Dalla forma alle forme

Paola Bacchiddu

Forma e sostanza sono due facce della stessa medaglia. Inscindibili. Si sente spesso dire che bisogna badare solo alla sostanza, in quanto unica depositaria del valore, ma se non ci fossero le forme, i protocolli, i codici etico-morali, sarebbe molto più difficile, se non impossibile, capirsi. La forma è sostanza, come sanno bene i progettisti che operano nel campo del design. I riti, l’esteriorità, l’apparenza, le cerimonie, le celebrazioni, i riconoscimenti, i tributi, una certa retorica istituzionale, hanno un valore, come per esempio la visita di un presidente della Repubblica alla famiglia di un caduto. Parole che spesso vengono percepite come vuote, di circostanza, ma che se non fossero pronunciate diluirebbero la coesione sociale, scioglierebbero i legami di appartenenza, minerebbero le identità comuni.  La forma è un linguaggio: serve a capirsi, a inquadrare accadimenti e comportamenti nel loro giusto contesto. La forma è il frame, la stele di rosetta che traduce le intenzioni, collocandole all’interno di un contesto di riferimento. Un po’ come gli emoticons in un messaggio di testo ne cambiano la chiave di lettura. La forma è il veicolo della sostanza, come il corpo lo è dell’anima. Per questo, in genere, esprime un messaggio coerente. Le celebrazioni per una vittoria sportiva saranno caratterizzate da colori allegri e vivaci, da musica ben ritmata e un bel sorriso sarà considerato adeguato alle circostanze. Di contro, abiti scuri, toni dimessi, musica sacra, parole solenni e il capo reclinato esprimeranno il cordoglio che si deve a un lutto. La sostanza è l’allegria, la vittoria, la soddisfazione in un caso; il dolore, la solidarietà e l’empatia nell’altro. La forma segue. Nelle consuetudini sociali, questa sorta di congruenza è di solito garantita, perché l’obiettivo è la condivisione, la rassicurazione, la riaffermazione dell’identità di gruppo. Ma vi sono ambiti di comunicazione che si prefiggono di raggiungere altri obiettivi. Per esempio nella comunicazione politica, dove le parti sociali si fanno portatrici di interessi diversi e spesso contrapposti, e dove l’esercizio del potere limita la possibilità di accedere agli organi di informazione in maniera equilibrata, il rispetto della continuità tra forma e sostanza può rivelarsi una formula assolutamente inadeguata. Nel mondo dominato dai grandi media mainstream, l’obiettivo della comunicazione politica è innanzitutto quello di muovere l’elefante, di innescare una minuscola serie di reazioni a catena che ottengano l’effetto di infastidirlo al punto da fargli sventolare le orecchie ed emettere un debole barrito. Per risvegliare l’attenzione dell’elefante non bisogna rassicurarlo, ma al contrario stupirlo, spaventarlo, ingannarlo, indurlo ad avere una reazione, fargli credere che dietro a un brusco movimento nel fogliame si agiti qualcosa di grosso. Una volta ottenuta l’attenzione del branco, la forma può svelare la sostanza, che in alcuni casi può rivelarsi opposta alle aspettative. L’inganno ai fini della sopravvivenza, del successo biologico. E’ il principio naturale del camaleonte, delle ali variopinte delle farfalle, degli insetti stecco, dei colori sgargianti di molte creature volanti che segnalano così la propria pericolosità, spesso simulata. Il debole che ottiene dal forte di non essere divorato. Davide contro Golia. Il pensiero laterale contro l’inerzia dei gravi. La leva che solleva il mondo.

Paola Bacchiddu ha invertito la coerenza della continuità tra forma e sostanza, ha fintato e dribblato un terzino possente ma troppo lento, ha dato l’impressione di voler profanare quel tempio sacro della retorica dove le gran sacerdotesse del femminismo custodiscono conquiste mai abbastanza consolidate. Lo ha fatto dichiarando in anticipo la sua mossa perché non potesse essere male interpretata, ma sapeva bene che,  poiché la potenza del visuale è infinitamente superiore a quella del verbale, il messaggio che sarebbe passato per primo sarebbe stato quello più archetipico. Il topolino che sconvolge l’elefante. La forza muscolare del bruto assalitore sfruttata a vantaggio dell’esile contendente. La sostanza dietro alla forma è rassicurante e conservativa (nessuno può accusare Paola di essere sessista o di non comprendere le mortificanti dinamiche della mercificazione del corpo della donna), ma la forma – che è essa stessa sostanza – ha seminato il panico nel branco, ha infranto i luoghi comuni, le regole rigide di un substrato culturale egemone, suscettibile e talmente sensibile da non tollerare nessun atto dissacratorio, al punto da apparire eccessivamente e inutilmente rigido e forse ormai un po’ anacronistico.

Certo, se forma (o in questo caso forme) e sostanza fossero nella circostanza coerenti, allora l’ira degli dei sarebbe apparsa più che giustificata, ma le provocazioni sono un atto irriverente, una burla intellettuale, una manifestazione di libertà del pensiero critico, e nessuna difesa corporativa che miri a tutelare la dignità dei suoi membri, per quanto giusta e sacrosanta, può spingersi fino a limitarne paradossalmente la libertà di espressione. Altrimenti si finisce per distruggere ciò che si intende difendere, e tutto si fa inutile, velleitario e vagamente medievale.

6 commenti

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  • diciamo pure che quando mancano argomentazioni , idee vale sempre la regola del tira più un pelo di f*** che un carro di buoi. Vale al cinema, in TV e quindi pure in politica.. l’italietta che all’estero sfottono (a ragione)

  • La politica e’ complessità e la comunicazione e’ importante …. ma che differenza c’è tra usare il corpo per soldi (le olgettine per esempio) e usare il corpo per una ironica e sofisticata provocazione fatta da fini cervelli, venduti per soldi … L’altra europa per “Falsi&ipocriti”

  • Se Davide è la metafora della sostanza e Golia della forma basta una fionda e il sasso della cultura per far decadere la forma. La forma è figlia della contemporaneità che celebra la vanità del nulla; detto questo mi trovo in completo disaccordo su quanto hai scritto.

  • O.T. ma non troppo…. a proposito di forma e sostanza ieri sera Santoro con la nuova trasmissione ANNOUNO ha reso un vero servizio pubblico alla nazione, mostrando agli italiani quanto sia politicamente misero M. Renzi, in confronto Scilipoti sembra uno statista!

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