La rivoluzione eterna

Il mio intervento di ieri all’anteprima pomeridiana di L’Ultima Parola, (dal minuto 41).

 

« Forse qualche lettore avrà tirato un sospiro di sollievo alla notizia della chiusura della campagna elettorale. Da tempo non se ne vedeva una così brutta e confusa, con prevalenza di insulti più che di idee»
[Maurizio Belpietro – Libero – 28.05.2011]

Sì, avete capito bene. Sono parole pronunciate da Maurizio Belpietro, l’ideatore, insieme a Vittorio Feltri, del Metodo Pisapia.


Questo è il vero cancro della società dell’informazione italiana, altro che le procure: la disonestà intellettuale. Tutti dicono tutto e il suo contrario, senza vergogna. Non si capisce più chi pensa cosa e perché. Peggio ancora: nessuno se ne sbalordisce né osa tantomeno chiederne conto, neppure a fronte di una contraddizione evidente, palese e documentabile. L’italiano si è abituato a tutto, ha sviluppato una certa immunità alle menzogne e crede che avere una bella faccia tosta in fondo sia una condizione necessaria per avere successo. L’ipotesi che possa esservi una terza via, quella della dignità e dell’onestà intellettuale, è un sospetto che non sfiora più nessuno.
 
 

Duemila anni fa, un signore che porgeva l’altra guancia cambiò il modo di vedere le cose. Allora come oggi, poliziotti con l’armatura, lo scudo e la lancia al posto del manganello prevaricavano i cittadini onesti e difendevano i signori del Bunga Bunga, che allora era elevato a pratica istituzionale, a diritto di censo, a consuetudine largamente diffusa e accettata a tutte le latitudini.
La sua rivoluzione non fu violenta, ma culturale. Mostrò un modo diverso di intendere le leggi, a favore dell’uomo e non del sistema. Rivelò la natura umana e limitata dei governanti, ponendovi al di sopra un Dio superiore al cospetto del quale non potevano che essere servitori, o dipendenti. Si fece interprete di un movimento di protesta che fu accusato di antipolitica, poiché in quel tempo la religione e la politica erano una cosa sola. Rifiutava il denaro come fonte di corruzione della carne e dello spirito. Mise ognuno sullo stesso piano, in un sistema egualitario dove ciascuno era simbolicamente un fratello, dove ognuno cioè contava quanto gli altri, valeva uno.
Fu accusato di essere un terrorista, in quegli stessi luoghi che molti anni dopo avrebbero conosciuto ben altro genere di terrorismo. Fu condannato con false accuse e dopo aver subito un processo demagogico in cui veniva paragonato e contrapposto ad un ladro. Poi fu ucciso. Il suo nome venne sfruttato per costruire un sistema di potere che ereditò tutto ciò che lui aveva ferocemente combattuto. Eppure, nonostante di lui – del suo corpo fisico -nessuno avrebbe saputo più nulla, delle sue idee si sarebbe parlato a lungo. Perché erano buone idee.
Quante volte ancora dovranno ripresentarsi, nel corso della Storia, come un’eterna maledizione o un eterno infaticabile invito, quelle stesse idee? E quante volte ancora dovremo tradirle e consegnare i loro sostenitori ad un processo mediatico iniquo e demagogico, prima di costruire una società illuminata finalmente basata sui loro immortali, universali principi?

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11 commenti

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  • se Gesù avesse saputo di quante stupidaggini e pazzie sarebbero state commesse nel Suo nome, di come le sue parole sarebbero state fraintese fino a mettergli in bocca il contrario dei suoi pensieri, bè… non so se avrebbe mai nemmeno iniziato a predicare. E parlo da ex cristiana che si sta spingendo all’agnosticismo.

  • Perdonami, so che non è lo spazio giusto per aprire una disputa teologica. Ti seguo sempre con passione, ma quanto odio quando citi il falso storico di Gesù Cristo per dare forza alle tue considerazioni. In tal modo pèrdono di efficacia, a meno che tu non stia parlando ad una platea di democristiani. Che contrastano aborto ed eutanasia dicendo di ubbidire a Dio.

    Chiaramente il tuo ragionamento è ben più articolato di quello di un Ruini qualsiasi, ma da te mi aspetto sostegni argomentativi di ben altra natura. Spero che i credenti non si offendano: non è la mia una critica alla religione. A presto.

    • mmm … in effetti la disputa teologica non c’entra un bel nulla con il succo della riflessione di Claudio.

      Probabilmente, le tue conoscenze, immagino piuttosto approfondite dal punto di vista teologico, hanno prevalso nella lettura del testo.

      Che il Cristo di cui parla Claudio, quello che probabilmente è nella testa della maggioranza dei lettori (perchè così è stato inculcato), possa rappresentare la terza via (improntata alla dignità ed all’onestà intellettuale) è del tutto sensato. Affiancare poi certi divulgatori mediatici d’oggi (vedi Belpietro, Feltri, …) ad una parte intellettualmente disonesta che al tempo di Gesù lo scherniva per interesse personale, mi sembra non ci sia nulla di errato.

    • A me risulta, e quando dico a me intendo per la precisione, esattamente, agli storici, ovvero gente laureata in storia, laica, che ha scritto libri dove sì analizza la verità storica, ovvero ciò che "storicamente" sì sa circa la figura di un uomo vissuto in Palestina e nato esattamente nel 4 a.C (curioso, vero?), che una siffatta figura con siffatte caratteristiche e una siffatra predicazione, tra i mille profeti che andavano di moda all’epoca, sia realmente, anzi "storicamente" esistita. Posso citarti libri, scritti appunto e precipuamente da "storici", che personalmente ho letto, anzi divorato, già dalla tenera età di diciotto anni.
       Poi, sì intende, né io né tu eravamo presenti, mi pare… Ma forse tu hai dei dati inoppugnabili che io non ho, per spingerti addirittura ad "odiare", che mi sembra un carico emotivo eccessivo per uno che vuole affrontare la cosa scientificamente, ovvero dal solo punto di vista storico.
  • Sì, Gesù è esistito, storicamente: era tutt’altro personaggio e non è il caso di parlarne qui. Ti ho linkato un bel libro che ti consiglio.

    Ebbene sì. Odio le argomentazioni religiose soprattutto quando vengono usate per supportare argomenti che mi trovano d’accordo. Forse odio non è un verbo felice: potrei usare aborrire, rifiutare, respingere, etc. ma credo di aver aggiunto frasi al mio commento che dovrebbero far capire che non intendo attaccare né offendere nessuno nel proprio diritto di credente, ma in un ragionamento spero mi si consenta di manifestare disappunto per paragoni che ritengo poco calzanti. 

    E tanto per riprendere il commento di Thebigbug, il mio appunto esula dalle argomentazioni del post proprio perché sono completamente d’accordo, come sempre, con Claudio, e l’unica cosa che mi sono permesso di dire riguarda una cosa secondaria, ma su cui posso comunque commentare no?

  • il vento cambia, mi avete detto.
    e ci ho creduto, il 15 maggio.
    ci credo ancora, perchè di suor Mestizia non se ne può più…!!
    ma credevo che il vento portasse via tutte le bugie, e tutti i tatticismi…
    invece non sappiamo ancora chi sarà nella squadra di Giuliano, quando sarà in Comune..!
    e anche sta storia della lettera della Moratti, non poteva rispondere….???
    vediamo di cominciare bene, ma per davvero….

  • Ti chiedi: “Quante volte ancora dovranno ripresentarsi, nel corso della Storia, come un’eterna maledizione o un eterno infaticabile invito, quelle stesse idee? E quante volte ancora dovremo tradirle e consegnare i loro sostenitori ad un processo mediatico iniquo e demagogico, prima di costruire una società illuminata finalmente basata sui loro immortali, universali principi?”.

    Provo a risponderti: proclamare immortali e universali principi non serve e non basta se l’organizzazione economica e sociale adottata ripudia nei fatti questi principi, pur declamandoli ipocritamente a gran voce. A dimostrazione che qualsivoglia ottimo principio, se mantenuto astratto (cioè separato, avulso dal contesto nel quale è declamato) può essere riempito a piacimento (e convenienza) di qualsivoglia significato. Più che appellarci ai principi, occorre prendere coscienza che questo modello di organizzazione economica e sociale (e, solo di conseguenza, la sua espressione politica, culturale ed etica) non funziona: fondare una società sulla corsa al profitto (e dunque al denaro e al potere) non può avere nulla a che fare col benessere sociale e con quella onestà, moralità, giustizia, ecc. ecc. che tutti invochiamo. Occorre sostituire questo modello: altrimenti nessuna rivoluzione “culturale” sarà possibile. E’ questo – a mio modesto avviso – che ha dimostrato la storia quelle tante (troppe) volte in cui si è provato ad anteporre una possibile rivoluzione culturale alla necessaria rivoluzione sociale e politica.

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