Borghezio chiede alla UE di fermare il Bitcoin

mario borghezio bitcoin terrorismo

di Marco Amadori

Mario Borghezio ha chiesto alla Commissione Europea di contrastare il Bitcoin quale metodo, a suo parere, di finanziamento delle attività di terrorismo islamico.

I bitcoin, essendo in grado di trasmettere valore a distanza, possono permettere certamente di inviare fondi destinati a finanziare qualsiasi cosa e non si possono fermare. Questo ha scopi utili alla società, come permettere il finanziamento di Wikileaks quando sia PayPal che Visa e Mastercard bloccavano i fondi di conti legittimi.

Julian Assange Wikileaks Bitcoin

Nel caso di attività illecite invece non è uno strumento ideale, in quanto le transazioni sono completamente tracciate e, con strumenti e mezzi a disposizione dell’informatica anti-terrorismo, è possibile scoprire in poco tempo tutta la rete e localizzare le transazioni.

Le transazioni della rete Bitcoin avvengono in chiaro tra pseudonimi e sono per sempre tracciate con data e ora, nel registro pubblico e distribuito tra molti nodi chiamato “Block Chain“. La Block Chain mantiene lo storico di tutte le transazioni avvenute dal 2009 fino ad oggi (se volete capirne di più, leggete e guardate la mia intervista su Byoblu.com e scaricate il pdf gratuito “Bitcoin, la rivoluzione della moneta“). Capite bene che un registro pubblico immodificabile non è il posto migliore dove fare traffici illeciti. Spiegatelo a Borghezio.

Quindi per rispondere alla domanda “cosa si deve fare per bloccare i fondi trasferiti con la rete Bitcoin?“, direi: nulla! Anzi andrebbero incentivati, così sarà più semplice scovarli!

Intanto, un grande negozio di multimedia di Glasgow ha appena abbandonato la sterlina per accettare solo ed unicamente bitcoin. E Coinbase ha appena tirato su 75 milioni di dollari di finanziamenti, anche dalle banche. Il futuro è già qui. Per una volta che ne abbiamo la possibilità, cerchiamo di arrivare – se non primi – almeno secondi.

Glasgow CeX store ditch the pound in favour of bitcoin – Fast Turnaround Video News Release.

8 commenti

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  • Mi caschi sempre sul Bitcoin. Il Bitcoin è ANONIMO.
    Se poi uno è così fesso da associare all’indirizzo Bitcoin, la sua identità, non c’è nessun sistema in grado di restare anonimo.
    Della block chain te ne fai poco, se non sai di chi sono gli indirizzi, e per questo, viene usato anche per attività illecite e mercato nero.

    • nella block chain sono tracciate tutte le transazioni. Tutte. Ergo, puoi creare quanti indirizzi vuoi, ma si può sempre risalire a chi ha messo i primi soldi fisici, da qualche parte, e ripercorrere a ritroso tutto lo storico.
      L’anonimato del bitcoin è anche un valore, non solo un difetto, come sembri intenderlo tu.

  • il futuro non si ferma. gli illeciti finanziari, la criminalità organizzata non hanno bisogno delle monete virtuali. la loro Rete riesce a muovere flussi di denaro attraverso le valute e le borse mondiali. Attualmente oltre ai bitcoin sono accettate altre otto valute criptate.
    grazie di ricordarci queste opportunità_libertà

  • Ma, non capisco una cosa però. Ammettiamo che vada nel DeepWeb (e quindi nessuno mi può rintracciare l’indirizzo IP a meno non faccia sciocchezze) e comincio a spacciare cocaina in un conto appena aperto in anonimo in bitcoin, chi mi cerca poi può cercare quanto vuole, tanto quei fondi sono semplicemente fondi dati dalla comunità dei drogati no?

