Il problema non è il debito pubblico. Ecco perché.


di Fabrizio Tringali, co- autore del libro “La trappola dell’euro – La crisi, le cause, le conseguenze, la via di uscita
Internet è uno strumento fantastico. Consente di accedere a molte fonti ufficiali di informazione, senza sorbirsi le mediazioni e le distorsioni del cosiddetto mainstream. Le fonti ufficiali sono costituite, per esempio, dalle analisi, i grafici e le statistiche costruite dagli uffici di enti ed istituzioni quali l’Istat, la Corte dei Conti, le Camere, e così via. Prima della diffusione della rete, queste fonti erano raggiungibili quasi esclusivamente dagli operatori del mainstream. E quando raccontavano balle, i cittadini non avevano molti mezzi per accorgersene. E’ anche per questo che cercano in ogni modo di mettere il bavaglio ai blog indipendenti. Perché grazie ai dati ufficiali possiamo svelare l’enormità delle balle che ci propinano: ovvero che per uscire dalla crisi dobbiamo “fare sacrifici”, diminuire il debito pubblico e realizzare “riforme” simili a quelle della “virtuosa” Germania.
 
Ho affrontato questo tema nella mia recente video-intervista a byoblu, che ha suscitato un ampio e vivace dibattito, sia sul blog che su youtube. Il che mi ha dato l’opportunità di offrire alcuni chiarimenti ed una precisazione su quanto avevo affermato nel video, circa il fatto cioè che la maggior competitività della Germania rispetto ai PIIGS, tra cui l’Italia, si basa principalmente sulla capacità del governo tedesco di tenere bassa l’inflazione contenendo i salari e comprimendo i diritti dei lavoratori.
Ora, alla documentazione che ho già fornito, costituita prevalentemente da analisi ed interventi di esperti economisti, aggiungiamo i dati ufficiali della Commissione Europea sull’evoluzione della competitività in diversi Paesi dell’eurozona nel periodo successivo all’introduzione della moneta unica. Possiamo così mettere a fuoco i motivi per i quali, dal 2000 in poi, la Germania ha visto aumentare la propria competitività rispetto ai PIIGS, i quali, non potendo svalutare la propria moneta rispetto a quella tedesca, appaiono incapaci di recuperare le quote di mercato perdute e si avvitano sempre più nella crisi. I dati raccolti dalla Commissione Europea si trovano scorrendo la documentazione parlamentare relativa alle modifiche al modello di Documento di Economia e Finanza (DEF) introdotte nel 2011, dove leggiamo che in esso, cioè nel DEF, deve essere contenuto il Piano Nazionale di Riforme (PNR).
Il PNR, che costituisce la più rilevante novità del DEF, è un documento strategico che definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla cosiddetta “Strategia Europa 2020”. Tra le altre cose, il PNR indica gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività dei diversi Stati. E’ un documento che viene redatto in strettissima collaborazione con le istituzione europee, seguendo il calendario del cosiddetto “Semestre europeo”.
L’indicatore utilizzato per verificare le evoluzioni della competitività è il tasso di cambio effettivo reale, che può essere costruito sulla base di vari indicatori diversi. Il tasso di cambio reale si determina ponderando l’andamento degli indicatori di prezzo (o di costo) che si decide di considerare, con le variazioni del tasso di cambio. Si ha perdita di competitività quando un aumento dei prezzi interni rispetto alla media dei prezzi internazionali non è compensato da una svalutazione del cambio di pari ammontare (cioè, in sostanza: perdiamo competitività quando i nostri prezzi aumentano più di quanto aumentino negli altri Paesi, perché chi acquista dall’estero inizierà a trovare vantaggioso comprare da altri Paesi esportatori, che sono ovviamente quelli dove i prezzi sono cresciuti di meno. Naturalmente ciò accade perché non possiamo svalutare la moneta nazionale, se potessimo farlo, i potenziali acquirenti esteri potrebbero continuare a trovare vantaggioso comprare da noi).
Il PNR propone quattro misurazione del cambio reale, basate sull’utilizzo dei seguenti indici (Non spaventatevi, sotto ai relativi grafici trovate la spiegazione delle varie sigle):

  1. L’indice IPCA dei prezzi al consumo;
  2. Il costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP);
  3. Il deflatore del PIL;
  4. L’indice dei prezzi alle esportazioni.

Queste rilevazioni sono di particolare importanza per noi perché riguardano proprio il periodo che ci interessa, dacché misurano le variazioni degli indici dall’anno 2000 in poi. In pratica, per i Paesi presi in considerazione, si prende il valore che l’indice considerato aveva nell’anno 1999 e lo si pone uguale a 100. Poi si misurano le variazioni negli anni successivi. Il risultato sono i grafici che seguono, i quali mostrano gli andamenti relativi agli indici di Germania, Francia, Italia, Spagna e alla media dell’area-euro, indicata con AE. Ecco quindi i dati di cui abbiamo bisogno per capire perché la Germania aumenta la sua competitività a discapito dei PIIGS e per comprendere, quindi, molte delle ragioni di fondo della crisi attuale. Vediamoli:
Figura 1Tasso di cambio reale basato su indice IPCA. Da wiki: questo indice è stato sviluppato per assicurare una misura dell’inflazione che fosse comparabile a livello europeo; l’indice, riferito alla stessa popolazione ed allo stesso territorio dell’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività, è però calcolato in relazione ad un paniere di beni e servizi costruito tenendo conto sia delle particolarità di ogni paese sia di regole comuni per la ponderazione dei beni che compongono tale paniere.
Ricordiamo che un aumento dell’indice rappresenta una perdita di competitività.
Figura 1
 
Figura 2 – Tasso di cambio reale basato sul costo del lavoro per unità di prodotto. Dal blog di Alberto Bagnai: Il CLUP è il costo del lavoro per unità di prodotto, ed è dato dal rapporto di due rapporti: (redditi da lavoro dipendente/occupati dipendenti)/(valore aggiunto totale/occupati totali). Si tratta, cioè, del rapporto fra redditi unitari da lavoro dipendente (il costo del lavoro per addetto), e produttività media del lavoro (il prodotto per addetto).
Ricordiamo che un aumento dell’indice rappresenta una perdita di competitività.
Figura 2
 
