Faccia a faccia: Giampaolo Giuliani vs INGV


Si dice che la scienza abbia i suoi riti. Si dice che questi riti siano ciò che l’ha resa quello che è. Vero. Il procedimento scientifico va rispettato: i risultati devono essere pubblicati, sottoposti a revisione, discussi, approvati o confutati. Alla fine una teoria viene riconosciuta come valida oppure no. Senza questo percorso, saremmo ancora convinti che la Terra è al centro dell’universo.
Tuttavia, il processo di convalida scientifica vale nel solo ambito e per gli usi per i quali è stato pensato. Non esaurisce, di per sè, ogni e qualsiasi pur legittima istanza umana. Vi immaginate cosa accadrebbe se gli scienziati o i ricercatori potessero confrontarsi solamente a porte chiuse e solamente nei tempi e nei modi prestabiliti? L’opinione pubblica sarebbe completamente tagliata fuori da qualsiasi tipo di dibattito non attinente alle verità certificate, che tuttavia la storia insegna come nel tempo non sia infrequente finiscano per rivelarsi sbagliate, al punto da essere interamente sostituite.
La scienza non è un monolite a sé stante, ma una disciplina nata, come ogni cosa, per servire l’umanità ed accompagnarla nel cammino della conoscenza e del benessere. Per questo, come ogni altra declinazione delle manifestazioni umane, deve essere sottoposta alla pressione della collettività, tesa a individuare esigenze, comunicare priorità e spingere perché l’applicazione dei principi sviluppati nel corso dei secoli avvenga correttamente, e non – come spesso accade quando gli splendidi castelli teorici devono essere abitati da uomini – anteponendo interessi particolari al bene generale. E’ quella che si potrebbe chiamare democrazia della conoscenza, un principio del resto che è già messo correntemente in esercizio: basti riflettere sul fatto che la politica – espressione della volontà dei molti – già impone la sua giurisdizione sulla scienza, limitandone occasionalmente gli ambiti di applicazione ed emanando normative di rango etico che devono essere rigorosamente rispettate.
Significa, in parole povere, che di una ricerca sperimentale – laddove l’opinione pubblica abbia largamente manifestato un forte interesse – non solo è lecito discutere al di fuori degli ambiti accademici, ma al contrario è sommamente legittimo. Parallelamente al percorso scientifico canonico, se i popoli domandano un approfondimento collaterale che risponda alle loro più profonde esigenze, questo è giusto e necessario. E va fatto, con buona pace di coloro che lo ritengono superfluo.
Lo hanno capito bene Antonio Piersanti, direttore della sezione di Tettonofisica e Sismologia del prestigioso Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, e Giampaolo Giuliani, l’uomo che sostiene di poter prevedere i terremoti e di cui mi sono a lungo occupato. Entrambi hanno accettato, non molto tempo fa, di confrontarsi pubblicamente, rispondendo al mio invito in un esclusivo faccia a faccia – inedito in rete – che al di là di ogni sentenza successiva che la scienza potrà eventualmente un giorno emettere, possa rispondere alle domande e alle curiosità di decine di migliaia di italiani che nell’attesa vogliono saperne di più, consapevoli che il verdetto non si raggiunge in un confronto pubblico, ma nelle opportune sedi. Ciononostante, l’esercizio di questa attenzione costante è ciò che consente agli uomini di rimanere vigili e di esercitare la dovuta pressione affinché le strade che la scienza percorre siano il più possibili rispondenti alle necessità della gente. Che – per usare una ulteriore argomentazione solo all’apparenza populista – con il suo lavoro e con le sue tasse finanzia il lavoro di ricerca e le attività scientifiche, avendo dunque evidentemente una certa voce in capitolo. Perché nessuno, nel complesso intreccio di relazioni interpersonali e pubbliche che compongono le società moderne, è autorizzato a ritenersi superiore o esautorato dal vincolo di dover rispondere comunque, in ultima analisi, alla collettività. Significa che se il pubblico chiede, l’informazione deve rispondere. Così è, se vi pare, perlomeno nel mio personale modo di intenderla.
Il faccia a faccia odierno conclude il percorso informativo sulla ricerca di Giampaolo Giuliani, iniziato con la sua storia personale, proseguito con la visita all’INGV e con la lezione sui terremoti, entrato nel vivo con un’analisi approfondita, seppure di stampo divulgativo, del funzionamento della tecnica sviluppata dal ricercatore aquilano e culminato, appunto, con il confronto tra la ricerca indipendente e l’autorità scientifica.
Credo francamente che di più, nell’attesa di futuri sviluppi scientificamente consolidati, fosse difficile fare. Buona visione.

– RITORNA AL PRIMO EPISODIO: CHI E’ GIAMPAOLO GIULIANI.
– PROSEGUI CON IL SECONDO EPISODIOIL TERREMOTO PER TUTTI.
GUARDA IL TERZO EPISODIO: COME FUNZIONA LA TECNICA DI GIULIANI.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo accettato l'utilizzo dei cookie. Leggi tutto ...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi