Il giallo della bozza di offerta alla Grecia ritirata all’ultimo minuto

Nuovi leaks emergono sull’ultimatum di una settimana che i creditori, riuniti ieri all’Eurogruppo di Bruxelles, hanno dato alla Grecia per aderire al rinnovo del piano della Troika. Fino a ieri mattina, il francese Pierre Moscovici (commissario Ue per l’Euro) era pronto a far firmare una bozza di documento a Yanis Varoufakis, ministro delle finanze greco, che a sua volta era disponibile a siglare il patto.

La bozza, che vi mostro qui, recita testualmente: “Le considerazioni sopra espresse rappresentano le premesse per un’estensione dell’attuale programma di credito, che può avere la forma di un programma intermedio di quattro mesi, come piano di transizione verso un nuovo contratto di crescita per la Grecia, il quale verrà deliberato e concluso in questo periodo“.Dunque, a seguito di un intero weekend di trattative off the records, la Grecia avrebbe ottenuto quanto aveva chiesto (un prestito ponto di 4/6 mesi e poi un nuovo piano) e tutto sembrava risolto. Poi, misteriosamente, poco prima della riunione dell’Eurogruppo (la riunione dei ministri dell’economia della zona Euro, più Moscovici in rappresentanza della Commissione Europea e Mario Draghi in rappresentanza della Bce – e guarda un po’, ieri c’era anche Christine Lagarde in rappresentanza del Fondo Monetario Internazionale), Moscovici ha ritirato la bozza. Durante la riunione, quello che è stato proposto alla Grecia è stato invece di firmare questo documento, dove si legge: “Le autorità greche rinnovano il loro impegno inequivocabile ad onorare le loro obbligazioni finanziarie verso tutti i loro creditori“. E ancora: “Le autorità greche hanno indicato che intendono concludere il programma con successo […] e in questo contesto intendiamo fare l’uso migliore della flessibilità possibile all’interno del programma stesso“. E ancora: “Siamo anche d’accordo che il Fondo Monetario Internazionale continuerà a ricoprire il suo ruolo nel nuovo corso. A queste condizioni, l’Eurogruppo è disposto favorevolmente nei confronti delle autorità greche“. Ovviamente Varoufakis ha riufiutato di firmare.

Perché la Commissione Europea, nella persona di Moscovici, era disposta a concedere il prestito ponte ad Atene, ma il consesso dei ministri no? Voci parlano di un rifiuto a prestare il consenso di Wolfgang Schäuble, il ministro delle finanze tedesco. Basta guardare l’esposizione al debito greco degli Stati membri dell’Eurozona per avere una lettura realistica. In testa ai creditori c’è proprio la Germania, con 56 miliardi di euro. Poi viene la Francia con 42, l’Italia con 37, la Spagna con 24 e via di seguito. Nel complesso, il debito di Atene nei confronti delle istituzioni dell’Eurozona ammonta a 213 miliardi di euro, in massima parte rappresentati da impegni contratti attraverso il Fondo Salva Stati (EFSF e MES) e da 20 miliardi di bond nelle mani di Mario Draghi. E poi ci sono i quasi 33 miliardi che la Grecia deve al FMI.

Dunque è chiaro: la Commissione Europea è sostanzialmente un gruppo di lavoro tecnico che non ha un interesse economico diretto nella vicenda, ma quando a sedersi intorno al tavolo sono Schäuble, Draghi e la Lagarde, il confronto si trasforma in un rapporto creditore – debitore. Potete quindi immaginare chi ha messo il veto sulla proposta Moscovici e ha sbattuto sul tavolo l’accordo cotto e mangiato che la Grecia avrebbe dovuto firmare seduta stante.

Ma non l’ha fatto. Ora Atene ha una settimana di tempo per decidere se rinnovare il piano di aiuti della Troika oppure no (ma a quel punto dovrebbe solo uscire dall’euro). Varoufakis si dice ottimista, sostenendo che in 48 ore si dovrebbe venire a capo della situazione, ma nel contempo avverte: “Sarebbe disonesto promettere di continuare con un programma di aiuti cui siamo stati eletti per opporci“.

In questa partita, dove noi siamo apparenti spettatori, ci stiamo giocando in realtà l’ultima possibilità di riequilibrare il rapporto malato tra l’ossessione tecnocratico-finanziaria e il principio democratico di autodeterminazione di un popolo. Se Atene cede, corriamo il rischio di sgonfiare come un soufflé gli entusiasmi politici dei cittadini che ancora credono nella politica come strumento di confronto. E contemporaneamente, però, corriamo il rischio simmetrico di aprire nuovi scenari che viaggiano su binari che con la diplomazia non hanno niente a che fare.

10 commenti

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  • Buongiorno Messora,
    grazie per tutto quello che fai.
    Non so in che rapporti sei con Grillo, ma sarebbe bellissimo lanciare una sottoscrizione a livello europeo per raccogliere fondi e bonificarli direttamente al Governo Greco. Servirebbe anche, penso, a dare uno schiaffone morale a tutte/i questi/e cialtroni.
    Buon lavoro

  • non sono gli Stati ad essere esposti al debito della Grecia semmai le loro banche private, loro, si fa per dire, il più delle volte colossi come DB e BNP Paribas, tutt’al più misto pubblico privato, almeno per quest’ultima
    Quindi sarebbe più corretto scoprire quali banche esattamente sono esposte e per quale percentuale. Nel caso dell’Italia invece mi sa proprio che se è nell’ambito del fondo salva Stati è proprio lo Stato italiano ad essere esposto, cioé noi…

  • E’ inutile, questa non è l’Europa dei popoli, ma della finanza e delle banche. E’ stato ridotto tutto ad un discorso monetario e di sudditanza. Si fanno fallire gli stati per mantenerli succubi del rigore e dell’austerità a tutto vantaggio di una Germania che nel cuore dell’Europa è potente. Ma a preoccupare è anche quel fondo monetario internazionale e lo zampino di un’America che sta creando zone di guerra ovunque. L’unico modo per uscire dalle acque stagnanti è tirare dentro una guerra anche quest’europa che non ha uno straccio di politica internazionale. L’unico linguaggio che conosce è quello dei soldi ed in questa deriva siamo finiti tutti. In fondo se il Mercato è diventato il dio onnipotente dell’occidente i forti riusciranno a prevalere sui deboli e la diseguaglianza sociale l’unica strategia per strozzare le società ormai sfilacciate prive di diritti e democrazia. Ho l’impressione che svuotare l’Africa e zone di guerra in Asia, convenga a chi ha bisogno di terre sgombre considerate come una materia prima da lavorare e trasformare in profitto. Siamo seduti su una polveriera che sta esplodendo.

  • perdonatemi un pizzico di cinismo, ma della questione Grecia m’interessa poco o niente salvo le condizioni disumane nelle quali versano milioni di greci a causa delle politiche naziste dell’U.E. e di quei tedeschi che arrogantemente dettano regole agli altri Paesi, quando alcuni anni fa si presentarono alla Comunità Europea con il cappello in mano per avere tempo quindi denaro per riunificare le due germanie, per cui vale il detto latino mors tua vita mea…. alla faccia dei principi comunitari!

    Detto questo sarebbe il caso di fare delle analisi a problemi prettamente nazionali tipicamente italioti che passano inosservati o “silenziati” da una stampa cinica e mercenaria al soldo della politica (finanziamenti pubblici) in merito al conflitto d’interessi che pochi giorni fa ha consentito ad alcuni furbetti un incremento del 62% di valore delle quote azionarie di alcune banche popolari tra cui la ministra Boschi in possesso di 1500 azioni (quanto valevano prima e dopo la legge da lei presentata e firmata?) emesse dalla banca dove il padre è/era vicepresidente.
    Che indaghi la Magistratura mi interessa relativamente visti i tempi biblici e le scappatoie giuridiche ad personam, è interessante constatare invece quanto i conflitti d’interessi siano sempre stati questione di tutti i partiti presenti nell’arco costituzionale è mai risolto dal CDX e CSX per chiari netti interessi personali a scapito della nazione, nel caso delle banche popolari trasformate in SpA voi pensate impossibile che la ministra Boschi durante un pranzo in famiglia o in altre circostanze favorevoli non abbia parlato con il papà che a breve in parlamento avrebbero approvato quella legge?
    Allora una domanda sciocca ma pertinente: in un Paese normale FR, E, D, UK e USA che piacciono tanto a Renzi un ministro in quella situazione parossistica che fine farebbe?

    Questo modello di sviluppo culturale ed economico-finanziario imposto dalla classe politica e dirigente italiana da tempi lontani si chiama corruzione etica e morale che lentamente si propaga in metastasi di illegalità che ci sta uccidendo nel peggiore dei modi.

    • Che ci sia conflitto di interesse è innegabile…ma di certo non sarà per le quote di proprietà delle Boschi:
      Il 12 gennaio Pop Etruria valeva 0.3584 euro (0.3584×1500= 537.euro)
      Il 26 gennaio Pop Etruria valeva 0.6130 euro (0.6130×1500= 919 euro)
      Il guadagno su 1500 azioni è si 382 euretti….mmhmmmm.

      Una ministra che si porta a casa decine di migliaia di euro se ne frega di 382 euro di guadagni su qualche azione in portafoglio…

    • per Alessio, nel caso Boschi non è il valore economico ma nominale per entrare e pesare nel consiglio di amministrazione della Banca dove si decidono strategie ed altro….
      Sarebbe da sciocche sprovvedute acquisire molte quote e poi ipervalutarle per se stessi con una legge ad personam.

      Il giochetto si è fatto per altri, poi chi siano gli altri dovrebbe essere la Magistratura ad indagare, ma non è nemmeno tanto difficile immaginarlo, difficile sarà argomentare l’eventuale reato di delazione di informazioni private (insider trading) o più difficile il conflitto d’interessi visto che in Italia tale reato non è contemplato esaustivamente dalla giurisprudenza.

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