La truffa dei giocattoli

Per Natale, mia mamma ha comprato un Mini Calcio Balilla ai suoi nipotini. Lo ha preso in cambio di 1800 punti in una grande catena di supermercati. Si scrive “punti” ma si legge “soldi”. A titolo di benvenuto, appena aperta la confezione, un’angoliera era rotta. Ma è il meno. I longaroni laterali si avvitano nel legno dell’intelaiatura. Peccato che le viti insistano su un quadratino di compensato di 2 centimetri di lato per mezzo di spessore, il quale a sua volta è fissato all’intelaiatura con due gocce di colla lungo i lati più sottili. Non ci vogliono cinque anni di ingegneria per capire che il tutto può durare da Natale a Santo Stefano.
Ma non è finita. Le barre metalliche dove si infilano i giocatori non hanno un fermo adeguato all’estremità, se non un cappuccio di gomma assolutamente inutile. Al primo utilizzo normale escono dalle loro sedi, roteando in aria e creando un pericolo concreto per i bambini, oltreché un evidente disagio. Inoltre le maniglie per giocare si fissano alle barre metalliche con una piccola vite ma senza nessuna solidità strutturale: appena le tiri un po’ più forte te le ritrovi in mano. Così ho guardato sulla scatola chi avesse congegnato questa truffa ai danni di ingenue nonne e malcapitati nipotini. Volevo esprimere una vibrante lamentela. C’era scritto Made in China. Ho lasciato perdere.
 

 Un mese e mezzo fa mio figlio ha compiuto sei anni. Gli abbiamo fatto una festa. Sono venuti tantissimi suoi compagni di classe. Tutti con un regalo. Tra le altre cose ha ricevuto ben tre o quattro macchinine telecomandate. Quando ero piccolo io, una macchinina telecomandata era un sogno inarrivabile. Costava una fortuna. Ma forse c’era un motivo. Abbiamo aperto la prima. Ho dato fondo a tutta la mia scorta di pile per la videocamera e i radiomicrofoni, perché nella scatola non c’erano. Però era splendida: si accendevano anche le luci. “Era“, perché è durata qualche ora.
E’ stata forse distrutta, presa a calci, a martellate? Niente di tutto questo. Il motore funzionava bene. Solo, girava a vuoto, senza trasmettere il movimento alle ruote. Così, pensando ingenuamente a un filo staccato o a una cinghietta uscita di sede, ho provato ad aprirla. Dopo mezz’ora di equilibrismi sono arrivato alla scatoletta contenente la trasmissione. Gli ingranaggi erano immersi in una vasca di grasso e tenuti in posizione da sottili supporti di plastica. Rotti. Un millimetro di plastica rotta e un gioco da diverse decine di euro da buttare nel cesso. Sulla scatola, in piccolo tra i colori sgargianti e le foto spettacolari, c’era una scritta. Diceva Made in China.
Ne abbiamo aperta una seconda. Altre pile di dimensioni diverse da trovare smontando due telecomandi. E’ durata ancor meno della prima.

 

 Tra i regali c’era anche un set di walkie-talkie di Spiderman. Servivano due pile da 9 volt, così ho sventrato un minipimer e una radiosveglia. Li abbiamo accesi. Erano completamente inutilizzabili. Se stavi a due o tre metri di distanza, vagamente percepibile in un rumore di fondo predominante, potevi a malapena distinguere la voce proveniente dal secondo trasmettitore. Che tuttavia udivi molto più distintamente dal vivo, ovviamente. Se ti allontanavi a 4 o 5 metri, o se addirittura osavi cambiare stanza, era come cercare di captare un segnale radiofonico proveniente da Alfa Centauri. Made in China. Ho recuperato le pile e ho cestinato il resto.

 

 Sono solo alcune storie di milioni di altre storie perfettamente identiche che ogni anno si consumano nella quasi totale indifferenza del mercato, dei genitori, degli zii, dei nonni e nella delusione dei bambini. Una volta i giocattoli erano prodotti da un’industria matura, che lavorava secondo criteri di qualità, basandosi su un’esperienza e una maturità tecnologica e ingegneristica frutto di una storia fatta di eccellenza. Era, tra l’altro, il Made in Italy. I giocattoli (forse) costavano un po’ di più e se ne compravano di meno. Ma per Dio! erano solidi, robusti, affidabili. E se si rompevano valeva la pena spendere il tempo e le energie necessarie a gestire il processo della loro riparazione. I bambini avevano un giocattolo vero con cui divertirsi e gli adulti non avevano buttato via i soldi. Oggi (forse) una macchinina radiocomandata costa un po’ meno di ieri. Ma la società dei consumi ha accelerato talmente il suo ciclo produci-consuma-crepa che non c’è più il tempo di stare dietro a tutte le cose di infima qualità che arrivano incartate e che non funzionano. Ammesso che davvero qualcuno sia disposto a sostituirle (perché nell’era della globalizzazione nessuno ripara più niente, questo è ovvio), sono talmente tante, c’è così poco tempo e il loro valore percepito è talmente scaduto che non ne vale più la pena. L’unica via possibile è il cestino. Oppure la trasformazione di un appartamento da 80mq in una discarica di cianfrusaglie. In tutto questo profluvio tumorale di spazzatura chi ci guadagna è il produttore, perché costruisce a prezzi infimi oggetti qualitativamente scadenti accompagnati da una garanzia di facciata sulla quale pochissimi avranno voglia e tempo di rivalersi. Del resto, le stesse industrie occidentali, quelle che rappresentavano l’eccellenza, inseguendo questa scellerata spirale di involuzione hanno iniziato a produrre i loro giocattoli sfruttando la manodopera a basso costo disponibile nei paesi emergenti, dove i diritti umani e l’attenzione alla sicurezza sono un concetto molto sfumato. Ricorderete il caso dei 18 milioni di giocattoli Mattel prodotti in Cina e ritirati dagli scaffali perché erano state utilizzate vernici al piombo oppure avevano calamite troppo piccole che potevano essere ingerite.

 

 Ma c’è una domanda che mi tormenta. Quanto è costato quel Mini Calcio Balilla? Quanto quelle macchinine radiocomandate? Quanto quella coppia di walkie-talkie, comprati con un gesto forse distratto in un supermercato e gettati via ancor più distrattamente? Ad una festa di compleanno di un bimbo di sei anni arrivano mediamente regali per un valore complessivo che supera le centinaia di euro. E’ banale buonismo popolano chiedersi quante adozioni a distanza avremmo potuto sottoscrivere con tutti quei soldi? I nostri figli sono più felici, solo perché oggi hanno più cose da buttare e molte meno con cui giocare davvero?

 

 Quando ero piccolo abitavo a Genova. C’erano tante salite e andavano di moda i carretti. I carretti erano piccoli veicoli elementari, costituiti da grandi assi di legno cui si applicavano generalmente quattro rotelle di ferro, del tipo di quei cuscinetti a sfera che si usano in meccanica, non so bene per fare cosa. Molti bambini si costruivano un carretto, poi ci salivano sopra e si gettavano già dalla discesa, producendo un infernale sferragliamento delle ruote di acciaio sull’asfalto. Ma i decibel di puro casino erano direttamente proporzionali al divertimento.

