Chiare, fresche e dolci Acque S.p.A.

Tra i quesiti referendari, come sapete ve ne sono due che parlano dei servizi idrici. L’acqua, insomma. Chi sostiene che dovreste votare SI’ ad entrambi i quesiti, lo motiva affermando che l’acqua è un bene pubblico e non può essere privatizzato. Chi viceversa invita ad andare al mare, afferma che la privatizzazione dell’acqua è una sciocchezza, perché l’acqua continuerà a restare un bene pubblico, mentre ad essere privatizzata sarà soltanto la sua gestione.
Non serve essere laureati ad Harward per comprendere quanto strumentali ed assurde, ai limiti dell’offensivo, siano le ragioni del NO.
 
 
Lupi e soci affermano dunque che non v’è nulla da temere, perché l’acqua, in quanto elemento, continuerà ad essere di tutti. Mi sento più tranquillo: per un attimo avevo iniziato a temere che avrebbero approntato una task-force per raccogliere tutte le molecole di H2O allo stato liquido e solido presenti sul globo terracqueo (dove “acqueo” non è messo lì a caso) e che le avrebbero messe sotto chiave per tutelare i propri interessi.
E’ evidente a tutti, ben oltre ai limiti dell’ovvio e del banale, che l’acqua, la terra e, mi voglio rovinare, ci metto dentro anche l’aria e il fuocoovvero guardacaso i quattro elementi primi della tradizione filosofica ellenica – non possono essere oggetto di appropriazione indebita da parte di chicchessia, neppure in un regime di intrecci affaristico – mafiosi come quello italiano. Dunque la riaffermazione dell’ovvio non può essere usata al fine di dimostrare le finalità di una legge che non può riguardare ciò di cui non può in alcun modo disporre.
Tutto solo e ciò che conta, in realtà, non è l’elemento fisico di per sé, ma la sua gestione. Affermare che l’acqua è un bene pubblico non ha il senso semplicistico di ribadire che la pioggia, ad esempio, è di tutti, ma quello ben più concreto di stabilire che ogni cittadino ha diritto a che la disponibilità di quell’elemento gli venga garantita. E come si garantisce l’accesso a una risorsa, in una moderna metropoli dove tutti abitano a distanza di decine di chilometri dalla più vicina sorgente di acqua potabile? Ovviamente attraverso una fornitura, ovvero disponendo che la gestione di quell’elemento sia finalizzata alle esclusive necessità del cittadino e non, per esempio, alle logiche utilitaristiche di intermediazione.
Insomma, ci vogliono proprio un coraggio e una faccia tosta smisurati a sostenere che l’acqua “non verrà privatizzata”, perché a finire in mano a una società a capitali in maggioranza privati “sarà solamente la sua gestione” (come disposto dal Decreto Ronchi oggetto della consultazione referendaria). Infatti, a meno che i cittadini non si mettano d’accordo per organizzare carovane di raccolta, imbottigliamento e trasporto di acqua sorgiva direttamente dalle fonti alle case, è evidente che il loro diritto naturale di accesso all’acqua in quanto risorsa sarebbe interamente nelle mani di un privato, che potrebbe decidere se, in che misura e a quale prezzo erogare il prezioso elemento dai rubinetti domestici.
Cosa succederebbe se, all’improvviso, una famiglia con prole si ritrovasse per esempio in difficoltà finanziarie e saltasse il pagamento di una o due bollette? Oggi come oggi sarebbe molto difficile privarla dell’acqua mediante distacco dalla rete idrica, proprio perché la gestione di quest’ultima è affidata perlopiù ai comuni, costituiti da rappresentanti controllati democraticamente che dipendono dai cittadini per la loro rielezione (e che in definitiva fanno, o dovrebbero fare, gli interessi degli elettori).
E se invece domani fosse la società Chiare, fresche e dolci acque S.p.A. a portare l’acqua a casa della disgraziata famigliola? Inutile dire che dopo il secondo o terzo avviso, la fornitura verrebbe interrotta e la pratica passerebbe immediatamente al recupero crediti il quale inizierebbe a tartassare i malcapitati, che oltre a vivere in situazioni igieniche da alto medioevo, sarebbero così costretti a pagare le maggiori spese derivanti dall’eventuale riallaccio del cosiddetto “bene pubblico” e dall’affido allo studio legale di turno che nell’acqua, essendo composto da caimani, sa bene come sguazzare.
Ecco dunque. molto semplicemente, in cosa consiste la presa per i fondelli di quanti affermano che l’acqua continuerà ad essere un bene pubblico mentre l’intervento legislativo che si vuole abrogare si limiterà ad affidare la sua gestione ai capitali privati. Sarebbe come dire che il centro storico cittadino è accessibile a tutti i suoi abitanti, e che il blocco pedonale che si vuole istituire è relativo soltanto al passaggio lungo le sue vie d’accesso. Insomma: potete stare nella piazza, ma non potete andarci, a meno che non vi ci facciate paracadutare sopra.
Ai due quesiti che riguardano la privatizzazione della gestione dei servizi pubblici locali e la determinazione delle tariffe del servizio idrico, io personalmente risponderò con due SI’.

33 commenti

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  • Rispetto gli stessi doveri come voi, ma non ho ancora tutti i vostri diritti !

    Non posso votare, e se avessi l’opportunità, avrei votato un bel Doppio Sì 

  • Propongo 2 imperdibili occasioni per votare NO.

    Il 70% dei corpi di Ronchi e Lupi sono composti di acqua

    (torbida ma pur sempre acqua).

    PRIVATIZZIAMOLI !!!!!

    Le future generazioni ringrazieranno.

    p.s. – dimenticavo … il restante 30% è da considerarsi altamente tossico.

            Mandiamo il tutto davanti casa di Veronesi.

            Tanto lui dorme tranquillo.

    Ciao ClaudiOK

     

  • iVorrei solo capire da dove nasce la necessità di privatizzare al 40% l’erogazione dell’acqua?

    Domanda ingenua?

    Accontentare qualche furbetto del quartierino a guadagnare un po di soldi alle nostre spalle il quale ha solo da speculare lasciando il servizio tal quale?

    Bel paese del menga il nostro. Il guaio è che lasciamo amministrare la cosa pubblica a questi mascalzoni!

     Ma a noi non importa. Ci va bene così.

     

     

  • Innanzitutto c’è da dire che l’acqua è un bene economico, poichè trasportarla fino alle nostre case ha un costo e qualcuno deve pur pagarlo: se non in bolletta, lo stato i soldi li prenderà dalle imposte.

    In realtà il decreto non prevede l’obbligo di privatizzare la gestione:

    stabilisce che si faccia una gara d’appalto per la fornitura del servizio, alla quale possono partecipare soggetti sia pubblici che privati.

    Se l’offerta di un privato dovesse essere meno costosa e più efficiente di quella pubblica, non vedo perchè dovremmo pagare di più e avere un servizio scadente pur di mantenere la gestione pubblica!

  • Aigor ha scritto :
    Perdonami, ma il post nel blog è molto chiaro, e mi sembra strano che tu possa rispondere come hai risposto… Ti lascio il beneficio del dubbio e ti invito a rileggerlo. O forse semplicemente… a leggerlo 😉

     

    Sì ho letto bene il post, e francamente il ragionamento mi pare un pò troppo semplicistico: si potrebbe benissimo estendere a luce e gas, che sono altrettanto indispensabili, ma che, se non si pagano le bollette, non vengono forniti.

    Per luce e gas sono previste diverse tipologie di contratti e di garanzie, come la rateizzazione delle bollette, proprio per andare incontro a chi ha difficoltà a pagare, ma alla fine bisogna pagare, perchè questi servizi hanno un costo e lo stesso vale per l’acqua.

    Quello che intendevo dire nel commento è che liberalizzando il mercato dell’acqua si crea concorrenza, e la concorrenza migliora l’offerta e spinge i prezzi verso il basso, con benefici per tutti.

      

     

     

     

  • Vorrei ricordare, oltre a quelli da te citati, il motivo basilare perché l’acqua debba rimanere pubblica.

