Liberi di uccidere


Anders Behring Breivik, un giorno maledetto, ha imbracciato un fucile e ha ucciso 77 persone. Ha spento 77 giovani vite come se fossero fiammelle di una candela. L’ha fatto per questioni politiche, per questioni religiose, per questioni di razza. L’ha fatto cioè scientemente, in maniera spregevolmente premeditata. Un “integralista cristiano” che si definisce cavaliere templare e che hanno cercato di derubricare a paranoico affetto da schizofrenia  Invano. Oggi la sentenza: il tribunale di Oslo lo ha condannato a 21 anni di carcere. Prolungabili. Il massimo, pare, per la legge norvegese.
21 anni di carcere per 77 omicidi. Tre mesi e sei giorni per ogni vittima. E non perché fosse davvero affetto da paranoia schizoide (la perizia ha stabilito che è nel pieno delle sue facoltà mentali): 96 giorni di carcere per ogni ragazzo massacrato inneggiando lucidamente a una xenofobia delirante. Prolungabili, se alla fine verrà ritenuto pericoloso socialmente. Sta a significare che se nel frattempo fa in compiti a casa, potrebbe perfino uscire.
Sono contro la pena di morte. Lo dico sul serio. Ammetto che in questi casi, istintivamente, la giustizia fai-da-te possa essere una tentazione per chiunque, specialmente per i parenti delle vittime. ma so che al momento di tirare la leva, non avrei il coraggio di farlo. E non voglio certo indulgere in dinamiche di facile populismo fingendo di ignorare che la legge è posta a garanzia di chiunque, e che ha le sue logiche. E neppure addentrarmi nelle differenze nel diritto applicato nelle diversi paese d’Europa. Eppure, tre mesi per ogni singola vita spezzata mi sembrano un inaccettabile insulto. Non tirerei la leva, no, ma uno scopettone del cesso in mano e via a pulire latrine per il resto della sua vita, al “cavaliere templare“, se fosse dipeso da me non glielo avrebbe levato nessuno: né un cristiano, né un musulmano, né un induista, fanatico, integralista, o tollerante e progressista che sia.
E poi, quel “prolungabili“… Una formula di rito, certo. Che cozza contro ogni buon senso: c’è bisogno forse di ulteriori valutazioni, per stabilire che uno come Breivik sia pericoloso socialmente? Con le dovute proporzioni, perché milioni di persone dovrebbero dannarsi a pagare le tasse fino all’ultimo centesimo, se per 77 omicidi – stiamo o non stiamo costruendo l’Europa unita? Il diritto andrà armonizzato – posso rischiare anche solo 21 anni? E a chi non ce la fa più a pagare le rate del mutuo, allora, cosa potrebbero mai comminare: un buffetto sulla guancia?
No, Breivik doveva essere condannato a lavori socialmente utili per il resto della sua inutile, anzi dannosa, esistenza. E ora chiamatemi pure “giustizialista“, se ne avete il coraggio.
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60 commenti

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  • Nel caso ITALIANO del Vajont, la pena irrogata – tra condoni vari, e uscita "per buona condotta" dopo OTTO MESI – fu di tre (leggasi 3) *MINUTI* a vittima, all’UNICO "incarcerato".

    Inorridisciti di QUESTO, piuttosto; a Breivik (quindi) è andata di LUSSO, rispetto al concetto di "Giustizia", quello con la ‘G’ maiuscola. Applausi (quindi) a Breivik, e al giudice nordico. http://www.vajont.info/vittime.html 

    L’anno prossimo, sono 50 anni. Alleluja!! (la strage coincide appunto col 50° di ENEL)

    Ciao

    • Mimmo fidati che la cosa centra e centra eccome, il fatto che la magistratura è una di quelle prese per il culo in ogni paese di livello mega galattico… i tuoi diritti valgono paritativamente a quanto dai fastidio alla società, se non gli dai fastidio te ne concedono un po’, se invece dai fastidio non ti servono più di quanto ti possa servire la carta igenica come quaderno su cui salvare i propri appunti a scuola.

  • Oggi Venerdi 24 Agosto 2012 ore 12.20, appena tornato a casa ho come al solito aperto la pagina di Repubblica (piccolo piacere perverso!) e sono rimasto sgomento. Esattamente come Claudio: ma porc…questo uccide una valanga di ragazzi e si piglia solo 21 anni? Al di là del conteggio minuto, che mi lascia un pò indifferente, concordo con Claudio sul principio: le pene carcerarie o servono per riabilitare, ma punitive nel contempo, o non servono ad una mazza. Come si può pensare di riabilitare il tizio, sinceramente mi sfugge anche perchè come tutti i fondamentalisti la “verità” sarà sempre con lui, quindi secondo me è tempo perso. Soluzioni semplici in democrazia non ce ne sono, forse addirittura non c’è ne è anche di difficili (death penalty, so to speak); non penso sia questione di Europa unita o no (i Norvegesi stanno cmq in un mondo a parte), e di dove vogliamo andare come europei, quanto di dove vogliamo andare come esseri umani.

    ….

    cmq spalare letame per 20 anni 8 ore al giorno senza pause non sarebbe un brutto inizio…

  • Non sono contrario alla pena capitale, semplicemente più che una pena la vedo come una autodifesa della società, e se avessi per le mani quella leva e non la tirassi, la mia coscienza non mi lascerebbe più dormire.

    L’ergastolo, a differenza della pena di morte è una vera e propria punizione, e in questo caso per Breivik dovrebbe essere il minimo.

    Non concepisco una galera dove il detenuto può sopravvivere e cibarsi senza lavorare, quindi il fatto che in galera debba lavorare è un presupposto essenziale.

    Il carcere è una LIMITAZIONE DELLA LIBERTÀ, giusto? Quindi è una pena che si AGGIUNGE a quello che la vita di società normale ci impone. E io non conosco nessuno che mangia senza lavorare, quindi non vedo perché un carcerato debba essere sollevato da alcuni obblighi sociali.

    Di diverso dagli altri ha solo delle limitazioni in più, non dei favori.

  • Ok, domandine : 

    1. Se avessi ucciso solo una persona che pena gli avresti dato? Quanto vale per te una vita umana?
    2. Perchè a tutti quelli a cui chiedono “l’infermità mentale, l’incapacità di intendere e di volere” fanno del male solo agli altri? Secondo voi è moralmente legitimo chiederlo? O è solo una carta che si giocano gli avvocati? Nel MIO dizionario personale uno incapace di intendere e di volere è uno che si fa del male a se stesso.
    3. Uno come lui che ha spento 77 vite, merita che i loro familiare pagassero per 21 anni le tasse per mantenerlo in prigione “Spese strutturali, manutenzioni, elettricità acqua, riscaldamento, stipendio guardie, spese del mangiare…….? Quanto costa al giorno ai contribuento questo assassino?

     

    • rispondo alla 1. Non certamente tre mesi. E forse neanche 20 anni. Se uccidi, e se lo fai premeditatamente, con cognizione di causa, non meriti di far parte della società, che si fonda sul rispetto della vita innanzitutto.
      Dunque… carcere? Forse, ma solo perché non ci sono più continenti liberi, o altri pianeti, dove mandare chi non vuole adeguarsi al rispetto delle norme della nostra società.
      Piuttosto, dal tuo punto 3 si evincerebbe che preferiresti la pena di morte. 

    • Uno come lui che lo ha fatto premeditatamente, per Me come minimo l’ergastolo anche se avesse ucciso solo una persona e non sarebbe male la pena di morte nel suo caso.

      Guarda che tu non devi tirare la leva, tu devi continuare a fare il blogger 😉 Tranquillo hennnn……..;) forse è meno crudele tirare la leva che ridurre tutta una nazione alla schiavitù, all’austirity, o costringere gli imprenditori allo suicidio o sganciare Bombe o votare dei pregiudicati ….

    • Scusa Claudio, ma quella che la socità nostra si fonda sul rispetto della vita mi sembra cozzare un po’ con la realtà. In teoria è così, ma in pratica lo sappiamo benissimo che non è così.

  • Fosse successa una cosa del genere in uno sperduto villaggio di cannibali dell’Amazzonia centrale, se lo sarebbero mangiato dopo averlo fatto a pezzi. E noi saremmo inorriditi per la barbarie.
    Fosse successa una cosa così in Texas e l’avrebbero messo direttamente sulla sedia elettrica. E molti di noi avrebbero detto che la pena di morte è inumana.
    Fosse successa una cosa così da noi, l’avrebbero messo in galera a vita (più o meno). E molti di noi avrebbero detto che meritava la pena di morte.
    Solo che è successo in Norvegia e lì la massima pena è appunto 21 anni. Quindi gli hanno dato il massimo della pena prevista dal loro ordinamento.
    Non vi sta bene? Fa niente, perchè non siete Norvegesi. Il vizio di voler esportare la nostra “democrazia” non ce lo togliamo mai, eh? Ma siamo proprio sicuri di volere noi Italiani, con il nostro scarso senso civico, impartire lezioni ad un altro Paese? E se utilizzassimo occasioni del genere per imparare qualcosa di nuovo (non dico di fare lo stesso, ma almeno imparare qualcosa di alternativo)?

    Fosse successa una cosa del genere in uno sperduto villaggio di cannibali dell’Amazzonia centrale, se lo sarebbero mangiato dopo averlo fatto a pezzi. E noi saremmo inorriditi per la barbarie.
    Fosse successa una cosa così in Texas e l’avrebbero messo direttamente sulla sedia elettrica. E molti di noi avrebbero detto che la pena di morte è inumana.
    Fosse successa una cosa così da noi, l’avrebbero messo in galera a vita (più o meno). E molti di noi avrebbero detto che meritava la pena di morte.
    Solo che è successo in Norvegia e lì la massima pena è appunto 21 anni. Quindi gli hanno dato il massimo della pena prevista dal loro ordinamento.
    Non vi sta bene? Fa niente, perchè non siete Norvegesi. Il vizio di voler esportare la nostra “democrazia” non ce lo togliamo mai, eh? Ma siamo proprio sicuri di volere noi Italiani, con il nostro scarso senso civico, impartire lezioni ad un altro Paese? E se utilizzassimo occasioni del genere per imparare qualcosa di nuovo (non dico di fare lo stesso, ma almeno imparare qualcosa di alternativo)?

    http://www.valigiablu.it/doc/448/la-strage-di-oslo-il-massimo-della-pena-e-la-norvegia-una-civilt-dellaltro-mondo.htm Questo è stato scritto un anno fa.

