Il colapasta impossibile

Quello che vedete è un oggetto impossibile. Un miraggio, un paradosso, un’illusione ottica come le scale di Escher. E’ un prodotto mitologico come l’unicorno, leggendario come la città perduta di Atlantide. Tutti ne restano affascinati ma nessuno lo ritiene concretamente realizzabile. Semplicemente, la nostra generazione non è più in grado di concepirlo. Invece, quello che oggi sono in grado di mostrarvi è il solo, unico, vero highlander: l’ultimo degli immortali. Un colapasta.
 
 
Guardatelo bene. Vi sembra tutto normale? La sua lucentezza non desta in voi sospetto alcuno? I suoi fori netti, rifiniti con attenzione e tutti di egual misura? Neppure i suoi manici di plastica nera, senza difetti né segni di usura? O forse la sua cromatura e le saldature robuste, prive di gioco e di inestetici rigonfiamenti? E immagino che neppure la sua solidità, quella sensazione cioè di essere un oggetto unico, forgiato dalla mano degli dei esattamente in quel modo, senza giunture, parti estranee né punti deboli sia in grado di meravigliarvi più di tanto. Siete perplessi e non mi credete. Lo so e fate bene, perché nulla delle qualità appena elencate è sufficiente per riconoscerlo e venerarlo come il monolite di “2001: Odissea nello spazio“.
Ora però vi dirò una cosa che cambierà radicalmente la vostra prospettiva. Quello che state guardando non è un colapasta qualunque, e neppure un colapasta acquistato ieri in un negozio di casalinghi di lusso. State osservando un oggetto di uso comune, fabbricato 50 anni fa e venduto in un continente del terzo mondo. E’ il colapasta di mia nonna.
Secondo i criteri produttivi e consumistici moderni, un colapasta del genere è un oggetto impossibile: è un USO, un Unidentified Sold Object. E’ stato usato ogni giorno per mezzo secolo, prima da mia nonna, poi da mia mamma e infine – almeno da 11 anni a questa parte – da me. Ed ogni giorno ha accolto pentole di acqua bollente, è stato impugnato, scosso, agitato, rovesciato, sottoposto a sbalzi termici con l’acqua fredda del rubinetto e infine lavato, abraso  dal detersivo o, peggio, torturato nella lavastoviglie. Eppure è ancora lì, senza il minimo segno di usura, perfetto, tanto che sembra nuovo fiammante.
Il colapasta impossibile esiste: io ne ho le prove e sono disponibile a sottoporlo a qualunque test il CICAP ritenga necessario effettuare. Sto allestendo una sala visite con una piccola teca di cristallo al centro ed alcune panche per inginocchiarsi ed entrare in uno stato di contemplazione e meditazione. Presto saranno disponibili convenzioni con società di trasporto private e con strutture alberghiere che renderanno il pellegrinaggio semplice ed economico. Bisogna però rendersi conto di una cosa. Non serve avere fede in una dimensione ultraterrena o in una manifestazione paranormale: bisogna soltanto credere che Atlantide, la società dove si fabbricavano oggetti progettati per durare nel tempo e non per sfasciarsi dopo pochi mesi, è esistita davvero. I suoi ingegneri non erano semidei ma uomini come noi ed avevano conoscenze perfino meno progredite, ma ragionavano in un’altra maniera, parlavano in un’altra lingua, pensavano ancora secondo logica e buon senso ed agivano di conseguenza, coerentemente.
Il colapasta impossibile testimonia che un modo diverso di costruire, di consumare e di affrontare il tema dei rifiuti è possibile. Chi vi vende oggetti che si rompono, progettati e fabbricati con il gene della morte, è un truffatore: vi danneggia economicamente e distrugge l’ecosistema.
E’ giunto il momento di tracciare una mappa della longevità dei prodotti e tornare ad acquistare solo quelli che godono di una buona qualità costruttiva  e garantiscono così un ciclo di vita ragionevole. Gli altri devono fallire, sparire dal mercato.
 

L’obsolescenza programmata degli oggetti

 

Byoblu Retrò: la fine della pubblicità (14/06/2008)


 

La storia delle cose

44 commenti

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  • Bello, almeno quello e’ fatto in acciaio INOX.
    Come tutto quello che si compra dai mobili (fatti con il truciolato) agli hard disk
    questi di alcuni produttori sembrano fatti di BURRO durano neanche la garanzia, bad sectror e via dicendo.

    te parli di creare una lista di prodotti seri, ma siamo disposti a pagare il prezzo che tua nonna ha pagato per quello scolapasta ?
    uno scolapasta del cavolo lo trovi alla bancarella a 5 euro e anche meno, uno di acciaio ce ne vogliono almeno 35-40.

    tornando ai mobili della nonna il truciolato non sapevano cosa fosse, oggi cosa costa una cucina in legno massiccio (di quello comune non rovere) 15.000 euro una cucina ikea a 3000 te la porti a casa con tutti gli elettrodomestici le cose che durano esistono basta PAGARLE

  • Ottimo articolo! Ricordo 4 anni fa in facoltà durante una lezione di economia il prefessore spiegava proprio questo: gli elettrodomestici e più in generale gli oggetti moderni prodotti più o meno negli ultimi 20-30 anni vengono prodotti in modo che dopo un certo periodo si rompano o non funzionino più. Hanno, in un certo senso, una scadenza programmata. Questo proprio perchè i produttori moderni hanno tutto l’interesse che il consumatore dopo un certo periodo (pochi anni, per esempio) debba tornare a comprare l’ultimo modello di tv, telefonino, lavatrice, (e la lista potrebbe continuare)… Ovviamente non è sempre stato così. In casa mia, per esempio, ho un vecchio televisore a colori della mivar che avrà più di 25 anni e, per quanto possa sembrare strano, funziona ancora bene. 🙂 Questo a testimoniare che in passato si producevano prodotti che, all’opposto di oggi, erano fatti per durare nel tempo.

    • Facoltà di economia, primi anni ’90.

      Metà corso era dedicato allo studio di un caso reale, il ciclo di vita della mitica Fiat Uno. Erano già previsti tutti i modelli usciti negli anni successivi e programmata la loro durata. Unica variabile in gioco, che avrebbe più o meno spostato l’asticella dell’immissione sul mercato del nuovo modello, gli incentivi governativi…

      Buona decrescita a tutti.

  • mia madre ha un frigorifero Rex che ha oltre 40 anni e che funziona benissimo. A casa mia in 8 anni ne ho già dovuti cambiare tre, il secondo si è rotto due mesi dopo la scadenza della garanzia ed era anche “di qualità”, costato parecchio. Non è il prezzo a fare la differenza, purtroppo….

    • Si è vero , spesso roba cinese da quattro soldi regge svariate volte più di roba molto costosa, dipende dall’obbiettivo dell’azioenda credo , che può essere far soldi , o fare roba buona

  • Vorrei capire cosa c’entra la Programmazione Neuro Linguistica….è la seconda volta che mi capita di vedere su byoblu commenti dispregiativi di questo genere sulla PNL, neuroscienza seria e di utilità terapeutica immensa… Vi sembra di essere meno tendenziosi delle pubblicità??? State facendo cattiva informazione.

  • Secondo “LORO” se una cosa dura troppo tempo si blocca la “crescita” e un paese non cresce.

    Ma  il loro unico fine non sarà, PER CASO (!!!!) la CRESCITA SI ma quella dei loro depositi bancari????

  • ritengo che solo oltrepassare il punto di non ritorno sulle risorse disponibili poterà con l’inevitabile morte di migliaia di persone se non milioni, e con il terrore che ne conseguirà, il sistema e i consumatori a cambiare rotta.

    paradossalmente occorre accelerare le contraddizioni suicide del sistema per liberarsene. il sistema così come è irreformabile. non ci sono abbastanza paura e caos capaci di indurre uno shock che porti a un cambiamento di mentalità.

    solo la crisi nera consente il progresso. finché durerà la festa illusioria del consumo nessuno ascolterà i pochissimi che si battono per un modello di produzione e consumi diverso e razionale.

    accelerare verso il baratro. la sola via d’uscita.

    • Diciamo che ci siamo già in questa situazione.

      Global Footprint Network calcola ogni anno i consumi di risorse mondiali e li mette in relazione con la capacità della Terra di rinnovarle. Come ogni altro paese, azienda o famiglia, la natura ha un bilancio annuale: ogni anno produce un certo quantitativo di beni ed è in grado di smaltire un certo quantitativo di rifiuti. Il problema è che la richiesta di risorse e servizi da parte dell’umanità eccede le capacità della Terra, una condizione definita di sovraconsumo (Overshoot).

      Ad oggi, purtroppo, impieghiamo meno di 9 mesi per consumare il quantitativo di risorse che la natura genera in 12 mesi. La tendenza ad “andare a debito” non accenna a diminuire: nel 2009 la data in cui siamo entrati nella condizione di “sovraconsumo” (Overshoot Day) era il 25 settembre. Nel 2010, in un solo anno, ci siamo “mangiati” un altro mese, anticipando tale data al 21 agosto. Attendiamo i dati del 2011 che, stando al trend, dovrebbe arrivare da qui a breve.

      Il genere umano è sempre meno compatibile con i cicli che regolano la vita su questo pianeta: quanto potrà durare ancora questo stato di cose? E soprattutto, quali saranno le conseguenze per le prossime generazioni a cui stiamo regalando un mondo sempre più asfittico e sterile?

      Uno di più grandi oncologi italiani, Lorenzo Tomatis, ebbe a dire: “Le generazioni future non ci perdoneranno mai quello che stiamo facendo loro“.

       

    • Chissà perché. E’ scoraggiante constatare che la qualità, anche informativa a questo punto, è riservata a pochi. O, forse, i molti sono stati sapientemente accompagnati, assuefatti, alla quantità, o al sensazionale, insomma alla pancia più che alla testa.

      Visto che il post, commenti compresi, pullula di video, contibuisco anch’io ad appesantirlo, proponendo (raro in tv!) quest’intervista a Serge Latouche, economista, pensatore e filosofo del nostro tempo, che ha coniato questo poco compreso termine: DECRESCITA.

      Usciamo da questa tossicodipendenza del lavoro e del consumismo, ritroviamo il senso della misura, finché siamo in tempo.

  • Ho notato con piacere i cestini in foto alla Stazione centrale di Milano. Mi farebbe piacere trovarli un po’ ovunque, tipo le aree di sosta delle autostrade, come quelle gestite da Autogrill (la maggior parte).

    Negli ospedali non ho visto molta sensibilità verso i rifiuti, mi riferisco al carrello del servizio mensa.

  • Penso di avere già scritto una cosa del genere, cliccate su questo link e ditemi se non vi sentite presi per il culo, 25 km con un litro oltre 20 anni fa.

    Oggi non è cambiato niente. LINK…..

    YouTube – Spot Citroen AX (1987)

    Se non c’è un cartello anche tra i produttori di auto io sono BATMAN.

    p.s. Ci ho fatto scuola guida con la stessa auto. 

  • Sono perfettamente d’accordo. Da buona casalinga ho riscontrato che i ”macchinari” , come la lavatrice, la lavapiatti, e tanti altri sono destinati a ”rovinarsi” e a smettere di funzionare sempre prima. Ovviamente fossero ”immortali”, una volta saturo il mercato, non ne potrebbero più vendere! Ecco quindi che c’è la necessità che muoiano velocemente.  Questo sistema però riempie il ”mondo” di carcasse inutili! Tutto deve essere continuamente prodotto, consumato, e riprodotto… in una eterna giostra senza senso. Anche le automobili subiscono lo stesso destino… sempre più nuove, più tecnologiche… quando non partono non c’è modo di metterci ”le mani”! Muoiono e basta! Mah… e comprare libri invece? 

  • Il miglior modo di non inquinare è … non inquinare.

    Generiamo troppe robe monouso a perdere, per giunta ottenute dall’assemblaggio di materiali diversi (che richiedono quindi troppa energia aggiuntiva per essere separati).

    Lo spazio costa ed è per sempre; fatti i debiti conti, costa molto di più del tempo personale (che oltretutto viene perso una sola volta, da quel solo solo soggetto che lo consuma a danno del proprio esclusivo comodo). E ora di imparare a fare una fatica giusta e salutare perché ogni cosa ha un prezzo naturale inviolabile.

     

    2 spunti/esempi:

    Obiettivo nr. 1: abolizione di contenitori alimentari di polistirolo e relativi assemblaggi (pellicole trasparenti + etichette). Il consumatore si doti di vaschette ermetiche di materiali durevoli ma non per questo inquinanti (es. contenitori di acciaio inox) nei quali riporrre le derrate alimentari. Lo so, è uno sbattimento, ma il costo sociale che ne deriva è di gran lunga inferiore all’attuale.

    Obiettivo nr. 2: il compost è troppo delicato da fare e si rischia seriamente la contaminazione se non si garantisce una separata perfetta. Ma la pulizia dell’organico potrebbe essere affidata a batteri opportunamente scelti, in grado di degradare completamente il materiale organico target. Basta cullarci sui detersivi tradizionali.

  • GRAZIE CLAUDIO BELLISIMO ARTICOLO……….

    ANCHE NOI SIAMO ORAMAI PROGRAMMATI A TERMINE COME I VARI PRODOTTI DEL CANNIBALISMO CONSUMISTA CHE DIVORA TUTTO ANCHE L’ANIMA,NEGLI STATI UNITI UN BAMBINO DI DUE ANNI DI ETA’ HA GIA DOVUTO SOPPORTARE 28 VACCINI SIAMO ORAMI UN PRODOTTO PER CHI HA IL POTERE UNA COSA DA SFRUTTARE A TERMINE,DA UNA PARTE DA INGRASSARE E DALL’ALTRA DA DIMAGRIRE,DA UNA PARTE DA AMMALARE DALL’ALTRA DA CURARE(NON GUARIRE),E COSI AVANTI ALL’INFINITO………………..SPERIAMO NELLA IMPREVEDIBILE E INCONTENIBILE VARIABILE NATURALE COME SPERANZA PER UNA RINASCITA HUMANA.

  • Ho visto esseri umani combattere il consumismo con frigoriferi di 40 anni fa, che consumano 10 volte quelli di adesso, annientare i consumi con macchine di 40 anni fa, che fanno 1/4 dei km di quelle di oggi; ho visto uomini commuoversi alla visione di una lampadina accesa ininterrottamente da 110 anni per illuminare un cazzo, grazie alla webcam semrpe accesa che la trasmette nell’universo mondo. E ha capito che questo mondo si salverà, perché presto non ci saremo più

  • Chiediamo a Luigi De Magistris di mostrare il tuo post e il documentario ai napoletani. Da sindaco potrebbe fare dei manifesti con dei link da vedere. Insieme a qualche tv locale. I commercianti non sarebbero molto contenti. 

  • Come appaiono nelle riviste, perchè i CODICI QR non possono apparire nei manifesti? Semplice, si può fare un manifesto con il codice e poi attirando l’attenzione con le indicazioni su come fare con un semplice smartphone.

  • Potrebbero dei manifesti creare una maggiore consapevolezza di quanto la tecnologia potrebbe aiutare la buona politica?

    p.s. il CODICE QR si riferisce a questo post.

    • Bella l’idea, se non altro originale.

      Ma il post di Claudio, se ci rifletti, va in direzione totalmente contraria…

      Codici QR?!? Da usare con lo smartphone?!?

      Ma non è questo forse il simbolo principe del consumismo più sfrenato?

      Continuiamo ad alimentarlo, oppure iniziamo collettivamente un percorso che ci faccia uscire da questi sentieri, tracciati da altri, fatti di tecnologia all’estremo, energivora all’estremo, non curante del dopo-vita all’estremo, prodotta da indicibili sfruttamenti di persone e, non ultimo, capace di tenerci incollati a vita al sistema, prendendo spunto dall’indimenticato Rino Gaetano, dello “spendi  spandi“?

    • dico la mia

      ho visto molti parlare di riciclaggio, non è quella la soluzione a pare mio

      la roba riciclata nella maggior parte dei casi,dopo qualche bustarella va gratuitamente a qualche azienda che la usa per la produzione, perche?

      ( lo facevano vedere su rai 1 pochissimo tempo fa )

      ma io quella merce l’ho gia pagata se tanto dovesse essere, allora dovrebbe avere un beneficio lo stato non una azienda privata

      e poi continuamente ci sobbarcano di tasse esagerati, ora vorrei capire con quale nesso il contadino deve pagare l’imposta sui rifiuti? (10 E al mese)

       

      il pozzo nero viene svuotato nei campi

      i rifiuti organici, sono perlopiù mangiati dalle galline , al limite vanno a concimare i campi

      i rifiuti carta vengono riutilizzati o bruciati in mezzo “ai fuochi di marzo”

      le bottiglie di vetro riutilizzate

      rimangono vetri rotti, plastica e pile, perchè ormai quando compriamo la Htech paghiamo anche il suo smaltimento

      io quest’anno ad esempio ho usato 4 pile…………ma non faccio parte della casta, sono uno che usa htech quindi vado anche un po oltre….

       

      quindi nella maggioranza dei casi un cristo che abita in campagna ha un cassonetto alla modica distanza di 2-4 km se va bene, userà lo stato per smaltire? e allora perchè deve pagare?

      in più ci prendono per il culo ” se differenziate vi paghiamo ” si quanto? 2 euro e 50 per 6 ore di lavoro? e giustamente la differenziata la fanno solo i senzatetto, cominciassero a pagare decentemente, ci sarebbe un prodotto differenziato ,direi al 90% da essere prodotto finito riutilizzabile, poi evitare gli sperchi…. quante volte ho visto per bologna alle 3 di notte passare il camion lavastrade sotto la pioggia fitta….

  • Godot_74 ha scritto :
    Bella l’idea, se non altro originale. Ma il post di Claudio, se ci rifletti, va in direzione totalmente contraria… Codici QR?!? Da usare con lo smartphone?!? Ma non è questo forse il simbolo principe del consumismo più sfrenato? Continuiamo ad alimentarlo, oppure iniziamo collettivamente un percorso che ci faccia uscire da questi sentieri, tracciati da altri, fatti di tecnologia all’estremo, energivora all’estremo, non curante del dopo-vita all’estremo, prodotta da indicibili sfruttamenti di persone e, non ultimo, capace di tenerci incollati a vita al sistema, prendendo spunto dall’indimenticato Rino Gaetano, dello “spendi  spandi”?

     

    Godot_74 tu hai ragione, ma non credi che gli smartphone, se utilizzati bene, e non per giocare ad Angry birds, siano una risorsa per avere una informazione orizzontale anzichè verticale? Io sono consapevole che il mio iPhone causa inquinamento, devastazione, sfruttamento di persone, ecc. ma senza questo utilissimo apparecchio magari non saremmo riusciti a raggiungere il quorum il 12 e 13 giugno.

    Penso che la tecnologia da sola non basti, ci vuole sensibilità e consapevolezza da parte dei cittadini.

  • interessante articolo.
    devo dire che ci sono due fatti che giocano in favore del consumismo:

    1. c’è stato un periodo, dal quale spero, complice la crisi, stiamo uscendo, in cui tutti volevano cambiare sempre le cose che avevano. ma questa maglietta? non è quella dell’anno scorso, ecc… ecc… Lavaggio del cervello ottenuto.
    2. l’altra cosa riguarda le innovazioni, vere o presunte. Si pensi hai programmi dei computer sempre in salita. Telefonini: prima ci telefonavi e basta, ora messaggi, fotografi, navighi, ecc…
    Comunque è certo che il mercato creatore di monnezza tende a inventare dei veri e prorpi “usa e rompi”. oggetti che sono fragili o che hanno il tempo contato. Un televisore non è paragonabile ad uno scolapasta e se ne avessi uno che ha 40 anni probabilmente vorrei cambiarlo perchè lo troverei troppo bombato, piccolo, poco definito.

  • Questa cosa che gli oggetti devono essere eterni o cumunque durare più del dovuto secondo me non ha senso. Tutto ha un ciclo di vita, tutto passa, anche noi. L’ingegnere che progetta un manufatto sa gia che si romperà, ma non è che lo fa apposta a mettergli il “gene della morte”, è così e basta. L’unica preoccupazione che dovrebbe avere è che l’oggetto svolga il suo compito per un tempo ragionevole. Non sarebbe difficile altrimenti, facciamo gli scolapasta di titanio e tanti saluti, è eterno ok, lo paghi 90 euro,ma ne vale la pena?

    Secondo me il consumismo non è una brutta cosa, le cose si usurano e si rompono (come è giusto che sia) ma intanto tu ci hai fatto quello che dovevi fare. Potrei obiettare sul fatto che gli oggetti e i materiali, una volta buttati dovrebbero essere recuperati adeguatamente per non sprecare prezione risorse, ma scandalizzarsi perchè gli ingegneri che progettano auto mettono gia in conto che diventerà obsoleta col passare degli anni (ovvio) mi sembra esagerato.

     

  • Scusate sono incapace col form per i post 🙂 era scritto piccolissimo
    arbiterITA ha scritto :
    Questa cosa che gli oggetti devono essere eterni o cumunque durare più del dovuto secondo me non ha senso. Tutto ha un ciclo di vita, tutto passa, anche noi. L’ingegnere che progetta un manufatto sa gia che si romperà, ma non è che lo fa apposta a mettergli il “gene della morte”, è così e basta. L’unica preoccupazione che dovrebbe avere è che l’oggetto svolga il suo compito per un tempo ragionevole. Non sarebbe difficile altrimenti, facciamo gli scolapasta di titanio e tanti saluti, è eterno ok, lo paghi 90 euro,ma ne vale la pena?Secondo me il consumismo non è una brutta cosa, le cose si usurano e si rompono (come è giusto che sia) ma intanto tu ci hai fatto quello che dovevi fare. Potrei obiettare sul fatto che gli oggetti e i materiali, una volta buttati dovrebbero essere recuperati adeguatamente per non sprecare prezione risorse, ma scandalizzarsi perchè gli ingegneri che progettano auto mettono gia in conto che diventerà obsoleta col passare degli anni (ovvio) mi sembra esagerato. 

  • ad Alessandra che difende la PNL.

    dipende come le cose vengono usate, con un coltello puoi ammazzare una persona o per tagliare il pane.

    non è lo strumento in se ma l’uso che se ne fa.

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