E questa IMU sarebbe una tassa equa??

 

articolo di Roberto Pacella per Byoblu.com

Come ricorda Antonio Di Pietro quest’anno ricorre il ventennale di Mani Pulite, una inchiesta che scoperchiò il tombino di una fogna da ripulire, ma che fu abilmente richiuso da chi in quella fogna aveva allegramente sguazzato. E continua a farlo.
Quest’anno, anche se nessuno lo ricorda, ricorre tuttavia un altro ventennale, sicuramente meno appariscente ma altrettanto importante per la nostra società. Vent’anni fa vedeva la luce l’I.S.I. (Imposta Straordinaria sugli Immobili), trasformata e consolidata l’anno seguente (poiché in Italia nulla è più stabile di ciò che è provvisorio) in I.C.I., Imposta Comunale sugli Immobili.
La geniale idea venne al governo presieduto allora da Giuliano Amato. Necessaria, ci dissero all’epoca, per salvare l’Italia dal baratro in cui stava inabissandosi. Per l’occasione fu distribuito dal Ministero delle Finanze un libretto chiamato “FAI DA TE(vedi allegato 1), dove appunto veniva illustrato il modo per calcolare l’imposta. Lo stesso libretto conteneva un messaggio dell’allora Ministro delle Finanze Giovanni Goria (vedi allegato 2) con il quale chiedeva soldi agli Italiani. Giusto il tempo di chiedere il versamento dell’imposta, che l’anno dopo (1993) finì in un filone di inchiesta di Mani Pulite e rinviato a giudizio per presunte tangenti all’ospedale di Asti. Il processo iniziò l’anno successivo (1994) ma Goria non ne vide mai la fine, perché morì nel maggio dello stesso anno. Se a quel messaggio sostituiamo al nome di Giovanni Goria quello di Mario Monti, quelle parole sembrano scritte oggi. Ecco, è questa la storia che vi voglio raccontare, una storia fatta di colpevole immobilismo, che è all’origine (insieme a tante altre colpevolezze) dell’attuale difficile situazione in cui versa il Paese.
L’ I.S.I., e successivamente l’I.C.I., si calcola sulla rendita catastale, un valore monetario necessario per valutare una unità immobiliare da un punto di vista fiscale. La rendita si forma in base a dei parametri : la tariffa, che viene indicata dall’Amministrazione del Catasto (di cui tralascio il sistema di calcolo poiché è complicato), la zona censuaria, la categoria, la classe e la consistenza.
Cercando di semplificare al massimo, la zona censuaria individua una porzione di comune con caratteristiche ambientali uniformi per tipo di costruzione e per prevalente destinazione socio-economica. In molti casi è unica e coincide con l’intero comune. La categoria individua in ogni zona censuaria gli immobili con la stessa destinazione d’uso. La classe rappresenta il grado di pregio e di qualità dell’immobile. La consistenza individua la grandezza dell’unità immobiliare, che è espressa in “vani” per le abitazioni e gli uffici, in “metri cubi” per gli uffici pubblici e alloggi collettivi, in “metri quadrati” per i negozi e i box.
Va tenuto presente che il Nuovo Catasto Edilizio Urbano, così come lo vediamo oggi, nasce nel lontano 1939, per l’esattezza con il Regio Decreto Legge 13 aprile 1939, n. 652. Tutte le varie revisioni successive hanno agito soltanto sulle tariffe e non sui parametri di calcolo della rendita, che è rimasto quello originario. Capite che un tale meccanismo, nato 73 anni fa (in presenza di realtà socio-economico-demografiche del tutto diverse), non può più essere applicato all’attualità. Eppure il libretto (mi riferisco per esempio a Roma, città dove vivo e lavoro) conteneva una planimetria della città di Roma (vedi allegato 3) divisa nella varie zone censuarie, dove l’E.U.R. (quartiere molto elegante) è inserito nella stessa zona censuaria della Borgata Ottavia (zona di Roma con delle caratteristiche ambientali ed economiche completamente differenti, tanto che il nome non è casuale). Non solo: esistono al centro storico di Roma appartamenti di prestigio classificati ancora con la categoria A/4 (abitazioni di tipo popolare). Ma si raggiunge il massimo della disparità con la valutazione delle abitazioni in “vani”: una camera al centro di Roma può misurare anche 25/30 metri quadrati con altezza media di 3,5 metri, mentre la stessa camera nei palazzoni di periferia arriva a malapena a 15 metri quadrati con altezza che difficilmente supera i 3 metri. Però per il fisco valgono entrambe un vano.
Non c’è da meravigliarsi se poi si arriva a censire (vedi allegato 4 e allegato 5) un appartamento a Piazza Navona quasi quanto un appartamento al Quadraro (quartiere di Roma altamente degradato), oppure se due negozi della stessa metratura, sempre uno a Piazza Navona e uno al Quadraro, finiscono per avere una rendita pressappoco simile (vedi allegato 6 e allegato 7). A questo aggiungiamo che la stessa rendita catastale viene usata come base imponibile nelle compravendite immobiliari e in tante altre applicazioni. Direi che il quadro è completo.
Se vogliamo veramente risollevare le sorti di questo Paese, la riforma del sistema di valutazione delle rendite catastali deve essere la prima, altrimenti la parola equità rimarrà un termine senza senso evocato da chi ha tutto l’interesse a lasciare le cose come sono. Che poi, a pensarci bene, l’I.C.I. è l’unica imposta veramente federalista, perché applicata a livello comunale. Quindi fu un errore abolirla ed è un errore ripristinarla senza le necessarie modifiche. Non basta cambiarle nome in I.M.U., se poi la sostanza resta invariata.

Roberto Pacella

5 commenti

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  • Mah, io non ci capisco pressocchè nulla di rendite catastali e quant’altro….

    Ma non capisco nemmeno perchè io debba pagare per il fatto di avere una casa che mi sto pagando dopo tanti sacrifici….

    E non abito in piazza Navona…..

  • L’articolo non aggiunge niente di nuovo alla presunta polemica riguardo l’ex-ISI-ICI oggi IMU (che dovrebbe, però, comprendere anche le tasse sulla spazzatura e servizi comunali). Dico presunta perchè abbiamo tutti dimenticato che la stessa ICI è durata quasi 17 anni quando Berlusconi, nell’ultima campagna elettorale, decise, PER VINCERE quelle elezioni, di abolirla del tutto nonostante il parere negativo di Tremonti. E difatti le vinse forse più per quella promessa (l’unica mantenuta assieme alla tassa di successione anche se quest’ultima piuttosto falsa) che per tutte le altre fotocopiate dal contratto con gli Italiani sempre e del tutto disattese. Ovviamente. Dare a Monti la responsabilità della sua reintroduzione (meglio sarebbe dire: anticipazione) è, per i motivi detti prima, abbastanza puerile così come si dimentica che il TAR del lazio bocciò a suo tempo la proposta di riforma del Catasto prevista da Prodi nel 2007 se non vado errato. Quindi il difetto è sì all’origine, come ricorda l’articolo (anno 1939 e condizioni diverse da oggi), ma solo fino ad un certo punto perchè la suddivisione in zone o micro-zone operata a suo tempo aveva una sua logica che, purtroppo, tenevano in considerazione i dati presenti negli archivi UTE e non la realtà come ci appare oggi. D’altronde l’errore, a mio giudizio, è sempre stato quello che il Catasto da tempo immemorabile sia stato agganciato al ministero delle Finanze e non, per esempio, dei Lavori Pubblici oggi Infrastrutture. Quindi, anche in sede giudiziaria, era l’ultima risorsa dopo aver espletato tutti i possibili excursus previsti: valeva cioè solo ai fini fiscali. Il vano era infatti sopravvalutato come metratura (in genere 18 mq) così come le altre caratteristiche mutuate dalla disciplina antecedente al 1939 di cui l’Italia del dopoguerra era fin troppo piena oltre ad errori da parte di enti pubblici che avevano costruito o acquistato con soldi pubblici. Adesso il governo Monti sembra intenzionato a ripercorrere la strada di Prodi agganciando il tutto alla superficie convenzionale (cioè lorda) che è quella poi che paghiamo quando acquistiamo o vendiamo un alloggio qualunque esso sia. Certo in città come Roma la suddivisione in micro-zone può aver comportato delle disparità (ma stranamente ce ne siamo accorti solo ora!) sopratutto perchè oggi valgono di più le zone che non i fabbricati. Ma anche all’interno di un medesimo edificio possono convivere situazioni difformi l’una dall’altra. Un villino liberty magari anche vincolato in periferia (o anche in un quartiere degradato) può avere benissimo lo stesso valore di un palazzo nobile in centro. Non dimentichiamoci che tutti noi, comunque, abbiamo speculato anche su questa impostazione del catasto quando siamo andati a vendere la nostra casa a prezzi maggiorati rispetto al valore catastale intascando una plusvalenza non tassata, dovunque quella nostra unità si trovasse. Se guardiamo al tempo che Monti ha impiegato per formulare il primo decreto salva-italia capiamo anche che non aveva avuto a disposizione grandi margini di manovra. L’essenziale è che adesso proceda alla riforma del Catasto con buona pace della Lega che sputa sulle proprie vittorie.

  • Nessuno però ricorda che l’ICI, sulla carta, riguardava l’AREA di terreno sulla quale sorge la casa, non i PIANI (che nulla hanno a che vedere con il TERRENO) che sono costruiti sopra di esso. Invece che dividere il costo del terreno e distruibuirlo per il numero di  i piani verticali dove abitano i condomini, hanno pensato bene di MOLTIPLICARLO, come se l’aria (non l’AREA) sulla quale sorgono i PIANI sia territorio italiano… Non siamo più nel regno dell’aritmetica elementare, ma in quella dell’inganno.

    • E imbrogliano su tutto…

      A me hanno classificato come “vano” un piccolo spazio largo circa un metro e lungo circa un metro e mezzo sul quale si aprono la porta del bagno, quella della camera e una finestra. E a questo serviva, si vede benissimo anche sulla cartina che non ci starebbe enanche una poltrona.

      Ho segnalato la cosa quando ho visto contare col dito sulla cartina 1,2,3 4 spazi, cioè vani. Nonostante la segnalazione (ho dovuto prendere un giorno di ferie per andare a chiedere la modifica (me ne avevano aggiudicati 5, e sono 3) quattro me ne hanno assegnati, e il motivo era potermi mandare una cartella di arretrati da pagare, dato che legge sull’aggiornamento delle aree (anche il mio condominio era popolare, e si vedeva anche troppo bene, in un quartiere strapopolare, ma lo hanno “promosso” alla classe superiore, con relativi addebiti retroattivi.

      Giuro, se non fossi troppo vecchia per trovare un altro lavoro, me ne andrei di corsa da questo Paese…

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