Figura 3 – Tasso di cambio reale basato sul deflatore del PIL. Il deflatore del PIL è il numero indice che esprime il rapporto tra PIL nominale (cioè il PIL calcolato a prezzi correnti) PIL reale (cioè il PIL calcolato a “prezzi costanti”, depurandolo dall’inflazione). Più il valore del deflatore è alto, più la crescita del PIL indica meramente un aumento dei prezzi invece che un aumento reale del volume degli scambi.
Ricordiamo che un aumento dell’indice rappresenta una perdita di competitività.
Figura 3
 
Figura 4 – Tasso di cambio reale basato sui prezzi alle esportazioni. Ricordiamo che un aumento dell’indice rappresenta una perdita di competitività.
Figura 4
Tutte queste rilevazioni indicano una perdita di competitività da parte dell’Italia rispetto alla nazione tedesca, ma essa appare più accentuata nei grafici relativi al CLUP e i prezzi alle esportazioni, tanto che il documento dal quale abbiamo estratto i grafici riporta: “La perdita di competitività risulta più pronunciata se si considera il tasso di cambio basato sul clup o sui prezzi delle esportazioni. Tali indicatori evidenziano come l’Italia subisca un’erosione della competitività sui mercati internazionali da ormai un decennio: nella misura utilizzata dal PNR (tasso di cambio effettivo ponderato in base al CLUP), questa perdita di competitività raggiunge circa il 15% [Secondo l’analisi del PNR, nel 2010 si è registrato un incremento del clup rispetto al valore dei tre anni precedenti del 9,1%.]
Dunque anche i dati ufficiali confermano che il problema principale dell’eurozona risiede nel differenziale di inflazione fra i Paesi membri, che sembra determinato, prevalentemente, dal diverso andamento del costo del lavoro per unità di prodotto, il quale ha determinato un significativo aumento dei prezzi alle esportazioni in Paesi come l’Italia e la Spagna, rispetto a Francia e Germania. Ecco perché la crisi colpisce così duramente la Spagna. Perché il vero problema è la perdita di competitività, non certo il debito pubblico. La nazione iberica, infatti, negli anni precedenti alla crisi, presentava un rapporto fra debito/PIL assolutamente basso: 36,2% nel 2007, 39,8% nel 2008.  Ed ecco perché vogliono imporre anche in Italia i licenziamenti facili, le deroghe alle tutele sancite dai Contratti Nazionali di Lavoro, la precarietà a vita: perché tutto questo, azzerando il potere contrattuale dei lavoratori e costringendo gli italiani a lavorare di più guadagnando di meno, permette di abbassare il CLUP e alzare i profitti.
Immagino già l’obiezione del difensore dell’euro di turno: “E va bene, hai ragione, la Germania ha guadagnato competitività abbassando il CLUP contenendo i salari, ma noi possiamo raggiungere lo stesso risultato attraverso un’altra via! In Italia ci sono troppe tasse, abbassiamole! Giù il cuneo fiscale!” Purtroppo questa strada non può condurre fuori dalla crisi. Perché?
Abbiamo visto che il problema dell’eurozona è il differenziale di inflazione e competitività che i PIIGS scontano rispetto alla Germania. Dunque, per considerare che l’abbassamento del cuneo fiscale rappresenti una strada efficace per l’uscita dalla crisi dovrebbero essere vere due premesse:

  1. l’andamento del valore del cuneo fiscale nel periodo successivo all’introduzione della moneta unica dovrebbe aver avuto un ruolo importante nel determinare l’aumento di competitività della Germania;
  2. dovrebbe esistere un buon “margine di manovra” per l’Italia rispetto alla nazione tedesca, cioè le tasse sul lavoro in Italia dovrebbero essere significativamente più alte che in Germania.

Anche in questo caso, è sufficiente dare uno sguardo ai dati ufficiali della Commissione Europea per capire la situazione, e per rendersi conto che nessuna delle due premesse è verificata. In effetti, in Italia, il cuneo fiscale presenta un valore abbastanza elevato, ma fra i pochi Paesi che vantano una tassazione sul lavoro ancora maggiore vi è proprio la Germania! E se guardiamo agli andamenti dei valori nel periodo compreso fra il 2000 e il 2008 vediamo che le variazioni sono ben poco consistenti. L’Italia oscilla tra il 41,6% e il 43,5%, la Germania fra il 46,6% e il 47,9%:

Tabella 1

[Dati estratti dal documento “Tax wedge on labour cost” pubblicato sul sito Eurostat, scaricabile qui]
Adesso spero sia più chiaro per tutti il modo in cui la “virtuosa” Germania ha costruito i suoi successi. Ora, se vogliamo restare nella gabbia dell’euro, tocca a noi fare le stesse “riforme”, proseguendo lo scempio iniziato dalla Fornero. Oppure possiamo forzare le sbarre, ed uscire.
 

61 commenti

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  • Sono assolutamente d’accordo con l’analisi, ma rimane un importante nodo da sciogliere: come riesce la Germania ad essere più competitiva avendo: i) un più alto cuneo fiscale; ii) stipendi mediamente più alti; iii) ore lavorate annue per lavoratore più basse?

    Forse nel nostro Paese c’è realmente un problema generalizzato di bassa produttività, che non è assolutamente semplice da risolvere.

    Saluti

     

  • Luca P. ha scritto :
    " Sono assolutamente d’accordo con l’analisi, ma rimane un importante nodo da sciogliere: come riesce la Germania ad essere più competitiva avendo: i) un più alto cuneo fiscale; ii) stipendi mediamente più alti; iii) ore lavorate annue per lavoratore più basse? Forse nel nostro Paese c’è realmente un problema generalizzato di bassa produttività, che non è assolutamente semplice da risolvere. Saluti   "

     Luca ha centrato il problema… che effettivamente firse non si capisce bene dall’articolo:

    Il problema dell’italia è il "valore aggiunto": in effetti come si vede http://www.banknoise.com/2012/10/trend-positivo-per-i-poli-tecnologici-del-lazio.html i settori a maggior valore aggiunto "tirano"

    Ci vuole Ricerca, investimenti, sviluppo… non "padroncini" veneti con tre operai, un pc col Dos e un macchinario a controllo manuale degli anni ’60

     

  • Articolo molto interessante perchè mette in luce il motivo per cui da un anno a questa parte i salari dei lavoratori, la certezza del posto di lavoro, l’età della pensione sono così sotto "attacco".

    A mio avviso il grande differenziale fra Italia e Germania è dato non solo da demerito nostro, che non potendo svalutare non riusciamo a recuperare, ma anche dal fatto che la Germania da anni vive con una moneta (l’euro) più debole di quella che dovrebbe essere (il Marco).

    Delle due l’una a mio avviso: o esce la Germania, e si ribecca una moneta che in pochi giorni diventerà assai più forte dell’EUR, o usciamo noi e ci ribecchiamo una moneta che si svaluterà rispetto all’EUR.

    Oppure terzo : l’integrazione politica ed economica avviene creando un Euro A e un Euro B, per paesi di seconda classe….in modo che svalutando l’Euro B rispetto all’A otteniamo lo stesso risultato di recuperare competitività.

     P.s. : ma in UE calcolano mai che i cittadini vorrebbero poter dire la loro tramite una cosetta detta voto, e veder poi rispettati i risultati del loro voto anche quando non piacciono a lorsignori ?

  • in italia il senso di dovere sociale e pubblico non esiste o se esiste è rilegato a pochi individui che vengono pure emarginati. “la mia famiglia deve stare bene adesso!  anche a discapito delle altre, domani si vedrà…”ognuno coltiva il proprio orticello non pensando che una società che funziona è quella che si da delle regole e le rispetta. Ma soprattutto da la possibilità ai componenti piu deboli di vivere allo stesso livello.

  • Fabriziomi puoi chiarire qual’e’ lo scopo ultimo dell’impoverimento del ceto medio produttivo in tutta Europa e in USA? Ok, fa comodo alle elites finanziarie, ma questo e’ sempre stato vero da che esiste la finanza…E’ possibile che nell’era di Internet la classe media non abbia gli strumenti informativi e politici per reagire?Io noto che gli Italiani ancora si dividono stupidamente in sinistri e destri, poi vedi che intirno a te ci sono gli Enrico Letta e i Boccia e i D’Alema a sinistra, e i Fini e i Gianni Letta a destra, per non parlare dell’ineffabile Napo….Qual’e’ la via d’uscita? Avrebbero i Grillo o altri la forza di opporsi a questo assalto o verrebbero deselezionati come il Silvio nazionale?Non solo, ma non credi che anche qui in Italia sarebbe ora di fare pulizia mandando a casa chi non ha voglia di fare assolutamente niente per guadagnarsi lo stipendio? Non credi che il problema del fancazzismo e della congenita furbizia abbiano contribuito grandemente alla nostra perdita di competitivita’? O vogliamo continuare a fargli timbrare il cartellino mentre si concentrano sulla brioche al bar del Ministero e allo shopping? Non e’ demagogia, e’ la realta’ che ho vissuto per anni come “vendor”

    • Secondo me la questione di fondo è semplice: l’impoverimento dei ceti medi e popolari determina che una piccola fascia di popolazione possa aumentare grandemente i profitti. L’impoverimento infatti si realizza non solo con la precarizzazione del lavoro, ma anche con la svendita dei beni comuni (chi se li compre lucra) e con la privatizzazione di tutto. Ogni servizio, ogni diritto (come quelli alla salute e all’istruzione) diventano merci.

      Per quanto riguarda il resto del tuo commento, sinceramente ti inviteri ad un minor moralismo. Non voglio tacere su comportamente scorretti, che certamente vanno denunciati e perseguiti. Ma non dobbiamo confonderli con le ragioni di fondo della crisi. Rileggi l’articolo. Esso riguarda gli anni successivvi all’introduzione della moneta unica, ed analizza le dinamiche di competitività in quel dato periodo. Nel quale non sono certo aumentate la corruzione, il fankazzismo etc… Sono problemi che c’erano anche prima e che non sono stati determinanti nella perdita di competitività dell’Italia negli ultimi 10 anni.

      Fabrizio

    • Gentilissimo Professor Tringali,

      condivido ogni cosa che ha detto, ma continuo a non capire dove sta la convenienza nell’impoverire i ceti medi e bassi.

      In un sistema basato sui consumi di massa, la massa DEVE avere i soldi per consumare. Quindi, nell’immediato, il giochino delle privatizzazioni sarà anche redditizio per una ristrettissima oligarchia, ma sul lungo il sistema non finirà per implodere? 

      Anche dal punto di vista delle èlite non sarebbe più logico e lungimirante una specie di New Deal?

      Non solo non condivido l’idea di un’enormemente squilibrata divisione dei beni, ma la trovo anche suicida e autodistruttiva (per le stesse élite). O sbaglio qualcosa? O sono talmente accecate dall’avidità che per avere tutto oggi, non si preoccupano di domani (sicure di trovare qualche soluzione all’ultimo momento)?

      Grazie

       

    • Secondo me l’articolo di grillo e questo del bravissimo Fabrizio sono complementari, nel senso che sono le due facce della stessa medaglia.

      Fabrizio mette l’accento sul PIL, basandosi sui dati ufficiali della Commissione Europea sull’evoluzione della competitività in diversi Paesi dell’eurozona nel periodo successivo all’introduzione della moneta unica ” Possiamo così mettere a fuoco i motivi per i quali, dal 2000 in poi, la Germania ha visto aumentare la propria competitività rispetto ai PIIGS, i quali, non potendo svalutare la propria moneta rispetto a quella tedesca, appaiono incapaci di recuperare le quote di mercato perdute e si avvitano sempre più nella crisi”.

