Toh: le conversazioni false erano vere. Parla un testimone

LeandroPerrotta480

 Ripubblico un articolo del giornalista Leandro Perrotta, uno dei protagonisti delle chat incriminate, la cui ricostruzione mette la parola fine, direi, all’ormai annosa questione circa l’autenticità delle conversazioni pubblicate online da sedicenti “Anonymous” (rivendicazione qui), oggetto del messaggio email pervenuto a questo blog e ripubblicato sabato.

Grazie Leandro.

Le screenshot di Anonymous? «Sono false».
Ma gli orari smentiscono Foti, Loda e Marsili

di Leandro Perrotta su CTZen

«Ti sta per chiamare Perrotta», dice Andrea Massimiliano Foti su Facebook a Massimiliano Loda la mattina di sabato 12 gennaio, secondo le screenshot diffuse dagli hacker di Anonymous. I due sono quelli che hanno depositato i simboli falsi del Movimento cinque stelle e della lista Rivoluzione civile di Ingroia al Viminale. Con loro anche Marco Manuel Marsili che ha depositato il falso simbolo del partito pirata, il cui sito è stato oscurato questa mattina dal tribunale di Milano. Ora dichiarano: «Quelle screenshot sono false». Ma gli orari delle telefonate effettuate in prima persona a Foti e Loda confermano in pieno la versione degli anonimi hacker

 

Conversazioni Facebook rubate da hacker di Anonymous, la smentita di altri presunti Anonymous, la furia di Beppe Grillo e una diffida del vero Partito pirata italiano. Sempre più ingarbugliato il caso delle liste civetta per le elezioni politiche presentate da un trio di lombardi che, a tre giorni dal deposito dei simboli al Viminale sostengono: «Quelle conversazioni sono solo dei fake». Ma l’attenta analisi delle conversazioni rubate e gli orari delle telefonate – effettuate in prima persona da chi scrive – sembrano invece confermare il tutto.

Il trio è composto dal catanese – di nascita – Andrea Massimiliano Foti che ha presentato un simbolo identico a quello del Movimento cinque stelle, il lodigiano Massimiliano Loda che ha presentato un simbolo clone di Rivoluzione civile senza il nome di Antonio Ingroia, e Marco Manuel Marsili, che ha presentato il logo del Partito pirata con teschio. Tre falsi, denunciati pubblicamente da Grillo e Ingroia, ma anche dal vero Partito pirata, che rende pubblica sul proprio sito una ordinanza del tribunale di Milano che impedisce a Marsili l’uso del simbolo. E in attesa della decisione sul ricorso presentato dal Movimento cinque stelle – e per la quale Grillo ha momentaneamente sospeso il suo Tsunami tour, fino alla decisione del Ministero -, i tre cavalcano l’onda mediatica grazie a delle screenshot diffuse dal blogger Claudio Messora di Byoblu e attribuite al gruppo Anonymous, in cui i tre si metterebbero d’accordo per fornire ai giornalisti una versione dei fatti definita come «il mantra».

 

Una versione apparsa sul sito la Voce d’Italia, giornale online fondato proprio da Marco Manuel Marsili. Ed è proprio Marsili che suggerisce a Foti «leggiti questo», e di ripetere pedissequamente ai giornalisti di tutta Italia le dichiarazioni che lui avrebbe, teoricamente, precedentemente fatto al giornale di Marsili. Tra queste la lamentela sull’associazione «mafia e Catania», luogo di nascita di Foti. E soprattutto, Loda suggerisce di diffondere la notizia che il simbolo del M5s sarebbe stato depositato dal gruppo di grillini capeggiato all’epoca da Foti «all’Agenzia delle entrate nel 2007», sempre secondo quanto appare nelle screenshot. «La corrispondenza tra il signor Foti e il partito pirata non è mai avvenuta», riporta però un comunicato sul sito votapirata.it, anche questo registrato a nome di Marco Manuel Marsili e oscurato oggi 14 gennaio intorno alle ore 12.30.

Si tratterebbe di un fake creato con photoshop, una tesi avvalorata anche da quello che sembrerebbe il blog ufficiale di Anonymous Italia linkato all’interno di un nuovo comunicato dei pirati di Marsili. Ma l’analisi dei fatti come riportati nelle screenshot diffuse da Byoblu e degli orari delle telefonate sembra smentire il trio delle liste farlocche.

«Ci sono giornalisti che continuano a chiamare e chiedere foto. Alberto Bucci e Alberto Custodero, Nicolò Sapellani e Leandro Perrotta». Sono le ore 7.48  di sabato 12 gennaio quando Foti informa su Facebook Loda dei primi giornalisti che sono riusciti a contattarlo. Tra questi il sottoscritto che (senza esito) aveva tentato di chiamare al cellulare il catanese Foti già la sera di giorno 11: per contattarlo è bastato scoprire che in realtà si tratta di un residente a Bergamo, titolare di Web Voyages, una società per il «commercio all’ingrosso di veicoli».
Ma la risposta di Andrea Massimiliano Foti al telefono avviene solo alle ore 11 e 6 minuti. «Signor Perrotta, per quanto riguarda la vicenda, deve parlare con Massimiliano Loda, lui le saprà spiegare tutto, io sono troppo impengato per parlare al momento», e fornisce anche il numero di cellulare. «Ti sta per chiamare Perrotta», scrive prontamente Foti su Facebook, alle 11 e 11 minuti, per avvertire Loda. A quanto risulta dalle screenshot, sarebbe bastato attendere pochi minuti, le 11 e 16 minuti, per sentirsi ripetere dal singor Foti la versione dei fatti presente nel «mantra» scritto su La Voce d’Italia. La stessa versione apparsa su La Sicilia web e molti altri quotidiani da lì a pochi minuti.

 

 

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