Un referendum per dire no all'euro è possibile?


di Paolo Becchi
Il picco di caldo raggiunto in questa estate che sta volgendo al termine è stato segnato dalle voci di una possibile iniziativa referendaria diretta a chiamare i cittadini italiani ad esprimersi sulle sorti dell’euro. È stato Roberto Maroni che, per primo, il 16 agosto ha annunciato di voler presentare «in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per abbinare alle politiche del 2013 un referendum consultivo nel quali i cittadini italiani possano esprimersi sull’euro».
 
Tipica provocazione leghista, dettata dalla necessità, per un partito in profonda e forse irreversibile crisi, di rinserrare le fila? Forse. Eppure, inaspettatamente, la proposta viene rilanciata direttamente da un rappresentante del governo, il ministro per gli Affari Europei Enzo Moavero Milanesi, il quale dichiara che «sulla nuova Europa bisogna consultare i cittadini». Applausi bipartisan. Dal PD, Arturo Parisi insiste: «ha ragione il Ministro Moavero. Il futuro dell’Unione dovrà essere deciso da un voto popolare». Poi la prudenza del governo: con l’arrivo del vento freddo, la questione passa nuovamente sotto silenzio.
Il sospetto, però, è che nessuno abbia molto chiaro cosa sia questo “voto popolare”, cosa significhi “consultare” i cittadini. Va da sé che dall’euro l’Italia non potrebbe certo uscire tramite un referendum abrogativo: non soltanto, infatti, l’art. 75 della Costituzione vieta esplicitamente che possa svolgersi un simile referendum sulle leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali ma, secondo una consolidata interpretazione della Consulta, non sarebbe mai possibile interferire, attraverso referendum, con l’ambito di applicazione delle norme comunitarie e con gli obblighi assunti dall’Italia nei confronti dell’Unione Europea. Né, occorre precisare, è possibile nel nostro ordinamento proporre lo svolgimento di referendum consultivi, al di là delle espresse previsioni della costituzione (articolo 132).
Per questo Maroni parla di “proposta di legge di iniziativa popolare” e di “referendum consultivo”. Per uscire dal “blocco” che la costituzione pone all’intervento diretto del popolo in materia di rapporti con l’Europa, egli sembra infatti richiamare il precedente che si ebbe nel 1989, quando, con legge costituzionale (3 aprile 1989, n. 2), fu indetto un “referendum di indirizzo” (ossia consultivo) sul conferimento di un mandato al Parlamento Europeo per redigere un progetto di Costituzione europea (fu un plebiscito a favore dell’Europa, con l’88% dei sì). Fu necessaria, allora, una legge di iniziativa popolare promossa dal Movimento federalista europeo – successivamente sostituita dalla proposta di legge costituzionale presentata dal partito comunista – la cui approvazione richiese la doppia lettura in entrambi i rami del Parlamento, secondo l’iter necessario per le leggi costituzionali.
La Costituzione non prevede, nella sua lettera, un’ipotesi simile, ma nell’89 i partiti furono concordi nell’approvare questo strumento atipico (il “referendum di indirizzo”) mediante una legge costituzionale ad hoc, formalmente “in deroga” o “rottura” di quanto previsto dall’art. 75 della Costituzione, per legittimare con il ricorso al voto popolare l’accelerazione del processo di integrazione europea. Come è stato correttamente notato da parte della dottrina, limitandosi semplicemente all’indizione di quella singola consultazione, la legge costituzionale non ha introdotto nel nostro ordinamento il referendum di indirizzo, il quale è per così dire, una volta svoltesi le operazioni di voto, «uscito dallo scenario costituzionale», facendo così svanire «la temporanea “rottura della Costituzione”». Che sia questo o meno l’obiettivo di Maroni, esso costituisce l’unica soluzione tecnicamente possibile – anche se in “deroga” alla Costituzione – per ritenere ammissibile un referendum consultivo attraverso il quale gli italiani possano esprimere il proprio giudizio sull’euro.
E’, evidente, tuttavia, come la reale posta in gioco non sia, oggi, quella di ripetere l’esperienza del 1989 (ipotesi piuttosto inverosimile), quanto quella di “sfidare” a venire allo scoperto quella maggioranza silenziosa di italiani che si vocifera da tempo abbia ormai assunto posizioni radicalmente euroscettiche. Per questo Maroni promette di raccogliere “milioni di firme” (quando, per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare ne basterebbero 50.000). Anche se, come qualcuno ha notato, l’istituto del “referendum consultivo” di cui parla Maroni non esiste nella nostra Costituzione, ciò non significa che una iniziativa legislativa popolare non possa, in realtà, costituire una mossa politica determinante per l’avvenire di questo Paese. È un appello a contarsi, a schierarsi, a prendere posizione, a far sentire finalmente la propria voce, che potrebbe coinvolgere tutti coloro che vogliono dire no alla moneta europea, che potrebbe finalmente trasformare l’euroscetticismo, da vaga sensazione che si respira oggi nell’aria, in una vera forza politica.

24 commenti

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  • Tralasciando tutte le questioni giuridiche, ammesso che sia tutto possibile, rimane un grosso problema, nel momento stesso in cui il referendum vedesse vincere il si all’uscita dall’euro, si darebbero il via a fughe di capitali, mettendo rapidamente il paese nell’impossibilità di finanziare il proprio deficit estero.

    Ne consegue che prima di mettere in piedi tali discorsi, bisognerebbe lavorare segretamente e vinte le elezioni varare nell’immediato una legge che blocchi temporaneamente i conti correnti e i capitali, mettere in piedi il referendum e successivamente in base al risultato agire di conseguenza.

    • Ah si, bellissimo ragionamento propositivo.

      Si pretende di essere partecipi giustamente del proprio destino per ciò che concerne l’adozione dell’euro e la sua eventuale uscita ma nel contempo a seconda dell’esito referendario si ipotizzano misure che limitino la libertà di poter scegliere materialmente ove risiedere con i propri beni materiali.

      Un classico ragionamento contemporaneo, come dire tutto e il contrario di tutto.

      Complimenti.

    • Se il popolo non reagisce con manifestazioni di piazza, scioperi , anche contro l’ambasciata Alemanna per es. nulla cambierà. Agonia per anni, per poi subire il tracollo inevitabile.

      io non sono per un’agonia di 3 – 4 anni.

      Politici disonesti, corrotti, traditori della Costituzione e della Nazione .

      la fuga dei capitali non si è mai fermata dal 2008.

      Salviamo le nostre imprese e con esse le famiglie italiane, e non solo quelle allemanne.

    • Carissimo Nerolucente,

      dovresti leggere meglio i post del prof Bagnai in quanto non dicono esattamente quello che tu scrivi.

      Infatti su goofy non si incita a fare le cose in segreto, perché è proprio così che siamo arrivati a questo punto nascondendo il vero motivo della creazione dell’euro; invece bisogna informare, informare, informare come si fa anche su questo blog, in modo tale da “creare un consenso attorno a una visione equilibrata della realtà, che ci permetta, dopo, di combattere una battaglia politica a favore delle classi subalterne, con l’appoggio di un movimento di opinione consapevole”. 

      Poi non ci sarà bisogno di nessun referendum in quanto dall’euro si uscirà comunque, ma almeno non diamo occasione a chiunque di farci campagna elettorale e vincere elezioni solo sfruttandone l’onda.

    • Allora capisco che non sono stato molto chiaro.

      Io ho semplicemente detto che nel momento stesso in cui si palesa l’intenzione in maniera chiara di fare un referendum, la conseguenza sarà (come dice lo stesso Bagnai sul suo Blog) una fuga di capitali, ovvero un improvviso svuotarsi delle banche che prese d’assalto non riusciranno più a coprire la rischiesta di denaro contante e con tutti i relativi problemi che ne derivano…

      Bagnai sostiene inoltre che un referendum non è fattibile, soprattutto perchè partirebbe una campagna di terrorismo atta a dimostrare la catastrofe post uscita. Sostiene anche che usciremo forzosamente, senza il consenso del Governo.

      Ne consegue che se volessimo avere qualche garanzia di non scontrarci con una uscita dall’euro nel caos più totale, il Governo che si insedierà nel 2013 dovrà mettere in atto tutte le misure necessarie affinchè ciò non accada, sempre che ne abbia la volontà e la forza. Come dice lo stesso Bagnai, non puoi pensare di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati, chi vuol capire capisce, chi no sono fatti suoi.

      Qualsiasi persona informata, senza bisogno di aver studiato economia, sa che il primo provvedimento per evitare il crollo economico di un paese dovuto a panico, è la sospensione temporanea dei capitali. Poi c’è chi si scandalizza e magari preferisce le conseguenze di non aver agito in tal senso… ma c’è a chi piace il masochismo.

    • Guarda che in qualsiasi momento, anche adesso, se tutti i correntisti di una stessa banca vanno a chiudere i loro conti-corrente la banca fallirebbe e non avrebbe il denaro.

      Si chiama riserva frazionaria, questo è il problema non il referendum sull’euro si oppure.

      Forse devi documentarti un’attimino, leggere di meno e riflettere di più così non confonderesti l’effetto con la causa.

    • Ma scusa, secondo te uno andrebbe a ritirare i propri soldi in euro per far che? Metterli sotto il materasso? Quindi? Oppure portarli all’estero? Quindi? Risulterebbero sempre proprietari di euro e non cambierebbe nulla. Diversamente sarebbe opportuno convertirli in un’altra valuta oppure meglio ancora in oro e attualmente è legalmente possibile ed opportuno. La sostanza delle cose è che non si può fondare un’economia sugli umori delle gente oppure scommettere sul fatto che non tutti ritireranno i propri soldi ecco l’abberrazione del sistema che ci tiene in scacco nonostante sia l’economia a tenere in piedi la finanza e non vivecersa.

      L’economia può continuare ad esistere senza la finanza viceversa la finanza ha bisogno dell’economia per esistere. Nel mezzo si sustemano le banche, sostanzialmente servizi parassitari che necessitano anch’esse di un’economia per esistere.

      Capisci? Quindi il fatto di rimanere nell’euro già sta costando. Il non rimanerci ci costerà.

      Quindi il referendum sull’euro non si limità a stabilire se usare una moneta anzichè un’altra, ma bensì all’accettazione di un sistema economico, intrinseco nella moneta, rispetto ad una riconquista della sovranità monetaria con tutte le implicazioni politiche ed economiche.

      Si tratta di scegliere se si vuole uno stato sovrano, legittimato dai cittadini che operi nell’interesse dei cittadini rispetto ad uno stato, svuotato delle proprie prerogative, con competenze limitate all’applicazione delle esigenze della finanza, svincolata da ogni controllo e fine solo a se stessa.

      La libertà non genera profitto, lo schiavo si.

       

    • Beh, stiamo andando fuori dal discorso iniziale.

      Uno dei motivi che spingerebbero i correntisti a ritirare i prori soldi è proprio la possibile interruzione dell’erogazione di contante. Ma non è questo il punto, tralasciando i dettagli, il rischio di fughe di ogni genere si accentua nel momento stesso in cui si inizia solo a parlare di un uscita dall’Euro dell’Italia da parte di fonti autorevoli, ed è ovvio che un potenziale Governo rappresenterebbe un rischio grosso..

      Il mio ragionamento era particolarmente incentrato su questo rischio ed eventualmente su possibili misure da adottare per ottenere un uscita limitando i danni.

      Ovvio che tutte le ipotesi fatte si scontrano con la dura realtà, ovvero che è davvero poco probabile che qualcuno riesca a fare ciò che andrebbe fatto.

      Per il resto mi trovi d’accordo. Il tempo è l’unico a conoscere la verità.

  • A mio modesto parere, la storia c’insegna che, nella stragrande maggioranza dei casi, le proposte di legge d’iniziativa popolare non vengono neanche discusse in parlamento; per non parlare dei referendum: anche quando si è votato un quesito referendario, o si è trovato un escamotage per raggirarlo (vedi il finanziamto ai partiti), o non si è fatto addirittura niente (vedi l’acqua pubblica).

    Per questo io mi chiedo, e chiedo anche a voi: ma se raccogliessimo le firme per “contarci” e dare un segnale alle istituzioni, così come dice il sig. Becchi, secondo voi potrebbe servire a qualcosa???

    Oddio, sicuramente la proposta è positiva, sarebbe comunque necessario fare qualcosa di concreto piuttosto che rimanere inermi. Però, se vogliamo contarci, non sarebbe meglio organizzarci e indire una manifestazzione in tutte le principali piazze d’Italia in un determinato giorno???? Durante questa manifestazione potremmo allestire dei banchetti per la raccolta firme a supporto della proposta fatta dal sig. Becchi e, magari discutendone, potremmo trovare qualche altra azione propositiva per rendere ancora più incisiva questa nostra legittima richiesta.

  • Temo che il referendum si risolverebbe, oggi, nella legittimazione di questo euro e questa Europa. (Non a caso la proposta è stata, “inaspettatamente”, rilanciata dal ministro per gli affari europei Moavero).
    Il che, da un punto di vista democratico, sarebbe ineccepibile, non fosse che il risultato sarebbe inficiato dalla disinformazione sull’argomento che impedisce un voto consapevole.
    La grancassa mediatica intorno all’inevitabilità dell’euro e al più Europa come unica soluzione della crisi è ancora il messaggio predominante, e le voci che dissentono – anche se rispetto a qualche mese fa hanno qualche opportunità in più di dire la loro – sono pur sempre esigua minoranza e non possono esprimersi senza essere grossolanamente attaccati da personaggi la cui unica capacità di analisi è quella che si sviluppa attraverso l’enunciazione di luoghi comuni, tanto più efficaci presso la gente proprio perché tali.
    Ne sa qualcosa lo stesso professor Becchi – vedere il video postato da Claudio giorni fa. 
    Gli scenari apocalittici descritti ad arte o per insipienza da giornalisti, politici ed economisti omologati all’euro-pensiero unico hanno un impatto psicologico presso la maggioranza del paese tale che difficilmente si arriverebbe a un risultato molto diverso da quello del 1989 evocato dal professore, che dette esiti così clamorosamente bulgari proprio per la mancata o distorta informazione sul tema che allora – come oggi – vigeva. 

    La stessa Grecia insegna: davanti alla campagna terroristica del disastro che avrebbe comportato l’abbandono dell’euro, hanno preferito alla fine ridare fiducia a coloro che il disastro (quello reale) hanno provocato.

    Se di contarci si tratta, condivido la proposta di Giampi.

  • Appello a contarsi? Giustissimo

    La cosa fondamentale, non importa come, è che lo si faccia prima delle prossime politiche del 2013.

    Il cittadino italiano non può essere chiamato solo a pagare…porca d’una porca vacca (con il massimo rispetto per questi ruminanti, s’intende!).

    Il cittadino decide e, ovviamente, se ne assume le conseguenze…che però di certo saranno sempre migliori di quelle che stiamo subendo per colpa di Prodi, Berlusconi, Napolitano, Monti, Bersani, Casini, Fini etc.

  • Caro Prof. Becchi,

    ho scoltato il “povero” Maroni alla Berghem fest incalzato(si fa per dire)dalle domande di Feltri.

    La mia conclusione è che l’unico Referendum possibile siano le prossime elezioni.O si passa da quella cruna d’ago con qualcosa di realmente nuovo (che ancora non c’è,nonostante il M5S possa esserne una parte)oppure la propaganda e la demagogia di Maroni contano come il due di picche.

    Per contarsi ci vorrebero manifestazioni massicce contro l’euro agitate da proposte credibili di economisti e intellettuali che abbiano una visione lungimirante sul futuro del nostro paese.

    Le alchimie costituzionali,l’ineffabile classe politica,i cittadini ipnotizzati dai media di regime non fanno presagire nulla di buono;non almeno per quella classe media e lavoratrice che ogni giorno sempre di più,a mozzichi,viene spolpata dal lavoro,dai diritti e dalla sua sovranità.

    Se chi crede ineluttabile il declino italiano non si espone in prima persona al di fuori dalla rete,facendo da traino e da sali ammoniacali per il popolo,dubito che possa cambiare qualcosa in meglio da quì a chissà quando.

     

     

  • Effettivamente hanno ragione tutti quelli che dicono che un referendum di tale importanza avrebbe esito sicuramente negativo perchè se è vero che di cambiare gente al governo tutti o quasi ne siamo convinti, vista l’inefficenza dei nostri politici che è sotto gli occhi di tutti, dell’euro, intesa sia come moneta che come ideologia, la maggior parte di noi Italiani non ne sa una beneamata, quindi continueranno a credere che sia assolutamente vitale rimanere con l’EURO…… Mia personale idea !!!

  • Ottimo post.

    Pensiero ed Azione.

    Anch’io sono pronto a firmare la iniziativa  popolare di Legge proposta da Maroni & C.  malgrado quanto detto dal prof. Bagnai.

    Non ci si può solo informare.(prof. Paolo Savona, Alberto Bagnai, Nino Galloni, Andrea Mazzalai , Paolo Barnard, Claudio Borghi, Claudio Messora, Paolo Becchi ) su cosa sia l’euro e a chi giova…ecc…

    Dopo la consapevolezza, bisogna agire.

    La classe politica farà poco o niente senza la “rabbia” del popolo.

    Dai che ce la facciamo a spezzare la catena dell’euro, strumento voluto da Mundell, Crande Germania e Papato.

    tanti saluti al prof. Becchi

    Giobbe

  • Per quanto sento in Italia ed anche in altri paesi europei, la gente dice “se usciamo dal euro perdiamo tutti risparmi”. Per questo una consulta sul uscita dal euro molto probabilmente avrebbre esito negativo , anche se sarebbe economicamente sensato. Molto probabilmente la fine inevitabile del euro arrivera non attraverso un referendum pero (purtroppo) in un quadro di caos dei mercati.

  • Ragazzi…i capitali (quelli grossi) sono già volati via…

     

    In varie interviste si è discussa la possibilità di riconvertire l’euro con rapporto di 1 a 1…

     

    ovvero 1 euro= 1 lira…(anche se forse usare il nome “lira” potrebbe creare panico!!!)

     

  • Guarda che in qualsiasi momento, anche adesso, se tutti i correntisti di una stessa banca vanno a chiudere i loro conti-corrente la banca fallirebbe e non avrebbe il denaro.

    Si chiama riserva frazionaria, questo è il problema non il referendum sull’euro si oppure.

    Forse devi documentarti un’attimino, leggere di meno e riflettere di più così non confonderesti l’effetto con la causa.

  • Posto una frase citata in questo video http://www.youtube.com/watch?v=7VYSeAODaIE

    In una famosa intervista il signor McGeer chiese a Mr Towers “potete dirmi come mai un governo che ha potere di creare soldi dovrebbe cederlo ad un monopolio privato e poi prendere in prestito ciò che il Parlamento può creare da sè in cambio di interessi fino al punto di arrivare alla bancarotta?”

    Questa espressione spiega in parole semplici tutta la problematica dell’Euro !!!!

    Importante adesso secondo me è informare i cittadini prima di un referendum sull’euro, l’economia non è una materia facile!!!!!. Molti sono ancora convinti che l’Europa ci ha salvato……ma da che ????? Il MES, Il FISCAL COMPACT fra poco ci stritoleranno.Stiamo affondando, le banche avranno sicuramente abusato della riserva frazionata, ci sarà tanta moneta virtuale in circolazione da non poter essere quantificata,  i ricconi i soldi li hanno già messo al sicuro in oro e diamanti .

    Grazie Claudio per l’informazione che fai !!!

  • Posto una frase citata in questo video http://www.youtube.com/watch?v=7VYSeAODaIE

    In una famosa intervista il signor McGeer chiese a Mr Towers “potete dirmi come mai un governo che ha potere di creare soldi dovrebbe cederlo ad un monopolio privato e poi prendere in prestito ciò che il Parlamento può creare da sè in cambio di interessi fino al punto di arrivare alla bancarotta?”

    Questa espressione spiega in parole semplici tutta la problematica dell’Euro !!!!

    Importante adesso secondo me è informare la gente,prima di indire un referendum sull’euro, l’economia non è una materia facile!!!!!. Molti sono ancora convinti che l’Europa ci ha salvato……ma da che ????? Il MES, Il FISCAL COMPACT fra poco ci stritoleranno.Stiamo affondando, le banche avranno sicuramente abusato della riserva frazionata, ci sarà tanta moneta virtuale in circolazione da non poter essere quantificata,  i ricconi i soldi li hanno già messo al sicuro in oro e diamanti e a noi non ci resta che sperare in una classe politica onesta e preparata che ci tiri fuori dall’euro!!!!

    Grazie Claudio per l’informazione che fai !!!

  • Si, no, meglio si, non, meglio no…

    Stiamo parlando di fuffa!

    La situazione è che la nave sta imbarcando acqua a poppa ed a prua e referendum o no stiamo perdendo tempo.

    Secondo me non possiamo permetterci di viaggiare in Rolls quando a stento abbiamo le finanze per andare in Panda! (tanto cara a Marchionne)

    Fuori dall’euro prima che sia troppo tardi…

    La “democrazia” ? La democarazia come la costituzione i politici ed i marpioni della finanza ce la nominano quando fa comodo a loro…

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