Napolitano vuole distruggere le prove


di Paolo Becchi
Il “governo del Presidente” passa nuovamente all’offensiva. Questa volta Giorgio Napolitano solleva un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo. Si tratta del secondo atto dell’episodio che ha visto il coinvolgimento del Capo dello Stato nelle indagini sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia. Dopo alcuni giorni di incertezze, la Procura di Palermo ha ritenuto che le conversazioni telefoniche intercettate del Presidente della Repubblica siano rilevanti per le indagini investigative in corso. Napolitano reagisce con durezza: «le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica – si legge nel decreto con il quale il Capo dello Stato ha sollevato il conflitto di attribuzione – sono […] da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione».
 
Ancora una volta Napolitano rivendica le proprie “prerogative”. Il Capo dello Stato, stabilisce l’art. 90 della Costituzione «non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni». Vero è che l’espressione “esercizio delle funzioni” è stata, con il tempo, interpretata in senso estensivo, ma questa inviolabilità riguarda la responsabilità del Presidente: cosa c’entrano le intercettazioni indirette, acquisite nell’ambito di un indagine che non riguarda il Capo dello Stato? Si tratta, infatti, di captazioni di conversazioni del Capo dello Stato registrate incidentalmente mediante l’intercettazione di altre utenze, e che non verranno in alcun modo utilizzate nei confronti del Presidente della Repubblica, bensì degli indagati. Esiste, è vero, la legge n. 140/2003, che contiene una disciplina speciale delle intercettazioni che riguardano i membri del Parlamento (ma che non fa, peraltro, menzione del Presidente della Repubblica). Ma proprio a questo proposito, la Corte Costituzionale è intervenuta precisando che, quando l’intercettazione debba essere utilizzata nei confronti di terzi, non occorra alcuna autorizzazione a procedere (Corte Cost. n. 390/2007). È anche vero che l’art. 7 della legge n. 219/1989 stabilisce che i provvedimenti che dispongono intercettazioni telefoniche non possono essere adottati nei confronti del Presidente della Repubblica «se non dopo che la Corte costituzionale ne abbia disposto la sospensione dalla carica». Ma si tratta di una previsione che riguarda unicamente i reati previsti dall’art. 90 della Costituzione, e che si applica, pertanto, in caso in cui il Presidente venga denunciato per tradimento o attentato alla Costituzione. Inoltre la norma rinvia unicamente alle intercettazioni dirette.
Napolitano si rifà, in realtà, ad un precedente che coinvolse nel 1997 Scalfaro, in occasione della pubblicazione su un quotidiano di un’intercettazione tra l’allora Capo dello Stato e l’amministratore delegato della Banca Popolare di Novara, Carlo Piantanida. Cossiga presentò allora un’interpellanza parlamentare in cui sostenne che la Procura non avrebbe potuto intercettare il Presidente della Repubblica e che, una volta fatta, l’intercettazione avrebbe dovuto essere immediatamente distrutta. Intervenne allora il ministro della Giustizia Flick, il quale, intervenendo in Senato il 7 marzo 1997, sostenne che il sopra ricordato art. 7 della legge n. 219/1989 dovesse coprire tutte le forme di intercettazione – sia dirette che indirette – del Presidente della Repubblica, riaffermando così l’ «inviolabilità delle determinazioni e delle comunicazioni del Presidente durante l’incarico», ma ammettendo, nel contempo, che «tale ricostruzione è frutto di una interpretazione sistematica e non trova riferimenti letterali nella normativa codicistica». Merita di essere ricordata la replica di Borrelli, il quale commentò così la presunta norma che vieta di disporre intercettazioni nei confronti del Presidente della Repubblica: «Eh no, qui dice solo che nei confronti del Presidente non possono essere disposti provvedimenti di questo genere. Ma noi il provvedimento di intercettazione lo abbiamo disposto, in piena legittimità, nei confronti di un’altra persona».  La vicenda Scalfaro si chiuse poco dopo con un nulla di fatto, ed ha lasciato la dottrina costituzionalista incerta sul rapporto tra irresponsabilità del Capo dello Stato e disciplina delle intercettazioni indirette. Oggi Napolitano richiama quel precedente, lo fa rivivere, per contestare i poteri della magistratura. In punto di diritto, come si è visto, la questione è aperta, ma è probabile che la Consulta, chiamata a decidere, interpreterà in senso estensivo l’irresponsabilità del Capo dello Stato.
E’, tuttavia, dal punto di vista politico che la questione dimostra il completo rovesciamento della realtà. Come ho già ricordato, fu Napolitano ad andare fuori e contro i suoi stessi poteri intervenendo, con una lettera, direttamente sull’organizzazione giudiziaria e sulle attribuzioni che la legge accorda in via esclusiva al procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Allora ci si sarebbe aspettati una discussione politica, da parte del Parlamento, della condotta tenuta dal Capo dello Stato. Invece un silenzio inquietante. E proprio questo silenzio ha permesso, oggi, al Presidente della Repubblica di sostenere che sono state le sue prerogative ad essere state violate dalla magistratura. Altro strano modo di difendere la Costituzione: commettere un fallo in area di rigore e poi subito chiedere l’espulsione dell’attaccante per simulazione.

21 commenti

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  • Quando i parlamentari sono interecettati indirettamente l’autorizzazione è ex psot.
    Il presidente della repubblica non può essere intercettato, per ragioni di diritto e di coerenza.
    La legge 5 giugno 1989 n. 219, all’art 7 dice che provvedimenti come intercettazioni telefoniche e perquisizioni nei confronti del presidente della Repubblica “non possono essere adottati […] se non dopo che la Corte costituzionale ne abbia disposto la sospensione dalla carica”. Ora l’articolo fa riferimento al 90 della Costituzione che parla di alto tradimento e attentato alla costituzione . In questi casi sarebbero ammesse le intercettazioni previa sospensione della carica da parte della corte cost. Ma nel caso che riportano i giornali, l’intercettazione è indiretta al PdR, perché l’intercettato è Mancino. Ed è questo il punto che secondo alcuni non renderebbe applicabile l’art 7. Anche se la presidenza dice (nel decreto che ha da poco sollevato il conflitto di attribuzioni) che le intercettazioni “salvo nei casi si alto tradimento e attentato alla costituzione, sono invece da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione”. Io sono in linea con quanto riportato nel decreto. L’articolo 7 configura, secondo me, essendo così precisa, una eccezione ad un generlae divieito d’interecettazione al capo dello stato
    Poi c’è un argomento coerente di fondo che fa da collante al tutto. Se noi siamo sicuri, in virtù di un dato costituzionale esplicito, che l’autorizzazione è necessaria quando si tratta di intercettazioni ai parlamentari ( dirette ed indirette), non potremo non essere altrettanto sicuri del fatto che al Capo dello Stato, almeno (ripeto almeno) un trattamento analogo gli vada attribuito. Mi chiedo: può essere coerente un apparato costituzionale che dice esplicitamente “no” alle intercettazione dei parlamentari senza autorizzazione del parlamento e “si” alle intercettazioni del capo dello stato senza autorizzazione?
    Che poi Napolitano debba spigazioni, be’ questo è un altro punto. Quello che ci interessa dire è che il presidente è nel pieno delle sua attribuzioni costituzionali.

    • La ratio dell’immunità perlamentare (quindi anche, suppongo, di tutte le sue varianti e presunte estensioni al presidente, ammesse e non concesse) è quella di proteggere i rappresentanti del popolo dal fumus persecutionis, non di proteggere le loro chiappe a prescindere. Chissà perché questo dettaglio si dimentica sempre, eh? Qui poi abbiamo un processo sulla trattativa Stato-mafia nell’ambito del quale sono state fatte delle intercettazioni a Mancino, non a Napi, che in questo processo non c’entra nulla. Quindi? Dov’è il fumus? E se in queste intercettazioni ci fossero fondamentali elementi di prova? Che facciamo, buttiamo via tutto? Fermiamo i processi di mafia perché se no Napi si risente? 

      Poi, scusa, è verissimo che l’articolo 7 non è applicabile. Ma da quali contorsionismi logici fai discendere che l’articolo 7 sarebbe solo un’eccezione a un “generale divieto”? Generale divieto? Ma dove sta scritto? In quale legge? Che razza di furbastri impenitenti possono girare la frittata inventandosi un “generale divieto” a loro uso e consumo che non sta scritto da nessuna parte? Cos’è, adesso le leggi si improvvisano al momento in base alle paturnie del potente di turno?

      In altri paesi ci si dimette per molto meno, comunque, al di là dei sofismi da azzeccagarbugli.

