La P2, 30 anni dopo

 
Gli affezionati di questo blog, perlomeno quelli di lunga data, sanno che uno dei primi cavalli di battaglia di byoblu.com, il 1 luglio 2008, fu un video destinato a circolare molto in rete, nel quale evidenziavo le analogie tra il programma del Piano di Rinascita Democratica, targato Licio Gelli, e gli ultimi trent’anni di storia politica del nostro paese.
Non che la loggia massonica deviata Propaganda 2 fosse una novità, certo. Scoperta nel marzo del 1981 dai magistrati Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito delle indagini sull’omicidio Ambrosoli e sul cosiddetto “finto rapimento” di Michele Sindona, esattamente trent’anni fa – il 20 maggio 1981 – la lista dei suoi appartenenti era stata resa pubblica dall’allora Presidente del Consiglio Forlani. Un sussulto di dignità istituzionale con il quale, per una volta almeno, un Governo della Repubblica italiana provava a rivendicare un ruolo superiore rispetto ai gangli di potere invisibili che tiravano le fila tramando nell’oscurità.
 
 
La novità era forse la comparazione dei punti programmatici del manualetto di Gelli con quelli di volta in volta proposti da Silvio Berlusconi nella sua attività di governo. Era stupefacente constatare come le due visioni del mondo collimassero in molte parti, aderendo in maniera così  evidente da far pensare che il piano eversivo della loggia massonica P2 non solo non fosse mai stato abbandonato, ma in realtà avesse trovato ampia realizzazione per mano di uno dei suoi membri più noti: il discepolo 1816, al secolo Silvio Berlusconi. Candidamente e senza ombra di pudore alcuno, del resto, come si conviene a chi è attraversato da una inesauribile sorgente di lucida follia, nell’ottobre 2008 era lo stesso Gelli a confermare che l’unico che poteva andare avanti nell’attuazione del piano di Rinascita Democratica era proprio Silvio Berlusconi.
Un’altra novità era che di queste cose un cittadino comune potesse finalmente rendersi conto scaricando dalla rete documenti che un tempo avrebbero richiesto una serie di ricerche attive, talvolta corredate da richieste di accesso agli atti, che implicavano un interesse pregresso, una certa familiarità verso le procedure di consultazione e tanto tempo libero. Questi fattori limitanti rendevano di fatto l’informazione un presidio dei soli addetti ai lavori, i giornalisti, i quali non sempre avevano l’interesse o l’autorizzazione per riesumare vecchie storie considerate, diciamo così, fuori moda. La rete sovvertiva tutto. La possibilità di incappare fortuitamente in documenti consultabili in tempo reale, potendosi permettere il lusso di indulgere alla curiosità, metteva una quantità smisurata di dati storici a disposizione di una audience sbalorditiva e potenzialmente molto interessata a capire, sviluppando in autonomia riflessioni critiche e conclusioni ragionate. La possibilità di realizzare contenuti multimediali prodotti in proprio, senza bisogno di mezzi costosi, e di poterli condividere velocemente con il mondo faceva il resto. Niente sarebbe stato più lo stesso. E niente, in effetti, lo fu.
Il video circolò parecchio. Mi stupì sentire, meno di un mese dopo, alcuni senatori della Repubblica usare le stesse identiche parole per riesumare la vicenda piduista in Parlamento. Compresi che la rete era la strada giusta, e da quel momento non mi fermai più.
Oggi torniamo sull’argomento P2, non solo perché domani cade l’istituzionalmente lugubre anniversario del trentennale dalla sua scoperta ufficiale, ma anche perché una campagna elettorale indegna,  e per fortuna correttamente interpretata dall’opinione pubblica, è stata incentrata sull’accusa di estremismo verso il candidato del centro-sinistra alla poltrona di sindaco di Milano, Guliano Pisapia.
Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro, Alessandro Sallusti, Daniela Santanché, Roberto Lassini, Silvio Berlusconi e tutto il consolidato A-Team della cosiddetta macchina del fango, nel tentativo di conseguire un consenso basato sulla demonizzazione dell’avversario anziché sui programmi di interesse dei cittadini hanno spinto oltre ogni ragionevole limite il cosiddetto metodo Boffo, arrivando perfino a superarlo e inaugurando l’era del Metodo Pisapia. Fortunatamente hanno passato il segno, rivelando che anche gli italiani hanno una tacca dell’asticella oltre la quale non sono disposti ad andare, e almeno per ora hanno fallito.
Sarebbe però opportuno far notare ai professionisti della calunnia che inerpicarsi per il terreno impervio delle accuse di estremismo non si sarebbe rivelato in ogni caso una buona idea, perché se è vero che avere avuto amicizie che militavano nelle frange del terrorismo, ancorché non dimostri nulla in sé, può non essere motivo di vanto, di certo trovo altrettanto estremista, se non addirittura meno dignitoso, avere cospirato per la realizzazione di un golpe silenzioso, dove l’assenza di qualunque spargimento di sangue non è sufficiente a rendere meno gravi gli avvenimenti orditi. Semmai il contrario, essendo la costituzione di una para società eversiva come la P2 l’emblema di un approccio invisibile e conseguentemente offensivo e vigliacco nei confronti del popolo italiano, che i membri della loggia massonica deviata si prefiggevano di fregare alle spalle, senza neppure dirglielo, come si conviene ai traditori, a chi non tiene in minima considerazione la dignità del suo avversario. Lungi da me giustificare qualsiasi atto di violenza, dalla quale rifuggo e di fronte alla quale inorridisco, ma se dovessi essere costretto a fare un raffronto tra due aberrazioni, potrei valutare che almeno Aldo Moro fu sottoposto ad una sorta di processo popolare improvvisato, per quanto assolutamente destituito di ogni forma di valore istituzionale. Gli italiani avevano ben chiaro cosa stava accadendo e perché, ed erano liberi di non condividerlo, ma chi avrebbe mai svelato loro che la democrazia nella quale ritenevano di vivere stava per essere svuotata dall’interno e occupata a loro completa insaputa da un manipolo di delinquenti eversori che stavano per impadronirsi del loro bene più prezioso senza neppure prendersi la briga di dare una giustificazione qualsiasi, ritenendo il popolo indegno di qualsiasi forma di partecipazione alla determinazione del suo destino?
Uno di quegli eversori oggi fa ancora il Presidente del Consiglio. Forse per questo motivo, un sindaco terrorista a Milano non può fare paura.
Di seguito alcuni interessanti approfondimenti che oggi Repubblica dedica al trentennale dalla scoperta della lista di Licio Gelli. Ho pensato potessero interessarvi.

Ecco che cosa resta del complotto di Gelli trent’anni dopo

Il 20 maggio 1981 Forlani, presidente del Consiglio, fu costretto a consentire la pubblicazione delle liste Nomi e poteri che ancora oggi condizionano il Paese P2


di Sandra Bonsanti (Repubblica 19.05.2011 p.60)

Finito lo sfogo per la mia intrusione oltre il cancello di Villa Wanda il Venerabile si abbandonò a espressioni di arrendevole rimpianto: «Avevo creato un’oasi di pace e di tranquillità per i migliori…». Questo era stata per lui la loggia P2. Era il 21 aprile del 1988 e Repubblica ebbe la prima intervista con Gelli, appena rilasciato dal carcere, e Il Venerdì quel servizio fotografico che ci aveva portato ad Arezzo. In quelle due ore ci accusò di tutto, ma soprattutto di aver distrutto la sua vita insieme a quel formidabile mezzo di controllo delle istituzioni che aveva progettato e costruito per ostacolare la trasformazione dell’Italia “in una roccaforte del marxismo”. Questa “nobile” interpretazione (la loggia segreta come uno dei molti strumenti della guerra fredda) fu sostenuta nel tempo anche da Francesco Cossiga, ma, trent’anni dopo la grande scoperta, va ancora ricordato che l’oasi creata da Licio Gelli fu tutt’altro.
Fu, prima di tutto, un potente intreccio di militari, politici, giornalisti, magistrati e finanzieri pronti ad appoggiare il passaggio, anche traumatico, se necessario, dalla Costituzione del ’48 a un’Italia gollista e presidenzialista secondo la massima ben riassunta da Gelli: «Governare non vuol dire perdere tempo ma risparmiarlo » (Sandro Neri, Parola di Venerabile). Ma come arrivarci? La strategia del Venerabile cambiò negli anni: direttamente con tentativi di colpi di Stato (fino al 1974); attraverso il controllo e la conquista dall’interno delle istituzioni dopo di allora.
Ed è in questa seconda fase che si dispiega l’azione più insidiosa della P2, quella che appare ancora oggi vincente e che ha avuto tre obiettivi di fondo: il controllo della comunicazione (giornali e Tv); il controllo della magistratura; il controllo delle forze politiche. Tutte, di qualunque colore. Quanto al Pci, che non aveva iscritti alla P2, fu però incline a una sorta di “rispetto istituzionale” per la loggia che vantava l’amicizia di Giulio Andreotti. Ricevere, ad esempio, finanziamenti da Calvi e dall’Ambrosiano non sembrò disdicevole, dal momento che, si diceva, “tutti i banchieri sono uguali”.
Trent’anni fa però, quando, il 20 maggio il presidente del Consiglio Forlani fu costretto a consentire la pubblicazione delle liste e a lasciare il governo al laico Spadolini che sciolse la loggia, ci fu un breve periodo di dignità della politica e del Parlamento decisi a capire quel-l’antistato più forte dello Stato che li aveva espropriati del loro ruolo. Un brevissimo momento, su cui vegliarono tre personaggi straordinari e diversissimi per storia e radici: Sandro Pertini, presidente della Repubblica, Nilde Jotti, presidente della Camera dei deputati e Tina Anselmi, democristiana e partigiana, straordinaria presidente della Commissione di inchiesta. Una sorta di minuscolo Cln, sostenuto da una parte importante di opinione pubblica che riuscì a fare approvare il 6 marzo del 1986 una Risoluzione della Camera dei Deputati firmata da Rognoni, Anselmi, Napolitano, Formica, Rizzo e Battaglia: un documento solenne, di analisi, condanna e proposte tese a garantire nel fudolinituro un processo democratico delle istituzioni basato sulla trasparenza.
Quel momento di dignità fu davvero brevissimo. Le date parlano chiare ed è inevitabile partire da esse quando cerchia-mo di capire la storia della P2, sciolta, sì, ma non sconfitta. Il governo Spadolini cadde alla fine di agosto del 1982 (era durato 421 giorni), mentre stava facendo tornare dall’Uruguay l’archivio segreto di Gelli. Spa- stesso attribuiva le ragioni della fine del governo alla sua decisa collaborazione con la Commissione Anselmi. Seguì un breve governo Fanfani e nell’agosto del 1983 fu la volta di Bettino Craxi. La commissione era ancora al lavoro, e Gelli proprio il giorno del giuramento del presidente socialista evase dal carcere svizzero. Quello stesso giorno, il 4 agosto, Craxi parlò sul portone di Montecitorio e ai cronisti dichiarò: «E ora la storia della P2 è morta e sepolta ». Una cappa di sole accecante piombò sui nostri taccuini.
Fine della vicenda, fine della tensione democratica. Gelli libero e evaso, la commissione chiuse i battenti un anno dopo senza esser riuscita ad interrogarlo.
Allora, quando tanti italiani si chiedono oggi come è potuto accadere che un piduista sia diventato presidente del Consiglio (Berlusconi) e un altro il cui nome era negli elenchi di Gelli sia oggi il capogruppo alla Camera del Pdl (Cicchitto), come è potuto accadere che tante cose previste dal piano di Rinascita che Gelli aveva predisposto per la P2 oggi siano parte delprogramma di governo e molte siano già state realizzate, non si può prescindere da quegli anni Ottanta quando il presidente del consiglio socialista, per la prima volta nella storia dellaRepubblica, rompeva gli equilibri tra poteri dello Stato e attaccava i magistrati («farò i conti con loro») che indagavano su Calvi, su Teardo o sul giudice Palermo, sosteneva con decretiad personam l’espandersi della Fininvest e vagheggiava, anche lui, un presidenzialismo certamente meno becero di quello inseguito da Silvio Berlusconi.
E non si può prescindere dalla Presidenza della Repubblica: dopo Sandro Pertini, il presidente che non strinse mai la mano ai piduisti, arrivò Francesco Cossiga, il presidente delle trame che chiamava “galantuomini” gli iscritti alla P2 e aveva gestito il caso Moro insieme agli uomini di Gelli.
Insomma, se trent’anni dopo vogliamo capire in che momento progetti e protagonisti della loggia segreta si siano imposti sulla scena politica italiana, è inevitabile riflettere su quanto fu breve anche se intensa la fase del rifiuto della P2, mentre i motivi veri per i quali agli italiani siano toccati in dote Michele Sindona e Roberto Calvi, Licio Gelli e Silvio Berlusconi, le stragi e i complotti e perché facciano tanta fatica a liberarsene sono tuttora abbastanza inesplorati. E il Venerabile, nella sua oasi aretina, insiste ancora beffardo a rivendicare la paternità del progetto politico.
 

 

COSI’ TROVAMMO QUEGLI ELENCHI

Le tappe. Intervista a Gherardo Colombo, il magistrato che conduceva le indagini


di Leopoldo Fabiani (Repubblica 19.05.2011 p.61)

«Non pensavamo certo di trovare una cosa del genere. Con quella lista davanti agli occhi fu immediata la sensazione che quel materiale fosse esplosivo». Gherardo Colombo, con il suo collega Giuliano Turone, è il magistrato che ha scoperto, nel marzo del 1981, due mesi prima che il governo decidesse di renderle pubbliche, le liste degli appartenenti alla P2. Colombo da quattro anni è uscito dalla magistratura e si dedica a un lavoro di sensibilizzazione dei giovani, particolarmente nelle scuole, ai temi della legalità e del rispetto delle regole, qualcosa che si può chiamare una “pedagogia costituzionale”. A trent’anni di distanza il ricordo di quei giorni è ancora molto vivo, percorso dalle emozioni della scoperta e da episodi quasi grotteschi.
Dottor Colombo, come siete arrivati alle carte di Gelli?
«Giuliano Turone e io eravamo giudici istruttori delle indagini che riguardavano l’omicidio Ambrosoli e il cosiddetto “finto rapimento” di Sindona. In quell’inchiesta emergevano molteplici collegamenti tra il finanziere siciliano e Gelli. Decidemmo di perquisire l’abitazione di Gelli, l’azienda Giole, e l’Hotel Excelsiordi Roma, dove il venerabile dà appuntamento a tutti i suoi interlocutori».
Dove erano le liste?
«Avevamo chiesto agli ufficiali della Guardia di Finanza incaricati delle perquisizioni di non avvertire nemmeno i loro superiori. A un certo punto quella mattina del 17 marzo da Castiglion Fibocchi, dove si trova la Giole, arriva una serie frenetica di telefonate. Il colonnello Bianchi ci avverte che ha trovato materiale importantissimo, con i nomi degli appartenenti alla loggia P2. Noi siamo impazienti, per vedere il tutto dobbiamo aspettare la mattina dopo».
 E cosa pensate quando lo avete in mano?
«È subito evidente che siamo davanti a qualcosa di inimmaginabile. Negli elenchi ci sono i nomi di ministri in carica, dei vertici dei servizi di sicurezza, parlamentari, prefetti, questori, alti ufficiali delle forze armate, imprenditori, giornalisti, editori. I capi della Guardia di Finanza protagonisti dello scandalo dei petroli, ufficiali dei servizi responsabili dei depistaggi sulle stragi. Anche magistrati. C’è anche il nome di un generale argentino che fa parte della giunta golpista responsabile dei “desaparecidos”. È una cosa enorme. Decidiamo due cose: evitare qualunque fuga di notizie e mettere al sicuro i documenti. Li fotocopiamo e li nascondiamo nel fascicolo di un’indagineche un nostro collega sta conducendo su tutt’altra questione. Poi cerchiamo il presidente della Repubblica. Ma Pertini è in viaggio di Stato in Sudamerica. Allora prendiamo appuntamento con il presidente del Consiglio, Arnaldo Forlani».
E cosa accade?
«Dopo ore di anticamera, a Palazzo Chigi ci accoglie il segretario di Forlani, prefetto Semprini, il cui nome è nella lista. Pensavamo che avesse il buon gusto di non venire proprio lui ad aprirci la porta, ci viene da ridere. Il presidente del Consiglio mostra di non sapere perché siamo lì. Glielo spieghiamo e per un paio di minuti non riesce ad articolare parola. Poi balbetta, cerca di minimizzare. Il minuetto è estenuante. Alla fine Forlani ci dice che studierà le carte personalmente e poi deciderà cosa fare».
 Il presidente del Consiglio nominerà un comitato di saggi e il 20 maggio renderà pubbliche le liste. Lo scandalo sarà enorme e Forlani si dovrà dimettere. Intanto qual è il destino della vostra inchiesta?
«Pochi mesi dopo, a settembre, le indagini verranno trasferite a Roma. E alcuni filoni dell’inchiesta saranno archiviati. Per scoprire, ad esempio, il Conto Protezione di cui ha usufruito Bettino Craxi, abbiamo dovuto attendere il periodo di Mani Pulite. Alla fine dei processi ci saranno alcune condanne, ma la natura della P2 è riuscita a sfuggire, e intrecci, collusioni e complicità che sarebbero potute emergere allora sono rimasti sommersi».
A suo giudizio cosa è stata la Loggia di Licio Gelli?
«Rispondo con le parole del comitato dei saggi: “Un luogo di influenza e di potere occulto. Un’associazione occulta può diventare uno Stato nello Stato e questo non può essere consentito nell’ordine democratico”. E con quelle della relazione di maggioranza della commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi. “Una operazione politica ispirata a una concezione del potere che tutto usa e a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere ma è al servizio di chi vi è sottoposto” ».
Cosa è rimasto oggi della P2?
«Ci sono esponenti delle istituzioni il cui nome è stato trovato nelle liste degli appartenenti alla loggia. Ma la situazione è senz’altro diversa. Una volta che la segretezza è finita, l’associazione ha perso il suo scopo. Ora non si tratta più di svelare un potere occulto, e i cittadini, gli elettori, hanno gli elementi per giudicare e decidere. Il pallino è in mano a loro».
 

Fai una microdonazione con Flattr Flattr this

4 commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Non potro mai dimenticare questo splendido tuo video Claudio!

    Se non erro fù proprio questo a farmi conoscere byoblu.com! 

    Grazie sempre per il tuo impegno carissimo Claudio!

  • …e la tua classe non è certo dovuta solamente al sacrificio di due dischi intervertebrali ma soprattutto al tuo talento!!

  • E pensare che questo è stato il primo video del tuo Blog che ho visto, il video che mi ha fatto conoscere un tale Claudio Messora alias Byoblu! Ricordo che rimasi molto colpita dal tuo carisma e dal tuo talento. Chi lo avrebbe mai detto che poco dopo ci saremmo conosciuti di persona e che saremmo diventati inseparabili Amici!

    Sei straordinario Claudio, dal mio punto di vista in primis come comunicatore e come scrittore. Meriti il meglio.

  • Lo stesso per me, fu il primo video per il quale ho conosciuto Byoblu, seguito dall’altro sull’influenza suina. è un capolavoro.

    Però Claudio poi dirci esattamente, oggi a quest’ora dove si trovano FISICAMENTE, i membri chiave della P2? secondo me è importante tenere la memoria fresca su quello che è accaduto 30 anni fa, ma anche importante tenerli d’occhio e sapere dove sono adesso e che travestimento usano OGGI.

     

     

Top

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo accettato l'utilizzo dei cookie. Leggi tutto ...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi