La grande colata di cemento

L’ECOMOSTRO di ARBUS, in Sardegna (guarda il video)

 

 articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

L’importante è chiedersi quale paese vogliamo consegnare ai nostri figli e agire di conseguenza. È scontato: tutti risponderanno di voler consegnare un paese migliore. Ma questo, in concreto, cosa significa? Un paese migliore è soltanto quello con uno spread più basso o con un Pil più alto? Oppure un  paese che abbia un’alta competitività industriale? A mio avviso, un paese migliore è banalmente un paese in cui si vive meglio, ovvero in cui si è più felici. Perché in fondo è questo l’obiettivo principale che ogni società persegue: la ricerca della felicità. E la qualità dell’ambiente in cui si vive fa sicuramente parte del percorso.
Eppure non mi sembra che l’Italia si muova in questa direzione. E non è una questione di destra, di sinistra o di sobrietà. Si tratta di cultura: la salvaguardia del nostro straordinario patrimonio ambientale è soprattutto un atteggiamento culturale che dobbiamo assumere e di cui invece continuiamo a infischiarci. Salvo poi indignarci di fronte alle tragedie che puntualmente scaturiscono dalla terra ferita, in seguito alle scelte sbagliate in materia di ecologia e di sviluppo, di sfruttamento del suolo e di speculazione edilizia.
Secondo il Wwf “il cambiamento climatico che influisce sull’intensificarsi dei fenomeni critici è provocato per il 95% dalle attività umane”. Quindi se le notizie di alluvioni, frane, slavine e smottamenti sono sempre più frequenti, la colpa è nostra. Ogni giorno, in Italia, il cemento fagocita qualcosa come 75 ettari di terreno agricolo. Queste sono le cifre (al ribasso) denunciate dal report di FAI e WWF ITALIA: Terra rubata. Settantacinque ettari al giorno significa che ogni anno in Italia scompare una superficie pari a quella di settemila Piazze San Pietro. Ogni giorno, da 60 anni a questa parte, spuntano 207 edifici abusivi: il 17% del totale delle nuove costruzioni. E sono oltre 4,5 milioni gli ecomostri che sono stati costruiti nel nostro paese nella sua storia repubblicana. Tanto poi c’è il condono. Ecco il raffronto visivo tra il suolo urbanizzato degli anni ’50 e quello odierno.

Consumo di suolo in alcune regioni italiane byoblu byoblu.com

Certo, la religione dello sviluppo porta a questo. E noi, in questi anni, ci siamo indiscutibilmente “sviluppati”. Ma se invece di ragionare secondo l’ottica dello sviluppo provassimo a ragionare secondo l’ottica del progresso, il discorso cambierebbe? Il progresso, infatti, non è soltanto quello economico e industriale, ma è anche quello culturale, sociale e ambientale. È un concetto molto più vicino a quello della ricerca, infinita ma progressiva, della felicità. Siamo davvero più felici ammassati in quartieri claustrofobici dove spesso anche la luce del sole non si azzarda ad entrare, in città sempre più estese dove la natura è una cartolina racchiusa in piccoli e sporchi francobolli che chiamiamo parchi? La cementificazione senza ritegno non soltanto rende le nostre vite meno sicure, calpestando le più elementari leggi della natura ed aumentando il rischio di dissesto idrogeologico, ma ci condanna anche ad una spesa folle senza alcun vantaggio di ritorno. Continuiamo a dissanguare le nostre casse in una serie infinita di ristrutturazioni, ma non investiamo mai nella prevenzione, attività molto più conveniente.

Area cementificata entro il 2020 Italia cementificazione urbanizzazione Claudio Messora Byoblu Byoblu.com

Secondo uno studio del 2010 del Ministero dell’Ambiente (e non degli ecologisti estremisti o no-global), “il fabbisogno necessario per la realizzazione degli interventi per la sistemazione complessiva delle situazioni di dissesto su tutto il territorio nazionale è stimato in circa 40 miliardi di euro”. Cifra ragguardevole, è vero, e in tempi come questi si potrebbe dire che ci sono ben altre priorità. Ma lo stesso studio, poco più avanti, precisa che la spesa dello Stato “per le attività di emergenza” si aggira “mediamente tra 2 e 3,5 miliardi di euro all’anno. La spesa per la prevenzione, invece, è stata in media di 250 milioni l’anno. Per ogni milione speso per prevenire, ne abbiamo spesi 10 per riparare i danni della mancata prevenzione”. Questo modello, dunque, basato sul miope intervento a posteriori, ci costa infinitamente di più di quanto non ci costerebbe intervenire con anticipo. E soprattutto, non risolve il problema.
Sconcertanti, infine, sono anche i dati che emergono spulciando nel bilancio del 2011 della Protezione Civile. Su 1.897.972.867 di euro (quasi 2 miliardi!), l’81% è stato destinato a interventi di ricostruzione, riparazione e organizzazione di Grandi Eventi, e meno del 13% per la prevenzione e la previsione delle emergenze.
E questa, dunque, l’Italia che vogliamo, la stessa che dipingeva Rino Gaetano oltre trent’anni fa? Ed è questa, per riallacciarsi al nostro discorso iniziale, l’Italia che intendiamo consegnare ai nostri figli?

Valerio Valentini

16 commenti

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  • carissimo  .a mio avviso per contrastare la cementificazionebisogna incentivare la ristrutturazione:ma non solo quella legata al settore edile ma sopratutto quello mentale.Mi spiego noi stiamo parlando dell Italia non ISlanda,piena di borghi, piccoli paesi e centri storici con tantecase sicure,naturali,,- con animo e disabitate.Invece il nuovo tutto cemento,collanti rasanti e niente di naturale ma come si fa

     

  • Oggi come sempre mi chiedo perchè casa mia debba avere la caldaia sempre accesa e i russi, Scaroni, ecc. debbano fare rafting con i nostri soldi.

    Progresso è la patente elettorale a punti, una casa efficiente e rispettosa dell’ambiente, tutti i treni puliti e puntuali che non si fermano con un po’ di ghiaccio, connessi alla rete. Sanità per tutti gratuita. Istruzione gratuita. Praticamente la stessa rotta che stiamo percorrendo noi, peccato che il senso sia opposto.

     

    • Condivido !

      Posso aggiungere un parlamento pulito? Gare d’appalto trasparenti ? Equita ? Libertà d’espressione ? Case antisismiche ?

  • Quella che emerge, come al solito, è una Italia governata da gente che ha come

    interesse principale, l’arricchimento personale e dei loro sodali, a scapito

    di tutto il resto.

    Solo il  fallimento totale di questo Paese, può dare la speranza,che dalle ceneri

    possa nascere una società migliore.

  • Non è in tema con il post, ma per certi aspetti anche si, c’è  il pericolo che l’arroganza politica pertinente a certi territori si allarghi a livelli europei.

    In Europa sta circolando un video  postato dal movimento civile tedesco “Zivile Koaltion” che è reperibile in inglese e in tedesco in questo sito     http://wn.com/ESM , in cui si contesta il  “contratto”  relativo al fondo europeo salva-stati “ESM”  perché  prevede un organo direttivo le cui regole sono contro i principi costituzionali della democrazia e della sovranità dei cittadini.   

    Se l’hai già visto ho l’hai già precedentemente pubblicato, non è tempo sprecato ricordarlo e mantenerlo “attuale” ci riguarda tutti:  

    http://wn.com/ESM

  • Concordo con l’autore dell’articolo. In parole povere con lo sviluppo, la tecnologia, la scienza, l’infrastruttura, non vogliamo altro che vivere più a lungo e meglio, ed è appunto questa “banale” ricerca della felicità di cui parla. Ma purtroppo chi risente più tutta l’innovazione è il nostro ambiente, ma, è più importante guadagnare quindi chiudiamo gli occhi e andiamo avanti affinché si può… Complementi dell’articolo molto semplice e puntuale.

    Saluti di Enrica Prestiti

  • Valerio Valentini :

    L’importante è chiedersi quale paese vogliamo consegnare ai nostri figli e agire di conseguenza

    Vogliamo consegnare ai nostri figli una Italia in mano alle banche, multinazionali e ai petrolieri, vogliamo consegnare una Italia con posti di lavoro non noiosi,non monotoni, pensioni ridotti alla miseria, una Italia privatizzata…

    Potrebbe essere la risposta di Monti & Co. per la tua domanda    

     

  • condivido il pensiero dell’articolo.

    ma noi non eravamo una economia fondata sul rurale?? se cementifichi, poi non torni più indietro, e a me fa arrabbiare parecchio!

    se noi rimanevamo rurali e producevamo materie prime come ad esempio cibo, non ci fregava un accidenti se mezzo mondo andava in crisi!!

    chi è stato a far credere al contadino che viveva meglio se puntava a diventare un brooker???, maperfavore 100 volte meglio tra i campi che seduti ad una scrivania, dove al 100% ti verra una ernia al disco! in danimarca producono l’80 dei pomodori d’europa, scusate la danimarca?? la sicilia allora cosa dovrebbe fare???

    perche’ ci devono essere le quote latte , e poi ne importiamo dal 10 al 20 %

    perche’ l’olio non lo produciamo con le nostre olive ma ne importiamo un 50 % spagnolo per miscelarlo al nostro,trattato dalle olive cadute a terra…

    ok che la russia è vasta ma perche’ produce grano per tutta europa e noi non siamo capaci di arrivare al fabbisogno nazionale?

    e mille altre cose!

    io poi a volte mi annoio a leggere o ascoltare crisi, pil ,speread e compagnia bella, quando la soluzione è più banale di quello che pensiamo, alla fine mi viene in mente celentano , lui lo diceva anni e anni fa…

    • Condivido in pieno!

      E oltretutto (visto che al momento sono impiegato in ufficio) posso confermare quanto io e chi mi sta intorno sia stato condizionato in passato dal mito del posto alla scrivania, quando invece sto scoprendo che la mia passione è quella di stare all’aria aperta in campagna…

      ma le scelte che ho fatto a 15 anni non posso dire che siano state consapevoli… e adesso mi ritrovo a voler cambiar vita!  (avete presente la canzone di Battiato “un’altra vita”)

       

  • Alerighini ha scritto :
    condivido il pensiero dell’articolo.ma noi non eravamo una economia fondata sul rurale?? se cementifichi, poi non torni più indietro, e a me fa arrabbiare parecchio!se noi rimanevamo rurali e producevamo materie prime come ad esempio cibo, non ci fregava un accidenti se mezzo mondo andava in crisi!!chi è stato a far credere al contadino che viveva meglio se puntava a diventare un brooker???, maperfavore 100 volte meglio tra i campi che seduti ad una scrivania, dove al 100% ti verra una ernia al disco! in danimarca producono l’80 dei pomodori d’europa, scusate la danimarca?? la sicilia allora cosa dovrebbe fare???perche’ ci devono essere le quote latte , e poi ne importiamo dal 10 al 20 %perche’ l’olio non lo produciamo con le nostre olive ma ne importiamo un 50 % spagnolo per miscelarlo al nostro,trattato dalle olive cadute a terra…ok che la russia è vasta ma perche’ produce grano per tutta europa e noi non siamo capaci di arrivare al fabbisogno nazionale?e mille altre cose!io poi a volte mi annoio a leggere o ascoltare crisi, pil ,speread e compagnia bella, quando la soluzione è più banale di quello che pensiamo, alla fine mi viene in mente celentano , lui lo diceva anni e anni fa…

    Straquoto tutto quello che hai scritto sopra!

  • Gli attuali ecomostri sono per lo più grossi complessi alberghieri edificati in spregio ad ogni norma paesaggistica, normalmente costruiti per lucro da costruttori, generalmente legati alle cosche,  legati a doppio filo alle amministrazioni locali.

    Funtanazza, orrendo casermone in cemento, almeno nel fine era diverso dagli altri ecomostri. Era un complesso destinato ad ospitare le “colonie” estive dei figli dei minatori di Montevecchio, che di occasioni di svago e di vedere il mare ne avevano molto poche…

  • Invito a leggere il libro di Maurizio Pallante “La Decrescita Felice”, che descrive come si può coniugare una maggiore sobrietà nello stile di vita (che non vuol dire tornare indietro…) con una maggiore qualità della stessa, maggiore felicità e migliori relazioni sociali…

    Ne trovate un ampio riassunto gratuito, capitolo per capitolo, su http://giannigirotto.wordpress.com/indispensabili/LIBRI/

  • Concordo pienamente con tutto l’articolo, bravo Valerio !

    http://www.certificatienergia.it/

    Nella mia città, ad esempio, la stragrande maggioranza delle case è categoria energetica “G”.

    • GELATE l’inverno.
    • BOLLENTI l’estate.
    • SPENDONO un patrimonio per riscaldarle.
    • INQUINANO l’ira di Dio.
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