Berlusconi rinviato a processo per concorso in rivelazione di atti d'ufficio

Paolo e Silvio Berlusconi

La storia, riassunta facile facile, è la seguente.
Roberto  Raffaelli è amministratore delegato di RCS-Research, una società di intercettazioni che lavora per conto dei pm alla scalata Unipol-Bnl. La sera di Natale del 2005, Raffelli va ad Arcore e mette sotto l’albero di Berlusconi le intercettazioni di Fassino che dice a Consorte: “Abbiamo una banca!“. Non avrebbe potuto, perché le intercettazioni non sono state ancora trascritte nè messe agli atti nè, tantomeno, consegnate alle parti. Ma lui lo fa lo stesso. Perché? Perché mira ad espandersi nel mercato delle intercettazioni. E cosa c’entra Berlusconi? E’ semplice: Raffaelli, secondo i magistrati, avrebbe consegnato almeno mezzo milione di euro al fratello Paolo, in comode tranches da 40/50 mila euro recapitate direttamente alla sede del Giornale (all’epoca diretto da Belpietro). L’avrebbe fatto per perorare l’espansione della Rcs-Resarch nel mercato delle intercettazioni presso l’On. Valentino Valentini, aiutante di Silvio Berlusconi in persona. Il gentile omaggio della telefonata di Fassino è un piccolo favore per guadagnarsi la fiducia saltando la gavetta.
Il 2 di gennaio le intercettazioni di Fassino vengono pubblicate sul Giornale. Non così quelle di D’Alema. Anzi: all’utilizzo delle sue conversazioni compromettenti, richiesto da Clementina Forleo, Silvio Berlusconi si oppone strenuamente in nome del diritto alla privacy, cosa che alla Forleo costa il trasferimento a Cremona (e forse anche qualche strano incidente in macchina di troppo). Curiosamente, proprio in quello stesso periodo Berlusconi sta facendo l’impossibile per rovesciare il governo Prodi (ricorderete le esilaranti telefonate al dg Rai Agostino Saccà per piazzare la pupilla di un senatore che in cambio avrebbe dovuto fare il salto della quaglia passando dall’opposizione alla maggioranza): perché dunque non avvalersi delle conversazioni dei cosiddetti furbetti del quartierino? Misteri della casta.
Oggi, dopo quasi 6 anni, per Silvio Berlusconi e Maurizio Belpietro scatta la richiesta di rinvio a processo, che dovrà essere valutata ora dal Giudice per l’Udienza Preliminare (Gup). Il primo perché era l’unico reale beneficiario della pubblicazione delle intercettazioni di Fassino, ovvero per dirla alla Ghedini ne era l’utilizzatore finale (si era quasi in campagna elettorale) e la pubblicazione avvenne solo dopo il suo coinvolgimento. Il secondo per non avere controllato ciò che veniva pubblicato sul quotidiano che dirigeva.
La cosa che fa specie è che Raffaelli si rivolgesse proprio a Berlusconi per lavorare nel mercato delle intercettazioni, e che ad aiutarlo dovesse essere – se le accuse verranno confermate dal processo – proprio Paolo Berlusconi, l’editore del giornale che più di ogni altro chiede a gran voce l’approvazione dell’ominimo DDL. Per avere un’idea delle conseguenze di un controllo politico sulle società di intercettazioni che lavorano con le procure, vi invito a leggere “Chi si intercetta da sé fa per tre“, che questo blog ha pubblicato il 15 marzo 2010.
Per Belpietro l’archiviazione è sicura, visto che la prescrizione scatta a fine anno. Per Silvio Berlusconi, sempre che il gup lo rinvii a processo, c’è ancora un anno e mezzo di tempo, perché il rigetto dell’archiviazione voluto dal gip Stefania Donadeo che ha portato all’imputazione coatta è un atto interruttivo che porta la prescrizione da 6 a 7 anni e mezzo. Roberto Raffaelli ha patteggiato la pena per avere svelato atti segreti. Fabrizio Favata (intermediario di Raffaelli, il Babbo Natale che si cala dal camino in quella benedetta vigilia di Arcore) è stato già condannato a 2 anni e 4 mesi. Paolo Berlusconi invece sarà processato il 4 ottobre prossimo per rivelazione di segreto d’ufficio, ricettazione e millantato credito.
Niente male. Complimenti a tutti.

4 commenti

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  • Al di là di quanto facciano cagare le persone coinvolte e la vicenda: mi chiedo quali porcherie abbia fatto D’Alema per essere “difeso” da Silvio… questi si scannano in pubblico, ma dietro le quinte sono d’accordo.

    P.S. bella cagata affidare le intercettazioni a società private, complimenti!

  • Mai come questa volta mi trovo daccordo con Carlo Vulpio.

    E’ mai possibile che in tutta la storia della scalata a Unipol gli unici indagati siano rimasti i Berlusconi?

    E che fine hanno fatto i vari personaggi della sinistra come Fassino, per i quali la Forleo e’ stata trattata come una matta???

    Esistono i giudici e PM pro-berlusconi, ma esistono anche quelli che proteggono i veri potenti, ma di quelli se ne parla troppo poco a mio avviso.

     

  • Io mi domando perché esercitare l’obbligatorietà dell’azione penale soltanto dopo ben 6 anni.

     

    Se è reato oggi, lo era anche prima; e allora perché iniziare soltanto oggi un processo che si prescriverà prima che sia umanamente possibile fargli seguire l’iter canonico dei tre gradi di giudizio.

     

    Forse per la storiella che il pover’uomo stava dormendo mentre gli altri ascoltavano l’intercettazione? In questo caso la competenza sarebbe del tribunale del Mondo dei sogni e l’eventuale associazione a delinquere dovrebbe essere estesa a Morfeo ed alla Fatina dei denti…

     

    Chissè cosa ne penserebbe il cosiddetto onorevole paniz al riguardo.

     

    Quanto a d’alema, lo credo bene che il caimano lo difenda a spada tratta:

    è stato più funzionale lui al berlusconismo di tutti i berlusconiani messi insieme!!!

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