    L’acqua è vita, tutti devono avere libero accesso, ma affinchè possa essere distribuita a tutti, bisogna farne un uso parsimonioso, senza sprechi.

    La logica privatistica invece, prevede l’assunto “più consumi più guadagni”.

    Molto spesso ho sentito dire “l’acqua la pago, quindi la spreco”.

    Questo modo di pensare può valere per tanti prodotti commerciali, ma non per l’acqua. Bisogna uscire da questa logica perversa, e soltanto se l’acqua rimane pubblica ciò diventa possibile.

  • Lo vedo male il quorum. Troppo poca pubblicità. Nel mio paese ho adocchiato un solo manifestino sul nucleare (forse 20 x 40 cm): vota sì per dire no… striminzito che si confondeva con i manifesti (giganti) sottostanti delle precedenti elezioni provinciali e/o regionali. A quanto si dice le varie proposte abrogative dei  referendum sono state avanzate e sostenute più che altro dai movimenti e dalle associazioni ambientaliste più che dai partiti che poi hanno cercato di farne propria la causa. Del resto i partiti non hanno spesso granché per la campagna pubblicitaria, e questo la dice lunga sull’effettivo interesse che hanno… per le poltrone. Tutto è affidato alla Rete e agli internauti, i quali sembra abbiano una visione meno paraocchiata-occultata e più determinata…

    Non c’è proprio aria di referendum. Conoscendo l’apatia e l’indolenza della mia gente, penso che se tutta l’I-taglia è in queste condizioni quest’ennesimo referendum farà la fine dei precedenti. Super-felicissimo di sbagliarmi.

  • @Roberto: anche il cibo serve per vivere però lo paghi!

    Che facciamo, nazionalizziamo i panettieri e le macellerie?

    E poi: “L’acqua la pago, quindi la spreco” non ha senso: se una cosa la paghi, starai più attento a non sprecarla, o no??



  • Caro AlexD

    è vero, anche il cibo serve per vivere, e quindi lo paghi.

    Ma se ci pensi bene, paghiamo tutti coloro i quali il cibo lo “lavorano”.

    Aziende che allevano, agricoltori che coltivano, industrie che trasformano, ecc. Però nessuno ti vieta di mangiarti un frutto direttamente dall’albero. A gratis.

    L’acqua è un elemento che serve a vivere e sgorga naturalmente, non ha bisogno di essere “lavorato” ; basterebbero aziende municipalizzate (che paghiamo abbastanza, mi sembra) più efficienti, per fare in modo che l’acqua arrivi a tutti. 

  • Caro AlexD

    è vero, anche il cibo serve per vivere, e quindi lo paghi.

    Ma se ci pensi bene, paghiamo tutti coloro i quali il cibo lo “lavorano”.

    Aziende che allevano, agricoltori che coltivano, industrie che trasformano, ecc. Però nessuno ti vieta di mangiarti un frutto direttamente dall’albero. A gratis.

    L’acqua è un elemento che serve a vivere e sgorga naturalmente, non ha bisogno di essere “lavorato” ; basterebbero aziende municipalizzate (che paghiamo abbastanza, mi sembra) più efficienti, per fare in modo che l’acqua arrivi a tutti. 

  • Caro AlexD

    è vero, anche il cibo serve per vivere, e quindi lo paghi.

    Ma se ci pensi bene, paghiamo tutti coloro i quali il cibo lo “lavorano”.

    Aziende che allevano, agricoltori che coltivano, industrie che trasformano, ecc. Però nessuno ti vieta di mangiarti un frutto direttamente dall’albero. A gratis.

    L’acqua è un elemento che serve a vivere e sgorga naturalmente, non ha bisogno di essere “lavorato” ; basterebbero aziende municipalizzate (che paghiamo abbastanza, mi sembra) più efficienti, per fare in modo che l’acqua arrivi a tutti. 

    • Alex D ha scritto :

      l’acqua che esce dal rubinetto NON è quella che si trova in natura (ad es. acqua piovana): essa viene depurata e trasportata dalle tubature, il che ha un costo che qualcuno deve pagare,”

      Caro Alex !

      Perli come se ci dassero l’acqua GRATIS o come se quel che paghiamo come bollette  di servizio idrico, fossero solo degli spiccioli.

      Non so come funziona da te, ma a casa mia e penso che è lo stesso per tutti, due volte l’anno arriva la bolletta e qualche volta pure salatissima, e non è nemmeno una acqua potabile al 100%. Paghiamo già il giusto così e forse anche troppo visto che la “materia prima” loro non la comprano.

  • @ Roberto

    In Italia il costo dell’acqua è mediamente basso, ma è comunque destinato a salire, poichè gli acquedotti si perdono in media il 30% dell’acqua che trasportano. C’è dunque bisogno di investire denaro per sistemare la rete idrica, e questi soldi da qualche parte devono pur arrivare; se l’investimento lo fa un privato è giusto che abbia un ritorno monetario aumentando la bolletta: nessuno investe in perdita!

    Ma se anche la gestione rimanesse pubblica, lo Stato dovrebbe comunque trovare quei soldi da investire: quindi o aumenta le tasse o aumenta la bolletta. Quindi se anche vincesse il SI al 2° quesito non è detto che i prezzi non aumenterebbero!

  • Considerazione per chi giustifica il rincaro del 7% sulla tariffa d’ambito.

    Se l’acquedotto ha delle perdite la società è costretta ad aumentare la portata in ingresso per garantire ai Clienti finali la portata minima, come loro diritto. Il problema è che aumentando la portata sul medesimo aumenta la velocità di usura del tubo, oltre alle maggiori spese sulla manutenzione dei meccanismi di filtrazione e sterilizzazione dell’acqua. (Risposta da Ingegnere Idraulico)

    Rifare le condotte già vuol dire “investire per ottenere un guadagno”, guadagno che si mostrerà mediante riduzione della portata in ingresso, e se minor quantità d’acqua passa attraverso i filtri potrò aumentare l’intervallo tra una manutenzione e l’altra, garantire una vita più lunga ai nuovi tubi. 

    A parte che la maggior parte degli acquedotti progettati risalgono a 50 anni fa e non rispettano i requisiti funzionali per soddisfare un numero di utenti che, nel frattempo, è notevolmente aumentato.

    Comunque sono strategie aziendali che non si possono assolutamente riversare sulle tasche dei clienti finali, visto che di effettivi vantaggi al cliente non ci sarebbero, ma ribadisco, sarebbero solo e soltanto per l’azienda fornitrice.

    Nel mio comune l’anno scorso avvenne una perdità d’acqua alla condotta sub-urbana, la municipalizzata risolse il guasto in un’ora e mezza sostituendo un due metri di tubo di notevole sezione in ghisa grigia con uno in PEAD. Morale: se una micipalizzata funziona male perché non hanno voglia di lavorare il sindaco dovrebbe sbatterli tutti fuori a calci.

  • Dimenticavo di dire che la maggior parte delle perdite avviene sulle condotte di derivazione che, almeno nel mio comune, sono a carico del titolare dell’utenza, anche se a monte del contatore. Infatti in caso di guasto devo chiedere ai fontanieri il permesso di intervento (tutto giustamente a mio carico)

  • Ma se una società spende di meno potrà praticare un prezzo più basso, questo non è un vantaggio per il cliente?

    Se la rete idrica è inadeguata bisognerebbe rifarla, quindi bisogna investire, o ci vogliamo accontentare di avere servizi inefficienti?

    E comunque se si investe del capitale è ovvio che si debba avere un guadagno monetario, altrimenti nessuno investirebbe

  • Ma se una società spende di meno potrà praticare un prezzo più basso, questo non è un vantaggio per il cliente?

    Se la rete idrica è inadeguata bisognerebbe rifarla, quindi bisogna investire, o ci vogliamo accontentare di avere servizi inefficienti?

    E comunque se si investe del capitale è ovvio che si debba avere un guadagno monetario, altrimenti nessuno investirebbe

  • Ma se una società spende di meno potrà praticare un prezzo più basso, questo non è un vantaggio per il cliente?

