DOMANI VADO IN DEFAULT

Vivo in una grande metropoli. Si chiama Milano. Girano macchinoni di lusso e i pollici delle tv lcd vanno dai 40 in su. Mi affaccio al balcone. Diversi piani più in basso, nel palazzo di fronte, una casalinga è indaffarata a stendere i panni. Si piega e si rialza di continuo. Poi rientra, ma solo per tornare di lì a poco con una conca piena di nuovi panni. Lava per terra, strizza lo straccio, prepara il pranzo, cambia il bambino che ha vomitato e pettina il pelo del gatto, che ha vomitato a sua volta. Mi chiedo cos’abbia in più rispetto a una contadina, vestita di stracci e con un neo peloso sulla guancia. Insomma, una di quelle che passano la vita nei campi e molto poco dal parrucchiere. Mi rispondo che ha qualcosa in meno.
Entrambe lavorano dall’alba al tramonto, ma la contadina lo fa all’aria aperta, sotto al cielo, accarezzata dai raggi del sole, con le mani nella terra soffice e il corpo che la sera è ebbro di sana stanchezza. Soprattutto, quando si prende una pausa ha il privilegio di annientare la sua coscienza su una sedia a dondolo, abbassando il livello di consapevolezza a quello di un gatto steso al sole, cullata dai disegni che una comunità di moscerini tratteggiano contro il cielo, dal ronzio di una mosca che passa e va, dall’odore rassicurante del letame di mucca e dal rombo lontano di una nuvola scura che brontola all’orizzonte.
La casalinga di Milano si spacca la schiena dentro a quattro mura, tutt’al più cercando di curare 3 metri quadrati di balcone quasi che fossero un giardino con fontana. Ha 2 metri e 20 di cielo tra il naso e il soffitto e qualche metro cubo di aria (viziata) da respirare. Al posto del ronzio di un insetto passeggero ha l’incessante frastuono dei motorini e dei suv che passano sotto casa, il martellante e sguaiato lavaggio mentale della televisione e, di notte, le urla della prostituta con il suo magnaccia. Al posto dell’orizzonte ha muri di cemento che si innalzano a pochi metri da lei, dall’altra parte della via, che oscurano il sole e nascondono il cielo. Al posto del profumo di letame ha il lezzo del biossido di piombo e gli scarichi fognari che ritornano su per i sanitari male alloggiati. E quando trova cinque minuti per rilassarsi, al posto di una sedia a dondolo e di quel silenzio carico di vita, ha un divano da pagare a rate e un telegiornale carico di morte. O, tutt’al più, una fiction che cerca di convincerla che quello che le manca non è un dondolo sopra a un prato, ma un abito di Prada e un marito glabro, che sorride come un ebete e che torna a casa con un diamante.
Ci hanno tolto tutto, ci hanno riempiti di niente e ce l’hanno fatto pagare a rate. Il sistema ti controlla con i debiti e con gli oggetti. Non puoi scappare se prima non paghi i tuoi debiti, che pagherai facendone di nuovi. Il marketing del desiderio ti crea una astinenza continua. Per avere gli oggetti che non puoi non avere, devi fare nuove rate, ma nelle cose si annida il diavolo: più ne hai, più soldi devi guadagnare per possederle, più tempo spendi a gestirle, più hai il terrore di perderle. E soprattutto, …si rompono! Le cose si rompono, le costruiscono perché si rompano in poco tempo  e in modo che non convenga aggiustarle.  Come le stampanti: costa di meno ricomprarle nuove che ordinare due cartucce di inchiostro. Siamo alla follia. Una volta le comunità andavano in crisi quando non c’erano beni sufficienti per tutti. Oggi andiamo in crisi quando ce ne sono troppi e non li possiamo acquistare. Se salti una rata e paghi regolarmente dalla rata successiva, restando costantemente indietro di una, ti addebitano spese di gestione che finiscono per essere più salate dell’intero finanziamento. E quando non sei più in grado di pagare, di ripianare il tuo debito, ti tolgono tutto, ti appiccicano il marchio dell’infamia addosso, ti impediscono di avere un conto corrente e ti rendono difficile perfino continuare a lavorare. Lo strozzinaggio è stato legalizzato.
Adesso basta. Bisogna uscire da questo circolo vizioso. Ho deciso che da domani io vado in default. Non voglio che la BCE mi salvi. Non emetterò nuovi “byoblu bond” per salvare i crediti di grosse finanziarie costruite con i soldi delle mafie, o magari le pensioni di parlamentari che hanno fatto appena mezza legislatura, perché sarebbe come comprare a rate nuove latte di sangue per consentire a un vampiro di continuare a succhiarti il collo.
Domani vado in default e mi tolgo ogni cosa, così non saranno più le cose a controllare me. Passerò dalla banca, restituirò la carta di credito, il bancomat e chiuderò il conto corrente. Poi venderò la mia automobile. Vale poco ma qualcosa ci tiro su, e soprattutto smetto di pagare il bollo, l’assicurazione e 80EUR di benzina a botta. E smetto anche di ricoprirmi di multe ogni volta che la sposto dal parcheggio, così i comuni saranno costretti a trovare i fondi per pagarsi lo stipendio intervenendo sulla corruzione e sugli sprechi, rinunciando ad utilizzare me come sportello bancomat. Mi compro una bella bicicletta, un sediolino per i bimbi e la intesto alla sorella di Tremonti. Così, mentre vado a prendere mio figlio a scuola, dimagrisco ed evito anche di spendere soldi per fare il pollo in batteria nelle sale delle palestre. Se mi riuscirà di guadagnare qualcosa, mi farò pagare cash e nasconderò i soldi dentro al materasso, come facevano i nostri nonni. Così non potranno mettere le mani sul mio conto corrente. Chiuderò anche l’abbonamento a SKY, mi basta la rete, e trasformerò l’abbonamento del telefonino in una ricaricabile. Se avrò soldi per chiamare, mi farò sentire, altrimenti mi chiameranno gli altri. E se no ci scriveremo le email o useremo Skype. Lo stesso varrà per la spesa, per i grandi magazzini, per i ristoranti e le pizzerie: senza carta di credito, sarà più facile guardare quella banconota da 100 euro, così sola in un portafoglio così vuoto, e capire all’istante che non è il caso di spenderla.
Al netto di tutto questa operazione di downshifting, quello che nel tempo sarò in grado di restituire ai creditori (in comode, anzi comodissime rate), lo restituirò. Altrimenti, se vogliono venire a pignorarmi qualcosa, che inizino pure dalla televisione: mi eviteranno la fatica di buttarla nella discarica e di sentire puttanate a ciclo continuo.
Altro non ho più. Altro non voglio più avere.

56 commenti

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  • IL POTERE E’ IL CAMBIAMENTO STA NEL FORMARE NUOVE COMUNITA’,UNITEVI  ANDATE A OCCUPARE TERRENI ABBANDONATI E INCOLTI FORMATE PICCOLE COMUNITA’ AUTOGESTITE E RENDETEVI INDIPENDENTI,DOPO DELLA CITTA’ DELLA PAURA DI NON AVERE LAVORO DI NON AVERE LA PENSIONE, DELL’AFFITTO NON VE NE FREGHERA’ PIU’ NULLA.IL PROBLEMA E’ CHE LA GENTE DOVREBBERE AMARSI  UNIRSI, DIFENDERSI PERO’ CI HANNO COSI DIVISO.

     

    DIVIDE ET IMPERIA

    LO SANNO BENE I NOSTRI BUFFONI DI CORTE ……………………….E NOI FACCIAMO I PORCELLINI D’INDIA……..

    E LORO CONTINUERANNO A BALLARE FINO ALLA FINE SEMPRE PIU’ FRENETICAMENTE E CON PIU GUSTO.

  • IL POTERE E’ IL CAMBIAMENTO STA NEL FORMARE NUOVE COMUNITA’,UNITEVI  ANDATE A OCCUPARE TERRENI ABBANDONATI E INCOLTI FORMATE PICCOLE COMUNITA’ AUTOGESTITE E RENDETEVI INDIPENDENTI,DOPO DELLA CITTA’ DELLA PAURA DI NON AVERE LAVORO DI NON AVERE LA PENSIONE, DELL’AFFITTO NON VE NE FREGHERA’ PIU’ NULLA.IL PROBLEMA E’ CHE LA GENTE DOVREBBERE AMARSI  UNIRSI, DIFENDERSI PERO’ CI HANNO COSI DIVISO.

     

    DIVIDE ET IMPERIA

    LO SANNO BENE I NOSTRI BUFFONI DI CORTE ……………………….E NOI FACCIAMO I PORCELLINI D’INDIA……..

    E LORO CONTINUERANNO A BALLARE FINO ALLA FINE SEMPRE PIU’ FRENETICAMENTE E CON PIU GUSTO.

  • IL POTERE E’ IL CAMBIAMENTO STA NEL FORMARE NUOVE COMUNITA’,UNITEVI  ANDATE A OCCUPARE TERRENI ABBANDONATI E INCOLTI FORMATE PICCOLE COMUNITA’ AUTOGESTITE E RENDETEVI INDIPENDENTI,DOPO DELLA CITTA’ DELLA PAURA DI NON AVERE LAVORO DI NON AVERE LA PENSIONE, DELL’AFFITTO NON VE NE FREGHERA’ PIU’ NULLA.IL PROBLEMA E’ CHE LA GENTE DOVREBBERE AMARSI  UNIRSI, DIFENDERSI PERO’ CI HANNO COSI DIVISO.

     

    DIVIDE ET IMPERIA

    LO SANNO BENE I NOSTRI BUFFONI DI CORTE ……………………….E NOI FACCIAMO I PORCELLINI D’INDIA……..

    E LORO CONTINUERANNO A BALLARE FINO ALLA FINE SEMPRE PIU’ FRENETICAMENTE E CON PIU GUSTO.

  • Ciao Claudio e’ da molto che non commento i tuoi post anche se apro il tuo sito giornalmente , i tempi cambiano ma il SISTEMA NO !  Sembra che tutto sia contro il cittadino , deve subire e pagare e tacere ….dico sempre che e’ giunto il momento di farsi sentire ma son qua che aspetto che qualcuno si faccia avanti per seguirlo . In questo sistema continuamo a essere pecore ( parlo SOLO  per me… forse ) che aspettano il pastore o il cane per tornare all’ovile …. Mia moglie ha un’attivita artigianale  e da un po’ la gente ha cominciato a farsi fare i lavori e poi a non pagare , seguendo gli esempi che abbiamo e tenendo in considerazione che la legge glielo permette , sta’ accumulando crediti  mentre lo stato chiede nuovi sacrifici . Che CAZZ….  vogliono ancora ?!?!?!?!   Mi auguro che la tua sia una sparata per far svegliare la gente e che continuerai a teneri   i contatti con la realta’  tra i  sopravvissuti di questo paese alla deriva !

    Un abbraccio ….

  • Qui occorre una rivoluzione delle coscienze. Fatene buon uso.

    “Vedete una bella macchina, la toccate, ne ammirate la forma e la struttura. Da quello nasce la sensazione e poi interviene il pensiero a dire: “Quanto mi piacerebbe avere quella macchina, come sarebbe bello mettermi al volante e guidarla!” Quindi, che cosa è successo? Il pensiero è intervenuto e ha dato forma alla sensazione. Il pensiero ha dato alla sensazione l’immagine di voi seduti alla guida di quella macchina. In quel momento, in quel preciso istante in cui il pensiero crea l’immagine di voi alla guida della macchina, nasce il desiderio. Il desiderio nasce quando il pensiero dà forma e immagine alla sensazione. La sensazione è la modalità dell’esistenza, fa parte della vita. Ma noi abbiamo imparato a reprimerla, a vincerla o a vivere con il desiderio e tutti i suoi problemi. Se comprendete, non intellettualmente ma nei fatti, che quando il pensiero dà forma alla sensazione, in quell’istante nasce il desiderio, allora sorge la domanda se sia possibile vedere e toccare la macchina – che è sensazione – ma non permettere al pensiero di creare l’immagine, e quindi di mantenere una distanza.” – That Benediction is Where You Are, p 54 – J. Krishnamurti.

  • se avete ancora qualche risparmio comprate argento però va comprato fisicamente e sotterrato nel pavimento o dove vi pare!!! fra qualche anno vi frutterà bene!!

  • il tuo livello di consumo nn dipende dal marketing. è provato che la pubblicità non aumenta i consumi ma li indirizza. cioè, anche se tu butti via la tv, chiudi i conti bancari e ti trasferisci in valtellina, consumeresti uguale, a meno che tu non decida di comprare solo quello che ti serve e che ti puoi permettere. ma in questo caso non hai più bisogno di buttare il televisore dalla finestra.

    io ho lavorato in agenzia pubblicitaria, ho visto un sacco di spot, ho il conto in banca e la macchina. ma non ho la tv, non ho mai saltato una rata, in vacanza ci vado con un camper ford transit dell’83 e riesco cmq a campare con uno stipendio (in nero) da terzo mondo.

    con questo non voglio giustificare le porcate che fanno le finanziarie, o gli speculatori, ma non credo che il ritorno all’agricoltura, aile monete contanti e al carretto coi cavalli sia la soluzione ai nostri problemi. ciao.

  • sento un aria di cambiamento, credo che il web sia la forza che trascinerà la nuova epoca in cui questa gentaglia dovrà ridare il maltolto, o almeno me lo auguro.

  • Per il chiarimento di qualche aspetto della pratica critica di questi tempi malati

     

    Dopo Brecht, fosca è l’epoca in cui la gente chiede di essere sollevata dalla preoccupazione della difesa dei propri interessi reali e della propria libertà. E’ l’epoca del cinico, che maledice la società e disprezza le sue convenzioni, è anche l’epoca del dissidente, che rifiuta di stare di fronte al fatto compiuto e, controcorrente, prende partito per la libertà. La dissidenza non significa esilio interiore, perché agisce e prende dei rischi. E’ fondamentale resistenza e secessione. Questa posizione obbliga a liberarsi di gran parte del bagaglio teorico dell’epoca precedente e entrare nella nuova con quello che li si trova, Dal momento che non si tratta di conservare la memoria di un passato, né di comunicarla in maniera ortodossa a nuovi individui coscienti, bensì di indurre a pensare e a provocare un dialogo fra coloro che si riconoscono simili, senza il timore di contraddirsi. La crisi del pensiero rivoluzionario non potrà cominciare a trovare soluzione che nelle condizioni di libere discussioni; in periodi di crisi, il vuoto teorico è la vera catastrofe. Non si può permettere che il nemico abbia il monopolio della parola quando possiede delle forze così potenti; la perdita di questa battaglia, quella delle idee, trascina tutte le altre.

     

    E’ necessario trarre delle conclusioni tanto dalla capacità del capitalismo di superare le proprie contraddizioni o a sistemarvisi comodamente, quanto dall’incapacità degli operai nel fare la loro rivoluzione e dalla dissoluzione del proletariato come classe sociale. Tutto questo ha comportato il superamento capitalista del conflitto, la scomparsa delle crisi generali, e, di conseguenza, la confutazione di una sedicente necessità oggettiva storica che si conduceva inevitabilmente alla lotta finale. Il che ci colloca teoricamente nella posizione degli anarchici e dei socialisti pre-marxisti, che facevano discendere la lotta per l’emancipazione umana dalla corruzione del mondo reale e della risolutezza cosciente degli oppressi. Le frequenti lotte parziali provocate dai cambiamenti autoritari delle condizioni di vita sempre più dure, potrebbero far credere a un ritorno della lotta fra le classi, ad un ritorno della questione sociale, ma non è per niente così. La questione sociale non può porsi di nuovo come conflitto proveniente da un antagonismo fra due partiti irriconciliabili, come la lotta delle classi, proprio perché la rovina definitiva del proletariato storico ha eliminato la possibilità di una crisi totale – e conseguentemente di un conflitto reale – e predispone le lotte attuali a divenire fragili, manipolabili e dunque recuperabili dal sindacalismo, dagli ecologisti o dall’umanitarismo delle sinistre.

    Walter Benjamin osserva che lo scacco del proletariato storico risiede nel suo “progressismo”, nella credenza borghese del progresso:  

    “Niente corruppe di più il movimento operaio tedesco che la convinzione di nuotare con la corrente. Prese lo sviluppo tecnico per la china della corrente, il senso in cui credeva di nuotare. A quel punto non c’era che un passo da fare per immaginarsi che il lavoro industriale rappresentasse un successo politico[…] Con gli operai tedeschi, sotto una forma secolarizzata, la vecchia etica protestante del lavoro celebrava la sua resurrezione[…] Questa concezione vuole considerare solo i progressi del dominio sulla natura, non le regressioni della società” (Tesi sulla filosofia della storia).

     

    La morale operaia sviava i lavoratori dalla questione storica per eccellenza, la questione del progresso. La maggior parte della critica sociale ha sempre considerato che gli avanzamenti scientifici e tecnici erano degli alleati ideali del processo di emancipazione, e non ha mai immaginato che, in quanto creatori di nuove servitù, avrebbero fatto del dominio una cosa insormontabile. Così, gli operai erano separati dalla produzione automatizzata – quella stessa che non potevano chiaramente immaginare come opera loro, e nemmeno mettere in discussione – senza criticare la macchina e senza rivoltarsi contro il macchinismo, come avevano potuto fare i loro predecessori da circa due secoli. La superiorità degli operai luddisti risiedeva nel fatto che sapevano a quale miseria la macchina li condannava.

     

    Non andremo da nessuna parte senza rompere con la concezione della rivoluzione come riappropriazione dell’apparato di produzione esistente e senza ammettere che l’emancipazione umana passa per la distruzione del sistema industriale. Le parole d’ordine che appartenevano allo “stadio precedente dello sviluppo economico reale“, come l’occupazione delle fabbriche, il controllo operaio della produzione o l’autogestione generalizzata sono invecchiate e sono visibilmente equivoche. E’ solo partendo da ciò, che potremo identificare i bisogni reali degli individui ed elaborare una critica davvero sovversiva. Quel che è certo, al contrario di ciò che sosteneva Marx, è che bisogna rinunciare a trasformare il mondo utilizzando di tutti i mezzi di produzione di cui dispone e cercare di trovare un rimedio senza ricorrere al sistema dominante, con i mezzi di produzione alla nostra portata.

    L’idea direttrice della critica rivoluzionaria dev’essere quella dell’autonomia dalla tecnica. Nella nostra società, l’uomo è al servizio della macchina e la tecnica abbraccia tutti i settori dell’esistenza, determinando i rapporti degli individui con la natura e, nel contempo, le relazioni – oggi allo stato di anomia – che conservano gli individui fra di loro. Non resta niente delle relazioni umane che non sia stato tecnicizzato e, di conseguenza, messo sotto al controllo degli esperti. Ormai non è più il sistema economico che determina la natura della tecnica, la politica e lo stadio di complessità del mondo. E’ la tecnica che, basandosi sulla conoscenza scientifica, ha messo l’economia sotto il diktat delle proprie esigenze, impadronendosi dell’intera società, mentre gli individui sono finiti con l’essere perfettamente paragonabili a delle macchine e sostituibili dai medesimi. L’ideologia umanista borghese si è dissolta, e l'”uomo”, vale a dire il borghese idealizzato, ha cessato di essere il centro di tutte le cose. Sono le macchine che fanno la storia, gli uomini la subiscono. La tecnica è la coscienza di un’epoca in cui gli individui sono stati reificati, trasformati in oggetti. La tecnica moderna, associata alla scienza, impone un’organizzazione sociale determinata, dove la tendenza dell’élite  dirigente ad accumulare un potere senza controllo è divenuta la regola generale. La novità consiste nel fatto che questa concentrazione di poteri non si realizza mediante l’espansione dell’apparato dello Stato, non segue cioè il modello della burocrazia, ma piuttosto la logica eminentemente tecnica dell’efficacia e del rendimento.

     

    La civiltà industriale è stata creata dalla tecnica. Di conseguenza, la storia mondiale diventa sempre più la storia della tecnica. All’inizio di questo processo, i socialisti utopisti hanno riconosciuto nella macchina, o , che è lo stesso, nell’incremento esplosivo della capacità di produzione, la minaccia di uno sviluppo culturale che frammentava l’individuo o attaccava la radice stessa della libertà e della vita, e tentarono di scongiurarla, attraverso dei progetti basati sul controllo dei mezzi tecnici, il rigetto del sistema mercantile e la negazione di qualsia
    si considerazione economica. Successivamente il socialismo politico e il sindacalismo operaio furono l’espressione della tendenza a una difesa contro i danni del mercato, e ad un compromesso con la macchina.

    “L’industrializzazione fu un compromesso, mai facile, fra l’uomo e la macchina, nel quale l’uomo si è perso, mentre la macchina, lei, ha trovato la sua strada” (Karl Polanyi, El sustento del bombre).

    Se si pensa a un programma che preveda la riorganizzazione della società su basi decentralizzate e comunitarie, sull’agorà, che s’avvi sulla strada dello smantellamento della produzione attuale, del controllo sociale dei mezzi tecnici e l’adozione di tecnologie decentralizzate, della soppressione del mercato e dello spettacolo, dell’eliminazione dei trasporti individuali, della riappropriazione del mondo rurale etc., ebbene questo programma deve sapere che domanda implicitamente un ritorno alle condizioni pre-capitaliste, al lavoro artigianale e alla festa, alla tradizione e ai legami comunitari, ai ritmi vitali ciclici, al diritto consuetudinario, all’economia di sussistenza e alla società dello status quo dove

    “Quel che importa non è l’utilità di ognuno ma piuttosto quel che è”(Cicerone).

    Ma non si tratta di una regressione, né di un ritorno al passato, è una liberazione che sogna più di quanto non calcoli, che porta l’esperienza di due secoli di capitalismo e di assolutismo tecnico, e che dovrà passare sui cadaveri dei nuovi signori feudali del mercato mondiale.

     

    Attualmente la scolarità prolungata, gli stage e l’assistenza sociale, sono i metodi impiegati ad oltranza per mantenere una parte sempre più importante della popolazione lontano dalla produzione, fintantoché rimane una forza produttiva non necessaria che occorre demobilitare: questi metodi sono a carico dello Stato e sono presentati come riuscita sociale, espressione del “benessere”. Attraverso questi procedimenti, i giovani, i disoccupati, e in generale, gli esclusi, vengono tagliati fuori dal circuito della produzione ma conservati come consumatori. La mondializzazione ha provocato un aumento delle spese sociali a  detrimento delle altre necessità significative dello Stato, come per esempio l’effettivo poliziesco e l’acquisto di armamenti. Piuttosto che ricorrere alle imposte, gli strateghi del potere hanno sviluppato le politiche di atomizzazione delle forze produttive inutili, attraverso la scappatoia dell’aiuto e delle associazioni “non a scopo di lucro” finanziate dallo Stato, per mezzo di donazioni private incentivate da sgravio fiscale. In buona sostanza, si tratta per lo Stato di cedere la gestione dei servizi sociali e della riqualificazione d’individui a delle organizzazioni inoffensive dei volontari, o a dei collettivi che inquadrino giovani, disoccupati etc., in modo da sviluppare un’economia intermedia che neutralizzi gli inutilizzabili del mercato globale del lavoro. Questa economia è chiamata a svilupparsi negli anni a venire (in Francia, l’economia sociale rappresenta più del 6% delle occupazioni)

    Uno degli obiettivi economici di questo terzo settore (né pubblico né privato) consiste nell’ottenere l’autofinanziamento attraverso la costituzione di comunità autosufficienti e l’instaurazione di reti di commercio parallele – “l’equo commercio” – il tutto immerso in un’ideologia filantropica ed ecologica.

    La denuncia di simili pratiche e delle illusioni che generano è per i disertori del sistema tanto importante quanto lo era la denuncia dell’ecologismo nelle lotte contro l’inquinamento. La diserzione non ha nulla a che vedere con i palliativi. La diserzione non coopera con il dominio, né accetta il suo denaro; sa che la creazione di condizioni di vita umane non avverrà occupando le posizioni abbandonate nei mercati internazionali dai proprietari di questo mondo. Non ha altre soluzioni che quella di chiedere conti: la diserzione deve allontanarsi dal sistema ma senza lasciarlo tranquillo.

    Sappiamo che l’economia globale sta trasformando integralmente la natura in merce, il che significa che la terra fertile, le foreste, il mare o l’acqua dolce, per esempio, divengono elementi strategici della mondializzazione, allo stesso titolo del petrolio, dei pesticidi, e dell’energia nucleare e sono presentati come elementi determinanti della “sicurezza nazionale”, mentre è in realtà l’affare di alte istanze regolatrici del mercato. In questo, gli ecologisti non hanno parola, non essendo tutt’al più che un potere fittizio, costoro possono confidare solo in una partecipazione subalterna alla gestione degli effetti nocivi sull’ambiente. Si tratta di un’economia di guerra che non vuole né camuffare la miseria né aumentare il controllo sulla popolazione, ma che, sotto lo stesso pretesto di razionalizzazione che una volta serviva la burocratizzazione del mondo, si disinteressa adesso della nocività non redditizia, colloca gli esclusi dal mercato nelle economie di sussistenza e decentralizza il controllo sociale, demandando la sua gestione a dirigenti non governativi. E’ un’operazione di isolamento della povertà all’interno stesso del sistema che l’ha prodotta, mediante economie marginali gestite da una pleiade parastatale di ONG, sindacati, fondazioni, chiese etc., ma anche di racket indipendenti come le mafie, le sette e le cricche, che si occupano degli aspetti più torbidi di tali economie, come la protezione e il traffico. Si tratta quindi di predisporre una nuova divisione della società fra gli esclusi e gli integrati al mercato, che si materializza attraverso l’ineluttabile sviluppo di ghetti incontrollabili. La gestione del caos non presenta interesse particolare per il dominio. Questo domina tutto, controllando del tutto solo una parte: è la legge del rendimento decrescente della repressione che determina le dimensioni della piramide poliziesca.

     

    La produzione di merci produce insieme l’insopportabile e gli uomini capaci di sopportarlo. I progressi dli alienazione non provengono dalla passività delle masse, ma dalla loro partecipazione attiva o addirittura entusiasta. Non è mai messo abbastanza in evidenza il ruolo controrivoluzionario della miseria, del lato cattivo del movimento che fa la storia quando la lotta si disarticola. Si è trascurato l’effetto ideologico del declassamento prodotto dalla proletarizzazione del mondo. Wilherm Reich ha fatto notare il ruolo dell’ideologia dominante come forza materiale – quello che egli chiama peste emozionale – della controrivoluzione, che si alimenta della perdita di potere degli individui sulla loro stessa vita, Alla radice della sottomissione alberga un conflitto emozionale e affettivo che disinnesca il potenziale di rivolta degli individui. Ma la conseguenza della proletarizzazione mondiale è la morte dell’individuo che,

    “Come tutti i processi di produzione individuale, è rimasto in ritardo sul livello della tecnica ed è passato di moda sul piano storico” (Adorno, Minima Moralia)

    La scomparsa dell’individuo, la sua trasformazione in una folla senza sostanza in cui è isolato e intercambiabile, ci induca alla riflessione, al ripiegamento, alla contraddizione e porre nuove questioni.

    “Coloro che non si abbandonano completamente nell’individualismo della produzione intellettuale e non si consacrano anima e corpo al collettivismo dell’intercambiabilità egualitaria che disprezza l’uomo, sono costretti ad una collaborazione libera e solidale in cui ciascuno si assume le proprie responsabilità”(Adorno, ibidem).

    Sono dapprima tali collettivi che sono i soli a
    d essere in conflitto con il sistema, ma questo conflitto non colpisce ancora le sue fondamenta, perché non è portatore di un progetto di superamento, ovvero non è ancora storico. Man mano che il movimento sociale si atrofizza, che gli spossessati costituiscono solo più una massa incapace di ogni movimento autonomo, gli antagonismi non sono più percepiti e le crisi non hanno più luogo. Non può più emergere niente di particolare dagli spossessati, più nessuna iniziativa storica. Nella loro situazione non troveranno le condizioni che gli permettono d’ingaggiare una lotta, che non sia semplice negatività e espressione d’insoddisfazione.

    Di conseguenza, sono i gruppi di dissidenti che occupano il posto dell’organizzazione di classe, dal momento che non c’è più classe. Sono coloro che oppongono alla passività sociale la diffusione del loro punto di vista. Sono coloro che si esprimono per un movimento sociale, ma che non costituiscono un movimento sociale. Sono coloro che si ritrovano insieme nella lotta e criticano la miseria della vita quotidiana. Sono per dirla con Hegel, la coscienza dell’affermazione, e si collocano sul terreno degli utopisti  che si ricordano la possibilità sempre reale di un  sistema nuovo, che diagnosticano ma non prescrivono, che sviluppano le loro sperimentazioni sociali senza presentarle come una panacea. Sono coloro che affermano come Babeuf, di non credere

    “che l’eventuale possibilità di un ritorno alla comunità dipenda dall’ideale”.

    E’ importante che quelli che si oppongono al  dominio si coordinino, perché è la prova che una realizzazione a margine di esso è possibile.

     

    Questi gruppi si fanno avanti coraggiosamente, senza troppo definire progetti positivi, perché ora è più importante sapere quello di cui non se ne vuol sapere, presentando all’esperienza collettiva molto più interesse come negazione di una società condannabile che come affermazione di una pratica limitata. E’ la capacità di vivere fuori che turba la riproduzione delle relazioni sociali dominanti e che, se è capace di generalizzarsi, deve dissolverle. Per adesso, la sola cosa che questi gruppi possono offrire ai loro contemporanei è un luogo che permetta di esercitare queste qualità, un modo per cominciare a mettersi d’accordo e costruire una società all’interno e, nel contempo, al di fuori dell’altra. Un progetto di azione collettiva di questo tipo fa appello alle qualità di socievolezza, all’amore della libertà e alle capacità rivoluzionarie. La negazione di questo progetto prende la forma del carattere. Per reintrodurre una vecchia polemica anarchica, si tratta di mettere l’accento sull’aspetto collettivo dell’attività, la passione comune, contro l’individualità troppo affettata dal carattere, ma senza dimenticare che il fattore soggettivo, la volontà degli individui deve essere la forza motrice della storia. Il tentativo di escludere il capitalismo dalle nostre vite non è un appello alla marginalità è invece solo la volontà di preservare, di conservare ed allargare il campo delle relazioni umane intorno a noi, e questo progetto è oggi fondamentale per agire, è l’elemento a partire dal quale potremo considerare progetti di esclusione più ambiziosi.

    Chi scommette contro il capitalismo scommette per la rivoluzione e riconoscerà quelle forme di lotte che sono,secondo la critica radicale degli anni settanta “La parte non vinta di un progetto vinto“. Ma quel che darà un carattere rivoluzionario alle comuni, ai coordinamenti, ai consigli, alle assemblee, alle associazioni etc., sarà la volontà, il loro ruolo e la loro attività, vale a dire il loro contenuto, che ha il dovere di essere anti-industriale, societario, nemico dell’operaismo e soprattutto libertario. Perché il primo obiettivo di ogni rivoluzione, è

    “la realizzazione di uno spazio pubblico dove possa emergere la libertà, la constitutio liberatatis” (Hannah Arendt, Saggio sulla rivoluzione)

    Il resto verrà da lì o non verrà proprio.

  • questa è L IDEA PERFETTA PECCATO CARO AMICO MIO CHE IO TE L HO RUBBATA QUALCHE ANNO FA HO DECISO DI SMETTERE DI ESSERE SCHIAVO DI 4 IDIOTI  CHE DECIDONO PER ME DI COME VIVERE LA MIA VITA VEDIAMO QUANTI ALTRI AVRANNO IL CORAGGIO DI FARLO  A LAMENTARSI SIAMO TUTTI BRAVI CIAO

  • Spettacolare……. questo è un atto artistico… questa è poesia pura… questo è un abbraccio alla vita!!!   Grazie

  • HO LETTO AVANTI TUTTA, LIBRO SUL DOWNSHIFTING;

    IL DOWNSHIFTING E’ POSSIBILE, ANCHE QUELLO GRADUALE, E INTERROMPERE IL CICLO PRODUCO-CONSUMO-CREPO E’ LIBERATORIO E CI RIPORTA AD UNA DIMENSIONE PIU’ UMANA. SERVIREBBE UN PICCOLO CAPITALE INIZIALE PER ACQUISTARE UNA CASA IN CAMPAGNA DA RISTRUTTURARE, MOLTA AUTOPRODUZIONE E BARATTO E….TANTO CORAGGIO E BUONA VOLONTA’! CON UNA VITA PIU’ SOBRIA LA SALUTE MENTALE E FISICA CI GUADAGNA.

