Procedures and Principles Regarding the Safe Use of the Internet“: “Procedure e principi riguardo l’utilizzo sicuro della rete internet“.
Approvata lo scorso febbraio dal(BTK), la normativa prevede di suddividere il traffico internet turco in quattro canali generali: famiglia, bambini, casa e standard. Dal 22 agosto, ogni navigatore dovrà scegliere in quale categoria di navigazione rientrare e, da quel momento, la lista dei siti web a lui accessibili risulterà dagli elenchi interni dei siti autorizzati per quella determinata categoria. La lista dei siti web filtrati da ogni pacchetto sarà decisa dal BTK e non sarà resa pubblica. La scusa ufficiale è quella di proteggere i più giovani dalle insidie dei siti pornografici, ma è evidente l’intento censorio di costruire una internet governativa che risolva alla radice il problema del controllo dell’informazione. Le accuse di incostituzionalità non sono state sufficienti ad evitare l’approvazione di una delle regolamentazioni più oscurantiste e pericolose mai viste ai confini dei territori europei.
Il caso turco, oltre a rappresentare una minaccia gravissima e un’inquietante precedente per le idee balzane dei talebani digitali nostrani, è un caso emblematico per spiegare l’importanza di concetti come la net neutrality, ovvero quel principo sacro alla teoria di una rete internet libera che vuole il mezzo tecnologico, l’infrastuttura di rete e l’accessibilità di ogni suo nodo, egualmente fruibile da ogni singola postazione connessa, indipendentemente dalle logiche commerciali, governative o dal tipo di utilizzo, intensivo o meno, che se ne possa fare. Una rete dove ogni singolo nodo, ogni informazione, ogni più piccolo sito web è costantemente e indifferentemente accessibile a chiunque, alla stessa velocità di navigazione e parimenti rintracciabile, è garanzia di libertà presente e futura tanto quanto la Costituzione italiana garantisce il singolo cittadino in quanto a libertà di espressione, di confessione religiosa, di organizzazione politica e così via.
Parlando quindi di un protocollo per “l’utilizzo sicuro della rete”, va da sé che l’unico utilizzo sicuro che se ne può fare è quello che ne hanno fatto i turchi oggi, i siriani ieri, gli egiziani, i tunisini e i libici l’altro ieri, perché tutti i talebani digitali siano spazzati via dal fiume in piena delle rivolte organizzate, in segno di spregio supremo, proprio grazie ai social network e alla connettività di rete.
La rete è il vero grande tsunami del terzo millennio che riequilibra le forze, redistribuendo consapevolezza e conoscenza alle masse che, troppo spesso inconsapevoli della loro importanza, hanno a lungo abdicato al loro ruolo supremo di controllo e di governo in favore di ristette élite che hanno accentrato su di sé risorse che sono di tutti e, per mistificare la realtà delle cose, hanno occupato ogni canale di comunicazione, diffondendo versioni alternative e convenienti in rappresentazione del vero. Le informazioni ora esondano, rimbalzano impazzite tra gli argini che si sgretolano e travolgono i piedistalli di creta delle statue talebane erette a difesa del nulla.
Stiamo assistendo all’inizio di una nuova era, deve essere chiaro a tutti. Ditelo anche ai bradipi che – sonnecchiando – amano derubricare tutto a fenomeno marginale per avere l’illusione di poter continuare a coltivare ancora per un po’ i loro privilegi in scadenza.
The Internet is ours and will remain so“: Internet è nostra e resterà così, hanno gridato a squarciagola tutto il giorno.
Alcune foto: http://fotogaleri.ntvmsnbc.com/sansure-karsi-yuruyus.html

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