Non confondere o ingannare il consumatore

 

« Un paio di settimane fa ho sostituito il BlackBerry Pearl che avevo da tre anni con un BlackBerry Bold, molto più evoluto. Inutile dire che i progressi fatti dalla tecnologia in tre anni mi hanno molto colpito. Anche quando non dovevo chiamare qualcuno, o scrivere messaggini o mandare email, continuavo ad accarezzare il mio nuovo Bold. Osservavo lo schermo meravigliosamente nitido, sentivo la scorrevolezza del track pad, provavo la sconvolgente velocità delle sue risposte, ammiravo la seducente eleganza della grafica. In breve, ne ero infatuato. »
[Jonathan Franzen, Corriere della Sera, prima pagina, 29.05.2011]

C’ë davvero bisogno di iniziare un articolo sulla prima pagina del Corriere della Sera, il primo quotidiano nazionale, in questo modo? É davvero necessario, per parlare del rapporto tra l’uomo, la tecnologia e i social media, citare marca e modello precisi di un telefonino e intesserne lodi tanto sperticate da fare arrossire perfino il più spregiudicato dei commerciali?
 
Forse Jonathan Franzen, annoverato dal New Yorker tra i primi 20 scrittori del XXI secolo, se ne potrà fregare, ma non vige anche per i giornali lo stesso divieto che la legge impone per ogni forma di pubblicità indiretta alla televisione o al cinema?
Se non esiste, visto che la ratio é la stessa (ovvero non confondere o ingannare il consumatore), credo che andrebbe introdotto. O perlomeno, De Bortoli dovrebbe controllare meglio.

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17 commenti

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  • Leggere l’articolo di questo scritto non mi ha certo indotto a acquistare un blackbarry. Mi ha invece colpito l’efficacia con cui descrive il feticismo tecnologico e mi ha fatto pensare a gesti e pensieri che anche io ho avuto con altri oggetti tecnologici. L’articolo va dunque molto più in profondità di quello che riesce a leggere il nostro amico Messora.

    Del resto, se fosse come dice lui, anche questa pagina del suo blog potrebbe configurarsi come pubblicità ingannevole.

    Penso che non bisogna idealizzare un consumatore completamente critico. Allo stesso tempo non si può pensare  che il consumatore sia un completo idiota. E se è un tale idiota da essere indotto a comprare questo aggeggino elettronico attraverso una pubblicità nascosta non credo che vada proprio a leggersi un articolo di tale Jonathan Franzen. Penso sia molto più efficace un film visto in sala o in tv.

    • invece claudio ha ragione da vendere.

      sono davvero usciti allo scoperto. la propaganda commerciale nel settore del commercio tecnologico ha meno pudore e meno dignità che Berlusconi e i suoi fan boys.

      adesso poi, con i chiari di luna che android prospetta a tutti quanti, se la vedono davvero brutta. che sia il momento buono per parlare di quella cosa pruriginosa chiamata software libero, che tutti la sanno ma nessuno la dice?

    • L’articolo va dunque molto più in profondità di quello che riesce a leggere il nostro amico Messora.

      Il fatto che l’articolo vada o non vada in profondità esula dallo “scope” di queesto articolo. Se tu fossi in grado di separare i due aspetti, a livello concettuale, forse ne converresti.

      Nella frase evidenziata in questo post, che è l’incipit dell’articolo, puoi sostituire Blackberry Bold e BlackBerry Perl con “il mio smartphone di ultima generazione” e ottieni lo stesso identico risultato a livello semantico, ma proprio identico, e anche a livello stilistico (visto che parliamo di uno scrittore) senza nessun bisogno di fare pubblicità a nessun brand.

      Per quanto riguarda la profondità dello stesso articolo, beh… uff.. scusa.. sto sudando… caspita… effettivamente alle profondità apicali che raggiunge l’ossigeno inizia a scarseggiare e i canarini a morire… Sto per prendermi la seconda laurea, allora forse sarò in grado perlomeno di comprendere il titolo…

      E no, … lo so che ci tenevi ma… non siamo amici.

  • stamani a radio tre cultura, la pagina 3 dei giornali, è stato il primo articolo letto, sono rimasta allibita quando ho visto che ne avevi fatto un post, complimenti!!

  • byoblu ha scritto :
    L’articolo va dunque molto più in profondità di quello che riesce a leggere il nostro amico Messora. Il fatto che l’articolo vada o non vada in profondità esula dallo “scope” di queesto articolo. Se tu fossi in grado di separare i due aspetti, a livello concettuale, forse ne converresti. Nella frase evidenziata in questo post, che è l’incipit dell’articolo, puoi sostituire Blackberry Bold e BlackBerry Perl con “il mio smartphone di ultima generazione” e ottieni lo stesso identico risultato a livello semantico, ma proprio identico, e anche a livello stilistico (visto che parliamo di uno scrittore) senza nessun bisogno di fare pubblicità a nessun brand. Per quanto riguarda la profondità dello stesso articolo, beh… uff.. scusa.. sto sudando… caspita… effettivamente alle profondità apicali che raggiunge l’ossigeno inizia a scarseggiare e i canarini a morire… Sto per prendermi la seconda laurea, allora forse sarò in grado perlomeno di comprendere il titolo… E no, … lo so che ci tenevi ma… non siamo amici.

     

    Quando ti faranno scrivere un pezzo sul corriere potrai scriverlo come ti pare. Io, ripeto, non ci trovo niente di scandaloso nell’indicare un oggetto preciso. L’idea che il “popolo” sia un beota ignorante non mi appartiene anche quando non condivido le scelte che fa. Piuttosto sono le sensazioni che evoca lo scrittore a superare il particolarismo a cui fai riferimento (ovvero tra 10 anni probabilmente nussuno saprà cos’à sto blackberry ma il concetto di feticismo tecnologico sarà ben compreso lo stesso) e da cui non riesci a liberarti (per necessità o progettualità, non so).

    PS

    la prossima volta evita di dare del “cretino” al tuo interlocutore e ribatti con argomenti solidi, benché – capisco – che non fosse questo il tuo stile sicuramente ti verrebbe difficile sbarcare il lunario.

     

    PPS

    “amico” era mera retorica, se non lo avessi inteso.

    • Claudio. sbagli a rimbeccare così a queste provocazioni. lascia pure che siano i tuoi lettori a farlo.

      spero che il buon Masx usi maggiore onestà intellettuale di quella che qui dimostra quando pubblica sul proprio sito web materiali per la diddattica nella scuola dell’infanzia, altrimenti siamo male.

      d’altra parte, è difficile trovare argomenti solidi agli occhi di certi soggetti, abituati a sbarcare il lunario senza porsi troppi problemi deontologici, neanche nelle cose più evidenti. magari, il punto debole del tuo articolo non è il contenuto in sè, ma la mancanza di originalità del problema posto. siamo talmente abituati a questo bombardamento di pubblicità occulte che, se tu ce ne indichi una specifica, rispondiamo come Masx: embè? dove sta la notizia?

      anzi, lui fa anche di più: accusa te per aver riportato l’articolo, trasformandoti a tua volta in strumento di propaganda. è la solita, trita retorica dei detrattori del buon Galileo: non guardare alla luna, ma al dito che la mostra.

    • "Quando ti faranno scrivere un pezzo sul corriere potrai scriverlo come ti pare."

      p.s. Questa è la terza offesa che hai accumulato a partire dal tuo primo commento. hai intenzione di continuare ancora per molto?

      Ti rispondo lo stesso. Buttata lì così, francamente (e se tu avessi seguito il blog dall’inizio come tanti che sono qui lo sapresti), non muoio dalla voglia di scrivere un articolo per un quotidiano: mi basta e mi avanza la fatica di portare avanti il mio blog (non è la volpe e l’uva: credo che prima o poi la rete se li magnerà a colazione). E se proprio lo dovessi scrivere, al di là dei contenuti dell’articolo di Franzen che mi sono fatto spiegare perché "non ero in grado di comprendere nella loro profondità", non lo scriverei così, perché trovo deontologicamente profondamente scorretto non porsi il problema di fare una pubblicità così smaccata verso un brand. Lo trovo allucinante.

      Te lo ripeto perchè sembra che tu non colga: il contenuto e il significato dell’articolo stesso non ha nessuna rilevanza nella mia valutazione. Non lo ho commentato perché non era l’oggetto del post. Si poteva scrivere allo stesso modo sostituendo la marca e il modello del device con locuzioni generiche.

      Se per te è un non problema è un tuo diritto: il fatto di avere opinioni diverse è la premessa che giustifica la stesura di carte e codici come la Costituzione, come il diritto e perfino luoghi di discussione come questo blog. Quello che non è un tuo diritto è usare toni poco lusinghieri nei confronti di chi esprime la sua posizione. D’altronde avevo rilevato pochi giorni fa come dall’Editto di Erragudi fossero passati 2500 anni, ma con la sgradevole sensazione che siano passati invano.

  • cloc3 ha scritto :
    barcare il lunario senza porsi troppi problemi deontologici, neanche nelle cose pi

     

    scusate avete frainteso, quello che citi per me era un esempio. Per me Messora può scrivere quello che vuole. Non è detto che io sia d’accordo però e non per questo devo essere considerato una sorta di “nemico del popolo”.

    (per la cronaca: il blackbarry non lo comprerei mai, io sono per l’opensource)

     

    saluti a tutti

  • Guardate, io uso ancora il 3310 della nokia da 12 anni.

    Sono felicissimo, spero non mi abbandoni mai, e nessun articolo al mondo mi farebbe comprare quel tipo di cellulare, anche se a pubblicizzarlo fosse dio in persona…

    Per il resto ha ragione Claudio. Sarebbe stato lo sesso anche se non si fosse citato il brand.

    E poi a me personalemente che tipo di cellulare usa quello li non me ne può fregare di meno 😀

    Ciao!

  • il vento cambia, mi avete detto.
    e ci ho creduto, il 15 maggio.
    ci credo ancora, perchè di suor Mestizia non se ne può più…!!
    ma credevo che il vento portasse via tutte le bugie, e tutti i tatticismi…
    invece non sappiamo ancora chi sarà nella squadra di Giuliano, quando sarà in Comune..!
    e anche sta storia della lettera della Moratti, non poteva rispondere….???
    vediamo di cominciare bene, ma per davvero….

  • Personalmente c’è una cosa che mi ha coperto di magone: non ho letto l’articolo in questione, ma spero che quel “…e le passioni della vita” si riferisca ad altro e non al suddetto ammennicolo… un telefono è un pezzo di plastica, una canzone (sostituite a piacere con un altro mezzo espressivo di vostro gradimento) è destinata a vivere finchè qualcuno la porterà nel cuore… se esistesse una equa scala di valori un pezzo di plastica dovrebbe essere regalato (o quasi), un bel disco invece uno dovrebbe sudarselo e goderselo… non sono forse queste le passioni? Avete mai incontrato qualcuno che conosce il nome degli ingegneri che hanno progettato il proprio telefono (ai quali peraltro va il mio massimo rispetto!), oppure che si sia messo a piangere di fronte a uno smartphone? povera generazione di tecnofeticisti, innamorati dei loro balocchini…

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