Feltri fa outing: "scrivo quattro bischerate di fretta"

Vittorio Feltri sa usare la penna. Su questo non ci piove. La sua commemorazione di Oriana Fallaci su Il Giornale di oggi è a tratti commovente. Uno potrebbe pensare: “braccia rubate all’agricoltura!“, se poi le qualità che madre natura reca in dono non vengono messe a disposizione del bene collettivo. Un’altro potrebbe ribattere: “Sì, ma cos’è il bene collettivo? Lo decidi tu?“. Certo, ognuno potrebbe darne una definizione diversa, ma c’è un minimo comune denominatore che taglia la testa al toro: la corrispondenza tra i pensieri, le parole e le azioni. In pratica, quel che va sotto al nome di onestà intellettuale.
Circa la corrispondenza tra idee e parole di Feltri vi è una rassicurante quantità di indizi, avendo egli disseminato le redazioni italiane dei suoi scritti, ma per capire quale sia la sua idea di onestà intellettuale non c’è niente di meglio che leggere le sue stesse parole.
Su Il Giornale di oggi, a pagina 31, si cita Indro Montanelli. Interrogato sulla nuova conduzione del suo quotidiano, affidato a Feltri dopo il blitz del cavaliere, egli ebbe a dire:

Il Giornale di Feltri non lo guardo nemmeno. Mi sento come un padre che ha il figlio drogato e preferisco non vedere “.

Cazzullo rivela: “Se c’è qualcosa che divide Montanelli da Vittorio Feltri è che a Feltri i suoi lettori piacciono. Invece a Indro Montanelli i suoi lettori non piacevano sino in fondo, o meglio non gli piaceva quel che erano diventati. Lo si vide quando a fine carriera fu abbandonato da molti di loro“.
La replica di Feltri al disprezzo di Montanelli invece fu: “Cioè pensava a se stesso perché se c’è stato qualcuno che per tutta la vita è riuscito sempre ad assecondare il suo pubblico è stato lui. Solamente all’ultimo momento, quando ha fatto La Voce, non ha assecondato i suoi lettori e i suoi lettori gli hanno voltato le spalle“.
Da questi brevi frammenti possiamo dedurre che Montanelli non assecondasse i suoi lettori sempre e comunque, scrivendo per esempio quello che volevano sentirsi dire, tanto che alla fine della sua carriera, abbandonando Il Giornale per La Voce, ebbe con loro un rapporto tormentato.
Di contro, si può desumerne che per Feltri invece valga il contrario: che il vero valore cioè non sia la corrispondenza tra il proprio pensiero e gli articoli che scrive, ma la capacità di dare ai lettori ciò che vogliono. Questa ipotesi è corroborata da ciò che, ancora una volta, lo stesso Feltri scrive oggi parlando della Fallaci: “Sulla pagina spremeva l’anima. Non come facciamo noi manovali della penna, che buttiamo giù in fretta quattro bischerate con il solo scopo che l’articolo stia in piedi“.
Pur comprendendo il lodevole intento di rendere omaggio all’amica Oriana, rendendosi umile di fronte alla sua figura, resta pur sempre un fatto che chiamare “quattro bischerate buttate giù con il solo scopo che l’articolo stia in piedi” ciò che quotidianamente ci propina ora dalle pagine di Libero, ora da quelle de Il Giornale e viceversa, è pur sempre una forma di innegabile outing.
Avrebbe potuto esprimere la sua devozione, la sua stima e il suo rispetto per la ex collega in mille altre forme. Se ha scelto proprio quella, un motivo ci deve pur essere.

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