    • Va bè io la penso così, peccato che non prendi in considerazione la questione di fondo. Una palese trattamento diverso fra palramentari e presidente nel caso in cui acconsentissimo l uso di queste interecettazioni.
      per quanto riguarda il fums è giusto, ma ci vuole qualcuno che decida al riguardo, che nel caso dei parlamenteri è il parlamento. Purtroppo nel caso del pdr non c’è un analoga discipina e secondo me si dovrebbe applicare in via analogica almento quanto previsto per il parlamentari. é semplice, non faccio l’azzeccagarbugli.

    • a proposito, non mi risulta che le interecettazioni del caso siano rilevanti. Quindi napolitano non sta distruggendo nessuna porva. e quindi Ab origine quando detto in questo post, secondo me, è sbagliato. Che poi ci sia una questione politica che sottende il tutto, che poi in altri paesi si dimettono, non ci piove, tutto giusto. Ma secondo me il PdR ha fatto bene dal punto di vista delle regole costituzionali. tuttavia deve delle spigazioni.

    • Mi di quale immunità stai parlando? Quale differenza di trattamento? Per intercettare un cittadino qualsiasi che parla incidentalmente con un parlamentare non mi risulta che ci voglia l’autorizzazione a procedere, a meno che tu non voglia utilizzare quelle intercettazioni per incriminare il parlamentare stesso. Tu insisti a voler estendere anche al presidente una prerogativa che non hanno nemmeno i parlamentari. E poi scusa, ma che cavolo stai dicendo che Napi non sta distruggendo nessuna prova? Questa poi. E che ne sai tu? Da quando in qua il merito delle prove in un processo penale lo valuti tu? Ma saranno i giudici all’interno del processo a fare queste valutazioni, le regole costituzionali che invochi proprio questo prevedono! Napi non è nemmeno indagato! Ossignore… vabbe’, basta, è tardi.

    • Il dissenso tra le nostre valutazioni e quelle della presidenza della Repubblica -fa notare Messineo- riguarda due punti: il primo e’ quello della valutabilita’ tra utili e non utili, rilevanti o meno ai fini dell’inchiesta. E noi le abbiamo valutate come non rilevanti”. questo quello che dice Messineo riguarda la rilevanza o meno delle intercettazioni. Quindi ab origine, nessuna prova è stata distrutta. La dimostrazione che quando parlo, so cosa dico http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=167311

  • sono così allibito che rimango senza parole.

    Siamo veramente all’eclissi della democrazia.

    Anche i “dotti” ma aggiungerei “farisaici” commentatori qui sotto (o sopra-non so dove finirà questo commento) sembrano più interessati ad azzeccare il garbuglio che a spendere una parola in favore della VERITA’ e della SOSTANZA della Costituzione della Repubblica e della Democrazia.

    Sembra che l’esercizio del “rovesciamento delle frittata” sia più importante della sostamza delle cose.

    Beh; non è un caso che l’Italia sia da 40 anni il paese dei tradimenti e delle strago  – di stato e non – eternamente impunite.

     

    Non provate anche voi un sentimento di schifo?

     

  • L’ambito più cupo della nostra nazione: l’ordinamento giuridico politico che esercita il potere.

    La difesa di certe rappresentanze governative non ha solo lo scopo di distinguere un potere da un altro, ma di assoggettare il popolo a quei poteri.

    Sembra contorto, ma in fondo, tutti sappiamo chi sono i rappresentanti dello Stato e nei piccoli paesini vivaio della Mafia, tutti sanno chi sono le famiglie mafiose, dunque se la responsabilità è in capo ad un dirigente o ad un governatore per quel determinato periodo di tempo in cui ricopre tale carica, e avvengono fatti illeciti e delitti inenarrabili, ci si dovrebbe chiedere perchè è così difficile identificare e carcerare il responsabile se tutti alla fine sanno?

    Per i più esperti e appassionati consiglio la lettura estiva del seguente pdf: 

    http://www.rivistaaic.it/sites/default/files/rivista/articoli/allegati/Pace_0.pdf

    Buona serata

  • Si tratta di alto tradimento o attentato alla Costituzione, e quindi si dovrebbe procedere contro Napolitano, è uno scandalo!

  • Suggerirei anche di togliere da ogni aula di tribunale quella scritta ormai vecchia e priva di significato: la legge è uguale per tutti.

    Mi vien da ridere (o da piangere..) al solo pronunciarla..

  • “salvo nei casi si alto tradimento e attentato alla costituzione, sono invece da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione”.

     

    Personalmente il solo permettere alla mafia di aprire una trattativa con lo stato lo ritengo già di per se alto tradimento.

    Ma tanto come si diceva nei post sopra siamo all’eclissi della democrazia

  • purtroppo, non capisco tutta questa polemica. ma non per colpa dei poveri giornalisti, che fanno bene a muovere tutta la caciara di circostanza.

    l’assurdo è che a conversazione incriminata è già stata riconosciuta non rilevante ai fini delle indagini. dunque, oggettivamente, Morfeo non sta nascondendo alcunché di importante. vorrei proprio capire, allora, perché si agiti in un modo tanto scomposto.

    secondo me, ancora una volta, siamo alle prese con le gesta di un presidente inetto e irresponsabile, che non ha percezione del significato delle proprie posizioni di principio e che si impegna testardamente nell’esecuzione di scelte sbagliate.

  • Se penso che alcuni giorni fa l’ho pure difeso mi vergogno e chiedo scusa ai due utenti con i quali mi sono messo a discutere.

    Appare evidente che siamo ormai alla frutta anche come possibile buonafede dell’anziano Presidente. Il capo dello stato dovrebbe simboleggiare per dignità etico/morale l’unità dello stato, e come corpo costituzionale operare appunto per la costituzione, la sua corretta applicazione ma nell’ambito della costituzione stessa.

    Anche il corpo elettorale sarebbe un corpo costituzionale(anche se non appare in tale lista), ma questo è un altro discorso e sembra non interessare a nessuno.

    Se il nostro vetusto si mette a curiosare quà e là, dando ordini e pretendendo mansioni che non gli competono sono cavolacci suoi. Ne dovrebbe subire le logiche conseguenze anzichè arrampicarsi ogni volta sugli specchi insaponati. Se nell’ambito delle indagini sui possibili accordi mafia-stato interviene telefonicamente e viene incidentalmente intercettato, a tutti noi interessa conoscere le ragioni di tale intervento visto il ruolo istituzionale che ricopre. Non mi sembra di esigere il suo sangue e nemmeno i suoi fatti personali, ma se questo influenza ( o tenta di farlo) le indagini lo vorremmo proprio sapere…visti i suoi comportamenti ai margini dal suo ambito presidenziale.

  • Dottor Becchi mi permetta di farle notare un errore commesso da lei.

    La procura di Palermo ha dichiarato irrilevanti le intercettazioni in cui vi è la voce di Napolitano, al contrario di quanto afferma all’inizio dell’articolo.

    Esse, però, non sono ancora state distrutte per l’iter che esse debbono procedere. Ovvero, come forse saprà, prima della distruzione delle conversazioni che i pm dell’accusa – quindi una “parte” – hanno dichiarato dal loro punto di vista irrilevanti, esse debbono essere sottoposte alla controparte. A questo punto essa può decidere se concordare con l’irrilevanza, o se, al contrario, esse possono contenere elementi utili alla difesa dell’assistito. Una volta deciso che le intercettazioni in questione siano irrilevanti per entrambe le parti, tocca al Gip decretarne la distruzione.

    Quello che il Presidente Napolitano – a mio avviso ingiustamente – chiede è che esse siano distrutte senza procedere secondo normativa, e quindi senza la decisione del Gip.

  • la soluzione e’ cio’ che voi chiamate con sdegno CRIMINALITA’.

    ma ne state parlando voi ogni giorno,napolitano ,i politici,i media etc.

    il problema e’ lo scopo x cui viene usata,ma se la usano solo loro allora….mi raccomando credete tutti nella democrazia,nello stato,nelle istituzioni mi raccomando,poi prendete un libro di storia e andate a vedere come abbiamo guadagnato tutte queste cose.

    il riassunto:

    siamo andati a stanarli come topi e senza tante parole ma con i moschetti in mano.

    gente che aveva 15 anni che valeva 10000 volte piu’ di voi commentatori e cittadini 

    che come ragazzini criticano la casa che hanno comprato i loro nonni senza immaginare neanche come abbiano fatto.

    informatevi ok..ma poi armatevi perche’ loro vi uccideranno di sicuro.

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