Euro, l'epurazione dei contrari


Riporto questo articolo di Claudio Borghi, apparso sul Giornale di oggi, a pagina 3. Lo ringrazio di avermi citato, “senza pregiudizi”.
di Claudio Borghi @borghi_claudio
Il contrasto fra il dibattito internazionale in merito agli errori nella costruzione dell’Euro e il silenzio totale della politica Italiana sul tema è impressionante. Eppure si tratta di argomenti che, oltre ad essere profondamente pervasivi, vedono un’opinione pubblica divisa a metà e una fortissima e qualificata corrente di opinione da parte di economisti internazionali di assoluto prestigio: in teoria quindi condizioni ideali per la nascita di un dibattito di largo spessore.
 
Non si tratta quindi di una stravaganza de “il Giornale”, che da più di un anno ospita articoli che invitano a riconsiderare l’Euro attuale, al contrario, è incredibile che gli appelli di premi Nobel come Krugman e Stiglitz rimangano del tutto inascoltati e relegati, magari dagli stessi giornali che ne pubblicano gli articoli tradotti, a idee marginali senza risposta. Le opinioni euroscettiche non sono del resto una novità. Buona parte del mondo accademico economico anglosassone evidenziò da subito molti dei difetti della moneta unica, poi prontamente rivelatesi tali. Si trattava di nomi di peso assoluto, come Rudiger Dornbusch, professore al MIT oppure Martin Feldstein, insegnante ad Harvard. Tali opinioni risultarono poi fondamentali per la decisione dell’Inghilterra di non aderire alla moneta unica e ne rimane evidente traccia nei dibattiti parlamentari a seguito dei quali la scelta di Londra venne presa.
In Italia invece tali argomenti “contro” vennero sbrigativamente bollati come dettati da una sorta di invidia dell’America nei confronti della meravigliosa idea europea. Errare è umano ma, una volta toccato con mano e duramente quanto essi avessero avuto ragione, sarebbe normale aprire una parentesi di riflessione e ripensare al merito delle nostre scelte. Invece il nulla. Eppure Dornbusch nei suoi scritti faceva preciso riferimento proprio all’Italia, prevedendo che una volta agganciata ad una valuta troppo forte si sarebbe trovata negli stessi problemi che avevano portato alla crisi del ’92. Il premio Nobel Krugman è addirittura ossessivo, dalla sua tribuna ospitata nelle colonne del New York Times, nell’evidenziare la stupidità delle scelte dei governanti europei e del mito dell'”austerità espansiva”. Su queste pagine viene citato ma per il dibattito politico italiano egli rimane sostanzialmente uno sconosciuto, così come le conclusioni euroscettiche di un altro premio Nobel come Joseph Stiglitz. E’di questa settimana l’ennesimo articolo di Krugman che paragona l’Euro al calabrone, che in teoria non dovrebbe volare ma che ha volato lo stesso grazie allo sfruttamento delle economie periferiche (gonfiate dal denaro “facile”portato dall’Euro) da parte dell’industria della “virtuosa” Germania avvantaggiata dall’assenza di cambi flessibili. Recente è lo studio di David Woo di Merrill Lynch che, sulla base della teoria dei giochi, stabilisce che per l’Italia sarebbe conveniente uscire dall’Euro.
Nulla. Silenzio. I commentatori di casa nostra rimangono aggrappati ad uno studio catastrofista dell’UBS dell’anno scorso come se fosse vangelo. Non mancano comunque anche le voci europee sull’insostenibilità dell’Euro così come oggi è formulato: peccato che le idee, pure se ottimamente argomentate come quelle di Paul de Grauwe oppure gli editoriali più che espliciti di Jeremy Warner, editorialista economico del “Telegraph”, fatichino a trovare spazio nella cappa di euroconformismo montiano.
In questo contesto l’informazione a volte va cercata con fatica in rete, dove i commenti degli economisti contro l’Euro vengono attivamente dibattuti, talvolta anche in siti italiani, come quello gestito dal professor Alberto Bagnai dell’università di Pescara, abilissimo nel confutare i falsi miti legati all’Euro e che ha organizzato anche un convegno internazionale per discutere del tema, invitando economisti come Roberto Frenkel dell’università di Buenos Aires. Altre voci si possono ritrovare nelle interviste “senza pregiudizi” del blogger indipendente Claudio Messora, a volte sbrigativamente bollate come “complottiste” per lo spazio che concedono a tutte le opinioni, incluse quelle di qualche teoria alternativa. Eppure anche economisti decisamente a favore dell’Europa, come Luigi Zingales, propongono idee per uscire dal vicolo cieco attuale, come ad esempio la creazione di due aree differenziate.
Insomma, ce ne sarebbe abbastanza perché anche in parlamento si cominciasse a discutere apertamente di costi e benefici, senza accettare qualsiasi cosa in nome del dogma della moneta unica. Nota finale: quasi tutti gli economisti “critici” propongono soluzioni alternative alla rottura dell’Euro: le tasse non sono mai fra queste.
 

24 commenti

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  • Forse prima di teorizzare scenari che intravedono fuoriuscite dalla moneta unica, sarebbe necessario domandarsi: a chi conviene mantenere l’euro? Non certo ai cittadini europei.

  • La stampa di «regime» sullo studio di Merrill Lynch citato nell’articolo..

    Il ritorno alle valute nazionali? Ecco quali sono i Paesi a cui conviene (secondo la teoria dei giochi)

     

    l’articolo termina con questa frase: «La realtà è un’altra cosa.»

    Quale sarebbe quest’altra cosa che il solare articolista chiama realtà?

    Quella che il nostrano economista due volte presidente del consiglio, «spingitore ad oltranza» dell’Italia nell’eurosistema, ci ha spacciato per tutti questi anni e che ora si sta sbriciolando contro l’evidenza delle cose?

    • Marco non pensare al nuovo con le regole del vecchio.

      Visto che ti spaventa il muto, come dice Borghi, verrebbe riconvertito, in casi limite lo Stato sarebbe garante, se questo non bastasse fra le proposte attuabili ci sarebbe l’impignorabilità della I casa.

      Una delle cause principali di quanto sta avvenendo è la tutela del credito ad ogni costo. Se le banche si sono prese il lusso di elargire crediti scriteriatamente è perché erano consapevoli che tanto in ogni caso “avrebbe pagato Pantalone”. 

      Tieni presente che gli sprovveduti ed indifferenti sono quelli che ti terrorizzano con queste idiozie.

      Il fine ultimo delle manovre in atto è la riduzione del costo lavoro, questo significa abbattimento dei redditi.

      Prova a pensare tu a chi oggi ha un mutuo e fra un anno si dovesse trovare in difficoltà a mantenere gli impegni presi perché gli hanno cambiato le carte in tavola.

      Esodati noi non ne vogliamo!

    • Milko, perdonami ma non ti seguo.

      La Lira ha funzionato per anni con la svalutazione, io non vedo al giorno d’oggi una soluzione che esce magicamente dal cilindro per sopperire a questo problema. Tu stesso hai parlato di ipotesi, ma con la classe politica dirigente che ci troviamo a me sembra di star qui a discutere di fantascienza.

    • “Dillo a chi ha un mutuo”

      Marco permettimi di ricordarti dei dettagli: probabilmente sarai condizionato dal terrorismo mediatico di tv e giornali ma ti sei mai chiesto quando siamo passati all’EURO cosa ne è stato dei mutui? Forse credi che a coloro che allora avevano un mutuo in LIRE nel passaggio in EURO venne scontato gran parte del debito grazie al cambio di moneta?

      NO!

      Così come allora i mutui in LIRE passarono in EURO mantenendo la loro denominazione in LIRE la stessa cosa avverrà quando ritorneremo (perché ci ritorneremo senza dubbio) alla nostra moneta, i contratti di debito e credito interni sarannoo ridenominati nella nuova unità di conto.

      Saluti

      (E grazie a Claudio per tutti i suoi ultimi contributi sul tema economico veramente chiarificatori)


    • lapsus

      “Così come allora i mutui in LIRE passarono in EURO mantenendo la loro denominazione in LIRE”

      volevo dire il contrario, la denominazione venne fatta nella nuova moneta!

      Sorry

    • Allora non leggete? State parlando di ipotesi. La realtà è che viviamo in un paese a cui non gliene frega più niente a nessuno, la corruzione dilaga, la mafia si è saldata con le istituzioni. Ai manager non gliene frega un fico secco di lasciare a casa la gente, basta che si parino il sedere.

      Chi è in grado oggi di attuare un piano di salvataggio come lo intendete voi? Perchè qui si continuano a fare ipotesi, non stiamo attuando regole certe.

  • Grillo intervista Benetazzo (sigh) e Beppe Scienza che da la solita colpa ai soliti politici…Il Giornale intervista Borghi (che cita il nostro Claudio) e Bagnai…Accidenti: due a zero per quella vecchia volpe del cavaliere!

  • Peccato che si sia dimenticato di leggere l’articolo di krugman sino alle conclusioni:

    “So could the euro be saved? Yes, probably. Should it be saved? Yes, even though its creation now looks like a huge mistake. For failure of the euro wouldn’t just cause economic disruption; it would be a giant blow to the wider European project, which has brought peace and democracy to a continent with a tragic history.

    But will it actually be saved? Despite Mr. Draghi’s show of determination, that is, as I said, very much in doubt.”

    E non e’ la sola voce autorvole critica dell’euro che parla cosi.

    Forse e il caso di meditarci su.