 

 Così, mio nonno decise di costruirmene uno. Prese un’asse di legno solida e robusta. Avendo lavorato all’Ansaldo, nel cantiere navale, sapeva dove recuperare i cuscinetti a sfera. Ma poichè quando faceva qualcosa la faceva con amore, e non tanto per farla, realizzò un carretto unico, che nessun altro bambino aveva. Non solo progettò un sistema sterzante, per cui grazie ad un manubrio potevo orientare i due semiassi anteriori cambiando direzione, ma ricavò anche un’apertura nella parte anteriore dell’asse, dentro la quale inserì una tavoletta basculante che una molla riportava in posizione. La tavoletta era ricoperta di cuoio: bastava premerla perché il cuoio entrasse a contatto con l’asfalto e, grazie all’attrito prodotto, frenasse la corsa del carretto.

 

 Adesso avevo un carretto nuovo fiammante, esclusivo, super-tecnologico e anche bello esteticamente! Questo purtroppo non impedì all’invidia degli altri bambini di mettermi in testa a quella speciale carovana di cinque/sei carretti che ogni tanto veniva organizzata per la discesa, a mo’ di trenino, per poi lanciarmi a tutto spiano contro la scalinata della chiesa, espellendomi dal convoglio come un proiettile. L’impatto con i sacri gradini mi procurò una ferita al ginocchio che ci mise un mese e mezzo a guarire. Ma si tratta di un particolare secondario.

 

 Quello che ricordo è il momento della costruzione. Ricordo mio nonno al lavoro. Io che lo guardavo ammirato. Ricordo la dedizione e l’ingegno con la quale applicava le soluzioni che aveva pensato apposta per me.

 

 Credo di non avere mai avuto un giocattolo più bello. Neppure una macchinina radiocomandata, acquistata a prezzo pieno negli anni ’70, mi avrebbe dato la stessa gioia.

78 commenti

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  • Claudio, ricordo anche io i carretti, dalle mie parti le chiamavamo carrozze: assi di legno, sterzo a pedale, cuscinetti a sfera e freno a mano con la gomma. Addirittura un mio amico aveva fatto il sedile di velluto imbottito. Per non parlare di altri giochi d’epoca, come il trattore fatto con l’elastico e il rocchello da filo, un miracolo di ingegneria meccanica . Altro che Made in China.

    E’ proprio vero, i giochi di una volta non esistono piu’, ora sono solo cianfrusaglie e immondizia che riempiono il pianeta  e le tasche dei produttori.

     

     

  • Sarebbe bello fossero solo i giocattoli, ma ci sono anche gli elettrodomestici. 

    Hai mai provato ad aprire un fon o un ferro da stiro rotti? Io ci ho provato, ma poi ho visto che le viti richiedevano dei cacciaviti speciali.

    così i produttori si assicurano che una volta rotto il fon o il ferro da stiro non lo ripari, ma ne compri un altro. Tutto ciò dovrebbe essere illegale, ma invece è tollerato, tanto paghi la tassa RAE per il corretto smaltimento degli elettrodomestici.

    La tua automobile rispetta la stessa logica.

    La tua è una presa di coscienza, lodevole. Un punto di partenza per guardare a tutto il resto.

    Buon anno byoblù

     

    2P

    • Egr. Sig. Gianmarco,

      mi permetta di contraddirla.

      capisco il nobile principio per cui non si deve buttare via nulla, pero’ una lavatrice di 20 ann(!) la si DEVE buttare!!!

      a mai pensato quanta energia elettrica consuma?

      Con le nuove tecnologie, grazie al consumo, si ripaga la macchina in poco tempo.

      ieri ho acquistato una classe A++ con soli 299€, ovviamente in superofferta.

      le consiglio vivamente di ripensarci e di cambiarla, per noi tutti e per il suo portafoglio.

      pensi:

      classe A++, risparmio nel lungo periodo;

      supersilenziosa, lotta all’inquinamento acustico;

      7kg, essendo piu’ capiente risparmia facendo meno lavaggi;

      1200 giri, centrifuga perfetta;

      fa’ girare l’economia;

      acquistandola paga ben 52.00€ di IVA di cui Monti e l’Italia ne hanno estremamente bisogno.

      A parte gli scherzi, il costo della bolletta elettrica degli elettrodomestici vecchi e’ salatissimo per una economia come la nostra, dove importiamo quasi tutta l’energia che ci necessita.

      Cordialmente

    • Beh…Io e il mio compagno abbiam preso una bella cucina, l’unica cosa in cui abbiamo speso veramente con tanto di elettrodomestici Nardi A++,  il frigo  nuovo non funzionava, continuava a gelare anche il reparto frigo….due mesi per essere cambiato (la bolletta è salita) , il tecnico della Nardi ci ha detto che non siamo i primi ne gli utlimi purtroppo hanno inizato a produrre in cina. ma eccoci al nuovo frigo freezer: ….il freezer non gela e gli incastri della vaschette del frigo sono fallate negli stampi (non le vaschette proprio quelli del frigo, cambiando le vaschette non si incastrano lo stesso) così che la bottiglia di olio è caduta spaccandosi a terra….ora non sappiamo se ce lo cambiano, perchè ce l’hanno già sostituito una volta..e dire che l’abbiamo pagato subito e caro….ora ci rimettiamo per errori di stampaggio e costruzione…..

      Daniela

  • Come prima cosa rimarcherei il fatto che quando eravamo piccoli giocavamo tantissimo all’aperto, tu a Genova ma anch’io a Milano potevo permettermelo. oggi i nostri figli sono sempre di piu’ chiusi in casa e davanti ai giochini elettronici (ovviamente cinesissimi)!Secondo il problema del Made in china e’ enorme, senza pensare che buona parte dei giochi sono fatti da altri bambini cinesi sottopagati!E questo c’e l’hanno spacciato come progresso…Comunque anch’io a tre anni ho fatto durare una batteria da Natale a Santo Stefano! Sara’ stata anche quella una delle prime importate dall’oriente?Buon Anno

  • Sai cosa penso?

    Ci stiamo semplicemente riempiendo di immondizia dalla Cina.

    Immondizia pagata profumatamente.

    E intanto qui le aziende chiudono i battenti e delocaliccano.

    E lo Stato, le associazioni di categoria, i media, fingono di non vedere.

    Ma pian piano tutto sta morendo, sommerso di immondizia.

    E’ quel che ci meritiamo del resto.

    Speriamo che qualcuno apra gli occhi in questo 2012.

    Speranza a tutti!

  • Caro Claudio, purtroppo è colpa dell’Obsolescenza Programmata di cui siamo vittime da decenni e che fino ad ora ha sovra alimentato il mercato e il commercio a scapito dell’individuo.

    Ritengo che sia una tra le tante cause dell’attuale fallimento di quasi tutte le cosiddette “economie avanzate”.

    Finchè le aziende non comprenderanno che una società basata sul consumismo sfrenato non può essere sostenibile, poco e nulla cambierà.

    Ben presto saranno obbligate a farlo visto che, grazie anche al web, oggi come oggi c’è maggior consapevolezza nella gente di come stiano davvero le cose. 

     

  •  

    come non essere daccordo, io nel mio piccolo laboratorio, lavorando per una nota ditta di orologeria, potrei mostrarti scatoloni e scatoloni di orologi da muro e da polso, sveglie ecc… BUTTATI VIA quando ritornati in garanzia anche solo per una lancetta staccata, cosa che fino a qualche anno fa si riparava con 2-4€, viene ora sostituito interamente da altra paccottiglia schifosa cinese, io da orologiaio sono oramai diventato una discarica, mi sono arreso, da domani non saro’ piu’ un orologiaio.
  • Ciao Claudio 🙂 come vedi ti leggo anche il 31 dicembre. Personalmente ritengo che non tutto ciò che arriva dalla Cina sia di dubbia qualità… tutt’altro. Anzi, spesso diventa un’alibi per noi… Il problema è una situazione globale del tutto fuori controllo. Il problema è una società sempre più ipocrita dove da un lato si piange perchè non c’è lavoro e dall’altro si permette l’invasione di prodotti a basso costo senza alcun controllo. O meglio con regole, burocrazia e balzelli vari applicati quando conviene. Il problema sono le soluzioni pre costituite, le tifoserie politiche, una mancanza dilagante di onestà intellettuale e sopra tutto, ma proprio soprattutto, il problema dei problemi è la mancanza di partecipazione delle persone. Tutti vogliono tenere il cervello in apnea, senza mai porsi un problema e alla fine le cose succedono per mano di alcuni e vanno accettate. Libertà è PARTECIPAZIONE, diceva un grande Gaber qualche anno fa. Ma partecipare costa fatica. Molta fatica. Rivedere le proprie convinzioni costa fatica. Comprare un prodotto a basso costo senza chiedersi CHI stia pagando quel costo, non COSTA fatica 🙂

    • Dovrebbe essere una dolce fatica, perchè se partecipassimo davvero e in molti, questa fatica verrebbe ripagata eccome. A parte che riusciremo a sfruttare molti bug del sistema. Infatti sembra che la gabbia concettuale in cui viviamo, esiga il suo tributo, sono le sue regole che si devono rispettare, con diritto di precedenza rispetto alle regole , del buon senso, dell’etica, della decenza, dell’ecologia e persino della fisica. Le aziende lo sanno benissimo che non è sostenibile, ma si dicono che se si è da soli non sì è che dei fessi, si fa la cosa giusta e si fallisce, perchè ciò che è sostenibile nei sensi da me riportati, in questo sistema, non dà da mangiare, non è insomma sostenibile economicamente, mentre con qualsiasi altra mentalità lo sarebbe, quindi mangiano la foglia e si rassegnano a rinunciare o a fallire miseramente. Pensa che la ricchezza del paese viene misurata in parametri che non tengono conto non solo della vera ricchezza del paese (anche i disastri ambientali creano lavoro e quindi pil, “anche la mafia da lavoro”, la TAV etc., il nucleare, etc.) ma nemmeno della ricchezza di quelli che il paese lo abitano! Tra l’altro, la crisi finanziari blocca quello che secondo questa gabbia è la linfa circolante della ricchezza ovvero i soldi. In pratica la roba è prodotta ma rimane ferma nei magazzini, perchè senza soldi che circolano non può essere scambiata e il baratto è reso arduo, in pratica non può circolare. Non è pazzesco? Che aspettiamo a dire a fare basta?

  • Quest’anno a noi è andata bene coi giocattoli (abbiamo una bimba di 4 anni e un bimbo di 19 mesi). A furia di predicare, non ne sono arrivati, tranne una macchinetta per la Barbie e un giocattolo di Winnie Pooh per il piccolo.

    In cambio siamo riusciti a farci regalare un sacco di dvd (tutti in offerta, e siccome abbiamo fatto la spesa “tutti assieme”, il prezzo è stato accessibilissimo!), visto che non abbiamo tv, ma solo il portatile (usiamo quello per i dvd).

    Da quando è nata la bimba, non accettiamo nulla che non sia Made in Italy (tranne i giocattoli di quest’anno, perché espressamente richiesti nella letterina… stavolta i bimbetti ci hanno fregati!). Soprattutto i vestiti: la piccola, appena nata, aveva fatto uno sfogo cutaneo a causa di indumenti (di marca!), di provenienza cinese. Allora, per riuscire a trovare qualcosa fatto in Italia, ci siamo buttati a pesce sull’usato. La probabilità di trovare italiano è leggermente maggiore. Per i giocattoli, stessa cosa: i cinesi (ma anche tutti gli altri che vengono dall’Asia in generale), sono stati banditi! Quelli che ci arrivavano (perché, c’è sempre qualche “testa dura” che non collabora…), si rompevano immediatamente e, altrettanto immediatamente, ritornavano al mittente! Siamo stati cattivi, lo ammetto, ma almeno hanno capito che certe “vaccate” sono proprio soldi buttati!

    Il mio augurio è che questa “lotta” alle immondizie continui. A chi si stanca di lottare (anche noi volevamo gettare la spugna, ma il pensiero dei bimbi è stato decisamente più forte), dico solo di non mollare: TENETE DURO!!! Non siete soli! 

    p.s. per chi fosse interessato, questo è l’archivio dei ritiri effettuati in Europa, pubblicati ogni venerdì, dei prodotti pericolosi (dovrebbe esserci anche un portale italiano, ma lì non danno né foto e nemmeno le marche dei prodotti!!!)

    http://ec.europa.eu/consumers/dyna/rapex/rapex_archives_en.cfm

    Buon Anno, sperando che porti meno immondizia…

    Barbara

    • perfettamente d’accordo , io che abito e lavoro in Francia , mi vesto solo made in italy , quello vero, preso quando vengo a trovare i miei a Torino  ; non acquistero’ molto , ma quel poco voglio che sia rigorosamente made in italy ! non siete soli….

  • Sinceramente non saprei che pensare. In altri Paesi come l’America o l’Australia ci sono indumenti made in China di qualità lodevole grazie anche alle leggi che pretendono che sotto lo standard di qualità prevista le merci non vengono messe in vendita. Un mio amico da 5 anni indossa dei jeans elasicizzati che non hanno perduto il colore e non si sono mai scuciti, comprati quando lavorò per un paio di mesi in Australia.

    I cinesi non sono un popolo di gente che si diverte a far soffrire o morire i bambini vendendo merce scadente o tossica. La maggior parte di loro sono delle persone povere che devono sottostare a dei datori di lavoro o dei potenti loro connazionali che li sfruttano esattamente come i datori di lavoro o i potenti nostri sfruttano noi.

    Se ce la prendiamo con loro allora dobbiamo prendercela con gli italiani che li riforniscono di materiale scadente dato che il marchio “CE=Chinese Export” non esiste e non esistendo è ovvio che la merce e i materiali non provengono dalla Cina anche perché se così fosse costerebbe più caro ciò che vendono sia per i viaggi di trasporto che per gli ovvi controlli del marchio registrato; i negozi cinesi sono riforniti dall’Italia che contribuisce a sovvenzionare la sua criminalità e ad ampliarla affiancandosi alla criminalità cinese ovviamente approfittandosi dei poveri di entrambi i Paesi che sono costretti a mettere la manodopera magari per mantenere le proprie famiglie.

  • io e i miei amici non sapevamo costruire ” il carretto ” ma capisco il tuo divertimento perchè ci lanciavamo da una discesa su un pattino vecchio tipo.

    la cosa + divertente erano i grandi che ci sgridavano, avevo ragione però rischiavamo di finire sotto le auto.

    ho comprato qualche anno fa un castello di un noto produttore di giocattile, che secondo me conosci, dentro una grande negozio, appertenente a una catena.

    tutti, ma proprio tutti, i cavalieri appena li mettevamo sui cavalli avevano le gambe spezzate all’ altezza del bacino.

     

    il gioco è made in china, ma la colpa io la do all’ italiano.

    ciao e buon capodanno

  • Magari il problema fossero solo i giocattoli. Nel mondo di oggi si producono anche i televisori usa e getta. Bisogna rivalutare la qualità a scapito della produzione. Meno prodotti e più efficienza. Basta con questo capitalismo esasperato. Voglio prodotti che mi durano almeno 10 anni… Buon 2012 a tutti.

  • Solo per la precisione, io in Cina ci sono stato, per uno scambio universitario, e ho chiesto a un professore che insegnava logistica e pianificazione della produzione come mai i prodotti cinesi fossero di qualità così bassa.

    Mi ha guardato male e mi ha risposto “veramente noi facciamo i prodotti della qualità che ci chiede il cliente, per i tedeschi facciamo prodotti di qualità migliore, ma sono gli imprenditori italiani che vengono qui e ci dicono che l’unica cosa che gli interessa è che il prodotto costi il meno possibile”.

    Infatti sulla macchinina costruita al risparmio, venduta a caro prezzo e progettata per spaccarsi dopo tre ore, il grosso del margine di guadagno (oltre che alle catene di vendita) va in tasca all'”imprenditore” italiano che la importa…

  • Non resisto alla tentazione di raccontare che anch’io ho sperimentato il brivido della discesa su di un carretto! Stiamo parlando della fine degli anni Settanta. Che emozione! E quante cadute. Un amico inventò la versione a sei ruote, prendendo ispirazione dalla Tyrrel del tempo!

  • Ciao Claudio.

    Sono daccordo con te, i giochi made in china sono di qualità scadente, forse anche per colpa nostra a leggere il commento di Vittorio Bertola.

    Ma secondo me ( ma è solo la mia opinione) trovare tutti quei regali rotti è anche un pò sfiga.

    Daccordo che qulitativamente parlando fanno schifo, ma trovarli tutti rotti o che si rompono dopo 1 ora, bhe, questo secondo me è sfiga!

    Non dico che debbano durare 1 anno, ma rompersi subito è sfiga!

    Con Affetto,

    Buon anno,

    Andrea.

  • Bellissimo l’amarcord dei carretti… ma se vi ricordate, queste erano “mode” non imposte. Qualunque cosa si facesse, non era spinta da nessuno (in particolare dalla pubblicità), solo da fantasia e voglia di divertirsi.

    Tornando al made in Cina, concordo in pieno con Vittorio Bertola (anche se non ho prove per confermarlo). I cinesi sono svegli, producono al livello che viene loro richiesto. Una delle ultime puntate di Report parlava dei rifiuti portati in Cina, “metabolizzati” e reimportati sotto forma di cineserie. Vedere gli addetti al recupero dei materiali di elettronica non dava l’impressione che stavano godendo perchè stavano fregando l’occidentale.

  • Ricordiamo anche, che forse, per ogni bambino accontentato da quella cianfrusaglia, ce ne stà probabilmente uno sottopagato per costruirlo, per non parlare dei diritti che riceve…………

  • byoblu ha scritto :
    veramente noi facciamo i prodotti della qualità che ci chiede il cliente AGGHIACCIANTE! Grazie.

    Sig. Messora, io trovo agghiacciante anche quello che ha detto l’imprenditore italiano: “l’unica cosa che m’interessa è che il prodotto costi il meno possibile”

    Sinceramente non capisco come mai si sia allibito solo per la frase del professore cinese e non di quella dell’imprenditore italiano.

    Questo che dice il sig. Bertola combacia con ciò che dicevo io più sopra, cioè che la manodopera e l’importazione cinese vengono usate per le imprese e aziende italiane mentre la paccottiglia creata dagli italiani viene venduta tramite i negozi cinesi; una volta un senegalese mi ha detto che i bongos non li portano dall’Africa ma sono prodotti dai napoletani e venduti tramite gli ambulanti africani.

  • Ciao a tutti, leggendo mi avete fatto venire in mente una cosa bellissima di quando ero bambino e che conferma quanto sopra. Era il 1979 ed avevo 6 anni, mio padre vinse un premio a scelta ad una lotteria e mi regalò una bellissima pista della polistil. Ma ve le ricordate?? all’epoca sarà costata un patrimonio a volerla comprare, cosa che chiaramente mio padre nn mi avrebbe mai potuto acquistare.

    Comunque era completamente radiocomandata con 2 automobili dell’epoca rifinite molto bene. Un sacco di pezzi da montare. L’ho usata per molti anni in quanto avevo una cameretta molto spaziosa e quindi era sempre montata.Sotto la struttura le automobiline avevano 2 fili di rame il cui attrito sul metallo della pista le faceva correre. Li avrò consumati dozzine di volte e mio padre li ha sempre cambiati. Era l’unica manutenzione da farsi. Bene, oggi ho 38 anni e quella pista è sempre esistente e funzionante e mi ricorda un bellissimo periodo della mia infanzia.

    Leggendo però su wikipedia ho appreso con rammarico che la polistil (con sede di produzione a milano)ITALIA, ha chiuso i battenti nel 1993!!!

    BUON ANNO A TUTTI.

  • Globalizzazione folle voluta da pochi individui senza scrupoli.

    Produrre e consumare in loco deve essere il nostro obbiettivo.

    Questa inversione di tendenza la possiamo decidere solo

    noi, i politici sono schiavi dei poteri forti e pensano solo

    a preservare la loro poltrona, e se ne fregano della qualità

    della vita dei cittadini.

  • Ainostri tempi, i ragazzi partecipavano nella costruzione e nella creazione dei giocatoli.

    un detto Arabo “الحاجة أم الإختراع” = ” La necessità è la madre delle invenzioni “

    Oggi i giocatoli sono “USA E GETTA “. E non fatemi parlare della categoria dei play station , pieni di giocchi violenti, poi ci chiediamo da dove viene il bullisimo a scuola.

     

  • Io cerco di comprare prodotti made in Italy, ma purtoppo per certi articoli è sempre più difficile, di sicuro boicotto i negozi dei cinesi aperti da noi, gli articoli costeranno pure meno ma siamo sicuri che rispettano le regole, io ho i miei dubbi….e per non contribuire a farli arricchire e proliferare nei loro punti vendita non ci metto piede.

    Della serie concorrenza sleale

    Spero che molti connazionali la pensi come me.

  • Ho avuto a che fare con questo tipo di prodotti, tralasciando un attimo la qualità la cosa che più irrita del loro comportamento è che non concepiscono le fatture. Da loro non funziona così, il copyright non esiste e quindi riproducono tutto ciò che c’è d’interessante nel mondo. Il problema è che poi vogliono venderlo al di fuori della cina con le “loro” regole. Chiunque abbia avuto a che fare con un cinese per lavoro potrà confermare. Altra cosa, vanno a mode. Prima sono stati i ristoranti, poi l’abbigliamento, adesso sono passati ai centri massaggi, al 99,9% veri e propri bordelli. Qua non è questione di razzismo, giuro. Provate ad aprire un bordello italiano e vediamo cosa succede? Totalmente menefreghisti delle regole del paese che li ospita. Inoltre sono protetti dallo stato, ogni tanto fanno un mega sequestro e tutto finisce li. Centinaia di laboratori illegali, pieni di clandestini ma alla luce del sole, vengono ignorati dalle autorità ogni giorno. Ormai è quasi tutto prodotto in cina, il problema sono gli standard qualitativi ma ci arriveranno.. Tra poco arriveranno giocattoli esattamente uguali a quelli originali, ma non scarti, pezzi funzionanti e resistenti.

    Manca qualcosa? A si..Buon Anno a tutti! 🙂

    E tanti..ma tanti auguri a tutti noi.

    • Hai dimenticato che hanno invaso anche i mercati settimanali nei centri città.

      secondo me i Cinesi hanno coperto un buco che si è formato tra il popolo sempre più povero e il mercato. si vede che il Made in Italy non è più in grado ( non ha interesse ) a ripondere ai bisogni della gente comune che vuole dei prodotti di qualità a prezzi raggionevoli. Per prezzo raggionevole intendo un prezzo che sia proporzionale allo stipendio medio dell’operaio o del pensionato. Ormai il made in Italy si focalizza su una clientela benestatnte, e non ditemi che la qualità costa, perchè quella borsa o quella camicia, viene a costare al produttore 20/30 Euro, ma lui la vende in vittrina a 200 Euro. Non è colpa dei Cinesi se lo stipendio dell’operaio o del pensionato non gli permette di arrivare all’ultima settimana del mese, figuriamoci se si azzarda a pensare di comprare il made in Italy.

      Parlavi dei centri/bordelli, beh ti dico solo una cosa : dove c’è domanda c’è offerta.

  • servirebbero dei manuali su come aggiustare le cose!!! mica corsi di pittura!!!

    e poi prima di comrare le scarpe di “cartone” al supermarcato ho provato qualche nike: avete notato che da qualche anno ci mettono una retina detro che si rompe subito? oppure usano suole di plastica senza cucitura solo incollate che dopo pochi mesi si scollano in punta????? costano un sacco e non durano nemmeno un anno. in teoria le istituzioni servirebbero per evitare che il mercato usi posizioni dominanti per truffare la gente e invece…

  • Gianmario D ha scritto :
    Approfitto per raccontare la mia personale esperienza. Ho da venti anni una lavatrice, regalo di nozze di mio cognato. Un paio di anni fa si rompe la pompa dell’acqua, quindi la lavatrice smette di funzionare. Chiamo il tecnico per ripararla e questi sentenzia:”La sua lavatrice è un modello troppo vecchio, i ricambi non ci sono più, le consiglio di comprarne una nuova.” Come? Non si trova una misera pompa dell’acqua? Ne avranno costruite milioni e oggi non se ne trovano più di quel tipo o qualcosa che gli assomiglia? Mia moglie parte in quarta e vota per l’acquisto di una nuova lavatrice. Io un pò per puntiglio, un pò perchè non mi piace buttare oggetti che si possono riparare, un pò conscio che una lavatrice non è un complicatissimo Space Shuttle decido di provare a ripararla, forte del fatto di avere “qualche” conoscenza meccanica. Ho telefonato ad una decina di depositi di materiale domestico, finchè ho trovato un impiegato gentile che mi ha detto di avere il pezzo in casa da qualche parte. Morale, 60 km percorsi per andare a prendere la pompa nuova, 35 euro di spesa e mezz’ora per smontare la vecchia e mettere la nuova. Risultato: la lavatrice è tornata perfettamente funzionante. Quello che mi ha fatto riflettere però, sono le parole dell’impiegato del deposito. Mi ha detto:”Lei è l’unica persona che mi sia capitata a richiedermi una pompa di ricambio. Abbiamo tantissimi pezzi in magazzino che rimangono invenduti perchè la gente preferisce buttare quello che si guasta piuttosto che ripararlo.” Poi non lamentiamoci se siamo sommersi dai rifiuti.

    Grande! Chi la dura la vince ed esce dal sistema vizioso.

  • E no, non è solo una questione di prodotti scadenti, dentro l’APPARENTE RISPARMIO del made in china si cela molto altro.

    Dalle più tristi storie di paesi di povera gente, pronti a lavorare per una ciotola di riso, allo sfruttamento dei bambini, passando per l’uso incontrollato di sostanze nocive che oltre a finire sui giocattoli in mano ai nostri bambini, finiscono nell’ambiente, sia il nostro sottoforma di RIFIUTI, sia il loro sottoforma di INQUINAMENTO fuori controllo. In un paese che sta vivendo il boom industriale, quello sviluppo che ha già lasciato i segni nei paesi cosiddetti occidentali. Nel 2011 lo sviluppo potrebbe coincidere con ambiente e benessere, ma la FINANZA sembra impedire un equilibrio e una razionalità necesasri o forse indispensabili.

     

    E’ solo una parte- La china ovviamente sta evolvendo e produce anche cose che funzionano e durano, attingendo know-how da imprenditori che pensano soltanto a come risparmiare, spesso costretti dalla CONCORRENZA, perchè se CHI COMPRA seglie sistematicamente ciò che costa meno, senza soffermarsi sulla qualità e la longevità, allora TUTTO SI LIVELLA VERSO IL BASSO, perchè l’industria che produce buoni prodotti ma non vende non rimane certo aperta…

     

    Ecco, siamo arrivati al peggio, la CONCORRENZA SELVAGGIA, nel millennio della Globalizzazione questa china ha sconvolto gli equilibri portando un ABBASSAMENTO DEI DIRITTI di chi lavora. E’ come gareggiare con un atleta DOPATO ma la cosa più spiacevole è che siamo NOI A FORNIRE IL DOPING ogni volta che compriamo prodotti a basso costo, fatti senza ETICA, talmente devastanti da produrre danni in più paesi e su più livelli.

     

  • Ebbene si !

    Visto che siamo a fare  outing, lo ammetto anch’io a Firenze, nei lontani anni ’70, ho fatto uso ed abuso dei carretti con le ruote fatte con i cuscinetti.

    Usati al buio, lasciavano sull’asfalto, una scia di scintille degna del miglior creatore di effetti speciali.

    Sapori di tempi ormai lontani.

    Auguri a tutti. Walter

  • Io parlavo del problema qua in italia, non in cina. In patria sono sfruttati e molto e la triste storia continua anche quando arrivano da noi. Dopo anni che li accogliamo si è creata una generazione (o anche due) d’imprenditori che hanno fatto molti soldi in modi poco onesti. Altra cosa, fanno cartello tra di loro. Aprono all’inizio di una via e alla fine. Col tempo (e la crisi) si liberano fondi e loro subito li prendono aprendo spesso inutili bazar. passa il tempo e a mano a mano che la via si riempie di queste attività altri negozi chiudono o vengono assorbiti. Risultato? Intere vie “conquistate”.  E’ la realtà, ognuno di voi può ritrovare questa situazione nella propria città e può confermare. La situazione di prato la conoscete tutti immagino e a vederla di persona vi assicuro che è ancora più triste. Inoltre i soldi raccolti vengono spesso spediti in cina via western union. Basterebbe chiudere questi veicoli di riciclaggio legalizzati e altro che tassazione sullo scudo fiscale.

    Buon Anno e tanti auguri a tutti noi..di nuovo..

  • Sig. Messora non si offenda ma spiego subito cosa mi porta a parlare così: io, a forza di andare quasi ogni giorno dall’assistenza sociale, sono entrato un po’ in confidenza con lo psicologo che lavora lì (oltre all’assistente sociale che si occupa della mia zona) e lui mi disse durante una chiacchierata che la forma è molto importante; cioè bisogna pesare bene le parole che si usano dato che le frasi possono essere equivocate. Io ogni volta che scrivo faccio in modo che ciò che dico non possa essere travisato e le chiedo, per favore ovviamente, di chidersi leggendo i commenti del blog se un cinese dovesse leggerli cosa dovrebbe capire? Capirebbe sicuramente ciò che ho capito io dato che le frasi usate non lasciano tanto spazio ad un’altra interpretazione.

    Venendo a ciò che ha scritto lei, invece, io di certo non intendevo sottintendere che lei sia un razzista o simile perché se così fosse non perderei tempo a parlarle; se dovessi fare il moralizzatore ai razzisti mi sarei iscritto a qualche sito della Lega Nord (se ce l’hanno, ma sinceramente non m’interessa e non controllerò nemmeno).

    Lei ha ragione a dire che io non possa insegnarle nulla e dato che ho solo la terza media non potrei farlo nemmeno con nessun altro però posso dire che da tre anni sono una “persona come le altre”, cioè ho una casa e lavoro anche se in nero, però fino all’età di 27 anni facevo il barbone e dormivo nelle panchine d’estate e spendevo qualche soldo per una camera a pensione d’inverno oppure dormivo in cameroni d’istituti religiosi e non, e la mia vita l’ho passata dividendo cibo, tetto e spese con altri miei concittadini e con stranieri delle più svariate nazionalità. Sono stato vestito da un egiziano, son stato sfamato da dei pakistani e diviso la camera con un marocchino e avrei altre storie da raccontare, tutte molto lunghe.

    Io non giudico le persone ma le frasi usate sono tutte a senso unico, almeno nel modo in cui sono state poste, e questo è un dato di fatto quindi non ritirerò nulla di quel che ho detto e non chiederò scusa per le mie affermazioni però chiedo sinceramente scusa se le stesse sono state equivocate ed affermo che nessuno del blog sia razzista ma che ci sia un’intolleranza di fondo nessuno me lo toglie dalla testa.

    • Se lei legge commenti di persone dove si evince un disprezzo razziale (ovvero fine a se stesso e non inteso come critica ai modelli sottesi a un determinato tipo di cultura e alla loro influenza sul nostro tessuto sociale) fa bene a puntualizzarlo.

      Poiché tuttavia neppure io, personalmente, uso le parole a caso, se critica me faccia una critica puntuale di qualcosa che ho scrito. Diversamente sta sbagliando il suo obiettivo.

  • Caro Claudio

    il sottoscritto è stato uno di quelli che ha costruito i carretti x tutti gli amici, sono sempre stato un trafficone….. ma nonostante cadute graffi e qualche rottura (dei piloti) ci siamo divertiti tutti come dei matti e se si rompevano riuscivamo sempre a ripararli e a migliorarli.

    Altro problema legato al buisness compra , rotto , butta e ricompra è che i nostri ragazzi non sono più stimolati neanche a provare a riparare qualcosa di rotto, a smontare qualunque cosa (ho sempre fatto io) per capire come è fatta….intanto si ricompra!!!!!!!!!!!!!!!  Però sanno “spippolare” senza problemi nel mondo virtuale e assurdo di internet che come il televisore contribuisce sempre più ad annullare il loro cervello!!!!!

    Bisogna ripartire da questo anche per evitare che bimbi o persone schiavizzate da questo sistema in un altro paese, lavorino fino a morire in condizioni assurde fuori da ogni rispetto in primis delle persone e dell’ambiente.

    La vera sfida (mooolto dura! ma vedremo) è proprio ritornare un pochino indietro cercare di trovare un nuovo equilibrio tra super moderno e l’antico altrimenti questo sistema FOLLE  finirà per mangiarci tutti!!!!.

    Io di mestiere faccio il Veterinario di campagna e mi ritengo fortunato ad essere una delle poche persone rimaste ad avere contatti con la natura, gli animali, le produzioni alimenteri locali e a filiera corta tanto osteggiate dalle multinazionali ma che per loro sono una brutta spina nel fianco e per noi l’ultimo legame con la nostra MADRE TERRA!!!!!!!!!.

    N O N MOLLEREMO MAIIIII FINCHE’ SAREMO IN VITA!!!! e sono sicuro che Claudio è d’accordo con me!

    Cordiali Saluti a Tutti

    Alberto Profumo

     

  • Due riflessioni.

    Bell’articolo. Profondo, che focalizza un problema drammatinco per le conseguenze future: il consumismno sfrenato.

    Che gran culo avere un nonno così!

     

  • Sai Byo che a Proposito di giocattoli c’era una volta un’azienta tutta italiana di modellismo: Era la Bburago che qualche anno fa è fallita. Adesso è in mano straniera e pur avendo i modellini costruiti in italia, li fanno forse in Cina (magari se ne trovi una in un negozio di giocattoli, ci guardi dove l’hanno costruita). Qualche tempo fa, per sfizio e per essere un grande Fan, mi sono comperato un Modellino di Nissan GTR visto che non mi posso permettere quella vera. Esso, pur essendo importato e progettato in Italia dalla Mondo, ha una qualità scadente: Gli specchietti si possono rompere da un momento all’altro e poi il volante non gira con le ruote anteriori pur essendo sterzanti: E pensare che mi è costata 10 €! Pensando a Annie e a come vengono prodotte certe cose, tanto vale tenerla e non buttarla per rispetto di chi l’ha fatta.

    •  In effetti il marchio risulta di proprietà di una società con sede ad Hong Kong, ma non si capisce dove vengono fabbricati i modellini. Anch’io ho acquistato un condizionatore della ARGO, e soltanto quando ho aperto la confezione ho scoperto che era “made in China”.

      Nessuno può impedire a nessuno di fabbricare qualcosa, ma non è possibile poi applicarci il marchio  “made in Italy”.

      Così come per i prodotti D.O.C. anche il  “made in Italy” deve prevedere un disciplinare di produzione : il prodotto deve essere INTERAMENTE fabbricato in Italia, con materiali e standard qualitativi italiani.

      Solo allora può essere applicato il marchio  “made in Italy”.

      Concretizziamo questa nostra convinzione proponendoci come promotori di una iniziativa legislativa che obblighi i produttori a rispettare i disciplinari di produzione, altrimenti è contraffazione e soprattutto inganno per il consumatore, convinto di acquistare “italiano”.

  • byoblu ha scritto :
    lei sta travisando completamente il mio pensiero e dimostra di avere anche una scarsa conoscenza del blog, che ha sempre combattuto e denunciato le situazioni di periferia che riguardano i diritti umani nel mondo. La invito a non dare per scontate le impressioni che il suo pregiudizio le suggerisce. Ciò che trovo agghiacciante non è la risposta del professore cinese in quanto cinese, ma in quanto a ciò che suggerisce, ovvero proprio che gli imprenditori italiani chiedano di costruire a qualità infima. Quindi troviamo agghiacciante la stessa cosa, ma lei per qualche motivo a me sconosciuto crede di trovarsi dalla parte opposta delle mie motivazioni e di dovermi insegnare qualcosa.

    Lol, è la solita uscita italianissima per dire la propria! Si interpreta per sommi capi e poi, sicuri, di sbagliare, si spara la minchiata. Poi rileggendo ci si accorge del FAIL e si sparisce, solitamente, per la vergogna!!

    Ma BYOBLU ve l’ha detto anche negli ultimi video messaggi… leggete per intero e leggete anche gli altri post del blog prima di commentare a vanvera e fare magre figure!!

    Tra l’altro era un bel commento se non voleva fare la parte del miope pignolo!!

    Buon Anno Byo, mi dispiace per il nipote e per tua mamma che il regalo l’aveva sicuramente comprato con il cuore! TwT

  • Quando ero bambino avevo un bastone, che avevo trovato per terra (abitavo vicino a un bosco). È stato il mio giocattolo per anni, sempre lo stesso: a volte era un fucile, a volete era una spada, a volte ci andavo a catturare i serpenti (innocui) da rivendere allo zoo del mio paese, a volte…

    Era made in Italy garantito ma soprattutto con una cosa semplice e con la fantasia, che è tipica dei bambini, potevi fare quel cavolo che ti pareva ed essere chunque. Adesso non puoi: un videogioco ha un solo possibile svolgimento, una macchina radiocomandata fa le corse e basta. Voglio dire che ora le cose hanno un solo possibile utilizzo. Finchè non si rompono. E questo, nel caso di giocattoli moderni made in China o anche da altre parti del mondo dove le aziende delocalizzano, succede molto presto. Il perchè è semplice: i giocattoli non sono fatti per divertire i nostri bambini ma solo per divertire chi li fa, nel senso di chi ci guadagna vendendoli alla fonte. Il giocattolo non serve come svago in sè ma solo come fonte di guadagno.

    Togli questo e i bambini torneranno a divertirsi anche con un bastone raccolto per terra perchè chi ha detto che un giocattolo è bello solo se costa tanto (e poi magari si rompe subito)?

  • Attento Claudio a fare questi discorsi su “MADE IN ITALY” che rischi di essere tacciato di Nazionalismo Estremo o addirittura di Neofascismo. Chiaramente sto facendo del sarcasmo. Voglio dire che qui in Italia se dici che il made in Cina fa schifo salta subito fuori qualcuno che ti accusa di razzismo, c’è sempre qualcuno pronto ad “imbracciare” l’arma delle ideologie. Il made in Cina fa schifo oggettivamente! Perchè sfrutta milioni di persone (spesso giovanissime) costringendole a vivere più o meno come schiavi: http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo4d_07/gruppoB/fabbriche_lager_cinesi.htm. Perchè il prodotto finale è ignobile. Perchè innesca una reazione a catena secondo la quale le aziende del mio paese spostano la produzione in Cina chiudendo le fabbriche locali creando disoccupazione etc etc. Il discorso è molto ampio e sfocia nella Geopolitica, nella Globalizzazione, nella schiavitù che le Banche hanno dato alla nostra epoca! Ma perchè in Italia se dico: “il made in China fa schifo” qualcuno mi risponde: “ma che ti hanno fatto quei poveri cinesi?”

  • Io penso che per i bambini, che sono gli utilizzatori finali di quei prodotti, non sia tanto importante il giocattolo in sè, quanto il gioco. Se una macchina radiocomandata si rompe, il bambino può far finta che funzioni, con la sua immaginazione. Se un Walkie talkie non funziona, il bambino può parlare nella stessa stanza con un famigliare o un amichetto, facendo finta di essere separato dall’interlocutore da una distanza di kilometri. Il carretto con le ruote fatte con i cuscinetti delle lavatrici non era mica dotato di un motore elettrico, ma probabilmente Claudio, quando ci giocava, immaginava che ne avesse uno con prestazioni supersoniche. La truffa di un giocattolo difettoso è percepibile solo dal genitore che giustamente ragiona in termini di convenienza, qualità e rapporto qualità-prezzo. La cosa che si potrebbe fare, sendo me, è cercare di non far percepire al bambino di aver ricevuto un “pacco”, lasciando che si goda la sua infanzia, tanto, purtroppo, non mancheranno occasioni nella sua futara vita di giovane adulto per sperimentare le bizzarrie del consumismo e le insidie dell’obsolescenza pianificata nei prodotti.  

    • mis embra un discorso delirante. Funzionerebbe se stessimo parlando di cose che ci ritroviamo lì e seguissimo la giusta linea di pensiero di non sprecare nulla. Ma qui stiamo parlando di qualcuno che ti vende (e quindi ti fa pagare fior di solid) qualcosa che costa perché va con il telecomando.
      Se vogliamo lavorare di immaginazione mi va benissimo, ma stiamo parlando di un’altra cosa.

    • mis embra un discorso delirante. Funzionerebbe se stessimo parlando di cose che ci ritroviamo lì e seguissimo la giusta linea di pensiero di non sprecare nulla. Ma qui stiamo parlando di qualcuno che ti vende (e quindi ti fa pagare fior di solid) qualcosa che costa perché va con il telecomando.
      Se vogliamo lavorare di immaginazione mi va benissimo, ma stiamo parlando di un’altra cosa.

    • mis embra un discorso delirante. Funzionerebbe se stessimo parlando di cose che ci ritroviamo lì e seguissimo la giusta linea di pensiero di non sprecare nulla. Ma qui stiamo parlando di qualcuno che ti vende (e quindi ti fa pagare fior di solid) qualcosa che costa perché va con il telecomando.
      Se vogliamo lavorare di immaginazione mi va benissimo, ma stiamo parlando di un’altra cosa.

    • E’ ovvio che se un nonno o un genitore sapessero a priori che un giocattolo è difettoso non lo comprerebbero, ma visto il dilagare di prodotti di scarsa qualità o si sta attenti nella scelta o si chiude un occhio oppure ci si fa cambiare l’articolo, se possibile, oppure ancora si potrebbe scegliere di acquistare giocattoli più semplici e meno sofisticati per evitare delusioni. 

      Questo è solo un mio punto di vista, non voglio, ne sono nella posizione di insegnare niente a nessuno. Certo è una cosa odiosa che mettano in commercio prodotti difettosi, ma non lo possono essere tutti su scala globale, per esempio i miei cugini non hanno avuto problemi con i regali (almeno non ancora).

  • Ciao Claudio (e lettori del blog),

    vorrei portarti la mia piccola testimonianza …. innanzitutto, perché delocalizzare (Cina, India, Cecoslovacchia, ecc. ecc. poco importa): perché COSTA MENO.
    A me hanno sempre detto che “se per realizzare un manufatto hai il 50% di manodopera e il 50% di costo dei materiali allora si va all’estero (Cina ???)”.

    Fermo restando che in Cina (o in altri paesi detti “emergenti”) vengono sistematicamente calpestati i diritti civili (e non solo quelli dei lavoratori) per cui la competizione è IMPOSSIBILE non è assolutamente vero che in Cina lavorano male.
    In Cina fanno ciò che chiediamo loro.
    Se l’imprenditore chiede di realizzare degli articoli con il prezzo più basso possibile (con – quindi – livelli qualitativi penosi) in modo da aumentare gli utili i cinesi lo fanno (naturalmente mantenendo inalterato il prezzo di vendita in Italia !!!)
    Ma sono anche in grado di realizzare oggettini all’avanguardia, come i tanto famigerati prodotti Apple !!!!
    Su cui – presumo – Apple abbia degli utili di tutto rispetto, visto il prezzo di vendita (e il costo relativo) !!!!

    Ci sono anche imprenditori che fanno realizzare i propri prodotti in Cina ma utilizzando dei criteri qualitativi “locali”, cioè con controlli di qualità pari a quelli realizzati nel paese d’origine.

    Il problema è che qui – in Italia – FORSE ci vogliono guadagnare un po’ troppo ….

    Alcuni anni fa ho acquistato su Amazon.com in USA dei giocattoli per i miei figli.
    Tutti rigorosamente FISHER PRICE. Tutti rigorosamente fatti in Cina.
    Tutti rigorosamente IDENTICI a quelli in vendita in Italia.

    NON essendo possibile l’acquisto e la spedizione in Italia (direttamente) li ho fatti recapitare ad una mia amica negli States la quale ha provveduto poi ad inviarmeli.

    Risultato: contando le spese di spedizione (che ho pagato io) e i diritti doganali (che comunque ti fanno pagare) li ho pagati la META’ di quanto li avrei pagati acquistandoli IN OFFERTA nei centri commerciali che li scontavano già o li proponevano in offerta !!!!

    Lo scorso anno ho acquistato un TV LED da 40″ SAMSUNG in Francia.
    L’ho pagato (spese di spedizioni comprese) 1/3 in meno del miglior prezzo che avevo trovato nelle catene on-line italiane di elettronica in offerta.

    Quel che ti ho sopra citato è tutt’ora funzionante perfettamente.

    Al contrario, altri prodotti “no brand” ricevuti dai miei figli come regali ed acquistati nei centri commerciali a prezzi “competitivi” si sono “demoliti” dopo pochi giorni di utilizzo.
    Tutti – rigorosamente – fatti in Cina, naturalmente.
    Ho provato a ripararli ma era praticamente impossibile, circuiteria elettronica fatta con rifiuti e meccanica inesistente.
    ESATTAMENTE come i giocattoli di tuo figlio ….

    Cercando nei miei vecchi giocattoli ho trovato “Simon”, quel gioco con quattro quadranti che si illuminano in sequenza e che tu devi “ripetere”. Lo usavo quando ero piccolo (più di 30 anni fa). Ci ho messo le batterie, l’ho acceso e funziona !!!!
    Ora i miei figli ci stanno giocando alla grande …

    Morale: i nostri “vecchi” giocattoli erano fatti per DURARE, quelli che stanno riempiendo gli scaffali dei supermercati sono GIA’ SCADUTI nel momento in cui li acquisti.
    Sono TUTTA APPARENZA ma NIENTE SOSTANZA …

    Io – se possibile – cerco di NON acquistare questi “giocattoli” per i miei figli.
    Ma è difficile, qualcuno – da parte dei nonni o degli amici – arriva sempre.
    E che si rivela – sempre – una delusione, un giocattolo che dura solo qualche minuto (sempreché non funzioni già da subito …)

    Ciao Claudio, Buon Anno !!!!

  • Sono uno di quelli che che non amando buttare gli oggetti semplicemente perchè guasti, prima di farlo comunque , tenta di ripararli. Molte volte gli oggetti dotati di un motore elettrico che sono plurifunzionali come i piccoli robot da cucina , presentano delle debolezze messe li proprio nei punti di maggiore sollecitazione.Se si rompe proprio li, dovete buttarlo assieme a tutti gli acessori.Spesso vengono usati sistemi di assemblaggio , che non ti permettono di sostituire per esempio una piccola parte molto importante che avrebbe un costo di fabbricazione irrisorio. La semplice lama di un mimi-tritatutto, non è sostituibile.Quando non taglia più, ti devi ricomperare la lama e anche il motore elettrico.Oggi hanno vita dura i riparatori di oggetti perchè spesso vengono assemblati in modo da rendere impossibile lo smontaggio.Viti e bulloni per esempio sostituiti da borchie e/o ribattiture. Nonostante le innumerevoli colle vendute nei supermercati del bricolage, riparare certi oggetti è di fatto reso impossibile dal sistema.Per il futuro ci sarebbe da aspettarsi l’auto “usa e getta” . Sarà forse costruita senza bulloni , non dovrai nemmeno cercare dove si trova l’asticella per monitorare il livello dell’olio motore perchè non c’è come non ci sarà nemmeno il tappo. Non occorreranno manutenzioni e se non subisce guasti e/o incidenti durante l’uso, dopo un certo numero di km, la butti via e ne ricomperi una nuova… dove? In un grande centro commerciale ovviamente.

    Spero vivamente che questo sia solo un brutto sogno

    Cordialmente Giancarlo

    • Il tuo video completa quello già pubblicato da Claudio il 15 giugno 2008 nel post “Il gene della morte”

      Ma da quella data non ho avvertito nessun minimo miglioramento (SIGH …).

  • IO AI MIEI TRE BIMBI HO “COSTRUITO” CON LE MIE MANI UN CAVALLUCCIO DI LEGNO ….MADE IN ITALY AL 100% CON MATERIALE RICICLATO DA SFRIDI DI LAVORAZIONE E AVANZI CHE SI PUO’ CHIEDERE NEL RETROMAGAZZINO DI UN QUALSIASI BRICO CENTER.
    IN PASSATO HO COSTRUITO ANCHE UN CAMION CON RIMORCHIO E UNA CASETTA… SEMPRE DI LEGNO…
    FATE ANCHE VOI LO STESSO…NON IMPORTA CHE SIANO PRECISI…NON E’ DIFFICILE…UN PO’ DI TEMPO SI TROVA E VI ASSICURO CHE I BAMBINI NE SONO MOLTO STIMOLATI DALLE FORME STRANE CHE ESSO PUO’ ASSUMERE…IL LEGNO E’ FACILMENTE LAVORABILE! MA ANCHE SOLO PEZZETTI DI LEGNO UNO SULL’ALTRO TIPO LEGO VI ASSICURO CHE CI GIOCANO TANTISSIMO E POI LI POSSONO COLORARE…TUTTO SENZA LIMITI DI FANTASIA ED A UN COSTO CONTENUTISSIMO.

  • Trovare qualcosa che non riporti “Made in China” è raro da molto tempo, per tutti i tipi di prodotti.

    L’altro mito da sfatare (o meglio pregiudizio) è che in Cina costruiscano solo schifezze.

    Anche la Apple produce in Cina eppure costano cari e i cosiddetti fan della mela li ritengono prodotti superiori…

  • Il post ricalca interamente il mio pensiero. Anche per questo Natale i nostri bambini avranno molti più giochi da buttare in discarica e meno con cui giocare.

    Mio figlio di 4 anni circa due anni fa voleva una cucina da bambini … ebbene io e mia moglie ci siamo rifiutati di comprargliene una però abbiamo deciso di autocostruirla … http://yummymummyematteo.blogspot.com/2009/10/la-minicucina.html. Questo non è sempre possibile però in ogni caso dovremmo diventare dei consumatori più responsabili non solo nei giochi.

  • http://www.youtube.com/watch?v=BHk8wW_DEbI

    Guardate questo stupendo documentario sull’obsolescenza programmata. è sottotitolato in Italiano, vi dico solo che in Spagna lo hanno passato in prima serata sulla televisione nazionale (la nostra raiuno). Noi al massimo a quell’ora abbiamo Martufello e le veline..

    Ve lo consiglio vivamente per capire meglio di cosa stiamo parlando in questo post ed intravedere il tragico disegno strisciante che c’è sotto..

     

    ciao ciao

     


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