Costa di più il cellophane del pomodoro

articolo di Maria Ferdinanda Piva per Byoblu.com

Visto che c’è crisi, siete pronti ad aiutare concretamente i proprietari di cementifici e impianti industriali? Aiutarli coi vostri sempre più scarsi e sudati quattrini, sia chiaro! No, perchè questo è il senso del decreto annunciato dal ministro dell’ambiente Clini per permettere di bruciare nei loro impianti i cosiddetti CCS, alias “combustibili solidi secondari, alias monnezza. Non è solo una questione di ambiente e di salute: è anche una questione di soldi. Di soldi nostri che prendono il volo.
La faccenda dell’ambiente e della salute, sia chiaro, non è affatto secondaria, ma riguarda solo (si fa per dire) chi vive in prossimità degli impianti. Così almeno risulta da uno studio pubblicato pochi giorni fa dall’Arpa Toscana (l’agenzia regionale per la protezione ambientale, non un comitato civico di attivisti) secondo il quale coloro che abitano vicino agli inceneritori di Forlì, e in particolare le donne, si ammalano più frequentemente di cancro. Bazzecole per pochi sfigati. Ma la faccenda dei soldi invece no: quella riguarda tutti.
Secondo gli industriali, l’idea di Clini di usare la monnezza come combustibile farà risparmiare 40 euro all’anno a famiglia. Attenzione, perché l’inghippo sta qui. Tutta la roba che gli industriali e il ministro vogliono bruciare (e che ora effettivamente spesso va in discarica, stanti le penose condizioni del riciclaggio in Italia) ci costa ben più di 40 euro all’anno. La paghiamo quando acquistiamo scatole, flaconi, bottigliette, flaconcini, vasetti e involucri insieme al loro contenuto, che è l’unica cosa effettivamente utile. E’ più caro il cellophane del pomodoro: il mare di imballaggi in cui navighiamo ogni volta che entriamo in un supermercato incide fino al 60% sul conto della spesa. Ovviamente i produttori di imballaggi ci guadagnano ma noi – e l’ambiente – ci perdiamo. Non solo: gli imballaggi passano direttamente dalla borsa della spesa alla pattumiera. Dopodiché, attraverso la bolletta dei rifiuti, paghiamo di nuovo perché qualcuno li porti via. Ed a questo punto il ministro Clini e gli industriali vogliono indossare i panni dei salvatori della patria: “mannò: ‘sta roba la prendiamo e la bruciamo, così noi non compriamo combustibili e voi pagate qualche soldo in meno per la discarica“.
Le alternative esistono, sebbene i nostri politici non muovano un dito per promuoverle. Ad esempio, i detersivi alla spina, i negozi che vendono solo merce sfusa (e che cominciano a diffondersi anche se purtroppo non esiste una mappa nazionale) e la mettono nei contenitori portati dal cliente, o tutt’al più in un sacchettino di carta. Fare la spesa in questi esercizi di solito costa decisamente meno. Magari non il 60% in meno, perché ci sono tanti commessi che pesano e confezionano come nelle botteghe di una volta. Chi ha passato le 50 primavere ricorda il droghiere che incartocciava lo zucchero e la farina. Però sono posti di lavoro: come quelli nelle fabbriche di imballaggi, con la differenza che l’ambiente (e il nostro portafoglio) godono, mentre a soffrire per una volta è il conto in banca dei fabbricanti di flaconi.
Ecco. Un ministro dell’Ambiente degno di questo nome non dovrebbe dare agli industriali i nostri soldi sotto forma di imballaggi da produrre e poi da bruciare. Si adopererebbe piuttosto per disimballare la spesa quotidiana. Invece usa anche la monnezza per incanalare i nostri quattrini verso il vertice della piramide sociale.

Maria Ferdinanda Piva

5 commenti

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  • Tutto corretto, già mia moglie ed io lo facciamo da 4 anni, ossia da quando viviamo insieme. Stasera sono andato dal macellaio (ma vale anche per la frutta al mercato o qualsiasi cosa si compri sfusa) con i miei contenitori di plastica (2 euro all’Ikea!) e ho pagato solo la carne, che poi ho messo nella MIA borsa di STOFFA. Acqua potabile al punto blu comunale (addio bottiglie di plastica), riso 5 kg in sacchi di stoffa (1,80 al kg!), idem zucchero, idem olio, idem farina, tutto formato extralarge. Cuciniamo molto in casa (pane, torte, biscotti) anche per esigenze personali, ma a parte il risparmio in euri se tutti facessimo così il problema dei rifiuti sarebbe ridotto al 10%.

    Come risultato mi svuotano il bidone dell’indifferenziato 1 volta ogni 6 mesi. L’idea è gratis e a chi la vuole seguire i miei figli saranno grati.

    Unica pecca che devo segnalare è per i negozi sfusi di Torino (tipo Negozio Leggero). La qualità dei prodotti è scarsissima (pasta, riso, detersivi) e quando ho chiesto di vedere le etichette con sopra il nome del produttore (perchè non sono esposti) mi è stato rifutato come fosse un’info top-secret (pasta cinese? riso cinese (Bio)?). Questa mancanza di trasparenza mi ha fatto abbandonare (dopo la prima dermatite per via dei saponi che ho usato) questi negozi, ma è un peccato. Non riescono proprio a farsi fornire da aziende di prodotti di comprovata qualità?

    Saluti

     

  • Molto interessante e soprattutto vero!

    Non dimentichiamo però che nel prezzo ci sono anche i costi delle pubblicità, che onestamente mi piacerebbe conoscere di quanto incidono. Considerando poi a chi vanno….

  • Posti di lavoro nelle ditte di imballaggi, raffinazione, smaltimento, che non sarebbero necessari se non si avesse la pretesa di vivere fino a 90 anni gonfi di farmaci, a loro voltra finanziatori del business della vivisezione, a loro volta causati dai posti di lavoro nelle infinite catene produttive di carni, merendine, bibite iperziccherate, e tutto ciò che uccide. Il deigno cari ragazzi è molto, molto più complesso….

    • C’hai perfettamente ragione, eh. Però è troppo più complesso per scriverne in un post solo. Ma magari a rate pian piano ci si arriva…

      Ciao!

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