Dieci milioni di dollari per Al Gore.

 

10 MILIONI DI DOLLARI. Questo, stringi stringi, è il senso della chiamata alle armi che Al Gore e Current.tv (notoriamente l’unico, ma proprio l’unico canale di informazione libera e indipendente in questo sfortunato paese) hanno rivolto al popolo della rete. Il quale, curiosamente, sostiene sempre a spada tratta la necessità di un’informazione libera e gratuita in rete (perché l’informazione, si sa, è un bene prezioso e non può essere subordinato a mere questioni economiche: deve essere gratuita anche se qualcuno a produrla ci sarà tipo, non so, S.Francesco d’Assisi, o S.Giovanni Battista, o altri che si nutrono di cavallette ma hanno i soldi per pagare hosting, banda, videocamere etc) ma non esita a sollevarsi in dieci minuti per una crociata in difesa di un soggetto commerciale che, per fare “informazione libera e indipendente“, chiede 10 miliioni di dollari. Prendere o lasciare! Anzi: prendere o agitare le folle al grido di “Salvate Current.tv dagli attacchi alla libera informazione”.
Current è una televisione commerciale. Faccia i suoi accordi in trattativa privata senza strumentalizzare la gente per intascare qualche milione di dollari in più o in meno. Se non dovesse chiudere con Sky, venga in rete e ci faccia vedere cosa sa fare senza il becco di un quattrino, come da queste parti siamo abituati a fare da anni. Magari così, finalmente, ci dà anche una mano sul serio. Certo, senza Cruciani e Telese, anche se personalmente non la reputo una grave perdita.
Leggi anche: Current.Tv non è il futuro dell’informazione libera.

TOM MOCKRIDGE RISPONDE AD AL GORE

Al Gore vuole 10 milioni di dollari ma ha uno share dello 0,03%


 A Sky Italia abbiamo stima per Current TV e per Al Gore. Per questo motivo lo scorso 13 maggio abbiamo fatto al suo socio, Joel Hyatt, un’offerta per continuare ad avere Current per altri tre anni su Sky (vedi allegato). Non corrisponde dunque affatto al vero che Sky abbia deciso unilateralmente di cancellare il canale.Purtroppo, Joel ha deciso di non accettare la nostra offerta e ha chiesto invece di avere il doppio di quanto Current percepisce attualmente, una cifra che arriva ad essere vicina a 10 milioni di dollari. Si tratta di una richiesta decisamente troppo alta, specie in relazione alle recenti performance del canale. Al Gore ha diffuso dati assolutamente inesatti sull’audience del canale, sostenendo che un abbonato di Sky su due guarda Current una volta la settimana. La realtà, purtroppo, è assai diversa: i dati Auditel dicono che solo un abbonato di Sky su 25 ha guardato Current almeno per 10 minuti in una settimana nel corso del 2011. Lo share del canale è dello 0,03% su media giornaliera e dello 0,02% in prima serata con una media giornaliera di 2.959 telespettatori, come rilevato da Auditel nel 2011. Si tratta di dati in calo del 20% sulla media giornaliera e addirittura del 40% in prima serata, se comparati al 2010. Se il canale avesse raggiunto l’obiettivo di 4500 telespettatori medi giornalieri, concordato nel contratto, la partnership sarebbe stata rinnovata automaticamente per ulteriori due anni.
Quanto al resto, sono sciocchezze: ho dovuto cercare su Google il nome di Keith Olbermann perché non sapevo chi fosse. La decisione di non rinnovare il contratto con Current quindi non è dovuta ad alcuna cospirazione politica: si tratta semplicemente di una trattativa economica, che ho gestito io con la mia squadra in Italia. Non ho mai parlato con Rupert Murdoch di nessuno di questi temi. E Silvio Berlusconi non ha mai promesso a Sky nessuna frequenza digitale terrestre se ci fossimo liberati di Al Gore. Sfortunatamente Al Gore in Italia non è così rilevante.
Come dimostra la nostra proposta, abbiamo fatto l’offerta più adeguata per il rinnovo del contratto con il canale. Se Al Gore è così convinto del successo di Current non dovrebbe avere alcun problema a trovare risorse finanziarie, dal momento che una televisione di successo si porta dietro anche maggiori introiti pubblicitari. Sia Al che Joel sono operatori molto esperti del settore della tv via cavo negli Stati Uniti. Tutto ciò rappresenta una pratica negoziale consolidata negli Stati Uniti.
Dunque se davvero desiderate che Current Tv rimanga in Italia, scrivete a Joel Hyatt a hyatt@current.com e chiedetegli – con la stessa determinazione con cui avete scritto a Sky Italia – di accettare la nostra offerta, come hanno fatto tantissimi suoi colleghi editori, e Sky sarà molto felice di avere Current TV in palinsesto per altri tre anni.
Cordialmente,Tom Mockridge

 

UPDATE: Da queste carte sembrerebbe che Current avrebbe ricevuto già un’offerta di 3 + 3 milioni di euro in tre anni (leggo 1 milione di euro all’anno + 1 milione di euro in pubblicità, che non si capisce se è annuale o triennale), cui si aggiungerebbe il milione di euro ed oltre in pubblicità che raggranella annualmente di suo (fonte: Current stessa). Se non vado errato parliamo di un budget complessivo di 9 milioni di euro in tre anni(7 se il milione in pubblicità offerto da Sky è complessivo sul triennio e non annuale: 3 da Sky  + 1 da Sky in pubblicità + 3 e passa di pubblicità che Current raggranella).Continuo a non comprendere, ma forse mi sbaglio io, per cosa bisognerebbe scatenare una guerra santa.  Allora vogliamo parlare di Francesco Di Stefano, che per Europa7 ha sempre pagato fior di milioni di euro di tasca sua, non ha mai trasmesso e non ha mai chiamato a raccolta nessun popolo della rete, semmai la Corte di Giustizia europea?

27 commenti

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  • In realtà; Mockridge quella mail la rigira a tutti quelli che richiedono informazioni; la chiusura di Current TV sembra più legata ad una futura penetrazione di Sky nel mondo del digitale terrestre.
     Hai letto la risposta di Al Gore a skype…non posso linkare, ma basta fare una breve ricerca su DigitalSat.it!

    • “Sembra più legata”? “Sembra”? Chi te lo ha detto, Al Gore? Quali elementi hai per credere ad Al Gore e non a Mockridge? E in ogni caso, abbiamo davvero bisogno di supportare gente che per la rete non si è mai spesa, che ha perpetrato logiche di censura per anni, che non ha mai aiutato o dato visibilità alle vere cause della rete, e che adesso viene a piangere perchè Sky non gli firma il contrattino da dieci milioni di euro per mandare in onda Cruciani e Telese?
       La libertà di informazione è quella totale e incondizionata che puoi trovare in rete. Supportate le cause della rete, e non quelle commerciali di chi ragiona a colpi di contratti. Comprate le nuove internet tv e allacciatele alla rete, vedrete che non avrete bisogno né di Current né di Sky. Questa è la sola causa che io riconosco, insieme al crowd funding. I cittadini che scelgono liberamente cosa mandare in onda e quanto eventualmente pagarlo (quello che in parte doveva essere inizialmente Current ma che ha ampiamente disatteso). Il resto è vecchio.

  • Credo che ne panorama dell’informazione italiana anche la piccola, per ascolti, current sia importante. non si può certo definire Indipendente, come lo puoi essere tu blogger, ma comunque è indipendente da Silvio Berlusconi. E questo, secondo me, è molto rilevante.

    Inoltre nel mio piccolo da la possibilità a mia madre di 71 anni di vedersi il passaparola di travaglio, che facendo i conti è più presente su current che ad annozero.

    Current non sarà esempio di indipendenza e libertà di informazione, ma in un  sistema come quello italiano in mano al satrapo mediatico ( ieri ce l’ha raccontata a reti unificate) anche il luccichio di al Gore sembra oro….

     Io sto con current: Scrivero anche a hyatt per dirgli come la penso

    • Compra a tua mamma una internet-tv, la colleghi alla rete, lanci un widget e vedi tutti i canali youtube, tutti i video (e non solo quelli di travaglio), più tutte le web-tv. Questa è l’informazione libera, indipendente e democratica, il futuro (ormai alle soglie del presente) per il quale bisogna lottare. Tutto il resto, per quanto interessante o meno, è il passato. Io non mi posso battere per gente che litiga sul fatto se sia o meno il caso di "essere liberi e indipendenti" a non meno di dieci milioni di euro. Se Al Gore ci tenesse così tanto ad essere "l’unico canale di inforamzione libera e indipendente in Italia", potrebbe farlo anche al solo corrispettivo sufficiente a coprire le spese. Una battaglia per ottenere o meno dieci milioni di euro non mi appassiona e non ha nulla a che fare con la libertà di informazione. Ma siete ovviamente liberi di impegnare le vostre risorse psichiche e mentali per le cause che ritenete più giuste. Per come è stata impostata, e soprattutto per come è stata strumentalizzata, questa è una causa che non mi appartiene. La libertà è in rete. Facciamo crescere la rete, non gli stipendi di chi usa le stesse logiche commerciali che hanno prodotto l’informazione che tutti conosciamo, per dare spazio a Telese, Cruciani e Travaglio. Lo sai cosa doveva essere Current all’inizio? Una piattaforma che democraticamente faceva emergere i contenuti migliori disponibli in rete e, tramite il meccanismo delle votazion, li selezionava per il canale satellitare 130 di Sky. Che fine ha fatto quel progetto? Sparito a colpi di mouse dalla redazione di Current. In cambio, ci ritroviamo in televisione Travaglio, Cruciani e Telese che, con rispetto parlando, diffondono già il loro verbo in spazi più frequentati e inflazionati di Current.Tv. Il tutto per infilare dieci milioni di euro nelle tasche di Al Gore e, via via, dei vari direttori di Current?

      No, grazie. La vera pluralità di informazione per la quale bisogna sollevarsi è quella della rete, la sola che si possa definire libera e indipendente. La tecnologia ormai c’è: lottiamo per portare internet nelle case e nelle televisioni. Current, se vuole continuare a trasmettere, ben venga, ma le questioni contrattuali se le sbrighi da sole senza strumentalizzare il popolo della rete.

  • Quando è uscita current ho creduto che trasmettesse esclusivamente in rete.

    Appena ho cominciato a leggere i tweet di current con il tritacarne di Cruciani mi sono scivolati i testicoli nei calzini.  Per me Cruciani potrebbe fare al massimo il capo ultras della Lazio.

  • La internet tv me la sono fatta da solo 2 anni fa regalandomi un mac mini e collegandolo al televisore. Se avessi aspettato le logiche commerciali che regolano il progresso, stavo ancora a girarmi i pollici.

  • acimoto ha scritto :
    Quando è uscita current ho creduto che trasmettesse esclusivamente in rete. Appena ho cominciato a leggere i tweet di current con il tritacarne di Cruciani mi sono scivolati i testicoli nei calzini.  Per me Cruciani potrebbe fare al massimo il capo ultras della Lazio.

    Anche a me Cruciani sta sui testicoli, scivolati oltre i calzini, nonostate io sia un laziale

    • Ecco: se i soldi offerti da Sky proprio non bastano, quelli di Current cominciassero a sbattere fuori Cruciani, che magari per lo shock si ricorda improvvisamente dell’intervista di Paolo Borsellino che parlava di Mangano come una testa di ponte con un ricco uomo d’affari del nord.

  • ” Da queste carte sembrerebbe che Current avrebbe ricevuto già un’offerta di 3 + 3 milioni di euro in tre anni (leggo 1 milione di euro all’anno + 1 milione di euro in pubblicità, che non si capisce se è annuale o triennale), cui si aggiungerebbe il milione di euro ed oltre in pubblicità che raggranella annualmente di suo (fonte: Current stessa). Se non vado errato parliamo di un budget complessivo di 9 milioni di euro in tre anni (7 se il milione in pubblicità offerto da Sky è complessivo sul triennio e non annuale: 3 da Sky  + 1 da Sky in pubblicità + 3 e passa di pubblicità che Current raggranella).”

     

    “Sembrerebbe che”..”se non vado errato”..”avrebbe ricevuto”..Messora, noi vogliamo informazioni, non chiacchiere da bar. Ecco perchè scegliamo Current e non ciecamente la selva di  internet, in cui tutti- anche senza titoli- giocano a fare i paladini dell’informazione con pessimi risultati e senza competenze. Mi dispiace, talvolta riesco a seguirti anche con interesse, ma stavolta hai toppato.

     

    Ah, per inciso: non sono un berlusconiano.

  • Una TV prezzolata, per quanto si impegni, non potrà mai essere veramente indipendente.

    Current tv si è dimostrata sicuramente migliore delle TV nostrane (ci voleva poco) ma non all’altezza delle aspettative. Alcuni blogger hanno dato (e continuano a farlo) l’anima per garantire la libertà delle informazioni (e non chiacchere da bar) senza mai ricevere un contributo da NESSUNO ! Mi sembra la migliore garanzia di indipendenza : si informa solo per passione, non per qualcuno o per qualcosa .

    Molti rischiano ogni giorno di dover smettere la loro attività proprio per mancanza di fondi, e oltretutto, un giorno si e l’altro pure, il potere tenta di zittire quelle poche voci che hanno il coraggio di andare controcorrente.

    Dire di Messora “che gioca a fare il paladino dell’informazione con pessimi risultati e senza competenze” mi sembra profondamente ingiusto.

  • parlate tutti di web tv.. ma lo sapete cos’è il digital divide??? io abito nella periferia di un capoluogo di regione e sono collegato con la chiavetta… mi barcameno tra le varie offerte degli operatori per risparmiare e voi mi parlate di web tv solo perchè abituati all’adsl…pensiamo anche agli altri, prima di pensare a noi.. se la tv è raggiungibile ovunque mentre il servizio adsl no, battiamoci prima affinchè non ci sia più questo benedetto divide e poi parliamo di democrazia grazie alla web tv

  • byoblu ha scritto :
    “Sembra più legata”? “Sembra”? Chi te lo ha detto, Al Gore? Quali elementi hai per credere ad Al Gore e non a Mockridge? E in ogni caso, abbiamo davvero bisogno di supportare gente che per la rete non si è mai spesa, che ha perpetrato logiche di censura per anni, che non ha mai aiutato o dato visibilità alle vere cause della rete, e che adesso viene a piangere perchè Sky non gli firma il contrattino da dieci milioni di euro per mandare in onda Cruciani e Telese? La libertà di informazione è quella totale e incondizionata che puoi trovare in rete. Supportate le cause della rete, e non quelle commerciali di chi ragiona a colpi di contratti. Comprate le nuove internet tv e allacciatele alla rete, vedrete che non avrete bisogno né di Current né di Sky. Questa è la sola causa che io riconosco, insieme al crowd funding. I cittadini che scelgono liberamente cosa mandare in onda e quanto eventualmente pagarlo (quello che in parte doveva essere inizialmente Current ma che ha ampiamente disatteso). Il resto è vecchio.

     

    Mi spieghi per cortesia cosa significa “spendersi per la rete”?

    Non sono ironico, sono curioso di capire a cosa ti riferisci esattamente.

    Perchè si parla della libertà della rete in un periodo in cui questa libertà non è mai stata così a rischio e non di certo per il politico di turno, ma per i soggetti emergenti all’interno di essa.

    Cosa intendi per libertà di informazione? La libertà di scegliere le proprie fonti? La libertà di chi scrive? Le persone che si stanno spendendo affinché Current rimanga in vita non esprimono forse la loro individuale libertà? L’opporsi (prescindendo dai contratti milionari) alla chiusura di una rete da parte degli utenti che pagano il servizio è sbagliato?

    No, tanto per capirci meglio.

    • Mi spieghi per cortesia cosa significa “spendersi per la rete”?

      Significa che quando era in gioco la libertà di informazione in rete, di tutte le battaglie che qui, su questo e su altri blog abbiamo portato avanti a costo zero (anzi a spese nostre), organizzando battaglie nelle città italiane e nella capitale, Current non si è mai vista nè sentita. Era troppo occupata a divertirsi usando parole come “geek” e altre amenità, nei suoi bellissimi studi pagati da Al, per occuparsi di dare una mano a chi la libertà, in rete, la stava difendendo sul campo, affrontando emorragie finanziarie e magari qualche manganello.

      Non sono ironico, sono curioso di capire a cosa ti riferisci esattamente.

      Non preoccuparti. Non sono ironico neppure io. Mai stato così serio.

      Perchè si parla della libertà della rete in un periodo in cui questa libertà non è mai stata così a rischio e non di certo per il politico di turno, ma per i soggetti emergenti all’interno di essa.

      Beh… la rete è stata lungamente a rischio per le decisioni e gli interessi scellerati di una parte della politica, la stessa parte che guardacaso ha interessi analoghi sul fronte televisivo, e che per la stessa ragione frena anche lo sviluppo di una dorsale digitale degna di questo nome. Se la tua adsl nel paesino remoto va a manovella e non puoi informarti in rete ma ti resta solo mamma tv, lo devi certamente alla politica italiana.
      Cosa intendi per “i soggetti emergenti all’interno di essa?”.

