La vera storia delle frequenze tv


Oggi Edoardo Segantini sul Corriere della Sera è riuscito a fare un intero pezzo sulla storia ventennale delle frequenze tv senza nominare mai, neppure per sbaglio, il caso eclatante di Francesco Di Stefano e di Europa7.
Lo faccio io, riproponendovi tutte le video interviste che su questo blog ho realizzato nel tempo su uno scandalo che va avanti indisturbato, nel disinteresse generale, da oltre dieci anni. Così i lettori freschi, arrivati in questo spazio da pochi mesi, potranno apprezzare uno dei tanti approfondimenti svolti da byoblu.com in 4 anni di duro lavoro e l’evoluzione (spero positiva) della professionalità e della tecnica. Tralascio i post su Europa7 privi di video, come questo.
In fondo, a integrazione, riporto anche l’articolo di Segantini. Buona visione.
 


2 ottobre 2008.

Byoblu incontra Di Stefano: Europa7 si fa o non si fa?  [link articolo]

5 ottobre 2008.

Byoblu incontra Di Stefano – Che televisione sarà Europa7? [link articolo]


8 ottobre 2008.

Byoblu incontra Di Stefano – Europa7, internet e Libera Tv [link articolo]


28 novembre 2008.

Bersani a Byoblu: Europa7 e social card [link articolo]


21 aprile 2009.

Chi voleva Europa7, al parlamento europeo. [link articolo]


4 settembre 2011.

EUROPA7 – LA TV CHE NON C’ERA (E CHE ADESSO C’E!) [link articolo]

FREQUENZE TV – VENT’ANNI DI CAOS

Dalla Mammì ai 20 mila impianti fantasma fino al “Beauty Contest” bloccato dal governo


 MILANO — Lo stop al beauty contest e l’avvio di un’asta per le frequenze digitali, decisi dal governo Monti, sono l’ultimo capitolo di una lunga storia cominciata negli anni 80. Anni che vedono nascere la concorrenza alla Rai e il big bang delle reti Mediaset e delle emittenti locali. Un fatto di per sé positivo — l’emergere di nuove imprese, nuove idee, nuovi investimenti e nuovi posti di lavoro — avviene con modalità sregolate e, nel tempo, a scapito della qualità e della dignità stessa del servizio pubblico. Un caso unico in Europa, che fa parlare di occupazione dell’etere e di Far West televisivo.Metafora è stata raramente più appropriata. Eccone due esempi. Il primo: nel 2004 i funzionari di Bruxelles restano senza parole il giorno in cui apprendono che l’Italia dispone di ben 24 mila impianti frequenza contro i 3 mila dichiarati sul registro dell’Itu di Ginevra. Si tratta di trasmettitori che usano una specifica frequenza: Francia e Gran Bretagna, insieme, ne hanno meno di noi.
Il secondo esempio, connesso al primo, è ancor più clamoroso: superate le contrarietà, soltanto nel 2006 viene avviato il catasto delle frequenze, cioè la «mappa del tesoro» che dice chi possiede cosa e dove. Ciò avviene in epoca Romano Prodi, con Paolo Gentiloni ministro delle Comunicazioni e Corrado Calabrò presidente dell’Agcom.
In pratica la «frequenze story» parte nel 1990 con la legge Mammì (dal nome dell’allora ministro repubblicano Oscar Mammì), che ha il merito di definire un primo insieme di norme organiche per il piccolo schermo ma ha il difetto di essere una legge Polaroid, che fotografa lo status quo legalizzando la conquista delle praterie televisive.
La Maccanico del 1997 è considerata l’unico tentativo serio di regolazione competitiva in epoca analogica. Cercando di riequilibrare il sistema, depotenzia simmetricamente i due big: Retequattro andrà sul satellite e Rai 3 perderà la pubblicità. Non accade però né l’una né l’altra cosa grazie a una clausola inserita nel testo finale, secondo cui la rete di Emilio Fede andrà sul satellite quando in Italia ci sarà un «congruo numero» di parabole. Vale la pena ricordare che l’ideatore di quella postilla decisiva è Antonio Catricalà, allora capo di gabinetto del ministro Antonio Maccanico, poi presidente dell’Antitrust e oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Monti.
Altre tappe importanti sono la legge 66/2001 del governo Amato, che apre il commercio delle frequenze pur in mancanza di un catasto dell’etere; e, soprattutto, la Gasparri del 2004. Quest’ultima attrae l’attenzione dell’Unione Europea, che apre una procedura d’infrazione contro il governo Berlusconi accusandolo di voler traghettare il sistema televisivo dall’analogico al digitale mantenendo le posizioni dominanti attraverso un meccanismo di conversione analogico-digitale che favorisce il duopolio e penalizza Telecom Italia Media.
Il successivo governo Prodi si propone di fissare un tetto di pubblicità per Mediaset anticipando la migrazione al digitale terrestre di una rete del Biscione e di un rete Rai. Prodi cade e nel nuovo governo di centrodestra prende forma l’idea del beauty contest. Dopo un duro confronto con l’Ue, che lo considera un modo per favorire i «soliti noti», Roma prevale. Spaccata al suo interno, l’Agcom approva il «concorso di bellezza» e avvia la procedura tecnica: anch’essa congegnata, a detta dei critici, per dare a Mediaset e Rai la parte migliore dello spettro.
E veniamo così ai nostri giorni. Berlusconi lascia Palazzo Chigi. La crisi economica rende «intollerabile», per dirla con il ministro Corrado Passera, il regalo delle frequenze mentre si chiedono sacrifici a tutti.
Il termine di confronto logico è l’asta competitiva per le frequenze destinate alla telefonia mobile, che ha portato nelle casse dello Stato più di quattro miliardi. Le frequenze di cui parliamo possono infatti essere usate sia per la tivù che per la telefonia. Il governo Berlusconi la boccia nel 2009 per poi accettarla, spinto dall’emergenza e dal successo dell’analoga asta tedesca, solo a fine 2010.
Con la bocciatura del «concorso di bellezza», dopo il lungo capitolo del Far West e il faticoso riordino del sistema, potrebbe aprirsi una pagina nuova. Il governo appare seriamente intenzionato a trovare soluzioni per valorizzare una risorsa pubblica, preziosa e scarsa com’è l’etere. C’è da augurarsi che l’asta, se si farà, apra a nuova concorrenza. Concorrenza che aumenterà comunque con lo scadere dei molti vincoli posti a Sky da Bruxelles, tra cui l’ingresso nel digitale terrestre a partire dal primo gennaio del 2012. L’esperienza tuttavia suggerisce cautela: i giocatori sono ancora tutti lì, seduti ai loro tavoli.
Edoardo Segantiniesegantini@corriere.it

11 commenti

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  • Eh Eh, se fosse per me, fallirebbero tutte le emittenti. Accendo la TV, una volta alla settimana e quando capita, guardo il TG3 della notte con gli approfondimenti o Report.

    E pago pure il canone Rai, solo perchè guardo questi due programmi. Sono un matto, visto che di tutte le persone che conosco, soltanto in due lo paghiamo..!

    Ormai, i programmi come Ballarò, non li guardo più, perchè nonostante l’evidenza dei fatti, che attestano di quanto siano scarsi i politici, il programma prevede sempre lo stesso finale alla “tarallucci e vino” o alla “Volemose bene”.

    Il teatrino della TV, farà sempre breccia, nei cuori dell’italiano medio, a suon di chiacchiere, litigi, barzellette, pallone e video ricette..

    Il giorno in cui, esisteranno programmi TV, fatti da scienziati, ricercatori esperti della crescita e dello sviluppo, nonchè veri patrioti che ci spiegano, come potremmo essere senza alcun dubbio, la punta di diamante d’Europa e del mondo.. Che ci spiegano che con tutte le scoperte degli ultimi 50 anni, potremmo lavorare tutti di meno e goderci la vita un pò di più, senza essere schiavi dello Stato e delle banche.. beh, in quel giorno, la smetterò con gli allucinogeni.

    Un sogno irrealizzabile.

     

     

     

  • commento al video addendum

    Coraggio Claudio, non te la prendere, c’e’ tanta ignoranza e quindi maleducazione in giro!

    dalle mie parti si dice:

    PASSA LA MONETA PER QUELLO CHE VALE!

    trad. se una persona e’ ignorante, cafona, maleducata,  in una parola piccola (come una moneta da 1cent) ,vale poco e non e’ il caso neppure di prendersela.

    Molte persone si sfogano sul web, non dovendo metterci la faccia, come invece fai tu, quindi e’ facile attaccare dietro ad una tastiera con insulti e commenti poco opportuni.

    E’ giusto da un due mesi che ti seguo e trovo molto importante il lavoro che svolgi.

    Buon Natale

     

  • Penso che serva una pazienza zen per reggere lo stress psicologico di un blog come questo. Purtroppo (e lo dico anche per me stesso) quando si scrive un commento è un attimo scivolare nella protervia, nella presunzione, nell’aggressività esaltata dallo starsene al sicuro dietro una tastiera. La stessa persona che un un commento ti insulta o che provoca, nella vita reale, dovendoti dire le stesse cose guardandoti negli occhi, probabilmente sarebbe assai più mite. Credo che ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia sui meccanismi psicologici che scattano quando si interagisce a distanza e dietro anonimato. Ad ogni modo, lo stile della tua videorisposta è impeccabile, pacato e motivato. Il modo migliore di smontare le teste calde che straparlano. E anche una piccola lezione di netiquette e di buona creanza digitale. Spero che farai quel libro sul web e che parlerai anche di queste cose, credo che sarebbe un’ottimo contributo a far crescere la maturità nell’uso di questi strumenti. Complimnenti e tieni duro.

    • Grandissimo! Meno male che c’è ancora gente come te!! e grazie a claudio per la sua grande cortesia e per la sua correttezza come giornalista e come persona!! L’educazione prima di tutto!

      “non sono d’accordo con te ma mi batterò fino all’ultimo affinchè tu possa esprimerla”

  • La stupidita’ dell’essere umano arriva anche a condizionare le particelle che pena, se fosse vivo quel genio di GULGLIEMLO MARCONI credo che non avrebbe mai brevettato la sua invenzione.

    Quando c’e’ di mezzo la politica rovina tutto,anche i paradiso rovinerebbero ecco perche li hanno la entrata vietata.

  • Grande Di Stefano. Gli hanno dato le briciole (ricanalizzazione di Rai 1) e lui ne ha tirato fuori un gioiello.

    E’ sconcertante che ancora non gli vogliano dare le frquenze che gli spettano, in questo modo potrebbe potenziare ulteriormente la piattaforma Europa 7 e fare una ancora più feroce concorrenza a Mediaset.

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