Vuoi vedere che i MAFIOSI erano loro?

 di Valerio Valentini
La realtà è che ieri è stata scritta una pagina orrenda della storia della Repubblica italiana. La realtà è che ieri l’Italia dei giusti è stata, per l’ennesima volta, derisa, umiliata, oltraggiata. La realtà è che non si trattava di decretare se i magistrati di Palermo abbiano agito secondo le norme del diritto: si trattava di stabilire se certe verità possano, o meno, essere ricercate. Ieri la Consulta non ha semplicemente costretto a distruggere delle intercettazioni; ieri la Consulta ha ribadito che certe cose non devono essere dette, che certe stanze, nonostante siano state già abbattute le porte che le rendevano inaccessibili, non devono essere rischiarate dalle luci della verità.
 
La realtà è che ancora una volta sono stati ingiuriati i partigiani della giustizia e della costituzione. La realtà è che ancora una volta si è detto che chi vuole sapere e far sapere è un illuso, che chi crede nella giustizia uguale per tutti è uno sciocco, che chi non si arrende “al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della complicità e quindi della contiguità” deve rassegnarsi a restare sconfitto. Anzi, di più. La realtà è che si è sancito che nell’Italia di oggi chi persegue la verità compie un atto criminale, mette a repentaglio gli equilibri fragili e marci su cui ancora si regge uno Stato barcollante e bugiardo.
La realtà è che ieri questo Stato è stato costretto a gettare la maschera e a mostrare il suo volto più autentico. La realtà è che quel volto è ipocrita e feroce. Ipocrita perché santifica i “martiri” e gli “eroi” dopo che il tritolo li ha ridotti a brandelli, mentre li isola e li delegittima mentre hanno ancora la forza della loro ragione. E feroce, quando sotto ai suoi piedi la terra scricchiola, perché non si fa alcuno scrupolo nel ricorrere ai mezzi più disgustosi e meschini. Perché la realtà non è, come stanno scrivendo i giornali, che ieri la Consulta ha riscontrato un’irregolarità nella condotta tenuta da Ingroia, Di Matteo, Messineo e i loro colleghi; la realtà è che ieri la Consulta ha accusato – è stata di fatto obbligata a farlo – Ingroia, Di Matteo, Messineo e i loro colleghi di aver attentato all’integrità delle prerogative del Capo dello Stato: li ha dipinti come dei cospiratori, come dei mafiosi.
La realtà è che questa vergognosa faccenda dimostra che chi condivide il Potere, oggi, è avvinghiato in una ragnatela viscida di ricatti incrociati, intessuti per anni e ormai inestricabili; la verità è che il segreto sulle stragi è un segreto di Pulcinella: ai piani alti non esiste chi “non ricorda” cosa sia successo vent’anni fa, e non c’è neppure chi “non sa” su che basi si poggia questa sciagurata seconda repubblica. La realtà è che ci sono personaggi più implicati che hanno lasciato il posto a personaggi meno implicati, che tuttavia sanno e ricordano. E sanno e ricordano anche cosa non deve accadere. E sanno e ricordano anche che quando certi telefoni squillano bisogna rispondere.
La realtà è che noi tutti oggi siamo chiamati, dalla storia e non solo dalle nostre coscienze, a prendere posizione, a non restare imparziali. Siamo chiamati a scegliere se schierarci con chi cerca di trovare una verità che, essa soltanto, ci permetterebbe di redimere la nostra condizione di popolo e vivere in maniera consapevole e matura la nostra partecipazione alla vita politica, oppure se sostenere – per opportunità, per pavidità, per codardia – chi cerca di annegare quegli spasimi di libertà e di giustizia.
La mattina in cui morì, Paolo Borsellino scrisse una lettera ad una professoressa di Padova che si era lamentata con lui perché qualche mese prima non si era presentato ad un incontro organizzato nella scuola in cui lei insegnava. Tra le varie cose, parlando della “criminalità mafiosa”, Borsellino scrisse: “sono ottimista perché vedo che verso di essa i giovani, siciliani e no, hanno oggi una attenzione ben diversa da quella colpevole indifferenza che io mantenni sino ai quarant’anni. Quando questi giovani saranno adulti avranno più forza di reagire di quanto io e la mia generazione ne abbiamo avuta”.
Dov’è quella forza? Perché accettiamo con noncuranza e rassegnazione che la lotta alla mafia venga disinnescata con ogni mezzo? Perché l’Italia dei giusti si lascia deridere, umiliare, oltraggiare? La realtà è che oggi Paolo Borsellino sarebbe deluso. Ma avrebbe sicuramente la stessa voglia di combattere per la verità e per la giustizia.
E noi?
 

21 commenti

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  • Non possono dire la verità! I complici si proteggono a vicenda. Fintanto che un “uragano” non li spazzi via, sarà impossibile, come giustamente dice Valentini:”… che chi vuole sapere e far sapere è un illuso, che chi crede nella giustizia uguale per tutti è uno sciocco, che chi non si arrende “al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della complicità e quindi della contiguità” deve rassegnarsi a restare sconfitto. Anzi, di più. La realtà è che si è sancito che nell’Italia di oggi chi persegue la verità compie un atto criminale, mette a repentaglio gli equilibri fragili e marci su cui ancora si regge uno Stato barcollante e bugiardo…”

  • la decisione di ieri è la diretta conseguenza della sottomissione e l’accentramento del potere giurisdizionale rispetto al potere legislativo, proprio quei giudici e magistrati che dovrebbero essere organo di controllo e invece si ritrovano servi del potere. povera italia

  • Dal Guatemala Antonio Ingroia ha definito politica la sentenza della Corte Costituzionale.

    Se ci pensate bene non è la prima volta che si sente parlare di SENTENZA POLITICA, anzi la si è sentita spesso, è stata addirittura un ritornello. Con un po’ di sforzo si può ricordare che c’era qualcuno che andava dicendo che la Corte Costituzionale era “organo politico” nominato dal capo dello Stato e non organo di giustizia, qualcuno che andava protestando che le sentenze della Corte che riguardavano il suo lavoro erano “atti politici” e non atti attinenti al diritto.

    Qualcuno ricorda il suo nome?

    Come mai ora questo fa così scalpore?

    Solo perché lo ha detto un giudice?

     

  • Dobbiamo indubbiamente essere coscenti di aver preso un sonoro schiaffone. Con atti, sotto il profilo istituzionale corretti e ineccepibili si possono commettere le più vergognose offese alla democrazia e al popolo. Dirci sorpresi dalla sentenza della consulta equivale a raccontarci cazzate. Come si può pensare di ottenere un giudizio sereno ed equo se a giudicare sulle prerogative di un Presidente che è anche un politico di lungo corso sono giudici eletti per due terzi dal Presidente stesso e dal Parlamento? Una situazione normale avrebbe visto un Presidente pronto a rendere pubbliche le  telefonate con Mancino dalle quali risultava chiaro il suo netto e cortese rifiuto a qualsiasi richiesta oscena da parte dell’ex Ministro. In mancanza di chiarezza i cittadini sono legittimati – commettendo peccato – a pensar male ma, come sosteneva qualcuno che conosce bene quei palazzi, il più delle volte ci si azzecca.

  • …non avevo alcun dubbio che la CorteCostituzionale accontentasse inventandosi una legge inesistente il Capo dello Stato!?!?…la realtà è un’altra…è quella vergognosa macchina da guerra messa in campo dalle istituzioni e da larga parte della politica,che pur di boicottare i magistrati di Palermo,sono capaci delle peggiori e squallide cortine,da saldare attorno ad alcuni personaggi di alto rango istituzionale,pur di non mettere in discussione il primo cittadino italiano…come se il resto della truppa fossero rose e fiori,da 20 anni a questa parte…Bellissimo articolo quello di ValerioValentini…

  • questo è un paese dove…

    o si fa una sana e robusta riboluzione

    oppure

    lo si abbandona e si va via…..

    tutto è marcio,tutto è caos,tutto è mafia,per i cittadini ancora onesti (e sono tanti)

    non c’è via di uscita a parte quella che ho appena esposto

  • Niente di nuovo sotto al sole.

    La Consulta, che i padri costituenti hanno immaginato come organo di garanzia, è ormai stata “lottizzata”, come ogni altra cosa in Italia;

    e chiunque accetti un incarico, consapevole di averlo avuto soltanto grazie alle sue relazioni personali. di fatto firma una cambiale in bianco, che qualcuno prima o poi ti presenta all’incasso.

    La famosa cena a casa di Napolitano (il membro della Corte Costituzionale, non il Presidente), insieme a Berlusconi, Letta e l’altro giudice Mazzella (mi pare), alla vigilia del pronunciamento sul Lodo Alfano, è passata come fosse la cosa più normale del mondo; in un paese serio sarebbe successo il finimondo!

    il totocorte del faccendiere della P4, del quale non ricordo il nome, quello che parlava un italiano incomprensibile ai più, ma a quanto pare teneva sotto controllo ben 7 membri della corte costituzionale; ecco, non ne ricordiamo nemmeno il nome. In un paese serio, ma anche qui, prima del ventennio berlusconiano, sarebbe scoppiato uno scandalo di proporzioni bibliche!

    Da “non grillino”, (o almeno non ancora…) ma da uno che segue Grillo dall’inizio della sua evoluzione politica, direi che la soluzione risiede in una parola che Beppe usava anni fa, ma mai come ora è attuale:

    RESET !!!

  • Sconcertante… davvero sconcertante.

    La vicenda mostra ancora una volta che non c’è mai stata la volontà di fare chiarezza, ma l’imperativo è insabbiare e nascondere. Proprio seguendo la volontà della mafia, appunto.

  • Sono sempre stato con Ingroia e tutti i magistrati di Palermo che rischiano la vita ogni giorno per questo “stato” con la s minuscola! Stanno calpestando continuamente la Costituzione, a cominciare da Napolitano!

  • Vulnet ha scritto :
    Dov’è il caro Travaglio adesso???? eh???

     

    credo sia demoralizzato come tutti dalla piega che stanno prendendo le cose, adesso napolitano ha di fatto i poteri illimitati di un re, e tali poteri in mano ad uno marcio corrotto e figlio di padre sterile come napolitano non è una bella cosa, spero che muoia presto insieme a TUTTA la famiglia e amici

  • quante chiacchiere, quando basta analizzare i detenuti delle carceri del mondo per capire che chi è morto di fame corre di più il rischio di essere giudicato e condannato.

    se si condanna una persona per droga, allora secondo giustizia bisognerebbe analizzare il sangue e le urine dei 60 milioni di concittadini e condannarne almeno 8 milioni

    ma si sa, la giustizia non è di questo mondo, rassegnatevi voi che siete in buona fede e raccomandatevi alla pietà dell’altissimo

  • C’è un politico in Italia che ha ripetuto all’infinito che la Consulta era ed è la “Suprema Cupola della Mafiosità Partitocratica”.

    Sono almeno 40 anni che lo dice e ha sempre preso l’uno o il due % dei voti.

     

  • Una serie di cose che continua ad ispirare in me una profonda amarezza e delusione…

     

    Lasciamo ogni speranza…noi che viviamo in questo paese…Ogni tentativo umano viene sopraffatto, non resta che PREGARE!

     

    Che Dio ci salvi…perchè sinceramente non vedo altre strade!

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