      Cosa intendi per libertà di informazione? La libertà di scegliere le proprie fonti? La libertà di chi scrive? Le persone che si stanno spendendo affinché Current rimanga in vita non esprimono forse la loro individuale libertà? L’opporsi (prescindendo dai contratti milionari) alla chiusura di una rete da parte degli utenti che pagano il servizio è sbagliato?

      Tutto in rete è libertà. Perchè, per esempio, tu hai la libertà di venire qui a dire quello che pensi e io, che mi sono sempre ammazzato per combattere ogni forma di censura, ho la libertà di scrivere che questa volta no, non sono d’accordo e che credo che Current stia strumentalizzando una trattativa commerciale che gli è sfuggita di mano cercando di agitare, conoscendo certe dinamiche della rete, masse di persone in buona fede che in questo caso tuttavia indulgono troppo al loro lato ingenuo. Ne ho facoltà ed esercito la mia libertà, accollandomi la responsabilità poi di rispondere alle inevitabili critiche.  Se esistesse solo la televisione, o solo Current, stai tranquillo che questo mio intervento non lo avresti mai letto. Current era nata come piattaforma democratica che, attraverso il meccanismo di selezione dei contenuti in rete, tra gli altri, che venivano votati dalla gente, faceva emergere quelli migliori e li passava in televisione, sul famigerato canale 130, perché potessero avere più ampia diffusione. Non solo il meccanismo di votazione democratico è stato poco dopo inquinato dalle loro logiche interne redazionali, ma ben presto hanno tolto perfino la possibilità di caricare contenuti, e conosco decine di persone che non sono mai riuscite a mettersi in contatto con Current neppure per discutere di eventuali contenuti interessanti che avrebbero potuto produrre. Non erano “geek”? Che ne dici? Current ha disatteso la mission iniziale e ha iniziato a fare la televisione-qualsiasi, producendo e pagando non si sa bene “quanto” i contenuti che selezionava con logiche che non è dato conoscere, e recentemente arrivando addirittura a pagare e pubblicare programmi gestiti da cosiddetti giornalisti che hanno il loro bel faccione sulle televisioni e sulle radio nazionali tutto l’anno, anche in Mediaset come Cruciani, il signor trasparenza dell’informazione. E’ questa la televisione democratica che dovrei difendere?

      No, io difendo il web, dove realmente chiunque può produrre, se lo desidera, contenuti di qualità (io per esempio di interviste e di inchieste toste in questi tre anni ne ho fatte parecchie, e per realizzarle mi sono venduto le mutande, ma non sono certo il solo) che solo ed esclusivamente la gente può decidere se abbiano o meno valore e se siano o meno da diffondere. Le logiche redazionali, chiuse e opache, che sollevano ben più di un interrogativo, non rientrano nella mia definizione di informazione libera, ma piuttosto si avvicinano sinistramente alla logica delle televisioni tradizionali.

      Sono già in vendita gli internet-tv. Li colleghi alla rete, lanci un widget e scegli tu il contenuto da visualizzare in qualsiasi momento. Hai davvero bisogno di qualcuno che spenda milioni di euro per decidere al posto tuo cosa farti vedere? Io credo di no. Se alla libertà di produrre, pubblicare e guardare contenuti associ il crowd-funding, cioè la possibilità di finanziare collettivamente i progetti che sembrano più utili, capisci bene che qualsiasi modello di editoria televisiva risulta gioco forza obsoleta, da tutti i punti di vista possibili.

      In ogni caso non ho nulla contro la pretesa di Current di avanzare condizioni contrattuali migliori a Sky Tv. Il punto è che tali sono, sono condizioni contrattuali, e il gioco di fax, di non ci interessa e di rilanci a cui stiamo assistendo sono precipuamente TRATTATIVE COMMERCIALI. La decisione di lanciare la fatwa in rete contro Sky, agitando lo spettro della censura e sguinzagliando centinaia di utenti a faxare con la richiesta di accettare (udite udite) le richieste di Al Gore nei confronti di Mockridge, contrattualmente parlando, è una strumentalizzazione inaccettabile di una trattativa commerciale che una televisione commerciale (come Current) deve saper gestire da sola. Oppure dovrebbe fare come Di Stefano con Europa7, che ha buttato milioni di euro perchè vinse la concessione per le frequenze governative per creare il terzo polo televisivo, frequenze che non gli furono mai date. Quelle sì configuravano una censura grossa come una casa, riconosciuta da tutte le sedi e da tutti i gradi di giudizio dei tribunali europei, ma Di Stefano, dignitosamente, non lanciò nessuna fatwa ma si rivolse ai tribunali, perché Di Stefano con Europa7 era un imprenditore e quella era la sua azienda. Current cosa fa? Ha un mercato del pesce per caso? Perché dovete negoziare voi con Sky Italia, facendovi strumentalizzare da gente che la sa lunga?

      Che Current tratti dignitosamente nel privato dei suoi uffici commerciali. Che passi al digitale terrestre (costa una frazione dei soldi che gli sta offrendo Sky: chi glielo impedisce?), ma che non agiti folle oceaniche che credono di essere investite del ruolo di crociati in una guerra santa per l’informazione libera, quando di tutt’altro si tratta.

      Questa è la distinzione che io faccio. Tanto mi corre l’obbligo di sottolineare, e il fatto di andare controcorrente è ahimè uno degli inconvenienti di chi fa quello che faccio io, e ogni tanto non è d’accordo ma non costruisce le sue opinioni sulla base del consenso che ne può trarre. Questo atteggiamento, viceversa, si chiamerebbe politica. E io facccio volgarmente il blogger. La gente che viene qui ci viene perché si fida che io dica quello che penso.

      Ecco, questo è quello che penso: fatemi cambiare idea.

  • Le risposte ai commenti sono più belle del post stesso.

    Claudio sta ernia ti ha dato una forza che da tempo aspettavo si manifestasse.

    Volevo sottolineare che la politica dei gestori adsl sta rendendo inaccessibile, economicamente parlando, la visione dei video in streaming grazie alla trasformazione dei contratti a tempo in contratti a volume…il potere sta prendendo il controllo della rete ,si prevedono tempi durissimi e il riversamento delle informazioni nei social network farà si che queste vengano filtrate e censurate quando necessario.

    A mio avviso Current, ai cui “videoperai” sono dovuti i complimenti per il lavoro svolto, è stata “raddrizzata la schiena” e chi lo segue da un po e non è “indietro”, non può non essersene accorto.

    Fra qualche anno sentiremo frasi come…sono Claudio Messora e se mi state ascoltando siete la resistenza……terminator docet

    • Sempre meglio che sentire pronunciare “qui Radio Londra” in maniera blasfema da Giuliano Ferrara tutte le sere. Ecco, forse Ferrara, insieme a Cruciani, potrebbe avere un posto nel palinsesto di Current. 😉

  • Chiariamoci: non ho detto che Messora si erge a paladino dell’informazione con pessimi risultati. Il mio era un discorso generale, poi se qualcuno si sente offeso dovrebbe anche farsi due conti con la propria coscienza.

    Quanto a Messora stesso, sarò breve: si parla di Current e citi Europa 7. Sono due casi diversi, incomparabili. Current chiede TOT denaro – può farlo, è il mercato-, mentre ad Europa 7 è stata scippata la frequenza. Io credo nel format Current, l’ho visto snello ed incisivo; la tua appassionata invettiva invece mi sembra un sfida “a chi ce l’ha più lungo” per dimostrare chi è più indipendente tra i due. Il che ti fa perdere molta lucidità nell’analisi ed è un peccato.

    Perchè sono vigliacco? Perchè non mi firmo? E com’è sta storia? Fai il paladino della rete e non sai che su internet si possono (in certi casi “devono”) utilizzare nickname e pseudonimi? Messora, leggo che sei in convalescenza. Rimettiti presto. Nel frattempo riposati, però.

    Buona giornata.

    Desaparecido

     

  • Riflettiamo però su questo.

    Si parla tanto della libertà della rete e delle battaglie fatta per esse, ma la maggior parte dei contenuti mediali viaggia su piattaforme in mano a privati: tweeter, facebook, google, youtube. Queste società hanno un potere censorio immenso e sono continuamente citate come un esempio di libertà e di una nuova rete sociale.

    Ma cosa accade quando youtube censura contenuti senza motivo apparente, facebook cancella account in cui si gestiscono movimenti di migliaia di persone perché il profilo “non appartiene a persone fisiche”, google ti oscura nelle ricerche per motivi commerciali?

    Vent’anni fa la rete era realmente libera, tant’è che i guru del periodo ora son tutti lì a far capire quanto la nuova internet abbia perso, idealmente, quella spinta che aveva in passato. Ora abbiamo piattaforme che sfruttano internet, abbiamo tante reti interconnesse ognuna facente capo ad un’azienda diversa. Strumenti come iPad o iPhone, sono un esempio di questo spezzettamento che è stato fatto della rete, sbranata praticamente.

    L’espansione di tali strutture porta a chiedermi: fino a che punto si può considerare questa complessa rete di socialità come appartente a facebook, piuttoso che youtube o google? E, per estensione, un mega network come sky può essere assimilabile alle forme che ho descritto? Ergo, è giusto che l’unico motivo per cui vengano selezionati i contenuti sia in ottica commerciale, quando la il network è così connesso alla società da poter essere considerato un bene comune?

    Se un canale tv o un blog sono visti ed apprezzati (e finanziati da chi ne usufruisce) è giusto oscurarli?

    Probabilmente il messaggio di Al Gore non arriva a questo, non mi soffermo sulle sue finalità ma sulle implicazioni di un’eventuale cancellazione di un canale che le persone hanno dimostrato di apprezzare.

    Mi dirai: in rete la selezione dei contenuti è fatta dagli utenti, se si applicano forme di censura hai la scelta di non seguire un certo blog/sito/profilo e quindi di far crollare la popolarità di quel soggetto.

    Ma al punto in cui siamo è possibile? E’ possibile rinunciare all’informazione televisiva, boicottare la mentalità commerciale di facebook, google, youtube, sky (o quantomeno il controllo assoluto che hanno dei contenuti) senza sparire completamente dal settore? Credo di no.

    Ed in quest’ottica che vedo utile l’appello di Al Gore.

     

  • Scusate l’intrusione (dato che non sono abbonato sky e non mai visto current tv sono l’ultima persona a poter giudicare).

    Mi sembra di avere capito che Al Gore denuncia una censura in italia da parte di sky che deve trattare l’ingresso nel digitale terrestre, per cui il problema economico sarebbe slo un pretesto (lo diceva anche l’altra sera da Santoro).

    Giustamente bisogna sempre diffidare dei paladini che chiamano alle armi per la crociata (anche se istintivamante sarei portato a credere più al premio nobel Gore rispetto allo “squalo” Murdoch.

    Però mi risulta che nel “paniere” SkY ci siano canali monotematici pazzeschi (tipo la televesione degli amanti del sigaro, per dire) e televisioni locali tra le più “scrause”.

    Qualcuno è in grado di dire quanto paga sky per questi canali e qual’è l’audience de medesimi ?

    Forse da un confronto del genere si capirebbe meglio chi ha ragione.

  • Eh, purtroppo non scrivo spesso commenti e non so essere incisivo come te.

    Quello che mi preme sottolineare di questa vicenda, a prescindere dalle parti in causa, è il fatto che ritego legittimo invocare i fruitori di Current affinchè al tv non venga chiusa, una cosa che io ritengo legittima alla pari di una protesta fatta nei confronti di una qualsiasi piattaforma che offra un servizio di valore comunicativo e sociale a livelli globali. Penso che la forza del web 2.0 sia l’estensione di concetto di bene comune anche ad altre forme, come la televisione: seppur in mano ad un privato è legittimo pensare che il prodotto, vista l’importanza, debba essere plasmato da chi paga?

    Se ti chiudessero il profilo di Youtube per una generica violazione, come è accaduto con alcuni contenuti, non faresti un post sul tuo blog, sottolineando l’importanza della tua produzione come informazione indipendente e libera? Sono gli utenti a decretare la messa in onda di un contenuto? O le società con fini commerciali? Le due cose possono coesistere? Cosa rende differente la chiusura di un blog su un sito di web hosting e la chiusura di Current su sky? La trattativa commerciale? Ma tu hai i dati per valutare se una richiesta al network è illeggitima?

    In sintesi la riflessione sui beni comuni che internet impone dovrebbe slegarsi dalla rete ed andare anche in altre direzioni. Inizia ad essere insostenibile l’idea che sulla rete i contenuti li fanno gli utenti e che nelle restanti strutture gli utenti/cittadini non abbiano alcun potere contrattuale. La spinta propulsiva deve essere questa: non venite tutti sulla rete, ma costruiamo una realtà equa basandoci su questa esperienza, declinandola in tutti gli ambiti.

     

  • non mi pare tanto pulito al gore…e’ compare di bush..tutti i politici che arrivano in finale sono tarocchi..non se ne salva nessuno..compreso..tutti massoni!ciao

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