  • Massimo Fini dice che per il futuro occorre un pezzo di terra ed un buon fucile per difenderlo. Cammino per strada e a volte mi fermo davanti ai negozi di scarpe ad osservare le donne che passano e si fermano, affette da shopping compulsivo indotto dalla televisione. La mia dolce metà è uguale alle altre. Non ho il coraggio di dirle di non comprare altre scarpe o borse perché viene da un periodo estremamente difficile e non ne è ancora uscita. Se servisse a farla stare bene le comprerei una fabbrica di scarpe! Lo shopping per loro è un antidepressivo! Mi incazzo quando penso che devo lavorare per comprare sempre le stesse cose che ho già. Devo dare ragione a Berlusconi quando dice che le donne hanno il punto G nella g di shopping. Ho litigato troppe volte e sono accusato di essere un tirchio attaccato ai soldi. A volte mi viene da pensare che una vita sociale con meno soldi sia più complicata. Secondo voi, SONO PIÙ ATTACCATO AI SOLDI IO CHE NON NE SENTO IL BISOGNO E QUINDI NE SPENDO IL MENO POSSIBILE, OPPURE UNA PERSONA CHE SPENDE SENZA FRENI E CHE QUINDI SENZA SOLDI SAREBBE PERSA? P.s. Pubblicità=shopping=consumismo=rifiuti=vedinapoli=percolato=nanoparticelle=malattie=morte.Quindi pubblicità=morte.

  • ciao Claudio!

    è da un bel po’, più per necessitàò che per scelta, ma ora sta diventando scelta, che ho imparato a rinunciare al superfluo.

    Acquisto il cibo che mi serve, bevo l’acqua del rubinetto e mi sono accorta che nell’armadio ho da vestire per un’altra vita.

    Ho rinunciato alla televisione (e che bene sto!), tra poco dovrò rinunciare alla macchina perchè è vetusta e non ho la possibilità di acquistarne un’altra ma sono riuscita a cambiare casa. Ho lasciato la città e ora ho un piccolo appartamento con un (ex) giardino che mi regala melanzane, pomodorini, insalata e quant’altro solo con acqua e sole! Pensa che generosa è la natura che noi strapazziamo così facilmente!

    Non ho soldi in banca e nemmeno sotto il materasso, devo farmi bastare la pensione che mi sono guadagnata con anni e anni di lavoro, anche duro…quando arriva la bolletta del riscaldamento so che non posso concedermi niente se non la sopravvivenza.

    Ma sono contenta cos’, ho raggiunto la mia serenità.

    Quindi non posso che darti ragione e dire “fuck off” al marketing, allo shopping, al superfluo!

    Ti abbraccio affettuosamente (come stai? ripreso completamente?)

  • bell’articolo Claudio … ovviamente questi problemi i somali NON li hanno … eppure il mondo è ”piccolo” … ed è  solo uno … Dobbiamo trovare una via di mezzo affinchè le cose NON siano più così ”esasperate” … 

    Ciao con effetto

    Elena 

  • Non ti danno alternative, lo so. E ciò per cui si tenta di sopravvivere si paga a caro prezzo e la vita che ti fanno fare è terribilmente dura, al confine col tragicomico: non è una metafora. Però la probabilità di uscirne integro, dopo che hai lasciato tutto, resta minima. Se lasci, lasci veramente, e magari vai a vivere da eremita. Bisogna essere consapevoli che altro non si può fare, a meno che non fai, appunto, altro…

    In campagna la vita è senz’altro diversa, ma ti assicuro, dura, non voglio dire di più che in una città, diciamo alla pari, ecco. Bisogna amarla la campagna e sacrificarsi per starci – non è idilliaca se serve per camparci -, così come andrebbe amata la città se non fosse questo mostro che annienta. Si può scappare dalla città, a volta anche dalla campagna, ma non si può scappare, solo coi sogni a occhi aperti, da tutti quell’elenco di cose che hai descritto.

    In fondo, occorre fare un titanico passo indietro e riappropriarsi di sé e del sé ovunque ci si trovi. Uccidere il mostro e ridiventare uomini. Come? A questo interrogativo, ciascuno risponde a partire dalla somma delle proprie esperienze.

  • Bellissimo Post Claudio, e sono contento che lo hai pubblicato avendo il tuo Blog una certa visibilità su parecchie persone, che possa aprire la mente dei consumisti che si lasciano ancora abbindolare comprando merce inutile con soldi sudati (o che si suderanno). Non capiscono che i soldi che spendono ritornano esattamente al loro padrone? Di fatto alimentano un circolo vizioso non comprendendo di essere schiavi  che lavorano gratis? Pecore che seguono altri pecoroni o le direttive del pastore.

    Viviamo in una società capitalista è questo già è sufficiente  (purtroppo) a vincolarci con spese fisse, (cibo, acqua, bollette luce e gas e Rete che è l’unica cosa indispensabile tra i generi di consumo) se poi dobbiamo pure “consumare” ci uccidiamo con le nostre mani e facciamo il gioco dei potenti, la cosa positiva del libero mercato è che puoi avere le cose necessarie ( non il superfluo) al prezzo giusto fregandotene di marchi e moda. Che la gente cominciasse a pensare con la propria testa e fare la Parte dei Leoni anziché farsi sbranare da lupi famelici come delle pecore.

    -Boicottare tutti i prodotti pubblicizzati in televisione e stampa dirottandosi su le piccole realtà (dove non pagherete il carico della pubblicità nel prezzo del prodotto risparmiando e guadagnando in qualità)

    -Eliminare tutte le spese superflue

    ecc ecc di cose ce ne sono tante e come giustamente hai detto solo avendo il contante nel portafoglio puoi pesare gli acquisti, altro che moneta elettronica in questo modo hanno anche eliminato il costo della banconota ( e chi ci guadagna? noi non di certo…)

    Il mondo lo può cambiare solo la gente, non la politica che è serva delle eminenze grigie della Altissima Finanza.

    Buon Lavoro che tu possa essere il nostro Marat e fare presa nella gente che ha ancora gli occhi foderati di prosciutto (per non dire altro)

  • Gentile Claudio

    sorvolo per onestà sul pezzo della contadina che lavora baciata dal sole… onestamente è una puttanata. La vita dei contadini è una merda. Chi ha avuto nonni contadini (il sottoscritto e sua moglie) lo sa. E non è certo un caso che potendo hanno fatto di tutto per diventare operai e vivere nelle città.

    Idilliache balle a parte… hai detto bene sul resto. Molto bene. Un compromesso forse è possibile ma solo se cambierà la logica folle che alimenta produzione e consumi. Vale a dire che sarebbe il caso di usare la tecnologia esattamente come gli schiavi nell’antica Roma: non usarla per produrre di più ma per produrre lavorando meno!

    Basta immaginare uno scenario per capirlo. Immaginate che di punto in bianco arrivi da un qualunque industriale, poniamo Marchionne, uno scienziato. Ha scoperto come produrre robot che lavorano perfettamente come gli operai, che consumano 200 euro di manutenzione al mese perché sanno autoripararsi.

    Secondo la vecchia logica il nostro Marchionne cosa fa? Licenzia tutti gli operai, li getta nella disperazione e incassa la sua brava differenza: paga ogni robot operaio 200 euro e le restanti 1.000 se le intasca. Avremmo 10.000 robot = 10.000 disperati che rubano, spacciano, ciondolano al videpoker, sono un problema sociale.

    Secondo la logica che dovremmo adottare potrebbe pagare 800 euro a ogni operaio, mandarlo a casa con questa piccola “pensione” lasciandolo libero di integrarla facendogli fare quel che desidera (artigianato, piccoli lavori), intascare un 200 euro in più. Avrebbe liberato i suoi operai almeno in parte dalla necessità di lavorare, ci avrebbe guadagnato comunque. 10.000 robot = 10.000 pensionati liberi di integrare uno stipendio di base con il tempo liberato dallo sgobbo.

     

    O si ragiona così – obbligando obtorto collo chi detiene i mezzi di produzione a farlo – o la tecnologia e il resto saranno sempre usate contro di noi.

     

    • Sì… “baciata dal sole” è ovviamente un eufemismo, ma le posso assicurare che anche la vita di uno che suda tutto il giorno chiuso in una scatoletta di cemento è una merda, e alla fine credo che tra le due prigioni (quella nella scatoletta di cemento e quella delimitata dai confini dei campi) almeno la seconda sta all’aria aperta e al sole. Preferisco la puzza di letame di vacca all’odore di smog. Però se ci vuoi raccontare la vostra esperienza (che poi c’è contadino e contadino, ci sono campi e campi, zone e zone etc), noi siamo contenti.

  • .. uhm restituisco il bancomat, la carta di credito, chiudo il conto …. uhm

     

    e dove li fai versare i soldi per “sostenerti” tramite paypal ed i bonifici?

    oppure quelli che prendi dai banner pubblicitari tipo quelli sulla Barclaycard prendila subito??

    ma smettiamola … di fare demagogia ed iniziamo a cercare di parlare si di questi temi ma veramente e non con licenza poetica

    oppure anzichè indicarmi l’iban di conto dimmi dove ti posso spedire un litro di latte, un trancio di formaggio e la gamba di una sedia …

  • uhm restituisco il bancomat, la carta di credito, chiudo il conto …. uhm

     

    e dove li fai versare i soldi per “sostenerti” tramite paypal ed i bonifici?

    oppure quelli che prendi dai banner pubblicitari tipo quelli sulla Barclaycard prendila subito??

    ma smettiamola … di fare demagogia ed iniziamo a cercare di parlare si di questi temi ma veramente e non con licenza poetica

    oppure anzichè indicarmi l’iban di conto dimmi dove ti posso spedire un litro di latte, un trancio di formaggio e la gamba di una sedia …

     

  • byoblu ha scritto :
    Ti assicuro che non c’è nessuna demagogia. Adsense, per quel poco che paga, può pagare anche per contanti, tramite la Western Union, in un paio di giorni lavorativi. PayPal immagino possa fare lo stesso. La schiavitù delle banche può finire.

    Ovviamente non mi riferivo unicamente alla transazione specifica, ma al concetto in generale “torniamo a lavorare la terra”, è impensabile per cercare di cambiare le cose indurre le gente a credere che nel 2011 si possa fare a meno di servizi specifici (le banche, le finanziarie, i media, internet, etcc).

    Piuttosto credo sia corretto far si che ognuno di noi prenda coscienza dell’abuso all’utilizzo di tali servizi/bisogni come in ogni cosa per dirla alla Paracelso “è la dose che fa il veleno”, e quindi si al Bancomat no a farmi vendere un prodotto finanziario da nome altisonante e dai rendimenti e rischi incerti, oppure si ad un smartphone ma no alla sua invadente presenza in ogni momento della mia vita (cinema, ristorante, bagno, durante un amplesso, etcc ….) ed ancora si all’utlizzo moderato della televisione e no alle 6 ore passivamente sedute sul divano …. etc etc etc

  • byoblu ha scritto :
    Ti assicuro che non c’è nessuna demagogia. Adsense, per quel poco che paga, può pagare anche per contanti, tramite la Western Union, in un paio di giorni lavorativi. PayPal immagino possa fare lo stesso. La schiavitù delle banche può finire.

    Ovviamente non mi riferivo unicamente alla transazione specifica, ma al concetto in generale “torniamo a lavorare la terra”, è impensabile per cercare di cambiare le cose indurre le gente a credere che nel 2011 si possa fare a meno di servizi specifici (le banche, le finanziarie, i media, internet, etcc).

    Piuttosto credo sia corretto far si che ognuno di noi prenda coscienza dell’abuso all’utilizzo di tali servizi/bisogni come in ogni cosa per dirla alla Paracelso “è la dose che fa il veleno”, e quindi si al Bancomat no a farmi vendere un prodotto finanziario da nome altisonante e dai rendimenti e rischi incerti, oppure si ad un smartphone ma no alla sua invadente presenza in ogni momento della mia vita (cinema, ristorante, bagno, durante un amplesso, etcc ….) ed ancora si all’utlizzo moderato della televisione e no alle 6 ore passivamente sedute sul divano …. etc etc etc

  • Sarebbe un mondo migliore senza le auto. Tutti dovremmo pensare ad usare “mezzi” alternativi. In questo post doveve inserire la scena finale del film “Fight Club”. Per chi non lo sapesse, in quel film si punta ad abbattere il sistema finanziario delle banche… 

  • Caro Claudio è un bel pò che faccio queste cose, purtroppo non ho chiuso il conto corrente, non serve a molto se i soldi, di carta o elettronici, non vengono emessi come tua propietà.

  • Tutti dovremmo andare in default, tutti dovremmo fare come dici, cambiare le abitudini che ci hanno imposto e sfruttare la rete, solo ed esclusivamente la rete. Anche perchè è rimasto l’unico mezzo dove l’informazione, in alcuni casi, è libera veramente.

  • mannaggia.

    io insegno in una scuola a 40 chilometri da casa mia.

    per andare in default mi basterebbe chiedere trasferimento.

    tu credi che l’ho mai fatto. o che lo farò mai?

    e allora, fa un culo (fuck off).

  • Apprezzo la scelta.

    Io ci penso da parecchio, per ora ho iniziato a fare l’orto.

    Purtroppo è difficile lasciare il lavoro, paradossalmente è più facile fare questo passo da disoccupato. Ci sono molte meno critiche da chi non capisce la scelta.

    Secondo me un passo in più sarebbe mettersi in collegamento, per scambiare esperienze e anche oggetti. Inoltre sarebbe più sicuro (se l’orto viene aggredito dai parassiti o il raccolto diventa per qualche motivo scarso che mangi?).

    Altro problema è come procurarsi gli oggetti, bisognerebbe imparare a costruirne (e anche qui lo scambio può diventare utile). La voglia di shopping delle donne credo sia un’innata ricerca della bellezza, che potrebbe essere placata con l’autoproduzione (mi piace la borsa di Prada? Magari qualcuno la sa rifare con molti meno soldi, visto che il costo è dato dal nome e dalla pubblicità, non dai materiali).

    Ho qualche dubbio sull’idealizzazione della campagna, in fondo i nostri nonni non stavano poi così bene, un motivo ci sarà stato. Certo con la tecnologia di oggi, e pensando a coltivare per sè e non per vendere, è già un’altra cosa. I nostri nonni in fondo erano già dentro il meccanismo perverso del capitalismo, per cui dovevano produrre più del necessario.

    Penso sia questa la via, cominciare noi singoli a renderci indipendenti dal sistema, anche per piccoli passi successivi, per diminuire la paura, e unendoci per aiutarci a vicenda.

  • Complimenti Claudio!

    io sto facendo, o anzi, credo di gia averlo fatto questo passo. Mi manca pochissimo! ho scelto una cassa forte da poco prezzo, perche per mia fortuna vivo in una isoletta con delinquenza 0 e posso permettermi questo lusso. la macchina gia venduta , bicicletta sempre ferma in garage da tempo , é tornata ad accompagnarmi nei miei spostamenti, ma soprattuto la tele sta chiedendo per favore di accenderla almeno una volta al mese, vuole illuminarmi con le menzogne ma tengo duro e non ci casco piú!

    La banca? ah ah ah !!! quella deve aspettare almeno 10 eoni prima di rivedermi… o meglio mi vede si, ma solo giusto giusto per finire di pagare 2 cosette per i prossimi 3 mesi, e poi…. addio, adios…. hasta nunca !!!!

    beh…. forza gente, senza di noi , loro sono meno di nulla, vivono grazie a noi, ci spingono a comprare e poi a pagare! Forza Claudio, continua!!!!

  • Complimenti Claudio!

    io sto facendo, o anzi, credo di gia averlo fatto questo passo. Mi manca pochissimo! ho scelto una cassa forte da poco prezzo, perche per mia fortuna vivo in una isoletta con delinquenza 0 e posso permettermi questo lusso. la macchina gia venduta , bicicletta sempre ferma in garage da tempo , é tornata ad accompagnarmi nei miei spostamenti, ma soprattuto la tele sta chiedendo per favore di accenderla almeno una volta al mese, vuole illuminarmi con le menzogne ma tengo duro e non ci casco piú!

    La banca? ah ah ah !!! quella deve aspettare almeno 10 eoni prima di rivedermi… o meglio mi vede si, ma solo giusto giusto per finire di pagare 2 cosette per i prossimi 3 mesi, e poi…. addio, adios…. hasta nunca !!!!

    beh…. forza gente, senza di noi , loro sono meno di nulla, vivono grazie a noi, ci spingono a comprare e poi a pagare! Forza Claudio, continua!!!!

  • Complimenti Claudio!

    io sto facendo, o anzi, credo di gia averlo fatto questo passo. Mi manca pochissimo! ho scelto una cassa forte da poco prezzo, perche per mia fortuna vivo in una isoletta con delinquenza 0 e posso permettermi questo lusso. la macchina gia venduta , bicicletta sempre ferma in garage da tempo , é tornata ad accompagnarmi nei miei spostamenti, ma soprattuto la tele sta chiedendo per favore di accenderla almeno una volta al mese, vuole illuminarmi con le menzogne ma tengo duro e non ci casco piú!

    La banca? ah ah ah !!! quella deve aspettare almeno 10 eoni prima di rivedermi… o meglio mi vede si, ma solo giusto giusto per finire di pagare 2 cosette per i prossimi 3 mesi, e poi…. addio, adios…. hasta nunca !!!!

    beh…. forza gente, senza di noi , loro sono meno di nulla, vivono grazie a noi, ci spingono a comprare e poi a pagare! Forza Claudio, continua!!!!

  • Bitcoin 4 ever , che le banche si fottano , li nessuno ha il controllo su nessuno, un sistema bancario senza tasse , non falsificabile , e senza sistemi di strozzinaggio

  • @necroclerico

    [QUOTE]

    Basta immaginare uno scenario per capirlo. Immaginate che di punto in bianco arrivi da un qualunque industriale, poniamo Marchionne, uno scienziato. Ha scoperto come produrre robot che lavorano perfettamente come gli operai, che consumano 200 euro di manutenzione al mese perché sanno autoripararsi.

     

    Secondo la vecchia logica il nostro Marchionne cosa fa? Licenzia tutti gli operai, li getta nella disperazione e incassa la sua brava differenza: paga ogni robot operaio 200 euro e le restanti 1.000 se le intasca. Avremmo 10.000 robot = 10.000 disperati che rubano, spacciano, ciondolano al videpoker, sono un problema sociale.

     

    [QUOTE]

     

    Non è più una supposizione , ma una certezza.

    Si chiama Frida, realizzato dalla ABB, Asea Brown Boveri.

    La FoxConn ( l’azienda che produce iPhone e iPad per conto di Apple), sostituirà nei prossimi 3 anni TUTTI i lavoratori con un miliione di Frida. Ci siamo oramai alla eliminazione del lavoro manuale…e della “forza lavoro”

    http://www.calmug.org/2011/08/01/frida-rimpiazzera-i-lavoratori-alla-foxconn/

    http://www.abb.com/cawp/abbzh254/8657f5e05ede6ac5c1257861002c8ed2.aspx

     

    Cosa farà tutta questa gente ?

  • claudio,

    leggo ora che saresti disposto a trasferirti a sosua…

    se posso permettermi un consiglio, NON FARLO! io ci ho vissuto per un anno e quasi ne uscivo pazzo.

    corruzione bestiale a partire dalla cagnotta passata il sabato mattina al poliziotto fermo al semaforo simulando una stretta di mano, incapacità totale di gestire un servizio pubblico o un’attività commerciale (che da cliente, quando ti trovi la radio “riparata” che non funziona più del tutto perchè dentro ci hanno messo pezzi non più funzionanti per fregarsi quelli che invece funzionavano, ti assicuro fa montare il sangue al cervello), avvocati di parte avversa che si accordano per spennare i rispettivi clienti più a lungo, un razzismo feroce che distingue le tonalità di pelle scura giù fino al disgraziato haitiano maltrattato e sottopagato… e potrei continuare all’infinito.

    mi sono sempre adattato bene ovunque mi sia capitato di vivere per un po’, ma onestamente la RD mi stava proprio stretta.

    ti faccio gli auguri per il nuovo modo di vita, in effetti anch’io sto cercando velocemente di nuovo un posto dove andare a nascondermi da questa razza maledetta di arroganti parassiti.

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