      Mentre Grillo mette l’accento sugli interessi sul debito: “Nel solo 2011 lo Stato ha avuto un avanzo primario di 16 miliardi, ma gli interessi, pari a 72 miliardi (nel 2012 saranno almeno 90 miliardi), hanno causato un deficit di 62 miliardi. E’ una macchina infernale. Dal 1980 al 2011 le spese sono state inferiori al gettito fiscale per 484 miliardi (siamo stati quindi più che virtuosi), ma gli interessi sul debito di 2.141 miliardi, che abbiamo dovuto pagare nello stesso periodo, ci hanno impoverito”Il debito pubblico è trasformato regolarmente in oggetto di speculazione dai mercati. Quando gli Stati vendono nuovi titoli per restituire quelli in scadenza, i mercati usano la speculazione al ribasso per imporre tassi di interesse più alti. La tecnica dell’usuraio.”

      comunque non e’ ancora maturo il tempo in cui grillo possa prendere una netta posizione contro l’eurogabbia, chissa’ se domani con i risultati siciliani qualcosa cambiera’, speriamo…

    • Il problema di un post come quello è che lascia intendere che la ragione della crisi sia il debito pubblico. Il che non solo è falso, ma è uno dei pilastri sui quali si costruiscono le menzogne che ci propinano!

      Perché scriva queste cose non posso saperlo. Io ho moltissima simpatia per il Movimento 5 Stelle, per i suoi militanti, per come difendono l’ambiente, il territorio, i beni comuni. Per come agiscono, rinunciando a stipendi d’oro e privilegi. Non ho la stessa simpatia per Grillo e per Casaleggio, che gestiscono il blog e il movimento in modi affatto trasparenti e partecipativi. Spero solo che alla fine non ci propinino una qualche forma di “più Europa”, di “Stati uniti d’Europa” e simili…. per questo bastano e avanzano il PD e suoi alleati….

      Fabrizio

  • Non solo. 
    Questo fatto è noto da quando (1971) Marcus Fleming ha indicato l’allineamento dei tassi d’inflazione (“On exchange rate 
    unification”, Economic Journal, vol. 81, pp. 467-488, 1971) [questa modalità è citata da A.Bagnai nella nota 36 del suo “Crisi finanziaria e governo dell’economia”]

    Non solo. 

    Questo fatto è noto da quando (1971) Marcus Fleming ha indicato l’allineamento dei tassi d’inflazione (“On exchange rate unification”, Economic Journal, vol. 81, pp. 467-488, 1971) [questa modalità è citata da A.Bagnai nella nota 36 del suo “Crisi finanziaria e governo dell’economia”]

    La modalità di allineamento dei tassi d’inflazione rende facilmente comprensibile come, differenziali di inflazione (in vari paesi) equivalgono a differenziali di cambio (anche in presenza di moneta unica). 

  • AVETE TUTTI ASSOLUTAMENTE RAGIONE, MA INTANTO DRAGHI STA’ PREPARANDO UN SUPER COMMISSARIO PER L’ITALIA E PER TUTTI QUEI PAESI DELL’EUROZONA CHE SECONDO LORO NON RISPETTANO I PATTI, LA GRANDE GERMANIA APPLAUDE E SI VEDE D’ACCORDO CON QUESTA PROPOSTA.

    INSOMMA LE ESTERNAZIONI DI GRILLO E LE ULTIME “POPULISTE”(MA REALI E UNA VOLTA SACROSANTE) DI BERLUSCONI STANNO FACENDO IMPAZZIRE DI PAURA TUTTI GLI EURO BUROCRATI TECNOCRATICI, CHE NON VEDONO L’ORA DI SOFFIARCI L’ULTIMO ALITO DI DEMOCRAZIA CHE C’E’ RIMANSTO CHE POI NON SONO ALTRO CHE LE ELEZIONI DELLA PROSSIMA PRIMAVERA.

    E TUTTO QUESTO NONSTANTE L’AVANZO PRIMARIO CHE ABBIAMO AVUTO IN TUTTI QUESTI ANNI FINO AL PUNTO DI AVER GIA PAGATO IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO, PECCATO CHE GLI INTERESSI SULLA SPECULAZIONE CONTINUINO A MANTENERLO LI SEMPRE PIU’ ALTRO E SEMPRE PIU’ INNARIVABILE.

    SE NON ELIMINIAMO QUESTI CANCRI DALLA NOSTRA ESISTENZA NON AVREMO UN FUTURO!!!

  • Mi pare di capire che la Germania ha quindi “cinesizzato” i suoi lavoratori, ha aumentato la pressione fiscale e ora per reggere il confronto è necessario che anche noi si continui a perdere diritti.

    Eppure una società che si rispetti dovrebbe progredire, migliorare, qui mi pare che invece si stia tornando indietro di oltre trent’anni e che il lavoro stia regredendo alle forme di schiavitù.

    Ma mi chiedo, con tutta la tecnologia, l’uso di macchine e robot, è normale che i Governi continuino a favorire forme di lavoro che prediligono gli straordinari invece di andare verso una riduzione delle ore lavorative?

     

  • Concordo con l’analisi economica anche se credo che l’uscita dall’euro non sia sufficente a risolvere il nostro problema.

    Il debito costituito principalmente da interessi dovrà prima poi essere pagato e continuerà ad essere un problema, almeno finchè Francia e germania che sono i principali detentori dei nostri titoli di debito ci ricatteranno minando la nostra democrazia!

    Anche se tornassimo alla lira non cambierebbe niente perchè Bankitalia è una banca privata come la BCE.

    Vi ricordo che:

    -La banca centrale Franciese è un’istituzione che il cui capitale appartiene allo stato (legge n° 980 del 4 agosto 1993)

    -In Inghilterra , il Bank of England Act del 1946, che non è mai stato modificato, stabilisce che l’intero ammontare in azioni del capitale della Banca d’Inghilterra viene trasferito, libero da ogni peso, ad un soggetto nominato dal tesoro inglese, per essere detenuto dalla stessa persona per conto del tesoro.

    -In Germania lo statuto della Bundesbank del 26 luglio 1957 stabilisce che la Bundesbank e una persona giuridica federale di diritto pubblico e il suo capitale appartiene allo stato federale.

