Europaleaks – vi racconto l’Europa

Dopo avere combattuto per anni contro questo modello di Europa, portando le battaglie più importanti in rete e in televisione quando ancora tutti gridavano “fate presto“, mi sono chiesto cosa manca oggi. E la risposta che mi sono dato è che, in questa Europa dei popoli, mancano i popoli. I tedeschi non parlano con i greci, che non parlano con i francesi, mentre tutti insieme non parliamo ad esempio con i russi. Ognuno conosce bene il suo orticello, ma il quadro globale non ce l’ha nessuno, perché le istituzioni europee sembrano costruite apposta per essere fumose, sofisticate al limite dell’incomprensibile. Così, nella sostanziale assenza dei media (credetemi: la differenza tra la concentrazione di telecamere a Roma e qui a Bruxelles è impressionante), si prendono decisioni che impattano sulle sorti di tutti i cittadini europei, senza che questi riescano ad attribuire le giuste responsabilità a nessnuo. E anzi finendo per prendersela gli uni con gli altri.

La prima cosa da fare allora è coprire approfonditamente e con informazioni di prima mano i giochi di potere che hanno luogo nel cuore dell’Europa. Fare quattro ricerche da casa, sperando di riuscire a capire cosa sta succedendo, è come credere di poter imparare a giocare a calcio senza toccare mai palla. Europaleaks è innanzitutto questo: un blog europeo, con sede a Bruxelles, che diventerà i vostri occhi e le vostre orecchie, esattamente là dove servono. Un enorme viadotto che passa sopra alle Alpi, una capsula che vi teletrasporta nelle istituzioni UE, una breccia nel perimetro difensivo del sistema.

Se fosse tutto qui, però, sarebbe bello ma non grandioso. Non bisogna mai avere paura di andare fino in fondo. E allora Europaleaks vuole diventare la nuova Torre di Babele che metterà in collegamento i cittadini europei di tutti gli stati membri. In tante saranno le divinità che tenteranno di abbatterla, ma questa volta non ci riusciranno. Diventerà un network di informazione indipendente dove greci, spagnoli, tedeschi, polacchi, francesi, portoghesi, rumeni, inglesi, olandesi… tutti i cittadini di questa Europa frammentata si ritroveranno in una lingua comune, in una visione coerente, superando le rispettive diffidenze, uniti dalla condivisione delle stesse informazioni e da una nuova consapevolezza: cioè che è proprio la politica, con la sua visione faziosa con la quale manipola e separa i cittadini gli uni dagli altri, e che sono proprio i grandi gruppi di interesse, con le loro barriere commerciali antistoriche e rese obsolete dalla tecnologia, acostruire quegli stessi confini che dichiarano di voler abbattere e ad alimentare differenze e contrapposizioni che forse non sono così marcate.

Dentro Europaleaks ognuno di voi potrà scegliere se diventare editore, collaboratore, sponsor o sostenitore. Gli editori potranno decidere di cosa occuparsi e prenderanno le decisioni con sondaggi interni: detteranno letteralmente la linea redazionale, ma sarà una linea decisa democraticamente dal basso, non dagli azionisti di qualche multinazionale. Gli sponsor sosterranno la produzione dei contenuti ricavandone visibilità e si guadagneranno il consenso e la scelta di una comunità consapevole e convinta (per questo non uso il termine consumatori), i collaboratori metteranno a disposizione le loro competenze creando per se stessi nuove opportunità di lavoro, mentre i sostenitori potranno valutare i risultati e suggerire nuove evoluzioni, mettendo la loro firma su un progetto innovativo e di rottura e potendo scegliere in qualsiasi momento di diventare editori a loro volta.

Questo meccanismo è potente e largamente inesplorato. Un progetto di editoria condivisa e collaborativa, dal basso, potenzialmente esplosivo, dove è più sicuro esserci che non esserci, perché la maggioranza di pensiero che si formerà tra gli editori determinerà gli orientamenti del network. Sicuri di volere lasciare questo potere agli altri?

Così, i cittadini di ogni stato membro potranno decidere l’informazione che vogliono fare, che vogliono avere e che vogliono condividere. I contenuti prodotti saranno messi a disposizione in tempo reale a tutto il network: in spagnolo per gli spagnoli, in svedese per gli svedesi e così via. Ma soprattutto, si creeranno gruppi di lavoro trasversali, multiculturali e sovranazionali. Riuscite a pensare a cosa succederebbe se non fossimo costretti a sentire dai nostri politici cosa pensano i greci, ma superassimo i confini e le barriere nazionali in un unico grande terreno di incontro paneuropeo? Riuscite a immaginare una task-force di pensiero composta da cittadini italiani, tedeschi e francesi, come potrebbe influire sull’opinione pubblica e sulle dinamiche politiche, scardinando luoghi comuni e smontando la narrazione elitaria? Questo è il passo successivo rispetto al travalicamento delle ideologie. Non si tratta di rottamare destra e sinistra: qui si tratta di superare le sbarre delle prigioni dove siamo rinchiusi, mentre tutto quello che sappiamo dei nostri vicini di cella è quello che un secondino decide di farci sapere, ogni volta che allunga dalla finestrella della porta la nostra razione di rancio. In un periodo di forti tensioni geopolitiche dove la prepotenza di pochi cerca di trascinare in guerra miliardi di persone, sviluppare una nuova capacità di comunicare tra i popoli può essere la chiave per far inceppare il giochino e influire sul corso stesso della storia.

Solo così noi europei diventeremo finalmente 711 milioni di persone (oggi maggioranza dormiente e silenziosa rispetto a una sparuta burocrazia di non eletti), invece di tante piccole fazioni le une contro le altre armate secondo la logica del divide et imperaVolevano l’Europa dei popoli? Ce la faremo da soli, a modo nostro. E potete scommetterci che sarà migliore!

Dobbiamo innanzitutto raggiungere un obiettivo iniziale: per la prima fase servono almeno 30mila euro. Una cazzata! Piccole testate online, pilotate dai soliti noti e che ogni giorno ci riversano addosso le loro inessenzialità, sono partite con un milione di euro di investimenti. Con 30mila euro (obiettivo minimo, ma cerchiamo di superarlo) avremo almeno per qualche mese una base operativa come si deve nel cuore delle istituzioni europee, con annessi e connessi. La fase due sarà il rilascio su questo sito delle funzionalità per gestire il progetto e renderlo operativo, con tutti gli strumenti per conoscere e deliberare, finanziato da un modello di sottoscrizioni mensili e dal contributo delle realtà produttive che vorranno sostenere l’iniziativa e costruire così un rapporto di esclusiva fiducia con i cittadini del network. Europaleaks (www.europaleaks.com) resterà un sito operativo, dove si prenderanno le decisioni e basta: i contenuti prodotti transiteranno inizialmente sui circuiti social di byoblu.com, per sfruttare come un volano il suo posizionamento. Chi avrà donato oggi potrà, secondo la quota versata e in base alla media delle donazioni, richiedere di assumere il ruolo desiderato. Riceverete degli appositi coupon. Avverrà tutto molto in fretta, perché non abbiamo tempo da perdere. Nella fase tre replicheremo Europaleaks oltre ai confini nazionali e inizieremo a creare e ad estendere il vero e proprio network. Cominciate già da subito a identificare quelle figure chiave nella blogosfera degli altri stati membri che possano avere le caratteristiche giuste per unirsi alla nostra iniziativa.

Per contatti e autocandidature: modulo contatti.

Non abbiate paura di puntare in alto. Tutto quello che rischiate è di cadere. Ma se non ci provate, morirete lo stesso. Solo, meno gloriosamente.

Europaleaks - dona adesso

6 commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • mi auguro che si traducano correttamente in lingua italiana i testi delle disposizioni CE discussi ed approvati nei due parlamenti di Strasburgo e Bruxelles.

    Sinceramente ne ho piene le ….. di neologismi, titoli e frasi in lingue straniere prevalentemente in inglese non traducibili se non interpretandole a cazzum, ma furbescamente inserite per fottere i cittadini non solo italiani ma dell’intera UE.

    Questa pratica esterofila (viziaccio italiano) sta prendendo piede anche in atti deliberativi nelle pubbliche amministrazioni locali, non si comprende il motivo logico di scrivere in inglese se non ingannare la cittadinanza italiana, spesso testi incomprensibili in italiano perchè scritti da emeriti ignoranti pagati 40.000 € più premi produzione di circa 12.000 € all’anno.

    Vorrei che il M5S proponesse in Parlamento la messa al bando di parole frasi e neologismi incomprensibili al 90% degli italiani che pagano le tasse in Italia anche per non essere presi per il c….!

    p.s.
    a propositi di sprechi….
    fate un conto aritmetico ovviamente sarà un calcolo per difetto, 8030 comuni con in media 4 capi settore che percepiscono mediamente 50.000 € all’anno sommano un cifra di € ……………..

  • Mi spiego..avevo visto il video ieri e non ci avevo capito nulla..in pratica

    In questa Europa dei popoli, mancano i popoli. L’informazione che ci arriva non è mai collettiva, arriva in Italia ma non in Grecia o in Olanda.

    Si vuole creare un network europeo, dove tutti i cittadini europei possano pubblicare, con base a Bruxelles e tradotti in tempo reale in tutta Europa.
    Di modo che io Angelica Barbieri, la signora Nessuno ma anche la Signora che vive l’Italia e che parlo dell’Italia informo direttamente i greci, gli austriaci, i tedeschi..e viceversa.

    Non più mediati..o peggio con l’informazione di regime, ma liberi come se i confini non esistessero.

    Ottimo direi!! Se rimane pulita e seguita bene..direi ottimo!!!Volentieri darei qualcosa per questa proposta..ma attualmente non ho soldi.

  • Ciao Claudio, ti stimo e ti seguo, solo che nel vedere la grafica del tuo nuovo progetto (in bocca al lupo) e nel leggere le parole che usi per descriverlo… qualcosa mi inquieta. Stati membri? Cittadini Europei? “Noi europei”…. !?!? Le stellette blu… so che sei in buona fede e l’idea di raccontare da dentro è buona ma… troppa Europa, per i miei gusti. Non credo che quello che è stato fatto si possa cambiare, se non in minima parte e comunque se ciò si farà non sarà usando i loro simboli. Sarebbe come cercare di riformare il nazismo, tenendo buona parte del loro linguaggio e facendo una bella grafica con un po’ di svastiche stilizzate. L’unico modo di far nascere veramente un’altra europa, secondo me è iniziare distruggendo proprio i simboli della burocrazia UE (a partire da quell’orrenda bandiera) che tutti dicono di combattere ma poi… evidentemente dimostrano di aver costruito qualcosa di molto solido se il 99% degli euroscettici usa alla fine la stessa simbologia e lo stesso linguaggio. Con la stima di sempre, vediamo dove arriva questo tuo nuovo progetto, ma… così a pelle mi “inquieta” 🙂

Top

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo accettato l'utilizzo dei cookie. Leggi tutto ...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi