Il mestiere del blogger

Riporto il testo di un’intervista che ho rilasciato per il numero di Ottobre di “Bergamo Economia”. Questo è il Pdf: “Il mestiere del blogger, professione o vocazione?“.
Nel video qui sopra, invece, Byoblu.com entra nella rassegna stampa di SkyTg24.

Il mestiere del blogger, professione o vocazione?

intervista di Bergamo Economia a Claudio Messora


Giorgio Chiesa:“Cosa vuol dire essere blogger in Italia oggi? Lo abbiamo chiesto a uno dei massimi esponenti della categoria, gestore del quarto blog politico a livello nazionale. Stiamo parlando di Claudio Messora, ideatore di byoblu.com, ovvero colui che dell’informazione libera e indipendente ha fatto una vera e propria bandiera e della rete telematica il più formidabile strumento per difenderla. Una professione, dicevamo, sostenuta economicamente dai suoi lettori.”
Claudio Messora: “Facevo l’informatico di lavoro, ad alto livello. È stato un mestiere che mi ha portato a volare nei cieli d’Europa. Ho avuto incarichi in società assicurative che fatturavano milioni grazie ai software delle imprese che rappresentavo. Poi, nel 2007, ebbi un problema con un’azienda per cui ero amministratore delegato. Decisi così di abbandonare e, invece che cercare un altro impiego analogo,decisi di rivalutare un sito Internet che mi ero costruito da solo in passato. Nel tempo libero ho cominciato a scrivere e a produrre video, vidi così che l’interesse delle persone iniziava a crescere, allo stesso tempo s’instaurava un legame reciproco molto forte. Ora sono loro a sostenermi con delle donazioni, perché quel blog è diventato la mia professione e la sua cura un lavoro a tutti gli effetti, ma con orari che vanno ben oltre le otto ore giornaliere”.
Giorgio Chiesa: “Quali sono i rischi più concreti, presenti e prossimi, per un blogger che fa libera informazione?”
Claudio Messora: “Se non sei legato ad alcuna corrente e partito politico (o se non hai un editore alle spalle), se sei realmente indipendente, il rischio più concreto è quello di ritrovarti sommerso dai debiti. Perché essere blogger è tutt’oggi una vocazione più che una professione comunemente intesa. Di conseguenza c’è un secondo pericolo molto tangibile, quello di non poter far fronte allo strumento d’intimidazione principe in Italia: la querela. Ne ho ricevute due recentemente, molto “pesanti” (un costruttore de L’Aquila e un opinionista italiano che è stato anche vice-direttore del Corriere della Sera). Sto fronteggiando queste urgenze con un avvocato amico che non mi fa pagare le sue parcelle. Questo è il nostro paese, un luogo in cui la prima forma di comunicazione è la querela invece che un dibattito libero per far valere le rispettive posizioni, magari proprio in rete e ospitato da byoblu.com”.
Giorgio Chiesa: “Resta il fatto che bisognerebbe trovare un giusto equilibrio tra l’utilizzo della querela e il libero flusso delle informazioni.”
Claudio Messora: “Gli strumenti di tutela giudiziaria sono validi, ma bisogna comunque utilizzare il buon senso. Basterebbe, come dicevo, avere un confronto, una possibilità per concedere spazi di rettifica. Solo se queste condizioni continuassero a mancare sarebbe giusto passare alla querela. Ciò che interessa il lettore, infatti, non è sapere esattamente quanto uno abbia ragione o quanto abbia torto. È importante il confronto tra posizioni diverse. L’Islanda (paese che si è anche contraddistinto per avere rifiutato tutte le politiche comunitarie imposte dall’Unione Europea) ha addirittura creato una zona di libertà per l’informazione, una zona franca nella quale se si pubblicano le informazioni in un server dedicato non è possibile querelare. Anzi, se qualcuno dovesse permettersi di farlo verrebbe controquerelato dallo stato”.
Giorgio Chiesa: “Parlando d’informazione, è d’accordo con Beppe Grillo nel dire che la fonte autorevole della notizia (o meglio la veridicità della stessa) è data dalla reputazione del soggetto che la sta esprimendo?”
Claudio Messora: “Questo è evidente. Solo una volta, al quinto post di una lunghissima giornata, pubblicai un video di un canale satirico americano che ritraeva un Obama che parlava in playback. Fui subissato da commenti critici che mi fecero notare come avessi preso una vera e propria bufala. È questa la riprova che la rete è estremamente flessibile e veloce nel risolvere le conflittualità. Grazie alla rete tutti possono rispondere e criticare, al contrario delle televisioni e dei giornali in cui pochissimi possono scrivere su uno spazio estremamente limitato. In altre parole, Internet ha in sé gli anticorpi per difendere la veridicità dell’informazione e costruire la reputazione dei blogger e quindi l’autorevolezza
di chi la merita”.
Giorgio Chiesa: “L’Italia, nella graduatoria di penetrazione della rete tra la popolazione, è tra i fanalini di coda a livello europeo. Quali sono le cause di una classifica così infelice?”
Claudio Messora: “E’ principalmente una questione politica. Non dimentichiamoci che l’Italia è un paese già declassato a livello di semplice libertà di stampa, questo perché c’è un gigantesco conflitto d’interessi: abbiamo un governo connotato dalle stesse persone che hanno partecipazioni o proprietà nelle televisioni nazionali. L’unico modo per abbattere la rete è quindi quello di non incentivarla. Sono stati dati fondi per lo sviluppo della banda larga e a più riprese sono stati tolti. Ci sono ancora oggi in Italia zone dove non solo è assente
l’adsl, ma anche il telefono. Ecco perché siamo scivolati alla 53° posizione nella classifica di penetrazione della rete in relazione alla popolazione. Internet, tra l’altro, permette alle aziende di fare business, sviluppo, di creare know-how. Con uno studio recente, Google ha stimato che gli investimenti in banda larga fruttano a un paese dal 3,3 ai 4,3 punti di PIL”.
Giorgio Chiesa: “Se la banda larga (con le tecnologie VoIP) prendesse il sopravvento, cosa ne sarebbe dei posti di lavoro che attualmente garantiscono le grandi compagnie telefoniche?”
Claudio Messora: “Le innovazioni hanno reso obsolete molte cose, ma le aziende italiane preferiscono non rendersene conto per non svalorizzare gli investimenti fatti. I posti di lavoro si convertono, è per questo che la scuola non va massacrata, ma anzi valorizzata con corsi di formazione continui. Ci sono aziende americane che investono per mantenere aggiornati i propri dipendenti, proprio perché la realtà è in continuo divenire. Un’azienda per essere vincente deve adeguarsi alle nuove tecnologie. Spesso accade invece che, anziché valorizzare il merito, i propri dipendenti vengano utilizzati come automi. Serve più meritocrazia. Così, se hai voglia di studiare e di rinnovarti, puoi emergere, altrimenti rimani indietro. In un paese in cui i lavoratori sono visti come risorse da formare, tutto si converte”.
Giorgio Chiesa: “Quanto crede che riuscirà a garantire standard giornalistici così eccelsi?”

Claudio Messora:
“Un blog può subire due diversi tipi di evoluzioni. L’arrivo di nuovi collaboratori potrebbe riuscire ad alleviare il lavoro del singolo, perseguendo sempre il tentativo di essere autosufficienti dal punto di vista economico. Oppure il sito potrebbe rimanere come una vetrina. In questo caso serve come biglietto da visita per poi entrare nel mondo del lavoro rivendendo servizi a valore aggiunto basati sull’esperienza e sulle capacità comprovate. In questo la rete è una strumento eccezionale. Prima si dimostra il proprio valore, poi si hanno meno difficoltà nel potersi proporre ad aziende per mansioni di tipo analogo. Nel frattempo le attività del blogger si ampliano: per esempio ora sto partecipando all’Ultima Parola, su Rai Due, ogni venerdì sera, in qualità di esponente della rete, anche se a titolo pressoché gratuito. In ogni caso, indipendentemente da come andrà, per me il blog ha un grande valore etico e morale. Posso dire che la mia vita da tre anni è decisamente cambiata, in meglio”.
 Giorgio Chiesa: “Gli utenti della rete sono chiamati a una scelta ogniqualvolta vogliono informarsi. Quanto questo dato di fatto è un vantaggio e quanto invece una limitazione?”
Claudio Messora: “Parlerei solo di vantaggi. Abbiamo cresciuto generazioni lobotomizzate e acritiche, pensiamo ai milioni di italiani che guardano i reality show o a tutte quelle trasmissioni che vengono infarcite di litigate e di situazioni realizzate ad hoc. Lo stesso accade nei talk show, in cui vengono invitati disturbatori che da una parte utilizzano una certa
retorica di cui sono esperti, dall’altra vere e proprie arti circensi come urla e sceneggiate, solo per inquinare il dibattito pubblico. È fuori dubbio che in rete si possono incontrare notizie false, ma questa è la sua ricchezza, perché costringe i cittadini a sviluppare il loro senso critico, informandosi”.
Giorgio Chiesa: “Quali sono i suoi progetti futuri?
Claudio Messora: “Potrei scrivere un libro di narrativa che spieghi le problematiche innescate dalla rete e come si deve fare per non caderne vittima, ma al contempo per contribuirne allo sviluppo. Inoltre, come accennavo prima, vorrei che il blog avesse più autori capaci di produrre inchieste basate sulle esperienze dirette di ognuno”.
Giorgio Chiesa: “Concludendo, ha mai pensato d’iscriversi all’Ordine dei Giornalisti?”
Claudio Messora: “Non riesco a trovare un buon motivo per farlo”.

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