    • a dotto’,  che stai a dì? faccio fatica a capire l’italiano volete che capisca l’inglese? 🙂

      il lettore medio-basso acculturato ringrazia.

    • Eccola accontentata:

      “E’ posibile salvare l’euro? Probabilmente si. Va salvato? Si, anch se ora come ora averlo introdotto sembra un grosso erore. Perche’ il crollo dell’euro non provocherebbe solo un disastro economico, sarebbe un colpo micidiale per il piu’ ampio progetto europeo, che ha portato pace e democrazia in un continente dal tragico passato.

      L’euro si salvera’ davvero? Per quanro Draghi si mostri determinato, questo, come ho detto, resta in forte dubbio.”

       

      Puo’ trovare l’articolo completo tradotto qui:

      temi.repubblica.it/micromega-online/il-volo-del-calabrone

    • Ah, non pensavo che lei credesse di essere un chiaroveggente. Però non intraprenda la carriera, non ne vale la pena visto che non ne ha azzeccata una su di me.

      p.s. io ho la compiacenza di firmarmi decentemente e di non frequentare certi blog, per cortesia non mi disturbi più col proporre certe letture, non ho molto tempo da perdere.

       

    • Certi blog, come li chiama Lei, sono fatti da persone «perbene» che cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica nell’interesse del proprio Paese. Che sarebbe anche il Suo.

      E se io ho fatto l’errore di addurre conclusioni non pertinenti, e me ne scuso, non faccia ugualmente Lei lo stesso errore nel giudicare argomentazioni che, a mio avviso, non ha ancora ben compreso, «classificando», non so su quali basi, «certi blog».

      La saluto.

       

      PS. Io invece non ho la compiacenza di firmarmi decentemente, come fa Lei. Perché probabilmente sono meno bravo, e soprattutto interessato a cosa viene detto e non a chi lo dice.

  • bumblebee39 ha scritto :
    Eccola accontentata: “E’ posibile salvare l’euro? Probabilmente si. Va salvato? Si, anch se ora come ora averlo introdotto sembra un grosso erore. Perche’ il crollo dell’euro non provocherebbe solo un disastro economico, sarebbe un colpo micidiale per il piu’ ampio progetto europeo, che ha portato pace e democrazia in un continente dal tragico passato. L’euro si salvera’ davvero? Per quanro Draghi si mostri determinato, questo, come ho detto, resta in forte dubbio.”   Puo’ trovare l’articolo completo tradotto qui: temi.repubblica.it/micromega-online/il-volo-del-calabrone

     

    Casomai è il contrario. L’euro ha fatto riaffiorare conflittualità sopite da molto tempo. La politica ostaggio delle proprie menzogne con la complicità dei media mainstream ha indottrinato i rispettivi paesi con nozioni errate.

    Siamo in mano a delle “persone” che sono disposte a far scoppiare una guerra piuttosto di ammettere i propri errori.

    Basta guardare la Grecia. Basta parlare con un accanito lettore di Repubblica e sentire cosa pensa dei rispettivi “avversari”. Tipo l’idea spacciata in Germania secondo la quale loro starebbero pagando anche per noi. Senza considerare che se a loro finora è andata alla grande è soprattutto per il fatto che noi abbiamo acquistato a manine basse i loro prodotti. Infatti siamo il loro primo mercato.

    Ma poi. Se a sbagliare siamo stati noi, puntanto sulla spesa interna, mentre loro hanno sviluppato molto più l’export e investito in questo senso soffocando il consumo interno, come avrebbero potuto prosperare in siffatta maniera se noi avessimo fatto altrettanto?

    Se tutti i paesi in Europa divenissero mercantilisti ad oltranza, la roba prodotta a chi la venderebbero? Ai Marziani?

    E i principi di cooperazione tra i vari paesi dell’unione, che il trattato di Maastricht impone, sono stati rispettati dalla Germania?

    E questo vale anche per la Grecia. Cosa poteva esportare la Grecia, avendo una economia molto meno sviluppata e soprattutto non verso l’esterno?

     

    • Aggiungiamoci anche che negli USA sono in piena campagna elettorale. Possiamo aspettare novembre per valutare se le sue opinioni sono cambiate?

  • Marco.Calzavara ha scritto :
    ma con la classe politica dirigente che ci troviamo a me sembra di star qui a discutere di fantascienza.

    e mentre noi discutiamo di fantascienza loro stanno cominciando la “campagna acquisti” con i saldi di agosto delle nostre aziende piu’ importanti!

    prego leggere giavazzi sul corriere di oggi, please!

    fate presto!

    siamo in emergenza!

    (s)vendere i beni dello stato!

    coraggio, non siamo la spagna o la grecia, noi siamo er mejo, pero’ (s)vendiamo tutto!

    venghino signori venghino!

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