    Se la rete idrica è inadeguata bisognerebbe rifarla, quindi bisogna investire, o ci vogliamo accontentare di avere servizi inefficienti?

    E comunque se si investe del capitale è ovvio che si debba avere un guadagno monetario, altrimenti nessuno investirebbe

  • Scusa AlexD,

    penso di aver perso un passaggio.

    Siamo d’accordo sul fatto che l’ottimizzazione delle reti idriche (dimensionamento e perdite) è a vantaggio della società. Dimenticavo di dire che la società acquedottistica paga, mi pare alla regione, una tariffa in base ai metri cubi che immette nella rete. Quindi meno perdite d’acqua, meno acqua viene immessa nella rete per compensare le perdite e quindi meno soldi la società paga alla regione (I guadagno). Inoltre l’acqua immessa in rete sarebbe interamente recapitata ai clienti finali e quindi fatturata (II guadagno). Senza contare, come ho detto prima, la diminuzione dell’usura dei tubi, dal momento che una maggior portata in un tubo, a parità di sezione, porta ad un aumento della velocità di scorrimento e quindi maggior erosione del tubo.

    Tutto questo può essere considerato sì a vantaggio del cliente finale, ma solo se la società decidesse di diminuire le tariffe (cosa che personalmente non ho mai visto). 

    Nel referendum c’è scritto che la tariffa d’ambito può essere influenzata da investimenti nella misura del 7%.

    Ciò lo traduco in: Se la società valuta di rifare l’infrastruttura perché buona parte dell’acqua che immette non viene recapitata al cliente finale, ma viene comunque pagata alla regione (o l’ente che governa la captazione delle acque) l’acqua prelevata dalla sorgente o dal fiume, questo è già un guadagno che sarà già ripagato in un tempo breve anche mantenendo le tariffe per il cliente finale immutate.

    Rincarare la tariffa del 7% a seguito di lavori è una presa in giro per i clienti finali perché:

    1) Minor spreco

    2) Maggior disponibilità di acqua, con conseguenti minori perdite di carico a seguito della sezione del tubo aumentata

    3) La società pagherebbe meno acqua per la captazione

    4) Minore manutenzione delle infrastrutture

    Non voglio dire che andrebbe diminuita dopo i lavori, ma mantenerla costante mi pare giusto. Poi al momento del pareggio lavori-guadagni si può abbassare in modo da dare vantaggio ai clienti finali.

    • Penso che ti abbia confuso il termine filtrazione e sterilizzazione.

      Per filtrazione e sterilizzazione si intende il processo che si ha immediatamente dopo la captazione che può avvenire in galleria (dentro la montagna), in superficie, in pozzo, direttamente dal fiume ecc, dipende dalla disponibilità delle sorgenti. Ovviamente una sorgente in galleria avrà l’acqua migliore. Questi processi sono obbligatori e i parametri molto rigorosi, più severi delle acque in bottiglia.

      L’Acqua che esce dal depuratore viene restituita al corso d’acqua. In linea teorica potrebbe essere anche adatta per irrigare però non mi ci azzarderei se ho altre possibilità. In nessun caso può essere adatta per bere.

  • @ vinnico

     

    Sugli aspetti tecnici da te descritti devo confessare la mia ignoranza, io stavo facendo un ragionamento da un punto di vista economico:

    se si aprisse il mercato anche ai privati si creerebbe concorrenza e anche le aziende pubbliche, avendo dei concorrenti con i quali competere, sarebbero stimolate a operare meglio.

    Però questo non è possibile se non c’è la possibilità di remunerare il capitale investito, perchè una società privata non investirà mai se non si aspetta di avere un ritorno, anche minimo, di capitali.

    Non sto sostenendo che in questo modo si risolverebbero tutti i problemi, ma è un buon punto di partenza.

  • Domandina :

    ma se lo Stato spendesse meno in armamenti ed investisse di più sulle infrastrutture, a cominciare dall’acqua, che ne dite ?

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