CATACOMBE DIGITALI


La delibera AGCOM è passata, ma questo non era in discussione. Piuttosto, è passata con una serie di rimodulazioni dovute in larga parte al movimento di protesta che si è scatenato in rete. Dal momento in cui sarà pubblicato il testo che è stato approvato, ci saranno 60 giorni di tempo per partecipare alla discussione pubblica e presentare eventuali proposte di modifica.
La AGCOM tenta di rasserenare gli animi ed emette un comunicato stampa nel quale assicura di non avercela con chi fa informazione libera né con chi utilizza brevi spezzoni di filmati protetti da copyright per alimentare il dibattito democratico. Affrontiamo questi aspetti nella prima parte del video di oggi. Quello che invece mi preme sottolineare in questo articolo è il contenuto della seconda parte. Nella delibera approvata ieri, infatti, si nasconde un’insidia pericolosissima per un principio fondamentale, oserei dire un baluardo che si erge a tutela della libertà che la rete internet è in grado di veicolare (tema sviluppato ampiamente nel video “la lunga, triste storia degli attacchi alla rete“): la neutralità della rete.
La delibera consta di due parti: nella seconda si specifica il nuovo iter burocratico che porta all’eventuale rimozione di un contenuto (con la non trascurabile differenza che ora è prevista la possibilità di far intervenire un magistrato), mentre nella prima parte si lanciano alcune proposte per sviluppare l’offerta legale e la promozione effettiva dell’accesso ai contenuti da parte degli utenti
E’ proprio qui che si annida la serpe velenosa, nello stralcio seguente:

« promozione di accordi tra operatori volti a semplificare la filiera di distribuzione dei contenuti digitali relativi alle nuove modalità di sfruttamento favorendo l’accesso ai contenuti premium »

Chi sono gli operatori a cui la proposta si riferisce? Trattandosi di distribuzione via internet, le prime possibilità che vengono in mente sono i grossi motori di ricerca (Google, Yahoo, Bing…) e gli Internet Service Provider (Telecom, Libero, Fastweb, Vodafone…). I primi in quanto nessun contenuto in rete “esiste“, se non compare tra le prime posizioni dei motori di ricerca, i secondi in quanto gestori della banda internet e, sempre più spesso, promotori di offerte commerciali e tecnologiche che portano pacchetti di prodotti multimediali direttamente sui televisori delle case.
Stanti così le cose, quel “favorendo l’accesso ai contenuti premium” si tradurrebbe in una maggiore rilevanza di film e partite provenienti dall’industria dei contenuti nei risultati dei motori di ricerca, con il conseguente declassamento dei contenuti prodotti dagli utenti, e nella priorità di utilizzo delle risorse di banda e in una maggiore fruibilità dei contenuti offerti dagli internet service provider in bundle con i loro pacchetti e in accordo con le grandi case di produzione, sempre a discapito del materiale pubblicato dal cittadino qualunque che tiene un blog e produce video a vario titolo. E’ la morte della neutralità della rete.
L’assunto fondamentale del principio di neutralità della rete è che “tutti i bit sono creati uguali“, intendendo con questo che, al fine di garantire la libertà di espressione e di tutelare internet dal trasformarsi in una grande, inutile televisione, l’infrastruttura tecnologica e i servizi che vi girano sopra devono trattare con pari dignità qualsiasi contenuto vi transiti sopra, indipendentemente dalla sua tipologia e dalla sua provenienza. Questo garantisce ad esempio che il video del signor Rossi possa essere trovato e visto esattamente come il grande film campione di incassi, e che dunque non siano le strategie di mercato a nascondere oppure esaltare un contenuto, ma unicamente l’interesse generato dal contenuto stesso nel pubblico che lo gradisce, e dunque lo premia con una migliore indicizzazione, oppure lo disprezza e dunque lo relega all’anonimato.
Se quello stralcio del comunicato stampa AGCOM, presumibilmente tratto dal testo della delibera approvata, si riferisce a quello che credo, ovvero al coinvolgimento dei motori di ricerca e dei fornitori di connettività internet affinché premino i contenuti ufficiali e, mediante appositi accordi commerciali, li rendano fruibili e li veicolino con maggiore efficacia e priorità rispetto ai contenuti prodotti dalla comunità di navigatori, allora è necessario intervenire per impedire che questo ennesima proposta formulata da chi vuole portare logiche vecchie nel nuovo mondo possa tradursi in una regolamentazione ufficiale.
Diversamente, sarebbe una mannaia sulla libertà di parola nella sua nuova, pluripotente declinazione 2.0, perché comunicare attiene certamente alla possibilità di potersi esprimere, ma implica la facoltà di potersi rivolgere ad un pubblico, e dunque di non essere relegati a gridare nelle catacombe digitali, a un pubblico di occasionali e fortuiti visitatori, mentre dai telecomandi della rete non si potrà accedere che all’ultimo film prodotto da Mediaset o alle partite di Champions.
 

5 commenti

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  • Vorrei far notare che in questi giorni si parla oltre che della delibera Agicom, anche del possibile divieto alle tv locali a ricorrere al TAR e sul blog di Grillo si cominciano a sentire discorsi da Cota o da un certo Giorgetti nel cercare di vietare i posti, teatri, palasport ecc, a Grillo o a chiunque non piaccia al regime, per esibirsi… Vedo Santoro molto in bilico

    ciao claudio

  • Beh, la cosidetta neutralità delle Rete è già adesso più un pio desiderio che una realtà, considerato che si tratta di una struttura commerciale – con origini militari – che campa sulla vendita di contenuti, diffusa a livello mondiale ma i cui i”nterruttori” sono comunque in mano ai provider, anche se molti, pochi rispetto al numero degli utenti e non animati da spirito di carità. La delibera fotografa questa spiacevole realtà. 

  • Ma perchè, ora esiste la Netneutrality ? Pensiamo, tanto per fare un esempio, che aderire al programma Adsense non incida nella SERP di Google ?

    E ancora, Google mi indicizza bene con termini specifici… ma con termini generali non esisto (salvo i newbie che mettono nella casella di ricerca il nome del sito).

     

  • concordo sulla carenza di etica delle multinazionali interessate… però il problema è di chi si affida a google come fosse il vangelo.

    se vogliamo, gli stessi fruitori bovini del servizio televisivo tradizionale, saranno fruitori bovini del servizio digitale… il problema non sta tanto in una multinazionale che vuol fare soldi ma in noi, che abbiamo potere di scelta e scegliamo la via più comoda.

  • Preso atto di due modifiche importanti, quella sugli spezzoni protetti da copyright e quella sulla necessità di coinvolgere un magistrato per l’oscuramento, la mia impressione è che la frase “incriminata” sia meno pericolosa di come tu la interpreti. IN effetti si potrebbe anche interpretare in un’ottica di facilitare il canale web come ulteriore canale di distribuzione di contenuti a pagamento rispetto ai già consolidati canali del DVD in affitto e della vendita del DVD o alla pay-tv, il che non mi sembra affatto un problema. Oggi non è facilissimo acquistare un contenuto legale in rete perché arriva molto dopo quello illegale e quando ormai è disponibile da tempo sui vari blockbuster o addirittura allegato a qualche rivista. Sul sito dell’AGCOM se ne parla: la loro idea è di uscire sul canale web subito dopo l’uscita nelle sale, il che, per chi ha un televisore collegato al web sarebbe una grande comodità.

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