Ci eravamo già passati

monti_napolitano(1)

 
da un libro di testo del 2112:

 Questa era l’Europa agli inizi del secolo scorso. Erano gli anni del trionfo di una società borghese ricca, intraprendente, sicura di sè e della propria possibilità di sviluppo grazie all’industria e all’incessante innovazione scientifico-tecnologica. Era questa la percezione che l’opinione pubblica europea aveva della società in cui viveva, del proprio mondo.In realtà, l’Europa era attraversata da tensioni fortissime:- era ricca, ma conosceva stridenti disuguaglianzeeconomiche e sociali- era democratica, ma dominata da una élite industriale e finanziaria, decisa a far valere a ogni costo i propri interessi;- mostrava grande fiducia nella scienza e nella razionalità, ma vedeva crescere al suo interno movimenti che si ispiravano a ideologie irrazionalistiche, quali il nazionalismo e il razzismo.Tutto questo condusse alla Grande Guerra.

 

  Ad una lettura più attenta, tuttavia, risulta che il tomo da cui proviene questo estratto è stato stampato nel 2012, che è un libro di testo delle superiori e che si riferisce all’Europa agli albori del ‘900, la quale stava per sprofondare nella I Guerra Mondiale, che lasciò a terra oltre 15 milioni di morti. Se pensate che tutto questo oggi non sia possibile, non conoscete la storia. E non avete letto le dichiarazioni di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel di un anno fa. Ancor più inquietante il fatto che entrammo in guerra eludendo la volontà parlamentare: firmammo il Patto di Londra (che sanciva il nostro abbandono della neutralità) di nascosto, su mandato delle élite (il Re, i finanzieri, gli industriali). Il Re concesse pieni poteri a Salandra, il Presidente del Consiglio, e questa concessione unilaterale, che esautorò nei fatti il Parlamento, umiliandolo e costringendolo a votare un fatto ormai compiuto, venne considerata legittima grazie alla propaganda mediatica (“Fate presto!”) e anzi gisutificata dall’eccezionalità del momento. Un popolo che non conosce la storia, è condannato a subirla all’infinito. Torniamo a scuola. [iframe]

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