La curvatura delle banane: il nostro vero problema

da Londra, per Byoblu.com, Valerio Valentini
Il destino di David Cameron sembra essere appeso a un filo. E anche quello della Gran Bretagna all’interno dell’UE. La settimana di incontri e dibattiti in Commissione Europea si preannuncia piuttosto intensa e problematica. Se sabato prossimo il primo ministro britannico dovesse tornare a Londra senza risultati concreti da presentare ai sudditi della Regina, allora la sua permanenza al numero 10 di Downing Street avrà le ore contate.
 
Questa turbolenta situazione politica britannica avrà sicuramente delle importanti ripercussioni anche in Europa, e il tavolo delle contrattazioni di Bruxelles potrebbe divenire una polveriera diplomatica. Quello che i cittadini del Regno Unito si aspettano dal loro primo ministro è non solo il definitivo congelamento del budget europeo per il periodo 2014-2020, ma addirittura un taglio lineare ai 100 miliardi che l’Europa si accinge a stanziare per i prossimi sette anni. L’opinione pubblica inglese si sta mostrando del tutto intransigente su questo argomento: nessuno ha intenzione di foraggiare ulteriormente le casse dell’UE, dal momento che questo servirebbe a tappare i buchi nei bilanci dei Pigs(tra cui l’Italia ha un posto in prima fila) e a finanziare la pachidermica macchina burocratica comunitaria.
Un sondaggio pubblicato domenica dall’Independent on Sunday non lascia adito a dubbi: salvo dovessero arrivare clamorose novità ai vertici di Bruxelles, giovedì e venerdì, il 60% dei britannici ha tutta l’intenzione di abbandonare l’Unione Europea. E da ogni parte si alzano voci, sempre più perentorie, per richiedere l’indizione di un referendum per dare ai cittadini la possibilità di esprimersi sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione dei 27. David Davis, il leader della frangia euroscettica dei Tories – quelli che formalmente sostengono Cameron ma che lo hanno di fatto abbandonato sulla politica europea – ha affermato che i referendum dovrebbero essere due: il primo, immediato, per vedere come la pensano gli inglesi su un’eventuale rinegoziazione dei trattati tra Londra e Bruxelles; il secondo invece, come vero e proprio dentro o fuori.
C’è da dire che un eventuale pronostico sembra abbastanza scontato: in questi giorni sono stati resi noti i dati di un altro sondaggio eseguito dall’agenzia ComRes, una delle più prestigiose del Regno Unito. Ebbene, un quarto degli elettori dei Conservatori è già trasmigrato – e la tendenza è in aumento – verso lo Ukip, il partito indipendentista britannico di Nigel Farage, che si colloca attualmente intorno all’8%. Per capirci, è a soli 2 punti dai Liberali Democratici, la terza forza politica britannica. Tuttavia, l’umiliazione più grande per Cameron è che gli stessi sondaggi registrano un distacco di ben 12 punti tra i Laburisti e i Conservatori. Una differenza che non si vedeva da anni. Ed Milliband, leader del Labour Party, è stato criticato ultimamente perché, nonostante rappresenti una forza progressista, si sta schierando su posizioni euroscettiche vicine a quelle delle frange più radicali dei Tories, pur di mettere in crisi l’attuale governo. Ma lui s’è difeso spiegando che la critica laburista all’UE non è dovuta a divergenze su questioni che riguardano “la curvatura delle banane o i divieti sul consumo di cioccolata”, ma piuttosto “il fatto che l’attuale budget europeo sarebbe valido se fossimo nel 1950, non nel 21° secolo”. E, ancora una volta, i sondaggi sembrano dargli ragione: il 66% degli Inglesi pretende tagli consistenti al budget europeo dal 2014 al 2020, e il 58% ritiene che il Regno Unito dovrebbe rafforzare la propria sovranità nazionale. Per frenare questa emorragia di voti, Cameron è però chiamato a una missione davvero impossibile. Nessuno dei 27 Stati membri sembra essere favorevole ad appoggiare le richieste britanniche di tagli al bilancio. E anche i Paesi scandinavi, da sempre alleati della Gran Bretagna sul fronte del rigore assoluto, hanno abbandonato le loro posizioni per paura di rimanere isolati.
L’intenzione di Cameron sembra essere quella di porre comunque il proprio veto sulla proposta di rifinanziamento del budget. Iniziativa che non è priva di conseguenze: i bilanci pluriennali, come quello che ci si accinge a votare, in Europa devono essere approvati all’unanimità. Per cui sembra prospettarsi una situazione un po’ paradossale: si potrebbe momentaneamente rimandare la decisione per il budget a lungo termine, e proporre nel frattempo un budget annuale per il 2014, rinnovabile nel 2015. In questo caso, per l’approvazione basterebbe la maggioranza, e a quel punto Cameron si ritroverebbe messo con le spalle al muro. E dovrebbe tornare con un pugno di mosche in mano a Londra, dove lo aspetterebbe un Parlamento sul piede di guerra: 60 deputati Conservatori hanno già annunciato che si dichiareranno contrari alla ratificazione di un aumento di bilancio varato a Bruxelles. Qualunque proposta che non sia un taglio alla spesa comunitaria si tradurrebbe in una perdita della maggioranza da parte del Governo.
Perché in Inghilterra, nel bene o nel male, il Parlamento nazionale ha ancora una qualche importanza.
 

8 commenti

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  • La cosa più divertente nella situazione dei “paesi ricchi” dell’Europa è che, dopo aver affermato che noi siamo PORCI (ops PIIGS), i loro politici non gli possono dire che senza porci si rimane senza prosciutto.

    Parlo del fatto che l’EU è un’idrovora che drena gli stati poveri ed irrora i riccchi.

    In altre parole, dopo che i “grandi” usciranno dall’Europa capiranno quanto gli conveniva starci dentro e quanto conviene a noi che stiano fuori.

    Speriamo che non se ne accorgano!

    Guido Mastrobuono – http://www.delusidalbamboo.org

  • Non si può unire popoli culturalmente cosi diversi..

    il risultato?

    eccolo!

    Una guerra tutti contro tutti che ci porterà ad autodistruggerci per colpa del nostro egoismo!

  • Ciao ciao Cameron……se spera che Bruxelles accetti le richieste del RegnoUnito !!

    Strano come questa Europa non convinca i paesi di “medio livello”,tipo noi, ma ancora meno quelli di alto…Se da una parte ci sono i Pigs in cui i popoli, e non i governi,  amano poco le manovre fatte in nome dell’Europa, e nemmeno stravedono per i paesi che da questa situazione ci hanno guadagnato, dall’altra abbiamo gli stati di fascia “alta”che hanno paura di rimetterci finanziando i Pigs……quindi quali sono i paesi che hanno avuto giovamenti da questa Europa ?????

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