FUMUS DISTRATIONIS, la verità della Giunta su Cosentino


Nicola Cosentino non va in galera. Sui quotidiani di oggi troverete i resoconti approfonditi delle strette di mano, dei batti-un-cinque, dei baci e degli abbracci del Parlamento all’onorevole di Casal di Principe. Nient’altro. Se per caso voleste cercare di capire di cosa non hanno discusso ieri alla Camera, nessuno si premunirà di raccontarvelo.
I fatti non sussistono, nel senso che è come se non esistessero proprio. Chi dice che c’è il fumus persecutionis, chi dice che è una vergogna: nessuno entra nel merito. Ma è proprio il merito che dovrebbe interessare ai cittadini. E’ il merito che consente all’opinione pubblica di prendere una posizione, non certo il vergognoso clima da stadio con il quale un Parlamento ridotto a clacque da avanspettacolo ha accolto  l’esito del voto in aula, certificando una presa di posizione assunta sulla base degli interessi dei partiti, non su quelli degli italiani. Perché delle due l’una: o Cosentino doveva essere arrestato, e in quel caso non ci sarebbe stato nulla da festeggiare, o Cosentino non doveva essere arrestato, e questo significa che la magistratura, in un numero consistente di giudici e di organismi come il Tribunale del Riesame, è viziata dal fumo della persecuzione, e ci sarebbe stato da festeggiare ancor meno. La riprovevole esibizione di corporativismo cui abbiamo assistito, identica alle esultazioni per una vittoria sportiva, non è altro invece che un’autocertificazione di appartenenza alla casta. E’ come se i parlamentari avessero detto agli italiani: “Signori, noi proteggiamo noi stessi, le nostre alleanze politiche, la nostra stessa esistenza come organismo autonomo e indipendente dai cittadini, dai loro interessi ad avere un Parlamento privo di ombre e dubbi. Di voi, insomma, non ci interessa un bel niente”.Se il voto fosse stato espressione dei contenuti dell’accusa, i toni sarebbero stati alquanto diversi. A cosa serve una Giunta per le Autorizzazioni che valuta le richieste della magistratura, se poi le sue conclusioni vengono ignorate per questioni di mera convenienza politica? Marilena Samperi, la relatrice della Giunta in aula, è stata molto chiara: “gli indizi di colpevolezza nei confronti dell’onorevole Cosentino sono gravi e riscontrati“. Come è possibile dunque ignorare sia gli indizi che le conclusioni, allo scopo di perseguire l’obiettivo per nulla attinente di sconfiggere l’ala dei maroniani e rinsaldare un fronte di alleanze utile in vista di possibili elezioni a Giugno? Quale distanza immensa si è frapposta tra gli elettori e le mitologiche arche del potere che, grazie al patto di rappresentanza stretto con i primi, veleggiano come il vascello fantasma dell’Olandese Volante, lassù tra le nuvole, ormai prive di qualunque ancora terrena?
Forse per questo i giornali si concentrano sui risultati del voto e sul trenino dei festeggiamenti, tralasciando di spiegarvi su cosa la Camera ha davvero votato ieri. Se l’opinione pubblica si concentrasse sulla relazione della Giunta, anziché sui tristi giochi di palazzo, forse l’indignazione troverebbe finalmente un varco per montare.
Allora, in questo irrespirabile fumus che non è persecutionis, ma distrationis (dal latino maccheronico), la relazione Samperi l’ho cercata io. Si trova a pagina 32 del corposo PDF contenente gli atti della seduta n.569, quella di ieri. Leggetelo e fatelo leggere: parla da solo.

LA RELAZIONE SAMPERI

Perché la Giunta per le autorizzazioni pensa che Cosentino debba essere arrestato?


 Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la brevità del tempo a mia disposizione a fronte di un’ordinanza cautelare molto complessa mi impone di darla per letta e adesso la riassumerò brevemente.L’inchiesta napoletana si inserisce in un quadro socioeconomico e politico assai degradato dove impera la camorra, quadro peraltro ben noto al Parlamento per essere stato rappresentato nel documento conclusivo della Commissione di inchiesta sulla mafia votato all’unanimità nel 2008. Il contesto è quello delle relazioni tra il ceto politico operante nel comune di Casal di Principe e l’organizzazione camorristica dei casalesi, un’osmosi – come si afferma nell’ordinanza – che genera effetti patologici nei settori più rilevanti della vita sociale e politica di quel territorio: quello elettorale, quello economico, e quello istituzionale.Intorno a questo intreccio si muovono enormi interessi economici che si saldano con quelli dei politici nel momento elettorale. I principali protagonisti dell’inchiesta in esame, secondo l’autorità giudiziaria, sono l’allora sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano, i fratelli Corvino, Nicola Di Caterino, prima funzionario dell’ufficio tecnico di quello stesso comune e successivamente promotore della realizzazione della costruzione del centro commerciale Il Principe.Il Corvino insieme a Cipriano Cristiano e a Di Caterino, tutti imparentati tra di loro e tutti inseriti nel tessuto amministrativo di Casal di Principe, intendono costruire un centro commerciale, ma il terreno non ha i requisiti richiesti per l’edificabilità e occorre un ingente finanziamento. L’iniziativa è volta in effetti a favorire il clan dei Casalesi e segnatamente le famiglie Schiavone e Russo. La mafiosità dell’iniziativa economica è certificata da un imponente quadro probatorio. La realizzazione del centro e i reati commessi per realizzarlo risultano essere finalizzati ad agevolare gli interessi del clan camorristico cui in definitiva, al di là del paravento della società a responsabilità limitata la Vian, il centro stesso era riferibile.
L’attività di indagine compiuta ha permesso di ricostruire le molteplici condotte illecite concernenti il rilascio del provvedimento di autorizzazione compiute nel corso della lunga e articolata procedura amministrativa che nel 2007 ha portato al rilascio del permesso per costruire: un permesso palesemente irregolare non solo perché si attesta falsamente che la Vian è già proprietaria del terreno ma anche perché adottato in difformità da quanto previsto nel piano regolatore generale. L’altro grosso ostacolo alla realizzazione dell’investimento consiste nella necessità per la Vian di ottenere un finanziamento legale. Si tratta di un affidamento fortemente a rischio perché richiesto in violazione di tutte le prescrizioni imposte dalla Banca d’Italia al fine di evitare infiltrazioni mafiose. Il ricorso al finanziamento ponte bancario è però indispensabile per dare all’operazione un’apparenza lecita. Ma la concessione del finanziamento bancario è quasi impossibile per l’impresa richiedente proprio perché avrebbe dovuto offrire solide garanzie, la dimostrazione di un consistente movimento di affari, una struttura produttiva funzionante. Al contrario la Vian aveva un capitale sociale di diecimila euro, nessun giro di affari, una fideiussione palesemente falsa a fronte di un investimento complessivo di 40 milioni di euro.
Ciò che viene contestato all’onorevole Cosentino sono proprio due interventi che si rileveranno determinanti per l’avvio del progetto di costruzione del centro commerciale Il Principe e che faranno superare resistenze altrimenti insuperabili. Uno riguarda il rilascio dell’autorizzazione amministrativa, l’altro il finanziamento bancario da parte di Unicredit per 5,5 milioni di euro. Mario Cacciapuoti, dirigente dell’UTC di Casal di Principe che avrebbe dovuto rilasciare il permesso a costruire, era interessato ad ottenere un appoggio politico per garantirsi il rinnovo dell’incarico al momento della scadenza. L’ordinanza del GIP, confermata dal tribunale del riesame sulla scorta di dichiarazioni, intercettazioni telefoniche e ambientali, considera provato l’avvenuto scambio corruttivo tra Mario Cacciapuoti e gli altri indagati avente ad oggetto lo scambio tra la riconferma al posto di dirigente dell’UTC dello stesso Cacciapuoti e gli illegittimi atti amministrativi relativi al costruendo centro commerciale.
Cipriano Cristiano pone all’onorevole Cosentino la nomina del Cacciapuoti come condizione essenziale. E Cacciapuoti, nel luglio 2006, viene rassicurato dallo stesso Cipriano, dopo un incontro con l’onorevole Cosentino, che tutto è a posto. Effettivamente Mario Cacciapuoti sarà nominato dirigente dell’UTC. Trovano così riscontro le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Raffaele Piccolo, Francesco Della Corte, Vargas, che individuano nell’onorevole Cosentino il referente politico di questa iniziativa.
Il secondo intervento contestato all’onorevole Cosentino è quello intervenuto sull’Unicredit per favorire l’erogazione del finanziamento in favore della Vian. Tale affidamento, basato su una fideiussione apparentemente concessa dal Monte dei Paschi di Siena e invece acquistata dal mediatore Flavio Pelliccioni in cambio di rilevanti somme di denaro e assegni postdatati, era, come si dice negli atti, palesemente falso, come risulta poi dai documenti sequestrati presso Unicredit. Il 14 febbraio 2007, una settimana dopo l’incontro tra l’onorevole Cosentino e i funzionari della filiale di Unicredit, Di Caterino ottiene il finanziamento. I riscontri sono costituiti da relazioni della polizia giudiziaria, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, accertamenti bancari, intercettazioni e documenti sequestrati.
Il GIP prima ed il giudice collegiale successivamente concordano nel ritenere che l’erogazione del finanziamento ha ricevuto l’avallo dell’onorevole Cosentino, che ha accettato di recarsi personalmente nell’oscura filiale romana dell’Unicredit per fornire garanzie politiche che fossero più affidabili di quelle economico-finanziarie, assolutamente inesistenti.
Sul fumus: dai fatti narrati emerge che gli indizi di colpevolezza nei confronti dell’onorevole Cosentino sono gravi e riscontrati, ma se ciò non bastasse, la pronunzia del tribunale del riesame avverso il ricorso proposto dall’onorevole Cosentino costituisce la pietra tombale su ogni e qualsiasi ipotesi di fumus persecutionis, giacché viene chiarito come la magistratura napoletana, ora nelle vesti del giudice per le indagini preliminari, ora nella veste del tribunale collegiale, esamina esclusivamente elementi oggettivi raccolti dagli inquirenti e non mostra alcuna animosità soggettiva nei confronti del collega Cosentino.
Concludo, signor Presidente: si deve quindi escludere che l’onorevole Cosentino possa essere considerato un perseguitato politico ed è per questo che la Giunta, nella sua maggioranza, chiede all’Aula di poter autorizzare la richiesta fatta dai giudici.

18 commenti

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  • Perchè pubblicate solo la relazione di maggioranza? Perchè non mettete in evidenza le debolezze di questa relazione?

    Alcuni esempi? Bene:

    viene utilizzata la parola “oscura” riferito alla sede dell’Unicredit. Questo rappresenta l’espressione di una valutazione personale che non dovrebbe affatto comparire in una relazione parlamentare che, al contrario, deve limitarsi a considerare ed esprimere i fatti. L’altra osservazione è riservata ai riscontri: da quando le relazioni della Polizia sono dei “riscontri”? Da quando incalliti delinquenti che opportunisticamente si pentono (???) sono da considerarsi riscontri? Da quando intercettazioni, ancorchè ottenute senza richiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza, sono riscontri senza che ne venga rivelato e contestualizzato il contenuto? Da quando un estratto conto corrente che certificherà l’effettiva erogazione di un prestito costituisce la prova dell’intervento di qualcuno affinché lo stesso fosse concesso?

    e ancora

    identikit, fattuale e oggettivo, del presidente del tribunale del riesame che chiede l’arresto dell’onorevole Nicola Cosentino. Sto parlando del dottor Nicola Quatrano, abbastanza noto alle cronache in quanto, all’indomani del vile assassinio del professor Massimo D’Antona, subito dopo le quattordici pagine di rivendicazioni delle BR, da un computer partì un messaggio delirante di sostegno alle azioni delle stesse BR; la polizia postale individuò quel computer e rivelò che esso apparteneva al giudice napoletano Nicola Quatrano, il quale si giustificò dicendo: non sono stato io, è stato mio figlio, che ha dodici anni. … Lo stesso magistrato, il 17 marzo 2001, partecipa, insieme ai no global, ad un corteo che mette a ferro e fuoco Napoli ed ai giornalisti dichiara, ancora una volta, che si trova lì per accompagnare i figli. Concludo col dire che il 7 luglio 2009, in un convegno pubblico, lo stesso magistrato Quatrano afferma che l’unico modo per opporsi alla legge sulla clandestinità è la disobbedienza civile. Questo sarebbe un esecutore delle nostre leggi…

    Di cosa stiamo parlando? Siete proprio faziosi e su questo i RISCONTRI sono EFFETTIVI e CONCORDANTI!!!

    • ok, mi sono tornate le parole…

      1° quello che da’ fastidio allo stomaco e’ il tifo da curva nord degno della peggiore repubblica delle banane

      2° se nel nostro ordinamento giuridico e’ prevista una giunta per le autorizzazioni a procedere, si pensa che abbia studiato le carte minuziosamente prima di pronunciarsi, altrimenti se mettiamo tutto in discussione e’ finita, non riusciremo mai ad uscire da questo pantano.

      3° ma pensiamo veramente che circa 500 “onorevoli” abbiano letto le carte inviate dalla procura e che non abbiano votato in base ad altri interessi di parte?

  • La verità è che Cosentino è stato salvato dal Parlamento perchè Berlusconi minacciava di staccare la spina al Governo se non fosse stato così.. a questo punto nessuno della coalizione che appoggia il Governo Monti aveva interesse ad andare alle urne e l’inciucio  è servito

  • Credo che di gente indignata ce ne sia molta, peccato non sia visibile quanto le dichiarazioni dei poiltici e quelle dei giornalisti.

     

    In merito alla vicenda, una delle questioni fondamentali è: “Se Cosentino non va in galera, non dovrebbero andarci nemmeno gli altri imputati collegati alle stesse indagini.”

    Quindi si pone una questione sull’arresto preventivo, o vale per tutti o non vale per nessuno. Ma a quanto pare i politici non si preoccupano di questo punto. Per loro la persecuzione esiste esclusivamente se sei un politico, se fai parte di quel sistema. La realtà sembra dimostrare che i perseguitati veri siamo noi. Chi vota contro l’arresto preventivo dovrebbe farsi promotore di una legge in materia che lo impedisca, altrimenti è un GARANTISMO ANTICOSTITUZIONALE, in piena violazione dell’art.3.

    Come ha ribadito Travaglio a Servizio Pubblico, questa storia non regge, perchè tra i parlmentari che hanno votato contro l’arresto ce ne sono, per una questione di numeri, tanti che hanno votato per la legge che prevede il CARCERE PER GLI IMMIGRATI, considerando in tal modo più grave essere uno straniero su suolo italiano che un presunto MAFIOSO con legami alla criminalità.

    Ma vale anche la voce di Saviano, che insinua il dubbio dell’uccellino, ovvero se questo Cosentino finiva in galera, poi saltavano fuori cose tropop scomode per molti parlamentari…

    In questo quadro unico in europa, si capisce che i nemici da combattere sono forse troppi, siamo circondati da organizzazioni criminali, lobby, gruppi bancari, in un misto micidiale, somministrato alla popolazione meno sovversiva e rivoluzionaria dell’occidente.

     

     

     

     

  • Il parlamento (con la p minuscola) italiano è l'unico, nel mondo occidentale,
    che può fottersi allegramente delle richieste della magistratura. la quale
    NON dovrebbe avanzare richieste di arresto, ma semplicemente ESEGUIRLE,
    essendo, SECONDO LA COSTITUZIONE ITALIANA, tutti i cittadini uguali
    di fronte alla legge. Pazienza, da ieri si è aggiunto un candidato alla forca! 
  • Vorrei far notare a che cosa ci si deve ridurre per ottenere credito in banca oggi… le banche creano denaro tramite false scritture contabili e poi… che garanzie vorrebbero ? Non gli basta di non finire MAI in galera ?

  • PokeChubby ha scritto :
    Adesso dobbiamo chiedere le dimissioni dei magistrati che fanno giochi politici. In più  li dobbiamo denunciare per diffamazione. Aggiungiamo anche l’alto tradimento perchè tramano contro lo stato. Naturalmente ci uniamo in una class action perchè come cittadini di questo stato siamo danneggiati e vogliamo un risarcimento morale e anche il danno biologico dato che mi è venuta la gastrite al solo pensiero che alcuni faziosi magistrati possono minare le basi della democrazia togliendomi la libertà.  

    Per Napolitano astenersi tutti, prego. Sia mai che risvegliate dal torpore tremendo, durato oramai oltre ogni limite canonico..) il suo Senso del Dovere VERSO IL POPOLO!! e la responsbilità della Sua Carica VERSO LO STATO!!

    Burattino o spettatore passivo (o, peggio, inerme..)?

  • Caro ByoBlu, vorrei rispondessi a queste semplice e, forse, ingenue domande:

    Ma..perchè è necessario carcerare Cosentino, o qualunque altro personaggio, se ormai le indagini sono state fatte e si riferiscono a reati commessi quattro anni orsono?    e ancora:

    Dal fatto che l’ imputato non sia incarcerato, quali azioni vengono impedite o limitate alla Magistratura?

    Mi sono appena iscritto al tuo Blog , ma lo seguo con interesse da un po’ di tempo.

    Complimenti vivissimi

                                               Lorenzo

  • Lopa58 ha scritto :
    Caro ByoBlu, vorrei rispondessi a queste semplici e, forse, ingenue domande: Ma..perchè è necessario carcerare Cosentino, o qualunque altro personaggio, se ormai le indagini sono state fatte e si riferiscono a reati commessi quattro anni orsono?    e ancora: Dal fatto che l’ imputato non sia incarcerato, quali azioni vengono impedite o limitate alla Magistratura? Mi sono appena iscritto al tuo Blog , ma lo seguo con interesse da un po’ di tempo. Complimenti vivissimi                                            Lorenzo

  • il declassamento del rating italiano e francese sopraggiunge, con cronometrica puntualità, il giorno seguente alla votazione su Cosentino e alla dichiarazione di inammissibilità dei referundum elettorali.

    è un caso?

    vuol dire che le agenzie di rating fanno politica?

    e se fosse, sarebbe un male?

  • Come si fa a pensare che ci possa essere qualcosa di losco in un incontro casuale tra l’on Nicola Cosentino detto Nick “o mericano”, il Presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro meglio conosciuto come giggino a purpetta e  l’imprenditore Nicola Di Caterino, cugino suo malgrado di due potenti capiclan come i fratelli Giuseppe e Massimo Russo,(mancava solo “Totò u curtu”) avvenuto a Roma nei pressi della sede dell’unicredit.

    I giudici della Procura antimafia di Napoli che indagano sul riciclaggio, attraverso attività imprenditoriali, dei capitali appartenenti ai clan camorristici di Casal di Principe. Riciclaggio che, secondo le ipotesi dell’accusa Cosentino avrebbe favorito quando ancora ricopriva l’incarico di sottosegretario all’Economia con delega al Cipe nel governo Berlusconi, facendo pressioni sui funzionari dell’Unicredit affinché sbloccassero la pratica relativa a un prestito di cinque milioni e mezzo di euro in favore dell’imprenditore Nicola Di Caterino.

    Guarda cosa deve sentirsi dire un galantuomo solo perché viene fotografato con alcuni conoscenti che non vedeva da tanto e con i quali quel giorno ha scambiato solo quattro chiacchiere.

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