    • che sia il massimo della pena è già scritto nell’articolo. Grazie.
      Per quanto riguarda il resto, stai forse dicendo che non si ha il diritto di pensare che 21 anni per una strage siano pochi? Se c’è questo diritto, c’è quello di scriverlo, come c’è quello di indignarsi, come c’è qualunque altro diritto, compreso il tuo di fare commenti come quello che hai fatto.

      p.s. in relazione all’articolo che hai citato, presumo che sia mio diritto il ritenere che per quelli come Breivik non credo che sia possibile nessun recupero: non se lo meritano né se lo meritano le vittime della strage o le loro famiglie. In questi casi, il compito della riabilitazione spetta, eventualmente, solo al Padre Eterno.
  • byoblu ha scritto :
    che sia il massimo della pena è già scritto nell’articolo. Grazie. Per quanto riguarda il resto, stai forse dicendo che non si ha il diritto di pensare che 21 anni per una strage siano pochi? Se c’è questo diritto, c’è quello di scriverlo, come c’è quello di indignarsi, come c’è qualunque altro diritto, compreso il tuo di fare commenti come quello che hai fatto. p.s. in relazione all’articolo che hai citato, presumo che sia mio diritto il ritenere che per quelli come Breivik non credo che sia possibile nessun recupero: non se lo meritano né se lo meritano le vittime della strage o le loro famiglie. In questi casi, il compito della riabilitazione spetta, eventualmente, solo al Padre Eterno.

    Prego. Repetita iuvant 😉
    Tranquillo, l’articolo lo leggo prima di commentarlo. Ho ripetuto il concetto perchè ritenevo non ne fosse stata data abbastanza enfasi. A Breivik è stata comminata la pena massima in vigore nel suo paese.
    Significa che se quella è la massima, per i reati meno gravi, la pena sarà proporzinalmente minore. Significa ancora che, evidentemente, i Norvegesi hanno una concezione di pena, recupero, punizione discretamente diversa dalla nostra.

    Lo scopo del mio commento, quindi, era semplicemente di provare a considerare anche altri punti di vista.
    Hai diritto a non pensarla come i Norvegesi, hai diritto a sentirti indignato ed a scriverlo nel tuo blog. Ora che ti sei sfogato, hai anche intenzone di capire perchè i Norvegesi la pensano diversamente o non te ne frega niente? No perchè, nel secondo caso, questo post, con tutto il rispetto dovuto, non è diverso da un discorso che si può ascoltare in un bar qualsiasi.

    Senza contare che manca clamorosamente di rispetto proprio al popolo che ha subìto la tragedia. “Incazzarsi per conto terzi”, specialmente quando questi terzi sono evidentemente in grado di gestire la situazione, mi pare irrispettoso.
    Perchè, invece, non andiamo a vedere se questo modo di procedere non permetta ai Norvegesi di “voltare pagina” e chiudere più facilmente questa tragica pagina?

    • ho capito benissimo (e leggerò i link che mi hai postato). Ogni incazzatura, se non è per se stessi, è per conto terzi. Anche quella di indignazione per una madre stirata all’angolo della strada con il suo bambino. Si tratta solo di quanto vuoi allargare la scala. Ora ti lascio, devo andare.

  • scusa Claudio,

    premetto che condivido tutto ciò che esponi nell’articolo,

    la cosa che però mi fà rabbia e che guardiamo agli altri ma in casa nostra è quotidianità la scarcerazione (e non detenzione per 20 anni riconfermabili ) di mafiosi che hanno ucciso allo stesso modo, ma che escono di galera per cavilli giudiziari o perche si possono permettere un ottimo avvocato che sà attaccarsi ai codicilli giusti, oppure perche protetti dal potetente di turn

    oppure abbiamo anche coloro che non solo non sono condannati ma nemmeno inquisiti pur avendo ammazzato una marea di persone (ILVA), e ti potrei portare migliaia ancora di esempi,

    a contrapposizione poi ci sono quelli che in Italia finiscono in galera perche coltivano un apianta (cannbis sativa), oppure perche fumano gli spinelli,oppure per altri futili motivi

    mi spieghi come possiamo permetterci , noi, di parlare di giustizia ?

    è forse meglio la nostra?

  • Storicamente, la strage di Oslo per la Norvegia è la più grande tragedia dell’ultimo secolo, guerra mondiale esclusa.

    Per noi qua in Italia è strano dato che abbiamo il callo (brutto da dire) per stragi di ogni genere.

    Ciò suggerisce il perché lassù il massimo della pena siano “solo” 21 anni (prolungabili), non sono “abituati”. E il farsi prendere dall’onda emotiva per cambiare una legge può essere solo deleterio, dato che precluderebbe razionalità nelle scelte giudiziarie del futuro.

    Tra l’altro, il fatto che non si concepiscano concetti come pena di morte ed ergastoli sono inoltre un messaggio positivo per la popolazione, dato che implicitamente intende che ogni essere umano sia “recuperabile” in senso puramente etico e civile. Al contrario, se appunto pena di morte ed ergastoli sono concepiti all’interno del Codice Penale il messaggio è estremamente negativo, cioé che il “male” non sia una disfunzione, quasi innato, e che non vi siano elementi esterni come famiglia, conoscenze e società che possono “inquinare” la mente della persona. E’ puramente un fattore culturale che si riflette poi sulla psicologia (e le neuroscienze stanno procedendo sempre di più con scoperte che avvalorano queste tesi). Basti pensare a quanto ognuno crede che la formazione sia essenziale quasi esclusivamente da bambino, e non per tutta la vita.

    Il caso di Breivik è emblematico e dubito che la passerà liscia facilmente, pertanto è rimandato al futuro ogni giudizio sulla pena da scontare.

    Per ultimo, ragionerei sull’utilizzo stesso del potere. E’ facile abusarne, e più si è rigidi e tragici nelle sentenze, più gli errori giudiziari sono numerosi (vedesi Stati Uniti e paesi simili con le loro statistiche).

  • Ho vissuto in Norvegia per circa sei mesi. Ho studiato all’università e lavorato, per cui perfettamente integrato nella loro società. Colleghi di lavoro norvegesi, compagni di università norvegesi, etc… Mentalità e cultura sono totalmente diverse dalle nostre, non dico solo italiane ma anche rispetto ai paesi dell’unione europea. E non sto dicendo che i norvegesi sono migliori o peggiori, semplicemente è un altro tipo di società. Questo credo sia uno dei motivi per cui la Norvegia non faccia parte dell’Unione Europea.

    Andando sul pratico… la criminalità è molto bassa, i poliziotti girano in bici e quasi sempre disarmati, mai visto in tanti mesi una volante della polizia con le sirene accese (ma anche spente se ne vedono a fatica)… 21 anni di galera e non c’è da meravigliarsi, questo è il massimo della pena per la loro legge. Perchè? Il carcere serve a riabilitare e certamente mai si sarebbero immaginati un crimine così efferato su territorio norvegese da parte di un loro connazionale…

    infine, per loro è giusto così. Se volessero stare in Europa (inteso come Unione Europea) forse dovrebbero adattarsi e cambiare le regole, ma dato che non pare ci tengano più di tanto, si tengono le loro regole…

    Ciò non toglie che poi noi possiamo avere le nostre opinioni e Claudio fa benissimo a condividere la sua idea.

  • alcune considerazioni personali:

     

    concordo sul non esercitare mai la pena di morte,

    concordo sull’adibire un pezzo di territorio (montuoso, desertico, disabitato) al confinamento di chiunque abbia ucciso o provocato la morte di altri,

    lo stato mentale, la facolta’ di intendere, l’uso di droga, di alcool viste come aggravanti e non come attenuanti,

    cancellare la prescrizione dei reati una volta che sono stati segnalati,

    consegnare ai parenti delle vittime o ai danneggiati (e non allo stato) la possibilita’ di decidere se e di quanto ridurre la pena,

    convertire tutte le pene da pecuniarie a temporali o lavorative, cioe’ le uniche che consentano parita’ di effetto (una multa di 100 euro a chi ne prende 1.000 fa un effetto diverso a chi  ne prende 10.000),

    la carica sociale piu’ elevata vista come aggravante, e non dare ai “capi” la possibilita’ di “pentirsi” per poter usufruire di sconti di pena.

     

    domanda: qualcuno ha provato a fare un elenco di reati in ordine (soggettivo) di gravita’ e accostarlo alle pene previste odierne? se non c’e’ da dove mi consigliate di incominciare a cercare i dati?

  • datemelo a me questo tizio e tutti quelli come lui per 5 anni, uscito sarà per certo un’altra persona.

    per 5 anni farà questo:

    1° giorno 20 ore a spacare legna

    2° giorno 20 ore a mollo in acqua fredda

    3° giorno 20 ore a spaccare pietre

    4° giorno 20 ore in acqua calda

    il tutto a rotazione di 5 anni

    ah dimenticavo, quando la notte rientra in cella, la cella é un cubo di 1,20 centimetri, non pui alsarti né allungarti.

    Dopo 5 anni chi ha fatto dei sui simili vermi, é un verme a sua volta.

  • La questione e’ spinosa. Andando oltre la pena, 21 anni, ergastolo, perna di morte, il punto e’ perche’ una  societa’ considerata civile produce soggetti del genere.

    Questo e’ quello che dovremmo chiederci tutti, Norvegesi compresi. Perche’ un Breivik lo puoi internare a vita, mettere ai lavori forzati, sopprimere, ma cosi’ non hai risolto un bel niente, non hai riportato in vita i morti ammazzati, non sei andato alla radice della questione. Perche’ se lui e’ un prodotto, allora puo’ chiaramente ripresentarsi in ogni momento. E non possiamo neanche sapere se i 21 anni comminati possano essere utili al recupero o meno di un soggetto del genere, potrebbe anche accadere come no.

    Ma cosa e’ che genera i Breivik nel mondo?

    A meno che qualcuno non creda che  nascano cosi’, con il gene dello stragista…

    • La mia risposta è: in parte c’è una responsabilità sociale, nell’esasperazione di certi concetti, ma in parte attiene al’imponderabile attitudine psicologica che può essere tranquillamente partorita anche da propensioni patologiche, latenti o meno. Ragazzi: i mostri esistono, così come nascono bambini, ahimè, deformi.

    • Beh certo alcuni bambini nascono geneticamente deformi. Ma vogliamo asserire che esiste il gene del criminale?

      Potrebbe anche essere. Ammettiamo che esista,  cosi’ come esistono predisposizioni genetiche a sviluppare certe malattie. A questo punto quanto l’ambiente e’ responsabile dell’attivazione di quel gene? Io direi il 90%.

      Se anche un Breivik fosse nato con il gene del “mostro”, siamo sicuri che in un ambiente diverso si sarebbe manifestato?

      Perche’ il punto e’ proprio questo. Se lui e’ un criminale nato quanto sono biondi i suoi capelli, noi (intesi come societa’ civile) non possiamo fare niente, nessuna responsabilità, al limite riconoscerlo prima possibile e prendere le precauzioni perche’ non nuoccia.

      Ma se il suo “essere”, il suo comportamento criminale e’ attivato dall’ambiente allora la nostra responsabilità e’ massima, ed e’ sull’ambiente che possiamo intervenire, perche’ quello sì lo possiamo modificare, i geni, per ora, ancora no.

      Voi credete che se Einstein fosse nato in Africa avrebbe partorito la teoria della relativita’?… Se fosse sopravvissuto agli stenti al massimo avrebbe costruito una supercapanna.

       

    • Come detto anche da te, correttamente, la società è importante, ma la deformità mentale è frequente tanto quanto quella fisica, e ben più pericolosa, anche se meno appariscente. Ci sono persone che nascono, da quanto mi pare di ricordare, con un’assenza di collegamento tra i lobi frontali (suppergiù, cercati l’info anatomica corretta), e questo è dimostrato che conferisce loro la totale assenza di ogni capacità di giudizio di ordine morale. Non riescono a distinguere il bene dal male. Ti sembra ancora strano che accadano cose incomprensibili e mostruose al mondo? In parte (solo in parte, sia chiaro) io credo che la "mostruosità" sia un’inevitabile conseguenza  delle leggi cui la natura ci ha – ahimé – abituato a soggiacere. In questi casi, l’influenza sociale è evidentemente un fattore di rischio, ma al pari di quella familiare e così via, e comunque molto meno determinante. Se non sei in grado di distinguere ciò che è bene e ciò che è male, compiari indistintamente azioni buone (accettabili) e azioni cattive (inaccettabili per la società). Come può una società difendersi da questo genere di variabile psicologica aleatoria? Non bisogna eccedere nel caricarsi di responsabilità collettive anche laddove, talvolta, i fattori di igiene mentale siano predominanti.
  • Una volta i delinquenti socialmente pericolosi li mandavano alla Guyana o li isolavano in zone assolutamente irraggiungibili per il resto della vita. Pena di morte no, ma pena di vivere si per il resto dei loro giorni a tutti coloro che non meritano di vivere in società; una società che prima di divenire civile ha dovuto passare per millenni di barbarie; prima di costruire città dove è normale salutare il vicino di casa, dovevamo vigilare per non essere sopraffatti di notte. Se ci dimentichiamo di come è stato duro arrivare a non azzannarci tra consimili, ritorneremo presto ad aver paura della notte.

     

  • Indignazione comprensibile. Io mi indigno invece per un’altra stortura. Una volta l’ergastolo era a vita. Poi è diventato massimo 30 anni. Poi , se sei colpevole e patteggi prima del processo, ti scontano 15 anni. Ergo ti fai 5 anni minimo, vai un pò a messa e zac ti concedono di uscire ogni tanto fino a tornare a dormire nel paesino dove hai ucciso "obbligando" di fatto i parenti dell’ucciso a trasferirsi. Questa non è giustizia.

    Saluti

    1. Dovrebbero riscrivere il codice penale perciò che riguarda la pena massima.
    2. In casi dei criminali minori dovrebbero abbassare un pò la soglia della Maggior età.
  • C’è solo una cosa, non so perché ma ho sempre il terrore o comunque sensazioni molto negative quando c’è qualcuno, non importa chi, che si fa promotore della Giustizia. Sarà che abbiamo avuto nella nostra breve storia molti esempi di giustizia, ma chiunque sia non importa chi, forse quelli con le migliori intenzioni mi fanno più paura, che si fa portatore della giustizia… non so perché ma mi fa un po’ paura.

  • Premesso che anche se mi trovo in disaccordo e questo post mi lascia mooolto perplesso, continuo a considerare il tuo blog un’ottima fonte e, soprattutto, imparziale.

    Le tue obiezioni possono essere corrette, se analizzate da un dato punto di vista, ma girando il quadro si vedono altri dettagli.
    Nei paesi scandinavi esiste una vera idea di giustizia, basata sul recupero della persona e sull’universalità della legge. La legge prevede una pena max di 21 anni e loro sono stati coerenti con la legge, senza passare a sentenze o leggi “ad personam”; limite che può essere superato se, nel caso in cui allo scadere della pena, il detenuto sia ancora considerato pericoloso (come giustamente riportato nel pezzo). Escamotage che useranno sicuramente, per evitare che quel pazzo furioso esca (purtroppo non sapremo mai chi sono i mandanti e i complici), in modo da salvare l’universalità della legge ed evitarne la scarcerazione. Se avessere applicato una sentenza ad hoc, che andava contro l’impostazione giuridica, sarebbe stato pericoloso per la credibilità del sistema giuridico e per l’applicazione della sentenza (un buon avvocato sarebbe stato in grado di ribaltare la situazione a suo favore).
    I giudici non sono stati clementi, bensì accorti.

    Ovviamente, in certi paesi chi si becca la pena, la sconta tutta.
    C’è anche una polemica riguardo al trattamento carcerario che subirà: praticamente un albergo di lusso. C’è da riconoscere che la recidiva di quegli “alberghi” è bassissima, quindi dovremmo ripensare le carceri italiane in tal modo: luoghi di recupero, in cui la gente non torna (rispetto alle nostre sale di tortura che sono utili solo a sfornare delinquenti abituali, sono anni luce).
    Il soggetto in questione è un fondamentalista cristiano con 77 morti sulla coscienza e ciò mi basta per detestarlo, ma la legge è legge e in certi paesi la si applica e nessuno si mette a fare manfrine ai giudici, perché applicano la legge e non guardano in faccia a nessuno (oltre ad una questione di educazione e rispetto delle istituzione che da noi si è persa, grazie anche alle istituzioni che si fanno la guerra, tipo B ed N…).

  • Forse 21 anni son già tanti per un killer che ha agito per conto dei poteri forti che lo proteggono. Se proprio non vogliamo berci che lastrage di Utoya è stata il gesto individuale di un folle estremista isolato, ecco, allora questa è una buona conferma del dubbio: i mandanti della strage sono anche stati omaggiati da Breivik alla sua sentenza.
  • Non c’entra niente la quantità della pena, intanto pensare, nel 2012, di essere una figura da crciaata medioevale e non essere ritenuto “malato” si commenta da se. In ogni caso, siccome essere malati, non implica poter fare ciò che ci pare senza renderne conto,in  CASI COSI’ CLAMOROSI  E SOLO IN QUESTI.  non c’è processo che possa rendere giustizia….andava ucciso al momento della cattura. sicuramente era pericoloso e nessuno avrebbe contestato l’operato della polizia.

    • Anche io concordo con Gilioli, cara Lalla. Ma credo anche che questa cultura della civiltà debba trovare applicazione dove il termine “recupero” ha un senso. Personalmente, non riesco a immaginare nessun possibile “recupero” per un’aberrazione sociale così prominente. La mente di chi lucidamente uccide 77 persone è irrecuperabile e, francamente, non so neppure se sia giusto recuperarla. Il perdono, in certi casi estremi, è materia che attiene a Dio, non agli uomini. Per me Breivik dovrebbe essere inviato in un ipotetito sesto continente, perché possa condurre la vita che più gli piace, lontano dagli agi e della regole sulle quali una società moderna e civile ha potuto conquistarsi uno spazio di esistenza accettabile. In mancanza di una terra di nessuno ancora libera – come ho scritto – uno scopettone del cesso in mano e una quantità virtualmente infinita di latrine da pulire fino all’ultimo giorno della sua vita può bastare.

      Del resto, un luogo riservato, silenzioso, pulito, dal quale leggere, fare ricerche, istruirsi senza l’assillo del doversi pagare da vivere è un sogno per molti che vivono la libertà più come uno spazio di crescita interiore che come lo stupro compulsivo e continuo di nuovi territori. Quella di Breivik, per qualcuno, può apparire perfino come un premio.

      Giusto ed estremamente civile, per chiunque rientri nella mia definizione di “recuperabile”. Breivik non ci rientra.

  • Condannato a morte
    Condannato a vita
    Condannato a morte per la vita.

    Inutile essere a favore dell’ergastolo e contro la pena di morte. E’ solo una scelta vigliacca, come dice De Gregori: “Condannato a morte, Condannato a vita, Condannato a morte per la vita”

    Purtroppo la cultura norvegese è molto più elevata della nostra e mentre noi facciamo populismo, loro scelgono di rendere la pena rieducativa, fino in fondo, in ogni caso, pure in questo. Continuano comunque a credere nell’uomo e nella libertà. Con gran lavoro, che comincia subito dopo la condanna. Qui invece ci si limita a calcolare il dolore delle vittime in termini di anni di carcere, come se un anno di carcere servisse a qualcosa, o a qualcuno.

    Saluti

    Marco Penno

  • Il grado di civilizzazione di una societa’ si misura dalle sue prigioni. Bella citazione. Che la Norvegia ha fatto sua. Non solo per le prigioni ma anche per il massimo della pena. E’ una questione di civilta’. E probabilmente, visto che loro hanno un sistema carcerario avanzato, riusciranno a fargli scontare tutta la pena, e al contempo a rieducarlo. 

    Secondo me non sei giustizialista, sei solo corto di vedute. 

  • c’è un video “il contratto (tu lo firmi ogni mattina)” su youtube che ad un certo punto dice più o meno:

    “è vietato uccidere le persone a meno che non sia lo stato a chiedertelo” (esercito)

    non conoscono la risposta migliore, so che sono da sempre estranea al rancore e tutte le volte che è successo qualche caso mi sono sempre chiesta “se succedesse ai miei figli?”

    la risposta nel mio cuore era solo disperazione per la perdita e totale indifferenza per il “colpevole” in quanto la sua pena non mi risolverà mai la mia, non è uno scambio “commerciale” che mi risolve.

    Ma, ovviamente, non ho mai provato la situazione reale e spero di non trovarmici mai.

    Tutto questo, dovuto anche alle parole di De Andrè nellla”città vecchia”

    “se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli

    in quella’aria spessa, gonfia di odori

    lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano

    qualle che ha venduto per tremila lire sua madre ad un nano

    se tu penserai, se giudecherai da buon borghese

    li condannerai a tremila anni più le spese

    ma se capirai, se li cercherai fino in fondo

    anche se non sono gigli, son pur sempre figli

    vittime  di questo mondo”

     

    a me questo testo mi “flesciò” da bambina, non so perchè.

    scusate

     

  • Una condanna a 21 anni puo’ essere sufficiente, basta fare in modo che non gli passi piu’.

    21 anni in una cella 2×2 al buio, in isolamento senza contatti umani e con l’esterno, senza servizi igienici, senza nessun confort, fredda d’inverno e calda d’estate non troppo da ucciderlo. Una doccia al mese con uso idrante per pulizia cella e personale. E a random violentato da arrapati carcerati superdotati. Basterebbe farli diventare 21 anni d’inferno e magari qualche altro demente della sua razza ci penserebbe un po’ prima di fare un’altra cosa del genere. Qualcuno potrebbe gridare inorridito alla barbarie,ma sicuramente finche’ non toccano nessuno a loro caro sono tutti bravi a fare i buonisti,  ma per questo genere di bestie  l’unica cosa che capiscono e’ la violenza. Con il buonismo incentivi qualcun altro a rifarlo, li legittimi a sentirsi superiori alla giustizia.

  • penso di capirti in parte, non so se hai visto “american history x”, dove il colpevole di un delitto orrendo e razzista , infarcito di ideologie stupide e stupido pure lui, in carcere si ritrova a lavorare in lavanderia accanto ad un afroamericano, e piegando i panni a forza di stare lì imparaa conoscerlo, scopre che ha gli stessi problemi, paure e desideri suoi, quindi matura.

    a quel punto cerca di salvare il fratello che frequenta gli stessi ambienti che frequentava lui prima, facendogli capire gli errori. il film finisce male.

    quello che volevo dire è che è ancora presto per dire che Breivik rimarrà ancorato alle sue idee malsane, non lo possiamo sapere ed il tempo è un grande alleato se vuoi in questi casi.

    Se recuperi qualcuno in questo modo che sta usando la Norvegia penso sia un successo maggiore.

    cmq sono contenta di poter parlare e scambiare opinioni, la verità in tasca non ce l’ha nessuno, ma confrontando le idee pacificamente è bello.

    grazie

  • Sono sorpreso, ma anche contento, del fatto di trovare qualcuno che provi ad andare oltre il semplice coinvolgimento emotivo(e irrazionale) e ragioni. Mi riferisco in particolare a Nick Frost, il moro, marcosbiro, lalla, atlas. Dopodichè, tutti gli altri commenti(la maggior parte sicuramente) sono molto preoccupanti e pericolosi, oltre che inquinati da tendenze necrofile(nel senso che Unamuno e Fromm intendono per necrofilia).
    In sostanza, libertà di parola non significa dire quel che si vuole. 
    Mi spiego. Dato che parlate di punizioni giuste o meno, sulla loro modalità, sulla durata, etc etc etc, vi siete chiesti il PERCHE’ una persona commetta un atto del genere? Quali siano state LE CAUSE?? E’ l’unica cosa che bisogna fare.
    Discutere su che tipo di punizione sia giusta o meno, NON risolve nulla, ma soprattutto NON AIUTA A CAPIRE IL PERCHE’ di un tale atto!
    E tengo a precisare una cosa: cercare di capire il perchè di una cosa non significa giustificarla. Piuttosto, significa tentare di trovare delle soluzioni.
    Byoblu, dai tuoi commenti(e qui completo il discorso sulla libertà di parola) si denota(percezione personale prima di tutto) una tua scarsa compresione di ciò che possa motivare le condotte umane e sociali, data forse da un approccio superficiale alla comprensione del fatti e a ignoranza su varie cose. E di conseguenza nasce un giudizio distorto. 
    Per capirci ancor di più: conoscete di persona Breivik? Conoscete le sue esperienze di vita? Sapete come ragiona? Insomma sapete quali sono state le motivazioni/cause/perchè della sua azione?
    In ogni caso, senza alcun dubbio esiste una motivazione; senza alcun dubbio bisogna rieducare e non punire. E a chi dice che viviamo in una società civile con regole civili, dico di guardarsi intorno e vedere cm stanno realmente le cose; vedere come le leggi non contribuiscono per nulla a far funzionare bene la società(questa è una cosa che ci inculcano fin da bambini) e non perchè nn vengono rispettate ma perchè esse stesse non sono delle soluzioni, ma dei tentativi di coprire falle che non risiedono nel campo della “giustizia”; anzi, l’esistenza delle leggi produce in una certa misura ciò che cercano di evitare.
    Ancora, la convinzione che col passare del tempo l’umanità è diventata più civile è in contrasto coi dati storici e con la storia dell’umanità stessa, i quali dimostrano che gli atti distruttivi(in generale) sono aumentati( e aumentano) con lo sviluppo di quel che definiamo “società civile”. Più andiamo avanti, più ci sono guerre e atti di violenza. La credenza secondo cui l’uomo primitivo era più “cattivo” di noi e col tempo ci siamo sistemati dandoci delle regole è sbagliata. Per il 90% della storia umana siamo stati cacciatori-raccoglitori, il che vuol dire quasi sempre pacifici.
     
    Quindi, senza alcun dubbio l’ambiente determina molto i nostri comportamenti e caratteri.
    Le parole di De Gregori e soprattutto di De Andrè, in questo caso, esprimono perfettamente ciò cui si deve far attenzione.
    Chiudo citando un passo di un libro di Erich Fromm, “Anatomia della distruttività umana”(che consiglio di leggere): “Il motto <legge e ordine>(piuttosto che vita e struttura), la richiestadi punizioni sempre più severe contro i criminali, come l’ossessione per la violenza e la distruzione che caratterizzano certi <rivoluzionari>, sono soltanto ulteriori esempi della potente attrazione che la necrofilia esercita sul mondo contemporaneo(…)La libertà genuina, l’indipendenza, la fine di ogni forma di controllo e di sfruttamento sono le premesse indispensabili per mobilitare l’amore per la vita, l’unica forza che possa sconfiggere l’amore per la morte”

    Sono sorpreso, ma anche contento, del fatto di trovare qualcuno che provi ad andare oltre il semplice coinvolgimento emotivo(e irrazionale) e ragioni. Mi riferisco in particolare a Nick Frost, il moro, marcosbiro, lalla, atlas. Dopodichè, tutti gli altri commenti(la maggior parte sicuramente) sono molto preoccupanti e pericolosi, oltre che inquinati da tendenze necrofile(nel senso che Unamuno e Fromm intendono per necrofilia).In sostanza, libertà di parola non significa dire quel che si vuole. 
    Mi spiego. Dato che parlate di punizioni giuste o meno, sulla loro modalità, sulla durata, etc etc etc, vi siete chiesti il PERCHE’ una persona commetta un atto del genere? Quali siano state LE CAUSE?? E’ l’unica cosa che bisogna fare. Discutere su che tipo di punizione sia giusta o meno, NON risolve nulla, ma soprattutto NON AIUTA A CAPIRE IL PERCHE’ di un tale atto! E tengo a precisare una cosa: cercare di capire il perchè di una cosa non significa giustificarla. Piuttosto, significa tentare di trovare delle soluzioni.

    Byoblu, dai tuoi commenti(e qui completo il discorso sulla libertà di parola) si denota(percezione personale prima di tutto) una tua scarsa compresione di ciò che possa motivare le condotte umane e sociali, data forse da un approccio superficiale alla comprensione del fatti e a ignoranza su varie cose. E di conseguenza nasce un giudizio distorto. 

    Per capirci ancor di più: conoscete di persona Breivik? Conoscete le sue esperienze di vita? Sapete come ragiona? Insomma sapete quali sono state le motivazioni/cause/perchè della sua azione?

    In ogni caso, senza alcun dubbio esiste una motivazione; senza alcun dubbio bisogna rieducare e non punire. E a chi dice che viviamo in una società civile con regole civili, dico di guardarsi intorno e vedere come stanno realmente le cose; vedere come le leggi non contribuiscono per nulla a far funzionare bene la società(questa è una cosa che ci inculcano fin da bambini) e non perchè nn vengono rispettate ma perchè esse stesse non sono delle soluzioni, ma dei tentativi di coprire falle che non risiedono nel campo della “giustizia”; anzi, l’esistenza delle leggi produce in una certa misura ciò che cercano di evitare. Ancora, la convinzione che col passare del tempo l’umanità è diventata più civile è in contrasto coi dati storici e con la storia dell’umanità stessa, i quali dimostrano che gli atti distruttivi(in generale) sono aumentati( e aumentano) con lo sviluppo di quel che definiamo “società civile”. Più
    andiamo avanti, più ci sono guerre e atti di violenza. La credenza secondo cui l’uomo primitivo era più “cattivo” di noi e col tempo ci siamo sistemati dandoci delle regole, è sbagliata. Per il 90% della storia umana siamo stati cacciatori-raccoglitori, il che vuol dire quasi sempre pacifici. 
    Quindi, senza alcun dubbio l’ambiente determina molto i nostri comportamenti e caratteri.

    Le parole di De Gregori e soprattutto di De Andrè, in questo caso, esprimono perfettamente ciò cui si deve far attenzione.

    Chiudo citando un passo di un libro di Erich Fromm, “Anatomia della distruttività umana”(che consiglio di leggere): “Il motto <legge e ordine>(piuttosto che vita e struttura), la richiesta di punizioni sempre più severe contro i criminali, come l’ossessione per la violenza e la distruzione che caratterizzano certi <rivoluzionari>, sono soltanto ulteriori esempi della potente attrazione che la necrofilia esercita sul mondo contemporaneo(…)La libertà genuina, l’indipendenza, la fine di ogni forma di controllo e di sfruttamento sono le premesse indispensabili per mobilitare l’amore per la vita, l’unica forza che possa sconfiggere l’amore per la morte”

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