    All’occorenza le loro banche centrali che sono sotto il controllo del tesoro potrebbero acquistare i titoli di stato non venduti nel mercato.

    In italia questa procedura farebbe aumentare ancora di più il debito perchè Bankitalia non è dello Stato Italiano ma è in mano privata! 

    Di fatto tra la LIRA PRIVATA e l’EURO PRIVATO non cambia niente!

    Sono entrambe monete straniere che non appartengono agli Italiani, al massimo ce le possono prestare!

  • Il vero problema è il signoraggio bancario : gli stati pagano lauti interessi alle banche centrali che sono private quando in realtà potrebbero stamparsi il denaro a costo quasi zero.Ci hanno provato sia Kennedy che Lincoln a scavalcare la federal reserve ma l’hanno pagato con la vita.La svalutazione non è una soluzione, tra l’altro mi impedirebbe di viaggiare nel nord Europa perchè con la mia liretta debole sarei notevolmente svantaggiato.Il fatto che la Germania riesca a pagare gli operai quasi il doppio dei nostri dipende da diversi fattori tra i quali una miglior organizzazione,una migliore classe imprenditoriale ( e ci vuole poco in confronto alla nostra ) una minore conflittualità ( cogestione ),una migliore classe politica che costa sicuramente meno pro capite della nostra ( ed anche qui ci vuole poco ).Meno azzeccagarbugli tipici della mentalità mediterranea (abbiamo più avvocati a Roma che in tutta la Francia ) Comunque sempre per il signoraggio anche in Germania sta lentamente sparendo la classe media e ci sono persone non più in grado di pagare la bolletta della luce.C’è un movimento http://www.steuerboykott.de per chi capisce il tedesco che spiega appunto il signoraggio bancario in tedesco.Da noi per capire il meccanismo è fondamentale leggere il libro “Euroschiavi” di Marco Della Luna ed.macro.Monti,Draghi e la Merkel fanno gli interessi delle banche con l’obbiettivo di schiavizzarci tutti sempre di più perchè un po’ lo siamo già.Vedere il film “Zeitgeist”(io ho il dvd ma penso si trovi su youtube )per capire bene l’obbiettivo finale.

  • Vorrei ricordare che in Germania i salari sono tra i piu’ alti in Europa. Altro che politica di ”contenimento”, nonché d’inflazione. 

    Occorre in Itali fare riforme per diminuire la tassazione sulle imprese, e aumentare il valore di produzione per unità prodotta. Spingere gli investimenti (e attirare capitali: lo si fa in due modi, riducendo/eliminando corruzione e ingerenza dello Stato nella vita delle imprese e nel mercato. Infine eliminare le coorporazioni private -Ordini-così rendi il mercato veramente equo e concorrente).

  • eh già. Peccato che se si fosse lavoratori in Germania lo stipendio sarebbe minimo il doppio.

    Se si fosse disoccupati si percepirebbe un reddito di cittadinanza che, ad esempio, da ad una donna con tre figli 1800 euro al mese e paga riscaldamento ed affitto. Vedere qui

    http://notizie.tiscali.it/articoli/interviste/12/04/reddito-cittadinanza-intervista-perazzoli.html

    Una donna disoccupata con tre figli in Italia che fine farebbe?

    Eurostat dice che la disoccupazione in Italia è al 34%. Repubblica dice che il tasso di occupazione è del 56% quindi, per forza di cose ho un 44% che in Italia o campa di rendita o non si sà di cosa.

    Vedi dati qui

    http://dadietroilsipario.blogspot.it/2012/10/quanti-inutili-e-costosi-disoccupati.html

    Il dramma è che noi NON SOLO non abbiamo nessuno che esiga IL MODELLO SOCIALE TEDESCO MA, PROPRIO i sindacati sono i primi a SVENDERE QUEL POCO CHE C’è.

     

     

     

     

  • Io ho trovato questo articolo http://www.loccidentale.it/node/107501. Non so che dire è di luglio 2011 ma non penso abbiano fatto passi da gigante sino ad ora eed ammesso che tutto corrisponda alla realtà. Si capisce che vi èancora una forte divisione tra est e ovest e che l’immigrazione è molto ostacolata (cosa che in questo momento farebbe comodo anche a noi, MIO parere personale) ma addirittura che il livello di scolarizzazione è basso ed anche che addirittura i bambini non si nutrono a dovere….Non so che dire…..Meglio noi 100 volte(se dura!!!!) 

  • Mi pare siano in tanti a non aver considerato un fattore decisivo sul CLUP, l’automazione cioè quelle dotazioni tecnologiche che consentono ad un lavoratore di aumentare la sua produttività.

    Nella azienda dove lavoro, esiste una linea di produzione di vecchio tipo, in cui è prevista la presenza di tot persone a turno, in germania la stessa linea è automatizzata ed utilizza meno della metà del personale, questo non incide sul CULP?

    Se la risposta è si, mi pare evidente che si pone un problema che non è tutto legato alla capacità delle persone di fare bene il proprio lavoro, ma da quanto le aziende investono in tecnologie capaci di aumentare la produzione per dipendente.

  • Insieme a molte denunce fatte, manca ancora la seguente, cioè lo stato dei pagamenti tra imprese e fornitori. Non è possibile che in Italia i pagamenti relativi alle forniture superino spesso i 4-5 mesi. Ovvero è possibile in quanto i grandi gruppi industriali spesso o meglio sempre non pagano i loro fornitori ma gli garantiscono un’accesso al credito (spesso da istituti da loro controllati) a livello di strozzinaggio. Per cui le imprese tedesche ricorrono al credito per gli investimenti e/o la formazione, mentre in Italia si ricorre al credito anche solo per pagare gli stipendi.

  • Fabrizio Tringali ha scritto :
    Grazie, fa sempre piacere ricevere commenti, anche critici. Soprattutto se pacati, non urlati, argomentati e documentati….. Va be’, il problema, caro Pippo, è che forse lei non lo sa, forse non ha letto bene, ma la sequenza di “minchiate” è della Commissione Europea. Sono dati ufficiali. Nell’articolo trova le citazioni ed i links. Basta cliccarli e vede il documento da cui i dati sono tratti Fabrizio

    Sei fin troppo signore ad avergli risposto.

    La mamma degli ignoranti è sempre incinta . . 

  • Per Fabrizio Tringali

    Non vorrei che avessi franinteso la mia risposta a PIPPO.

    Ovviamente la definizione “onesto cialtrone” voleva essere ironica e provocatoria.

    Apprezzo il tuo lavoro anche se non lo condivido a pieno.

    Secondo me, purtoppo, il peso degli interessi sul debito pubblico insieme ai trattati europei ci costringono ad una elevatissima tassazione del lavoro diretta ma soprattutto indiretta, che rende svantaggioso e troppo rischioso investire nell’economia reale a vantaggio della speculazione finanziaria.

    Nella tua analisi mi sembra che non si tenga adeguatamente conto la mole di tasse indirette che in un modo o nell’altro vanno ad aumentare i costi di produzione rendendo i nostri prodotti meno competitivi.

     

  • E tu hai scritto un libro per dire che bisogna tornare alla lira? Che è quello che poi dice l’uomo della strada…

    Stai dicendo cose sicuramente molto popolari ma veramente assurde. Nel mondo ci dovrebbe essere una sola moneta, e inevitabilmente, coi decenni, ci si arriverà, nonostante persone come te, che vanno contro la storia e il progresso.

    Le diverse divise servono solo a pagare commissioni e ad agevolare la riduzione di valore per chi pensa di costruire un economia invece che sul lavoro, sul valore più basso della sua moneta.

    In realtà quando si abbassa il valore di una moneta è chiaro che tutti gli stipendi e tutti i capitali perdono di valore in un colpo solo. 

    Se io guadagno 2 milioni di lire al mese e il governo abbassa il valore della lira è come se io dal quel momento guadagnassi di meno anche se formalmente prendo sempre 2 milioni.

    Se ho un milione di lire in banca e il governo abbassa il valore della lira è come se io da quel momento avessi di meno, anche se continua a figurare un milione.

    Quindi è inutile giocare sul valore della moneta. Semplicemente il paese che produce meno deve necessariamente avere stipendi più bassi. E che, vuoi che gli italiani, senza voglia di lavorare, guadagnano come i tedeschi o gli svizzeri o gli americani o i giapponesi che si fanno il culo dalla mattina alla sera e si prendono 2 settimane di vacanza all’anno? 

    Per avere stipendi alti bisogna lavorare, tanto e bene, non giocare sulla valuta come fanno i cinesi e il terzo mondo vario, dove si creano solo milionari e milioni di poveri e immigrati e si rovina l’economia mondiale.

    Tu stai proponendo all’italia un’economia di tipo cinese, complimenti…

    L’euro ci ha salvato, senza l’euro oggi staremmo come la Grecia. Il problema numero uno è il debito pubblico, soprattutto perché genera più debito con la sua sola esistenza. E questo col costo del denaro bassissimo. Se improvvisamente dovesse aumentare il costo del denaro col debito che abbiamo falliremmo subito. Ma se tu riesci a dire che “il problema non è il debito pubblico” allora mi sa che non ci siamo proprio.

  • Se ti riferisci a me io non sto facendo nessuna confusione, mai parlato di inflazione nel mio post.

    Il problema è che qui c’è uno che vuole riportare indietro la storia. Un vecchio, come i vecchi nei bar o nei giardini pubblici, come i vecchi che vorrebbero tornare al fascismo, o quelli in Russia che vorrebbero tornare al comunismo.

    Questo vecchio qui, analogamente, vorrebbe tornare alla lira, dopo tanto che abbiamo fatto per avere una moneta unica in buona parte dell’Europa e risparmiare un sacco di soldi in commissioni (quindi suppongo, se è coerente, che voglia anche ritornare agli stati e staterelli del pre-unità d’Italia).

    Non è l’unico vecchio a dire questa cosa, ma mentre gli altri vecchi se lo dicono tra di loro al bar o ai giardini, se lo dicono così, per parlare, insieme a tante altre cazzate (tipo “ci vorrebbe la pena di morte”, “quando c’era lui”, etc.), questo vecchio si prende seriamente, è talmente presuntuoso da scriverci addirittura un libro.

    Addirittura riesce a dire che il principale problema, il debito pubblico, non è un problema! Questa si chiama soltanto presunzione, mancanza di rispetto per gli studiosi veri, per la materia e per i lettori che dovessero avere la sventura di perdere tempo su scemenze del genere. E il fatto che un blog ospiti un articolo del genere la dice tutta su quel blog. Altro che interviste stilose, che non servono a niente. Due persone così al governo porterebbero un paese al fallimento in 2 mesi.

    • Ancora con la storia del divorzio come LA causa dell’esplosione del debito pubblico..va bene la divulgazione scientifica, ma qui si rischia di mettere in testa alle persone cose sbagliate…l’italia ha generato disavanzi primari dal 1960 al 1990 (a casa mia questo si chiama ponzi scheme), il debito pubblico italiano era passato dal 1960 al 1980 dal 30% al 60% del GDP pur in presenza di financial repression (abbiamo raddoppiato il debito in regime di financial repression, impresa eroica!) ed era quindi su una traiettoria insostenibile (e ricondurlo alla sostenibilità con default o financial repression poco cambia, visto che qualcuno il prezzo lo deve pagare..non è che mantenendo tassi reali negativi il debito scompare e nessuno paga il conto all’oste), e abbiamo continuato a generare disavanzi primari anche nel mondo di Volcker ad alti tassi reali (per tutti, non solo per l’italia!) degli anni 80. Un bel chart con andamento di stock del debito, disavanzi primari e tassi reali di Italia/USA/UK/Francia e Germania dal 1960 al 1990 (cioè pre e post Volcker) secondo me potrebbe anche aiutare la gente a capire un po meglio le cose.

    • Condivido il fatto che l’Italia presenti alcune diversità rispetto agli altri PIIGS, ma questo non cambia le dinamiche che ho indicato, che riguardano il periodo posteriore all’introduzione della moneta unica, e che spiegano i motivi per cui anch’essa, come la Spagna, è nella morsa della crisi.

      Lo studio citato dal tuo intervento, reperibile a questo link (chi vuole lo legga), non convince affatto, dato che alla fin fine non fa altro che proporre un’ennesima variante del “più Europa” che ci porterà alla cancellazione di quel poco di democrazia ancora rimasta.

      Lo stesso studio, peraltro, riconosce che il problema è il recupero di competitività sull’estero. Bene. E allora, perché diavolo restare ancorati ad una zavorra come quella rappresentata dalla moneta unica? Perdendo così la possibilità di agire sui tassi di cambio per ottenere un riequilibrio? Sia chiaro, basta leggere quel che scrivo negli articoli e nei libri per sapere che non ritengo che la svalutazione sia la soluzione a tutti i mali, ma siccome il problema è anche nei tassi di cambio, perché non riprendere in mano uno strumento utile come quello della svalutazione/rivalutazione? 

      Alla fine dello studio, l’unico motivo che gli autori adducono per rifiutare l’uscita dall’euro è che essa è “probabilmente politicamente irrealizzabile”. Non è gran che come motivazione! Soprattutto considerando che la loro proposta è, invece, quella di far accettare alla Germania una politica di bilancio che è tutto il contrario di quella che realizza e che impone al resto dell’eurozona! Cioè secondo loro sarebbe politicamente realizzabile convincere la Germania a non essere più la Germania, mentre è irrealizzabile il ritorno alle valute nazionali….. insomma, quanto meno discutibile….

      Come, quanto, e soprattutto a che prezzo la Germania potrà (forse) accettare qualche modifica alle politiche di bilancio l’ho già spiegato qui, ed è inutile che mi ripeta.

       

    • alex78, hai un sito su cui poterti seguire, o twitter?

      Tornando al discorso Europeo, mi sento di condividere le tue parole.

    • I punti di dissenso sono molti, non c’è che dire. Ma tu stesso alla fin fine dici che saresti favorevole all’uscita dall’euro se i benefici superassero gli svantaggi. Bene. Il punto è che lo studio che tu citi riconosce che tornare a cambi variabili sarebbe una soluzione! Ma poi sostiene che questa soluzione sarebbe di difficile realizzazione per motivi politici. Il che, ovviamente, è molto discutibile.

      Ora, tu in pratica proponi, in linea con quel documento, di realizzare politiche espansive nell’eurozona. E rispetto alla maggiore unità politica degli Stati, sostieni che essa sia possibile per via democratica, portando l’esempio della Svizzera.

      Peccato che tutto ciò sia irrealizzabile! L’assetto della Svizzera, con tanto di forte autonomia locale e strumenti di democrazia diretta, è quelo che ai suoi ceti dirigenti andava bene in un certo contesto storico e politico-sociale.

      Ma i ceti dirigenti dei Paesi dell’eurozona vogliono tutto il contrario! Altro che autonomia. Vogliono, come è evidente, una centralizzazione totale del potere! E non vogliono assolutamente politiche espansive, bensì il contrario, come tutti sanno.

      Allora, in questo preciso contesto storico e politico-sociale, la mancanza di un popolo europeo, e delle tre condizioni che ho elencato, sancisca l’assenza dell’unico potenziale soggetto capace di spingere per le realizzazione di politiche almeno in parte diverse da quelle volute dalle élites. Siccome il popolo europeo non esiste, non esiste soggetto che contrasti le élites. Chiaro? 

      Gli Stati Uniti d’Europa, se mai nasceranno, saranno costruiti solo ed esclusivamente sulla base dei desiderata delle élites economico-finanziarie al potere. E non ci sarà modo di contrastarle finché i popoli non potranno costruire battaglie unitarie. Chissà se e quando ci riusciranno. E nel frattempo ci faranno a pezzi.

      Dunque ciascuno è libero di pensare che l’eurozona implementerà politiche espansive e keynesiane, e che ci sarà l’unità politica degli Stati europei costruita su basi democratiche, con tanto di rispetto delle autonomie statali e locali ed anche strumenti di democrazia diretta. Io invece penso che se vogliamo salvarci la prima cosa da fare è guardare in faccia la realtà!

      Saluti.

      Fabrizio Tringali

    • @lukeskywalker

      grazie per il commento..come spiegavo al prof, mi è venuta la voglia di chiedere approfondimenti da quando sento in giro tanta gente che sostiene cose strampalate, affermando che è quello che sostengono tutti gli economisti internazionali…bah..se non si parte dalla consapevolezza che i ritardi di competitività del nostro Paese sono dovuti a nostri errori in termini di politiche fiscali, industriali ed energetiche negli ultimi 40 anni, cosi come se non si parte dalla consapevolezza che l’italia non è un paese del terzo mondo, povero, arretrato e senza speranza, si rischia davvero di fare errori grossolani quando si propongono possibili soluzioni…

      ..io lo so che tringali non pensa che la causa di tutti i nostri mali sia l’euro, ma intitolare un libro “la trappola dell’euro” e scrivere nei blog articoli come quello che ho letto qui sopra, non aiuta a chiarire l’equivoco… cosi come non aiuta il continuo richiamo ai soliti mantra tipo “divorzio” ed “elite finanziarie”…

      ..immagino tu l’abbia già letto, ma già nel 2006 Roubini ce lo diceva di chi era la “colpa” se il progetto europeo “was not working”…

      http://www.economonitor.com/nouriel/2011/11/08/from-the-archives-jan-28-06-italy%E2%80%99s-tremonti%E2%80%99s-temper-tantrums-on-emu-in-davos%E2%80%A6a-sad-embarrassing-episode-for-italy%E2%80%A6/

      ciao!

       

       

  • per lukeskywalker

    Io  non sono un’esperta in materia, però da quello che ho letto, dalle opinioni degli economisti sia pro che contro l’euro, mi sono resa conto della complessità del problema e so benissimo che non sarà con la semplice uscita dall’euro e con la sola svalutazione che si potranno risolvere i problemi dell’Italia.

    Però voglio farti delle domande: tu non credi che adottando l’euro, una monera unica che ha messo insieme paesi più avanzati, con paesi meno avanzati, noi ci siamo messi su una bella ipoteca che potrebbe impedire qualsiasi tentativo di sviluppo?

    Non credi che il disegno di avere una moneta unca senza avere una unione fiscale, economica, e del lavoro sia stato sbagliato?

    E le politiche recessive che ci impone l’europa, come possono risolvere i nostri problemi economici?

    E non credi che continuando di questo passo i divari tra i paesi del nord e i PIGS diventerano sempre più profondi, causando impoverimento della popolazione e pericolose tensioni sociali (vedi Grecia) che porterà all’esplosione dell’Europa tutta compreso la sua moneta?

    Sono domande che faccio per sapere cosa ne pensi tu, non sono domande retoriche nè tanto  meno polemiche

  • Se posso dire la mia, io vedo solo due possibili alternative:

    a)      Rimanere nell’eurozona, cercare di correggere su base democratica gli errori fatti in passato (cioè il non aver previsto una politica fiscale unitaria o quantomeno meccanismi di solidarietà fiscale tra i diversi paesi dell’eurozona) e attuare politiche cicliche espansive che consentano di supportare gli sforzi che i Paesi dovranno fare in termini di recupero di produttività del sistema industriale.  (Il discorso che „i potenti non vogliono“ non mi convince un granchè, visto che è anche nel loro interesse la realizzazione di un progetto di questo tipo. Chi dice che le elite finanziarie e politiche hanno tutto l’interesse a mantenere lo status quo non sa cosa dice, come dimostrano i profitti e il prezzo delle azioni delle banche europee dal 2007 ad oggi).

    b)      Uscire dall’euro, e avviare una nuova fase di revisione del nostro sistema industriale in grado di consentirci di mantenere il livello di benessere di cui godiamo oggi.

    Ognuno puo scegliere la via che ritiene combini il migliore trade off costi/benefici,  o che ritiene piu fácilmente realizzabile. Non bisogna comunque dimenticare che le  due alternative hanno comunque alcuni elementi fondamentali in comune: entrambe saranno costose nel breve periodo, ed entrambe non funzioneranno se alle politiche cicliche espansive (caso a)) e alle politiche di svalutazione monetaria (caso b)) non si accompagna quel “salto” in termini di valore aggiunto a cui accennavo prima. Processo questo lungo e difficile. E che rappresenta il punto centrale del quale si dovrebbe cominciare a parlare.

    Quanto ai costi/benefici, come ho detto prima, l’alternativa b) è a mio modo di vedere piu difficile da valutare: quale sarà l’impatto positivo sui nostri export di una svalutazione iniziale della lira (il deterioramento del nostro trade balance negli ultimi 10 anni è stato dovuto essenzialmente a petrolio e effetto sostituzione della Cina, fenomeni contro i quali la svalutazione non aiuta)? Quali sara’ l’impatto della disgregazione dell’area euro sulla crescita económica globale (avere prodotti un poco piu “cheap” da venderé in un mercato molto piu “piccolo”, se una recessione come Lehman dovesse seguire allo Euro break up, non mi pare un grande affare)? Quale sarà l’impatto sul wealth delle famiglie italiane (l’Italia non è un Paese povero che “non ha nulla da perderé” e che puo scaricare sugli “stranieri” tutti i costi del fallimento del progetto europeo…l’enorme patrimonio delle famiglie italiane è a rischio riduzione, in uno scenario di break up)?Io risposte a queste domande non ne ho, per questo mi piacerebbe approfondire con chi ne sa sicuramente piu di me.

    • Avrei una ulteriore domanda per il professore. Se ho capito bene, il punto focale del suo discorso è rappresentato dal differenziale di inflazione tra germania/Paesi del Nord e gli altri paesi dell’unione , creato attraverso dumping salariale: questo differenziale avrebbe reso i prodotti tedeschi piu competitivi, innescando le dinamiche che conosciamo in termini di bilancia commerciale, debito estero, etc etc.

      Bene, prendiamo il caso della Francia. Un Paese tutto sommato simile all’italia in termini di indebitamento totale, indebitamento estero, tessuto industriale (l’unica differenza sta nella ripartizione del debito totale tra pubblico e privato, ma questo è un argomento per un’altra occasioneJ). Sicuramente piu simile all’italia (in termini di indebitamento e sistema produttivo) rispetto agli altri PIGS:

      a)      Current account Francia 1999: +3% (Italia: +1.5%)

      b)      Current  account Francia 2012: -2% (Italia: -1.5%)

      c)       Inflazione media in Francia nel periodo 1999-2012: 1.7% (Germania 1.6%, Italia 2.3%)

      La Francia ha sperimentato un deterioramento della propria bilancia commerciale addirittura superiore a quello dell’italia, nonostante un differenziale di infalzione praticamente nullo con la Germania.

      L’analisi del caso francese, secondo lei, non potrebbe suggerire maggiore cautela prima di bollare i differenziali di inflazione creati dai tedeschi brutti e cattivi come LA causa della perdità di competitività degli altri Paesi dell’Unione? Altrimenti detto, puo darsi che altre dinamiche (differenziale di valore aggiunto generato dal sistema industriale, e quindi capacità di risurre la concorrenza “diretta” con la Cina, evoluzione del prezzo delle materie prime) hanno giocato un ruolo piu’ importante? Secondo la sua opinione, nell caso di Francia e Italia, quanto del deterioramento della bilancia commerciale è spiegato da differenziale di inflazione, dinamica del prezzo delle materie prima, perdità di competitività dovuta a minore valore aggiunto? Ha pubblicato qualcosa in merito?

      Grazie di nuovo per la cordialità, (e grazie a tutti coloro che stanno inserendo commenti, che sto trovando molto interessanti e stimolanti)

      alex78

  • Ottimo articolo. Sicuramente molto “tecnico” e, pertanto, alcune delle cose dette non saranno ben comprese da molta gente che, in ogni caso, non potrà far a meno di dire le sue (pseudo) verità sullo stato attuale dell’economia e degli investimenti…

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