Le mani sulla culla

articolo di Maria Ferdinanda Piva per Byoblu.com

 Sta per calare la mannaia sugli incentivi alle energie rinnovabili: il ministro Clini dice che bisogna ridurre i costi. Il web si accalora sull’ipotesi che le bozze del quinto conto energia siano state scritte dall’Enel (che smentisce), ma il punto fondamentale sfugge a tutti: le energie rinnovabili saranno anche care, ma il loro costo di produzione diminuisce. Invece il petrolio (cioè benzina e gasolio) è caro, continuerà ad essere caro e probabilmente sarà sempre più caro anche senza gli aumenti delle accise (che sono cari). Quindi per ottenere la crescita di cui il Professore si riempie la bocca è indispensabile ridurre la dipendenza dal petrolio, che si comporta come un vampiro nei confronti della già anemica economia. L’inquinamento e il riscaldamento globale sono fattori reali e determinanti (secondo me), ma ininfluenti rispetto all’evidenza contabile. Il beneficio vero, presente e futuro, non è tagliare le rinnovabili: è invece imparare a vivere con meno petrolio, meno gasolio, meno benzina. Che, fra l’altro, è arrivata a sfiorare i 2 euro al litro.

 

 Il problema del caro carburanti non riguarda solo coloro che partono per il ponte pasquale. Si ripercuote su tutto il sistema economico e lo ingolfa. Risucchia soldi, impedisce che vengano spesi per altro, fa diminuire i consumi. Due elementi sono particolarmente evidenti. Primo, quelli che (ancora) hanno un lavoro spesso sono costretti ad andarci in auto, a causa di trasporti pubblici scalcagnati e di scelte urbanistiche dissennate che hanno seminato capannoni e uffici in tentacolari quanto irraggiungibili periferie. Ma il pieno costa sempre di più. Secondo elemento: visto che le merci e il cibo viaggiano, (quasi) tutto ciò che si acquista “incorpora” anche il prezzo del carburante: e rincara.

 Il cibo poi – l’unico bene che davvero tutti sono obbligati ad acquistare – “incorpora” due volte il prezzo del carburante. Innanzitutto viaggia, e poi ci vuole il gasolio per far funzionare trattori, pompe per l’irrigazione, macchinari agricoli. E ci vuole gasolio per riscaldare le serre in cui maturano gli ortaggi. Così il caro carburanti drena le risorse economiche e si somma agli effetti recessivi innescati dai tagli ai servizi combinati con l’aumento della tassazione. E addio sviluppo.

 Si possono scrivere interi trattati sull’insostenibilità del modello economico e sociale “sviluppista”. Ma non è questa la sede. L’importante qui è notare una cosa: i propugnatori dello sviluppo non vedono che lo sviluppo è impossibile finché l’economia rimane legata al petrolio sempre più caro. Non vedono che il risparmio vero, presente e futuro, non consiste nel calare la mannaia sul fotovoltaico. Consiste piuttosto in trasporti pubblici efficienti e soprattutto consiste in cibo (e possibilmente anche tante altre merci) a chilometri zero. Produrre di più e importare di meno avrebbe oltretutto effetti benefici sull’occupazione. “Più occupati” uguale “più soldi in circolazione”, ovvero economia in miglioramento.

Mannò. Questi tolgono 300 milioni agli incentivi per il fotovoltaico e mentre ti raccontano che stanno salvando l’Italia, tentano di soffocarla come un bambino nella culla.

Maria Ferdinanda Piva

11 commenti

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  • A volte mi domando cosa deve succedere per far si che gli italiani si sveglino una volta per tutte,spero non una pistola alla tempia…… Fra un pò ci sono le elezioni comunali vedremo se i lamenti verranno lasciati da parte o vincerà ancora il servilismo a questi cialtroni.

  • Tu dici “produrre di più e importare di meno” giustissimo, ma:

    1. Questi che ci comandano vogliono esattamente il contrario visto che sono stati loro a creare il mercato globalitzzato;

    2. I partiti sono tutti collusi e quindi non possiamo sperare che siano loro a cambiare l’andazzo;

    e quindi?

    Se non lo fanno loro facciamolo noi:

    1. Compriamo solo prodotti italiani al 100% e lasciamo sugli scaffali dei supermercati quelli che non lo sono;

    2. Depositiamo i nostri esigui risparmi in una Banca etica, sperando che lo sia davvero;

    3. Sforziamoci di viaggiare il più possibile con i mezzi pubblici, lo so che sarà snervante ma dovrà come una forma di lotta…etc. etc.

    Loro ci stanno fregando con la globalizzazione e noi rispondiamo con l’auto-autarchia, nel limite del possibile ovviamente.

  • Dare una seria ed obbiettiva occhiata all’ e-catalyzer di rossi focardi no?

    Di quale futuro vogliamo parlare, se ogni decisione a livello politico e figlia di conflitti di interessi?

    E’ palese che ogni decisione viene presa nell’interesse di poche lobby di potere, facendo credere che è presa nell’interesse della popolazione.

    Siamo ancora a discutere, difronte a prove così evidenti?

    sconcertato…

  • Il futuro e’ un’economia basata sulle risorse. Questi politici, burocrati, finti-tecnici (i veri tecnici risolvono i problemi alla radice), sono destinati all’estinzione perche’ il loro pensiero e’ fossile.

    I sistemi socio/economici non hanno tenuto conto dello sviluppo tecnologico ed informatico, e persistono in modelli basati sulla scarsita’ delle risorse, debito e denaro. Roba da uomo delle caverne.

    Oggi un computer e’ in grado di effettuare 8.6 petaflops (8.6 miloni di miliardi di operazioni in un secondo). La maggior parte dei processi sara’ meccanizzata e informatizzata. L’uomo potra’ finalmente emanciparsi e cominciare a vivere un vita vera.

    Oggi sappiamo che ci sono risorse energetiche rinnovabili (geotermico su tutte, fotovoltaico, eolico, maree, moti ondosi) in abbondanza. Metodi di coltivazione realizzabili ovunque come l’idroponica (L’africa potrebbe risolvere tutti i problemi di fame) Non dobbiamo far altro che cambiare paradigma e cominciare ad utilizzarle, ed iniziare a costruire una societa’ moderna e realmente civilizzata.

    Esistono modelli win/win, dovremmo cominciare ad averne maggior consapevolezza http://www.youtube.com/watch?v=o4wKfoXdJz4

     

     

  • Tutto vero, appoggio a pieno l’articolo. Sono d’accordo anche con il commento di rg3 che parla di autarchia. ognuno di noi ha un enorme potere che è quello di fare delle libere scelte che possono tagliare i viveri al sistema globalizzato industriale che è il braccio armato dell’attuale finanzcapitalismo (citazione di Gallino). Invece di comprare 10 uova alla coop o alla pam per parcondicio, che sono prodotte, salvo casi specifici,  con allevamento intensivo in batteria, magari in america circondato da un bel contenitore a sua volta magari da un velo di plastica a sua volta con una bella copertina di carta stampata, che quindi creano un bel volume di monnezza e CO2, informiamoci se c’è un produttore locale che magari ci può dare prodotto più sano, senza materiali da gettare e quindi a Km 0. Abituiamoci a spegnere tutti quei cacchio di LED in casa quando usciamo, il modem wireless, l’interruttore della ciabatta, etc. Invece di prendere la macchiana per andare ovunque può bastare il bus o il treno magari…basta essere un  minimo elastici. Finchè non impariamo a non pretendere tutto e subito il sistema ci starà alle calcagna.  L’economia che misura il “benessere” con il PIL vuole che consumi tanto e comunque. Poi leggere, conoscere, informarsi, acculturarsi, crea quel bagaglio che consente di fare scelte consapevoli e indipendenti. Mi fermo qua altrimenti scrivo un libro. Ciaox

  • buone riflessioni anche se vorrei aggiungere alcuni spunti.

    Anzituttto, faccio notare che noi cittadini paghiamo sempre gli impianti di produzione energetica: che siano fotovoltaici o a turbogas, non ce li regala nessuno. E tanti soldi, infatti, abbiamo spesi in centrali inquinanti, al punto che la nostra capacità produttiva supera ampiamente la richiesta interna. In realtà, il conto energia nacque per la richiesta della comunità europea di un taglio alle emissioni di CO2, pena pesanti multe che regolarmente paghiamo.  Di qui l’idea di spendere soldi in casa per impianti a zero emissioni e risparmiare così nelle salate multe. Questi 300 milioni che toglieranno dagli incentivi, presumo, finiranno nelle casse della BCE. Con l’aggiunta della beffa che una buona fetta degli incentivi oggi stanziati, vanno nelle tasche di società che producono energia con inceneritori e centrali a biomasse che producono CO2!  Altro aspetto importante è la forma di democrazia energetica che ne deriva rispetto al monopolio tradizionale dei grandi impianti, controllato da grandi società. Produrre ognuno l’energia di cui si necessita e cedere ai vicini di casa (quindi senza sprechi causa lunghe distanze) l’energia che non si utilizza in quel momento. Usando un termine tanto attuale, si può creare una rete energetica. Questa è una visione proiettata verso il futuro.

    Quanto ai danni ambientali, suppongo che non sia semplice estrapolarli con cifre precise ma possono sfuggire all’evidenza contabile, come la chiami tu, solo se si è in malafede. Aumento di spese sanitarie, danni all’agricoltura, alla zootecnia, alla pesca sono sotto gli occhi di tutti quelli che vivono nei pressi dei moltissimi impianti presenti nel territorio.

     

  • Stamani ero ad un convegno IT su un nuovo prodotto CRM dove hanno fatto simulazioni reali collegandosi con la sede americana.Questa simulazione molto avanzata illustrava come i clienti di questa corporation interagissero col il fornitore, anche ponendo delle problematiche reali e chiedendone eventuali soluzioni.

    Ebbene, siamo incappati quasi per caso su una grossa Corporate…molto grossa,  la quale ha acceso un thread di questo tipo:

    “A seguito di una nostra recende indagine sull’andamento delle risorse energetiche  RITENIAMO  che il prezzo dell’energia elettrica ENTRO IL 2015 aumenterà di un 400%. Voi cosa pensate di fare dal punto di vista del risparmio energetico nel campo dei server e delle infrastrutture tecnologiche?”

    Lascio a voi ogni commento :-/

  • “insostenibilità del modello economico e sociale “sviluppista””

    “Produrre di più e importare di meno”

    Sono anni ormai che nel Paese manca realmente un piano energetico e che porterebbe sicuramente dei benefici occupazionali notevoli, nonché metterebbe al sicuro la bilancia commerciale, ma è anche vero che senza ristabilire l’efficienza economica prima o poi entreremmo nuovamente in difficoltà.

    Per una trattazione tecnica nel merito:

    http://coscienza-di-classe.blogspot.it/2012/02/cosa-sta-facendo-mario-monti-e-cosa.html

    Mi lascia un po’ perplesso l’enunciazione sul modello economico sociale “sviluppista”. Se per sviluppista s’intende la crescita infinita, quella che assicura la sopravvivenza del capitalismo, allora sia la teoria, sia l’evidenza empirica, vi danno pienamente ragione.

    Bisogna però sapere che nelle fondamenta del capitalismo c’è il liberismo; bisogna anche sapere che al lato opposto esiste unicamente il socialismo, che a sua volta possiamo intendere come democratico (autogestione, cooperazione, una testa un voto invece che un azione un voto), ma anche come centralizzato (nazional-socialismo).

    Se per sviluppista s’intende sviluppo sostenibile che vi contrappone alla decrescita “felice” allora non mi trovate d’accordo perché sarebbe un altro dogma, appunto, privo di qualsiasi fondamento scientifico e quindi non ragionevole.

    Io farei attenzione alle parole che si usano perché sono pietre. Vi rinvio ad un altro passaggio interessante:

    http://www.linkiesta.it/amato-la-fine-della-finanza

    cordialmente


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