400 metri sotto terra


di Maria Ferdinanda Piva  Quanta ipocrisia! Quanta sporca ipocrisia può nascondersi dietro le parole “intervento che va a sanare l’ambiente”. Ugo Cappellacci, presidente della Sardegna, ha definito in questo modo il progetto per la miniera di Nuraxi Figus nel Sulcis. La miniera è ora occupata da centinaia di minatori: sono barricati a circa 400 metri di profondità, sollecitano il vialibera nazionale al piano benedetto da Cappellacci che salverebbe i loro posti di lavoro. Il però punto è cosa vogliono farci, nella miniera di Nuraxi Figus. Mica un “intervento che va a sanare l’ambiente” ma cose turche. Turche davvero.
 
A sentire Cappellacci, sembra un progetto pulito e assolutamente indolore: una centrale elettrica alimentata dal carbone della miniera. Siccome il carbone, bruciando, emette anidride carbonica (il principale gas dell’effetto serra e dei cambiamenti climatici), perché dunque non catturarne una parte e spedirla sottototerra? E’ il cosiddetto “CCS, Carbon capture and storage“, che in Italia va di moda chiamare “carbone pulito”. Si cercherà anche di applicare la tecnica ECBM, che sta per “Enhanced coal bed methane“.
I dolori cominciano quando si guarda dietro a queste due sigle. Secondo l’Accademia delle Scienze americana il CCS è più pericoloso del fracking, la famigerata tecnica di estrazione del gas ottenuta fratturando le rocce attraverso iniezioni in profondità di acqua ad alta pressione. E’ noto che il fracking può innescare terremoti. L’ ECMB, poi, è una tecnica così pionieristica che non se ne conoscono i possibili effetti collaterali. E’ la versione “enhanced”, cioè potenziata, del CBM, che è stato definito “il gemello malefico del fracking” e che è in sostanza una tecnica per estrarre gas metano dai giacimenti di carbone.
Cerchiamo di riassumere brevemente i documenti di approfondimento che trovate in fondo all’articolo. Cominciamo dal CCS, cioè spedire l’anidride carbonica sottoterra. In primo luogo è indispensabile un sito geologicamente stabile per secoli, possibilmente millenni, altrimenti l’anidride carbonica esce e torna nell’atmosfera. Se questo dovesse accadere, non si tratterebbe solo di incidere sull’ormai noto effetto serra: a determinate concentrazioni la CO2 è un gas letale. Trovare un sito che dia garanzia di stabilità per scale geologiche così lunghe è impossibile. Un esempio da manuale? Il sito individuato quarant’anni fa dalla Germania come ultra stabile e ultra sicuro, e che invece si è già destabilizzato. E’ l’ex miniera di salgemma di Asse: fu giudicata addirittura adatta per seppellirci dentro scorie nucleari. Ora i tedeschi si stanno scervellando per trovare il modo di portarle via di lì il più presto possibile.
Ma la peggiore controindicazione al CCS emerge da uno studio dell’Accademia delle scienze americana. Pochi mesi fa ha prodotto un tomo di 300 pagine indagando la relazione fra i terremoti e le tecniche che riguardano energia e sottosuolo: fracking, estrazione di petrolio con metodi convenzionali, geotermia, CCS e così via. Tecniche che, secondo lo studio, hanno davvero innescato terremoti. E se è impossibile dire dove si verificheranno, è invece possibile stimarne il grado di rischio in relazione alla singola tecnica utilizzata. Il rischio è più basso quando il volume dei fluidi estratti dal sottosuolo viene “compensato” con l’immissione nel sottosuolo di un analogo volume di fluidi. Il rischio è più alto in caso di estrazioni (o immissioni) “scompensate”. Le due tecniche con il massimo “scompenso” sono l’iniezione di acque di scarto in pozzi profondi e il CCS. Appunto, quello che vogliono fare nel Sulcis.
Prima di parlare dell’ECBM è utile parlare del CBM, la sua versione base. Per estrarre metano dai deposito di carbone con il CMB si trivellano molti pozzi: di solito il metano esce da sé, accompagnato da acqua, ma a volte è necessario stimolarne la fuoriuscita iniettando nel sottosuolo acqua o altre sostanze. E’ stato definito il gemello malefico del fracking perchè le operazioni avvengono a profondità ridotta – di solito un migliaio di metri – e questo aumenta il rischio (tipico del fracking) che l’acqua della falda sotterranea venga contaminata dal metano forzato ad uscire dalla roccia. Sul versante del fracking puro e semplice, il film Gasland ha fatto per esempio diventare famosa l’ “acqua che brucia” mentre esce dal rubinetto.
Ma veniamo alla versione “enhanced”, potenziata: l’ECBM. Il potenziamento in questione consiste nello stimolare la fuoriuscita del metano iniettando nel sottosuolo anidride carbonica portata allo stato supercritico: trasformata cioè in una sorta di fluido. A temperatura ambiente l’anidride carbonica è allo stato di gas. Per portarla allo stato supercritico bisogna sottoporla ad una pressione di circa 7 atmosfere. Nel progetto che ruota attorno alla miniera di Nuraxi Figus si vorrebbe arrivare almeno ad uno studio di pre-fattibilità in questo senso. Infatti l’ECBM è più teoria che pratica: esiste pochissimo materiale in proposito, si conosce poco o niente sugli effetti collaterali, di solito viene citato uno studio del 2006 del Swis Federal Institute of Technology di Zurigo che si è limitato a costruirne un modello.
Ecco, Cappellacci “vende” tutte queste cose come “un intervento per sanare l’ambiente“. Le “vende” in cambio di un pezzo di pane, quel pezzo di pane per il quale i minatori stanno lottando asserragliati sottoterra. Un pezzo di pane che somiglia ad una polpetta avvelenata per il Sulcis e per l’ambiente.

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3 commenti

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  • Ennesimo “miracolo” dell’interventismo statale nell’economia. 

    Tutto questo nascondendosi dietro l’etichetta di “stato sociale”: “poveri minatori, salviamoli dalla disoccupazione!”

    Se un’azienda deve chiudere perché non ha mercato, stop, deve chiudere. Mi spiace per chi rimarrà disoccupato, ma è la vita. O con questo ragionamento ci troveremo 10,100,1000 FIAT che campano di soldi statali, e sarebbe meglio evitare.

  • In questo caso sono d’accordo, più che altro perché non si può spacciare per facili soluzioni sistemi altamente sperimentali(e con tempi di realizzazione, di conseguenza, abbastanza lunghi). Mi piacciono molto i link in fondo all’articolo.

    Sul fracking so poco: ho saputo che può provocare terremoti di magnitudo 4.

    A tal proposito consiglio questo articolo: http://www.ilpost.it/filippozuliani/2012/06/08/terremoti-e-trivellazioni-2/

    Cambiando fonte energetica, il sistema geotermico risulta  pericoloso dal punto di vista sismico? Non mi risulta che in Islanda abbiano problemi. Nel frattempo leggerò lo studio, o meglio, il riassunto su Scientific American.

    Vorrei segnalare, inoltre, che quei minatori sono allo stremo(un sindacalista  si è tagliato le vene poche ore fa), ma anche che il progetto, in questione è stato giudicato troppo oneroso dal governo(250 milioni all’anno)! La vedo dura! 🙁

    Una curiosità: gli articoli li avete davvero letti tutti? Nel caso, sono ammirato!

    P.S.: la Sardegna è zona sismica?

  • si forse perderanno il lavoro ma visto che hanno 640 kg di esplosivo e visto che devono stare li per protesta perche non scavano una bella galleria verso montecitorio e ci fanno un regalo ….be a perdere il lavoro non e’ uno scherzo e qui mi sa che facciamo una brutta fine tutti.

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