    • a parte che un drogato che ti paga in bitcoin la vedo difficile… ma supponiamo che lo facciano gli spacciatori, o qualche grossa banda… A mero titolo speculativo: i tuoi bitcoin prima o poi li cambierai no? E quindi emergerai dall’anonimato. Ma soprattutto, come fa la polizia a indagare? Ovviamente deve partire dalle partite di droga, as usually, a quel punto torchia qualcuno e saltano fuori gli indirizzi usati per le transazioni bitcoin. Da quel momento, nella blockchain, risalendo a ritroso tu vedi da dove sono arrivati gli euro iniziali, trasferiti in bitcoin, e quelli hanno un nome e un cognome, quindi risali al giro che hanno fatto, a domino cascano tutti.
      E’ solo un’ipotesi. Un esperto potrà chiarire meglio.

  • Scusate l’intevento tardivo.

    Claudio Messora in entrambi i commenti è stato molto preciso.

    Sugli usi benefici della pseudonimità e sul valore della Trasparenza avevo scritto nel pdf sopracitato:

    “Pensate ad un partito politico che pubblicasse il suo indirizzo bitcoin
    per le donazioni da privati o per il ricevimento di soldi pubblici. Potrebbe
    farsi vanto di avere realizzato una forma di trasparenza finanziaria
    totale. Chiunque, giornalisti e cittadini, avrebbero modo di vedere
    dove fluiscono i soldi e come vengono spesi. Idem per la pubblica
    amministrazione.

    Oppure pensiamo al privato, dove un produttore di cibo biologico mostrasse che i suoi bitcoin arrivano, veramente e ad ogni nostro acquisto, ai fornitori di materia prima biologica certificando in automatico la sua filiera ad un livello oggi impensabile.

    Parliamo di una moneta potenzialmente autotracciante, che si autodocumenta in maniera pubblica.

    Ovviamente pensando ad una valuta globale, oltre alla trasparenza, la pseudonimità è un grande valore negli scambi tra privati. Non possiamo supporre che i governi o le istituzioni siano sempre benevole, ci sono parti del mondo dove questo non è vero e la possibilità di effettuare scambi in maniera anonima potrebbe proteggerci da aggressioni o ritorsioni.

    Questo è possibile dato che l’associazione tra indirizzo Bitcoin ed individuo
    è solo volontaria.”

    Il punto è che il bitcoin è tracciato, il contante (o i diamanti, l’oro) no.

    Quindi un potenziale criminale potrebbe farla franca più facilmente continuando ad usare i sistemi di pagamanto tradizionali.

    Inoltre non dimentichiamo che il colosso bancario “tradizionale” HSBC ha dovuto pagare 40 per ricilaggio e non era la prima volta:

    “Un rapporto parlamentare ha concluso infatti che per anni la banca inglese ha riciclato il denaro sporco dei «narcos» messicani, ha incanalato soldi sui conti dei terroristi islamici, ha finanziato transazioni con l’Iran durante l’embargo e ha ignorato sistematicamente le avvertenze degli organi di sorveglianza e le proteste allarmate di numerosi dipendenti preoccupati per i rischi associati a operazioni sospette.” – Il Sole 24 Ore – http://24o.it/OnFjd

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/04/riciclaggio-hsbc-versa-40-milioni-a-cantone-ginevra-e-ottiene-archiviazione/1749129/

    Leggendo gli articoli sembra che le “multe” per riciclaggio in questione per HSBC siano inferiori ai profitti generati dalle attività illegali stesse. Dunque non pare che la criminalità abbia bisogno di altri strumenti oltre a quelli classici di corruzione del potere.

    Quindi teniamoci tutti i meravigliosi vantaggi della trasparenza e la protezione che dà il pseudonimato; per esempio dai rischi di danni alla privacy dei metodi tradizionali, quante volte infatti leggiamo di furti di centinaia di migliaia di password e di dati personali anche da siti blasonati e famosi ?

    Concludendo: “tracciato nella blockchain” = “male per il crimine reale”.

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