A Milano la mafia non c'è, IO NIENTE SACCIO

 

articolo di Valerio Valentini per Byoblu.com

Una Regione che ha un Consiglio Regionale con il 14% dei consiglieri indagati o imputati (11 su 80), il cui ufficio di presidenza è composto da 5 persone di cui 4 indagate e in cui le analisi sugli appalti dimostrano che 17 ditte su 19 hanno legami con la ‘ndrangheta: queste è la Lombardia che si sta preparando ad ospitare uno dei più grandi cantieri d’Europa, l’EXPO.
Eppure, tutto ciò non sembra preoccupare nessuno. Il problema della criminalità e della corruzione, dopo tutto, l’Italia conosce solo un modo per affrontarlo: intervenire “dopo”, cioè inseguire il reato dopo che è stato commesso. La prevenzione non è una parola contemplata nel nostro vocabolario. Il caso della Lega è emblematico: in un partito che già nel ’92 era stato beccato con le mani nel sacco delle mazzette e che non aveva mai rinnovato la sua classe dirigente, che aveva avuto strane relazioni coi boss ‘ndranghetisti e che aveva cercato di portare i soldi a Cipro e in Tanzania, s’è infine scoperto che c’era qualcosa di irregolare nella gestione dei rimborsi elettorali. Elementare Watson? Lo stesso sgomento assalirà la gran parte di noi cittadini tra qualche anno, quando salteranno fuori tutti gli affari sporchi delle mafie e delle cricche nell’ambito dei tre cantieri più grandi d’Europa che il nostro Paese sta inaugurando: Tav, Expo, e ricostruzione di L’Aquila. Di Tav e di L’Aquila ci siamo già occupati. Ma l’Expo?
Beh, il fatto che i lavori per l’Expo verranno monopolizzati da imprese colluse con le ‘ndrine calabresi è praticamente una certezza, perché in Lombardia esistono condizioni ambientali ottimali: un mercato drogato dal denaro sporco pompato dalle cosche e un sistema di assegnazione degli appalti miope, che tiene conto soltanto del minor tempo di realizzazione dell’opera e del massimo ribasso. Tutto ciò non fa che aumentare la richiesta di mafia, ovvero la tendenza degli imprenditori a vedere nella vicinanza e nell’obbedienza ai boss calabresi un modo per ottenere vantaggi ed essere maggiormente competitivi. Fin quando il mercato degli appalti, in Italia, sarà regolato da queste logiche, a vincere sarà soltanto la criminalità organizzata. E, come i dati iniziali dimostrano, la classe politica lombarda (e non solo) non appare in grado di contrastare il fenomeno: i padrini portano voti e alla politica i voti servono, anche a costo di qualche favore poco pulito.
L’operazione “Crimine”, conclusasi nel luglio del 2010, ha rivelato i nomi di 13 politici lombardi (assessori, sindaci, consiglieri comunali e provinciali) che avevano delle relazioni con esponenti della ‘ndrangheta. La criminalità organizzata è radicata in Lombardia almeno dagli anni ’70. Pentiti ed inchieste ne hanno mostrato lo sviluppo e la potenza devastante. Era il 1979, ad esempio, quando in un ristorante di Milano, Le Streghe, otto persone morivano in una strage di ‘ndrangheta. E sempre a Milano, che è la città col più alto consumo di cocaina in Europa, negli ultimi 5 anni si sono registrati 15 omicidi legati alla ‘ndrangheta e a Cosa Nostra. Come quello, ad esempio, di Lea Garofalo, rapita mentre camminava in una centralissima via del capoluogo lombardo, prima di essere torturata e sciolta nell’acido. O come Rocco Stagno, picciotto calabrese che aveva scelto un’alleanza sbagliata ed è stato ucciso e dato in pasto ai maiali in una porcilaia di Bernate Ticino, affinché le sue ossa non venissero ritrovate.
Ma la politica, appunto, quali precauzioni prende? Sarebbe interessante chiederlo, ad esempio, al prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, messo a capo dell’organismo che vigila contro le infiltrazioni mafiose nei cantieri dell’Expo. Il 13 febbraio scorso, alla presenza del sindaco Pisapia e del ministro Cancellieri, è stato firmato il “Protocollo della Legalità”. In quell’occasione, il prefetto Lombardi ha dichiarato trionfante: “La firma di oggi apre una nuova strada, per assicurare il rispetto della legalità contro ogni possibile infiltrazione criminale e mafiosa in tutte le fasi della realizzazione dell’Evento“. Viene da domandarsi a quali infiltrazioni si riferisse, visto che nel Gennaio di due anni fa lo stesso prefetto Lombardi aveva rassicurato i suoi concittadini: “A Milano la mafia non c’è. Al massimo – aveva poi precisato – ci sono soltanto delle singole famiglie mafiose“. A smentirlo avevano pensato gli stessi ‘ndranghetisti. Come Carlo Chiriaco, ex direttore della Asl di Pavia che si vantava a telefono di essere un affiliato. Riferendosi al candidato per il quale si adoperava a raccatare voti, spiegava: “deve fare l’assessore alle infrastrutture… Nei prossimi cinque anni c’è l’Expo 2015. Sai cosa c’è da fare nei prossimi cinque anni proprio a livello di infrastrutture in Lombardia? Ma hai voglia…“. Qualcuno potrebbe obiettare che un prefetto non è tenuto a sapere cosa di cosa parla un sedicente ‘ndranghetista a telefono. Però Lombardi avrebbe almeno potuto leggere un rapporto della Direzione Investigativa Antimafia, secondo cui più di 5mila commercianti sotto la Madunina pagherebbero il Pizzo e il 20% delle attività commerciali milanesi sarebbe controllato dalle cosche. Oppure avrebbe potuto leggere una dichiarazione che nel 1999, cioè 13 anni fa, la magistratura milanese rilasciava alla commissione parlamentare antimafia: “il 90% delle inchieste riguarda clan di ‘ndrangheta“.
Insomma, se chi deve contrastare la mafia è il primo a crederci poco, non si prospetta un futuro eccessivamente roseo.

Valerio Valentini

2 commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Purtroppo mi pare proprio che e’ come se tutti sapessero ma nessuno dico nessuno ha il coraggio civile di dire la semplice verità e ognuno trincerato dietro il propio ruolo fa affermazioni dichiarazioni di pura facciata tanto per ……come quando Scajola diceva che non sapeva nulla della famosa casa ….lui e noi sapevamo che era una balla ma ormai i ruoli i mass media a libro paga rassegnazione e compromessi fanno si che tutto si appiattisca e si banalizzi ! Vorrei per una volta che in una conferenza in un talk show qualcuno si alzi e dia due schiaffoni a chi mente sbugiardandolo con la verità dei fatti e ridicolizzandolo magari con la forza di una gran risata o di una pernacchia alla Totò ……un bell effetto catartico

  • secondo me il più grande problema di queste grandi opere, che purtroppo non sono solo le tre citate ma centinaia (veneto city, tessera city, ampliamenti di aeroporti, pedemontana, romea commerciale, zone industriali e centri commerciali vari solo qua nella pianura veneta) non è la corruzione, che con o senza la mafia c’è SEMPRE, ma la DISTRUZIONE DEL TERRITORIO del tutto irreversibile e dannosissima per la salute di tutto il pianeta. 

    Questi politici-mafiosi sono criminali, ed è ovvio che i criminali commettono reati,rubano e fanno i propri interessi. Ciò che non è ovvio è la mancanza di qualsiasi reazione dalla gran parte dei cittadini onesti, nonostante siano il 99%. Come disse Einstein.

Top

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo accettato l'utilizzo dei cookie. Leggi tutto ...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi