Cameron vuole uscire dall'Europa


da Londra: Valerio Valentini
Mentre da noi chiunque si azzardi a muovere critiche all’Euro o all’Europa, o soltanto ad evidenziarne paradossi e incoerenze, viene linciato da media e istituzioni come un criminale di Stato, nella ridente Inghilterra sta montando un sentimento, sempre più diffuso e sempre più teso, di radicale antieuropeismo. Ad alimentarlo non sono le frange estremiste di un qualche movimento di esaltati, ma il premier David Cameron e i suoi ministri in persona. Come rivelato in questi giorni dal Financial Times, infatti, si sta aprendo quella che a tutti gli effetti è una guerra economica tra Unione Europa e Regno Unito. Che si combatte soprattutto su fatti relativi ai bilanci e ai piani di spesa, ma che si sta già trasformando in una guerra diplomatica e politica.
 
David Cameron, col sostegno dell’intero governo e anche di parte dell’opposizione, ha tutta l’intenzione di bloccare il piano di spesa a lunga scadenza (7 anni) che Bruxelles vorrebbe approvare a novembre. L’obiettivo del Premier britannico sarebbe, infatti, quello di ottenere l’istituzione di un “two-tier EU budget”, ovvero un doppio piano di spesa per l’Europa: uno per i Paesi più ricchi e l’altro per quelli in crisi economica o sull’orlo del baratro. Di fatto, sarebbe il primo passo verso la creazione di un’Europa a due velocità, che è stato l’incubo di Monti nell’estate appena passata.
Nonostante su giornali e Tv nostrani queste notizie non vengano riferite, pare che i diplomatici dell’Unione Europea e dei vari Stati membri – lo rivela il FT – siano sempre più preoccupati in vista degli incontri dei ministri delle finanze in programma il mese prossimo. Cameron, stando alle indiscrezioni, sarebbe “felicissimo di porre il suo veto” dal momento che, se vi riuscisse, “sarebbe accolto in patria come un eroe”. Tra l’altro, proprio in questi giorni si sta tenendo l’annuale congresso del Partito Conservatore, quello di Cameron, il quale è spronato dai suoi colleghi ad annunciare, magari proprio durante il suo discorso conclusivo, la decisione di riproporre il veto che aveva già posto a Bruxelles lo scorso dicembre, guadagnandosi non pochi applausi in Inghilterra per essersi opposto al Fiscal Compact.
È evidente che una decisione così importante avrebbe delle pesanti ripercussioni sugli equilibri politici in Europa. Che è proprio quello che vorrebbero Cameron e i conservatori, per affermare a gran voce che Londra non è affatto intenzionata a supportare le decisioni dell’eurozona, di cui in Inghilterra si parla proprio come di una terra straniera a tutti gli effetti, in barba ai sentimenti di fratellanza e solidarietà spesso sbandierati negli incontri bilaterali con i primi ministri dell’Europa continentale. Non è un caso se nelle interviste rilasciate dai politici inglesi il summit di novembre venga descritto come “il solito scontro tra Londra e la maggior parte del resto d’Europa”.
Qualcuno dirà che le posizioni del Regno Unito sono ben note, e che tutto sommato sono anche giustificate. Forse è vero, ma è innegabile che in queste settimane si sta assistendo ad un inasprimento del dibattito: probabilmente, di fronte alla nave europea che rischia di colare a picco, gli Inglesi vogliono allontanarsi il più possibile per evitare di essere trascinati a fondo, tanto più che anche per loro è cominciata la stagione dei tagli e dei risparmi. Non è un caso che Cameron stia pensando ad un referendum per ricevere il consenso dei sudditi della Regina nei confronti di questa politica di defilamento rispetto all’Europa. Anche il ministro degli esteri britannico ha annunciato sabato scorso che il consenso dei cittadini su una decisione così importante deve esprimersi attraverso una generale chiamata alle urne, magari proprio con un referendum.
E il risentimento contro l’eurozona sta sfociando, come era prevedibile, anche in uno scetticismo nei confronti dell’Europa in generale. È stato il ministro del bilancio, Michael Fallon, a denunciare che “non c’è stato un referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’UE dal 1975”. Come dire: sarebbe ora di farne un altro. E infatti lo stesso ministro ha definito una “ventata di freschezza” il veto posto alle politiche fiscali europee da David Cameron lo scorso dicembre. A rincarare la dose, per chi a Bruxelles volesse far finta di non capire, è arrivata la dichiarazione del Ministro per l’Europa, David Lidington, che ha confermato che la proposta di Cameron di bloccare il piano di spesa europeo per i prossimi sette anni non sta facendo pretattica, ma sta definendo un’invalicabile “linea rossa” volta a definire “una posizione non negoziabile”.
E tanto per esacerbare le tensioni, già vibranti, tra i vari Stati Europei, Cameron sta pensando di non rinunciare al cosiddetto “British rebate”. Si tratta di un risarcimento pari a circa 5 milioni di sterline (più di 6 milioni di euro) che ogni anno l’Unione Europea devolve alle casse di Londra, e per il quale l’Italia contribuisce per il 24% (seconda solo alla Francia: 31%). Fu istituito nel 1984, a seguito di un negoziato condotto da Margaret Thatcher. In sostanza, l’Inghilterra pretese una ricompensa in quanto una grande parte del bilancio europeo veniva spesa per finanziare le politiche agricole stabilite da Bruxelles, che di fatto non erano sostenibili nel Regno Unito. Tra l’altro, si ritenne necessario farlo anche per seguire un politica di riequilibrio all’interno dell’UE: allora l’Inghilterra era il terzo Paese più povero tra i dieci di quella che era la Comunità Economica Europea. Tuttavia, oggi sono evidentemente venute meno le esigenze di un tale risarcimento: la quantità del bilancio dell’UE destinato all’agricoltura si è dimezzato, passando dall’80% al 41%; ed è chiaro a tutti che l’Inghilterra non figura più tra i fanalini di coda dell’economia europea. E infatti negli ultimi anni ci sono state varie trattative tra Londra e Bruxelles per rinegoziare questo finanziamento: nel 2005, ad esempio, Tony Blair accettò una decurtazione del 20% nel periodo 2007-2013. Giunta tale ennesima scadenza, si pensava di poter abolire definitivamente questo “rebate” non più giustificato. E invece no: Cameron pare seriamente intenzionato a non mollare l’osso, apparentemente più per mostrare i muscoli al resto d’Europa (e magari rinforzare la sua leadership in patria) piuttosto che per non rinunciare ad una cifra piuttosto esigua.
Sono queste, insomma, le tensioni che percorrono la Manica. E ci si chiede, in un simile scenario, quale sia il ruolo della politica italiana. Possibile che da noi l’Euro e l’Europa debbano essere accettati come due totem, e che il solo pretenderne degli aggiustamenti risulti blasfemo, o addirittura fascista? Rischiamo di svegliarci in un’Europa profondamente diversa da quella che abbiamo imparato a lodare e sperticare sui libri di scuola scritti trent’anni fa, e restare sbalorditi di fronte al cambiamento.
 

31 commenti

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    • il video:il 12 maggio c’è un tipo che dallo studio, presumo inglese, si collega con un italiano sicuramente a venezia dove c’è una manifestazione con gondole, bandiere e ostreghette. il tipo dallo studio fa le domande e l’altro in collegamento da venezia risponde, il tutto in lingua inglese.

    • Allora ragazzi innanzitutto il video è di ieri.. Spiega come si stanno svolgendo manifestazioni da parte dei cittadini veneziani e co. per raggiungere l’indipendenza veneta.. Tutto questo perce pagano all’anno 20 miliardi di euro all’anno in tasse e non ricevono un corrispettivo di servizi adeguati. Inoltre dichiarano che la suddetta repubblica veneziana diventerebbe uno dei paesi piu ricchi d’Europa.. Tutto questo accade nel completo silenzio della stampa italiana. Sembra essere tornati indietro di qualche secolo con questa censura, un fatto increscioso. Inoltre alcune veneti dichiarino che nemmeno i telegiornali locali ne parlano a riguardo.. Senza parole..

    • Tu vuoi che l’ Italia esca dall’ Europa, i veneti che Venezia esca dall’ Italia, i meridionali vogliono rifondare del regno delle due Sicilie. Avanti di questo passo l’ Italia tornerà ad essere una mera espressione geografica, come disse Metternich. Non è meraviglioso?

       

  • vascolabile ha scritto :
    sottotitoli grazie!…chi cavolo lo capisce l’inglese!?…che è successo in Veneto?

     

    RT, Russian television, è un canale russo via satellite che trasmette in inglese. Il servizio è sugli independentisti veneti che vogliono staccarsi dall’ Italia. Il motivo? Le troppe tasse. Sempre li vanno a finire i polentoni veneti, sugli sghèi.

  • Avrei qualche domanda per Gianni Guelfi (detto anche “Guelfo”).

    Hai per caso, adorabile Guelfo, i nomi di coloro che ci hanno fatto entrare in un sistema monetario schizofrenico e mal funzionante costruito ad uso e consumo di speculatori finanziari e banchieri d’assalto?

    Senza un sistema politico-federale funzionante, ancorché favoritistico nei confronti di certi stati come la Germania? (fixing: 1Euro = 1 Marco; 1 Euro = 1936,27 Lire)

    Io così a tirare a caso due nomi c’è l’avrei. Tiro a caso: Prodi? Ciampi?

    Un’altra domanda, se non ti tedio, sai per caso chi ha portato Monti al Governo?

    Non ti preoccupare risponde L’Espresso per tutti, qui:

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quando-dalema-chiese-a-monti-/2188308

    Ed in ultimo (so che ti sto rompendo le palle) hai un’idea di cosa sta producendo l’Agenda di Monti sulla nazione italiana?

    Anche qui non ti preoccupare, risponde L’Espresso sempre per tutti, qui:

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cos%C3%A3%C2%AC-ci-si-avvita-verso-il-baratro/2177258

     

    Ora visto che Monti è il cameriere di Goldman Sachs e lavorava da Moody’s quando l’Italia è stata declassata ed è affezionato socio del Club Bildberg, ci è dato sapere a noi poveri cittadini democratici perché il PD e l’UDC ed anche il PDL ci vogliono propinare ancora questo losco figuro?

    E’ forse perché il PD si bea che Goldman Sachs vota per il PD?

    http://www.partitodemocratico.it/doc/243468/goldman-sachs-vota-per-il-pd.htm

     

    Ciao, Guelfo, statti bene e se puoi comincia a levarti quei tre etti di prosciutto spiaccicati per ogni occhio.

  • vascolabile ha scritto :
    sottotitoli grazie!…chi cavolo lo capisce l’inglese!?…che è successo in Veneto?

     

    Ecco qua un’ esponente del famoso popolo del web grillino che non conosce l’ inglese. E volete pure governare?

  • gianniguelfi ha scritto :
    Perché mi fai ste domande se conosci già tutte le risposte?

    Perché sei del PD e mi sembrava che non conoscessi le risposte.

    Quindi era così, per passarti qualche informazione.

  • 15 minuti fa Rai News ha dato la notizia con collegamento da Londra. Sono stati discretamente onesti. attendiamo domani notizie dalla Francia e puntiamo al 27 ottobre per il not day Monti .

  • gianniguelfi ha scritto :
    Tu vuoi che l’ Italia esca dall’ Europa, i veneti che Venezia esca dall’ Italia, i meridionali vogliono rifondare del regno delle due Sicilie. Avanti di questo passo l’ Italia tornerà ad essere una mera espressione geografica, come disse Metternich. Non è meraviglioso?  

     

    Gianni, francamente non esiste nessuna domostrazione del fatto che uno stato più grande corrisponda a maggior benessere. Lascia da parte i libri di storia che hai letto, scritti e censurati da chi aveva interesse a che tu e noi e tutti la pensassimo in un ben preciso modo. Guardati intorno: sei sicuro che se la cosiddetta Italia (ed Europa) diventasse nulla più che una mera espressione geografica, per il popolo sarebbe peggio? NEssuno, ma proprio nessuno ha la dimostrazione di ciò. Ti faccio però riflettere su un i popoli della  ex Jugoslavia, da quando non esiste più qual carrozzone statale che era appunto la jugoslavia stanno mille volte meglio e questo basta parlare con i Croati e gli Sloveni per everne conferma

    • Solo alcuni stati della ex Jugoslavia hanno aumentato il loro benessere grazie all’ indipendenza. Segnatamente la Slovenia e la Crozia, cioè quei due che già prima stavano meglio degli altri. E cmq. non son rimasti soli e isolati a lungo, perché la Slovenia ha già adottato l’ euro e fa parte della UE, la Croazia entrerà prossimamente e la Serbia farebbe carte false per entrarci. E non sono manco convinto che piccolo sia meglio. A meno che non diventino un porto franco, come Dubai o Singapore, o abbiano una storia plurisecolare di neutralità come la Svizzera, la vedo dura per eventuali, futuri, staterelli ex italiani, costretti a competere con i giganti dell’ economia mondiale.

  • gianniguelfi ha scritto :
    Grazie delle preziose informazioni. Mi torneranno utili per fare le frittelle. E mi chiamo Guelfi, non Guelfo

    Le “frittelle” sono quelle del voto di scambio?

    O sono “i pizzini” fritti?

    Grazie a te, e non c’è di che. Almeno in cucina non abbiamo bisogno di “consigli” politici per gli acquisti.

  • Finalmente se ne parla! C’è da chesersi cosa ci stia facendo nell’unione europea, l’Inghilterra, l’unico membro che non ha voluto l’Euro, lunico paese dove le regole che valgonno per tutti, sotto il profilo finanziario, non sono mai state ne accettate ne sottoscritte, l’unico paese che se arrivi ai loro confini, pur essendo membro della comunità europea, ti chiede i documenti, e ha mantenuto praticamente intatti i controlli su tutto, quindi non esiste la libera circolazione ne di merci ne di persone. E adeesso che vedono messi a rischio i loro mercati finanziari, si ricordano di essere degli europeri anche loro? Non c’è stupirsi che siano preoccupati, visto che tutte le maggiori banche offshore sono loro, e sono quelle che favoriscono l’esportazione illegale dei capitali, e fanno della speculazione finanziaria il loro modo di arricchire il loro paese e loro stessi. Qualcuno disse “Dio stamaledica gli Inglesi”. Nulla di puù sacrosanto.

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